Herta Oberheuser



Herta Oberheuser nacque a Colonia il 15 maggio 1911.
Era una donna minuta, dalle movenze leggere ed eleganti; il suo viso era rassicurante e i suoi occhi sembravano quelli di una qualsiasi ragazza di origine tedesca.
Proveniente da una famiglia modesta, trascorse un’infanzia normale a Düsseldorf. Nel 1931 si iscrisse alla facoltà di medicina a Bonn, per poi specializzarsi nella sua città. Le sue limitate possibilità economiche la costrinsero a lavorare e studiare contemporaneamente.
Il suo percorso di vita cambiò nel 1935, quando si iscrisse alla Lega delle Giovani Tedesche, vicino al Partito Nazista. Condivideva con loro idee e aspirazioni, tanto da decidere, nel 1937 di aderire direttamente al partito. Nello stesso anno conseguì il dottorato in medicina. Il suo primo impiego fu come assistente in medicina generica sempre a Düsseldorf. Nel 1940 si specializzò in dermatologia.
Dopo pochi mesi rispose ad un annuncio pubblicato su una rivista specializzata di medicina: si ricercava un’assistente nel campo di concentramento di Ravensbrück.
Fu presa. Iniziò a lavorare come medico al campo agli inizi del 1941; inizialmente collaborò con il dottor Walter Sonntag e il dottor Gerhard Schiedlausky. Con loro rimase fino al 1943; successivamente ricoprì l'incarico di assistente chirurgica del dottor Karl Gebhardt nella clinica ortopedica di Hohenlychen, che divenne, durante la Seconda guerra mondiale, un ospedale per i soldati delle Waffen-SS.
L’incontro con Gebhardt segnò per lei l’inizio di una nuova fase della sua carriera medica. Il medico era a capo di una equipe che condusse a Ravensbrück esperimenti sulle infezioni e sulla fratturazione delle ossa, con lo scopo di testare l’effetto dei sulfamidici e la capacità di ripresa dei soggetti sottoposti a sperimentazione. Ovviamente in tutto questo non vi era nulla di scientifico.
Herta partecipò attivamente al programma, occupandosi di un gruppo di prigioniere: 86 donne, 74 delle quali, di origine polacca, erano detenute per ragioni politiche. Furono scelte come cavie umane per studiare gli effetti di iniezioni di sulfamidici e benzina. Sulle stesse pazienti condussero esperimenti sulla rigenerazione delle ossa, dei muscoli e dei nervi: senza anestesia venivano asportate parte di tessuto o frammenti ossei. Per simulare le ferite riportate dai soldati tedeschi in guerra, la Oberheuser e il dottor Karl Gebhardt infliggevano volutamente ferite alle detenute, nelle quali introducevano corpi estranei come legno, chiodi arrugginiti, pezzi di vetro, fango o segatura; questa procedura provocava la cancrena gassosa, estremamente dolorosa.
Anche i bambini furono fra le sue vittime: ne uccise un numero imprecisato con iniezioni di barbiturici, al fine di asportarne membra e organi vitali. Nella maggior parte dei casi, non attendeva la morte dei piccoli, ma eseguiva direttamente le asportazioni, provocando loro una morte straziante.
Dopo la fine della guerra, Herta Oberheuser fu arrestata e condotta a Norimberga.
Il processo ebbe inizio il 9 dicembre 1946 e si chiuse il 20 agosto 1947. Furono ascoltati 85 testimoni ed esaminati 1471 documenti.
I capi d’accusa erano 4:
- Cospirazione a commettere crimini di guerra e crimini verso l'umanità come descritto nei capi d'accusa 2 e 3.
- Crimini di guerra: Gli imputati illegalmente, volontariamente e intenzionalmente, commisero crimini di guerra come definito dall'Art. II del Control Council Law n. 10, precisamente esperimenti medici senza il consenso del paziente, su prigionieri di guerra e civili nelle zone occupate, e partecipazione allo sterminio di massa nei campi di concentramento.
- Crimini contro l'umanità: tutti gli imputati volontariamente, deliberatamente e illegalmente parteciparono, consentirono e collaborarono ai piani e agli esperimenti senza il consenso dei soggetti, civili tedeschi e di altre nazionalità, dando morte e commettendo brutalità, crudeltà, torture, atrocità e atti inumani in riferimento al capo d'accusa 2.
- Membro di un'organizzazione criminale.
Al termine del procedimento fu condannata a 20 anni di carcere. Fu l’unica donna imputata al processo dei medici nazisti.
Dopo soli 5 anni, fu rilasciata per buona condotta. Trasferitasi a Stocksee, in Germania, esercitò come pediatra fino al 1956, quando alcuni sopravvissuti a Ravensbrück la riconobbero e la denunciarono all’ordine dei medici per quello che aveva fatto. Nel 1958 perse l’abilitazione all’esercizio della professione e la laurea conseguita.
Nonostante fosse colpevole, senza un barlume di pentimento, fece ricorso più volte. Il 28 aprile 1961 ottenne il ripristino del proprio titolo di studio, ma non riuscì più ad esercitare. Trovò lavoro come addetta alla cucina all'istituto Bodelschwingh, nel distretto governativo di Bad Honnef.
Continuò la sua vita come se nulla fosse accaduto, fino al giorno della sua morte, il 24 gennaio 1978.
Spirò in una casa di riposo per anziani a Linz am Rhein, in un comodo e confortevole letto, quello che probabilmente sognavano le detenute e i bambini sottoposti ai suoi trattamenti, mente morivano fra atroci dolori in una baracca del lager di Ravensbrück.

Rosella Reali

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