Tra istruttorie ed Inquisizione: il primo Sindaco condannato a morte per stregoneria


La missiva che mi appresto a riportare fu scritta il 24 luglio 1628 da Johannes Junius, borgomastro di Bamberg, in Franconia (regione storica della Germania). Uomo politico per almeno un ventennio, dal 1608 al 1628, rivestì pure l’incarico di Sindaco: a cadere in disgrazia fu sua moglie per prima, giustiziata dopo un serrato interrogatorio per malie e sortilegi in uno dei processi presieduti dal vescovo di allora, Johann Georg. Accusato pure lui di stregoneria, subì atroci torture ed infine fu mandato al rogo, circa trent’anni dopo Giordano Bruno. Nella lettera, dà l’estremo saluto alla figlia Veronica: le sue parole costituiscono uno dei documenti più toccanti della caccia alle streghe, ma al genere maschile!


Centomila volte buonanotte, mia adorata figlia Veronica. Innocente sono stato imprigionato, innocente sono stato torturato, innocente devo morire. Perché chiunque venga rinchiuso nella prigione delle streghe viene torturato fin quando si decide a inventare una confessione qualunque. La prima volta che fui messo a tortura, c’erano il dottore Braun, il dottor Kötzendörffer e altri due strani dottori. Il dottor Braun mi chiese: –Amico, perché seri qui? Io risposi: – Per false accuse, e disgrazia. – Ascolta, – ribatté lui, – tu sei uno stregone, vuoi confessare spontaneamente? Altrimenti porteremo i testimoni ed il carnefice. Io dissi: – Non sono uno stregone, e la mia coscienza è pura, a questo riguardo; neppure mille testimoni possono spaventarmi. E poi arrivò anche – del cielo, abbi pietà – il carnefice, che mi schiacciò i pollici, con le mani legate insieme, di modo che il sangue usciva dalle unghie e da tutte le parti, e non ho potuto usare le mani per quattro settimane, come puoi vedere dalla mia scrittura. Poi mi spogliarono, mi legarono le mani dietro la schiena, e mi sottoposero alla strappata, che, figlia mia, consiste nel tirare su l’accusato per i polsi, fino a due o tre metri d’altezza, e poi farlo cadere a terra, dopo averlo tenuto sospeso per tutto il tempo stabilito dal giudice. Allora pensai che il cielo e la terra fossero giunti alla fine, otto volte mi tirarono su e mi lasciarono ricadere, di modo che soffrii terribilmente. E così feci la mia confessione, ma erano tutte bugie. Ora, cara bambina, segue quello che ho confessato per sfuggire a dolori e torture che non sarei riuscito a sopportare. E dovetti dire quali persone avevo visto al sabba, ci0è alle presunte orge notturne con i diavoli, ti rendi conto? Dissi di non aver riconosciuto nessuno. – Vecchio briccone, devo richiamare il carnefice. Di’ un po’, non c’era forse anche il Cancelliere? Così io dissi di sì, che c’era. – E chi altri? Non avevo riconosciuto nessuno. Così lui disse: – Segui una via dopo l’altra; comincia dal mercato, percorri una via per intero e torna indietro lungo quella seguente. Fui costretto a nominare parecchie persone. Poi arrivò la via lunga. Non conoscevo nessuno che vi abitasse. Dovetti fare i nomi di otto persone. E continuarono così per tutte le vie anche se io non potevo né volevo dire di più. Così mi consegnarono al carnefice, gli dissero di spogliarmi, radermi dappertutto e mettermi a tortura. E dovetti raccontare i crimini che avevo commesso. Io non dissi nulla. – Tirate su quel furfante! E così dissi che avrei dovuto uccidere i miei figli, ma che avevo invece ucciso un cavallo. Non servì a niente. Avevo anche preso un’ostia consacrata e l’avevo profanata. Quando ebbi detto questo, mi lasciarono in pace. Cara bambina tieni segreta questa lettera, altrimenti subirò altre tremende torture e i miei carcerieri verranno decapitati. Buonanotte, perché tuo padre, Johannes Junius non ti vedrà mai più.  (da E. Jong, Streghe, Milano, 1983)

Che ne è stato, poi? Prima la cordata: cos’era, potremmo chiederci. Consisteva nel legare con una lunga corda i polsi del reo dietro la schiena e poi nell’issare il corpo per mezzo di una carrucola. Il peso del corpo veniva così a gravare tutto sulle giunture delle spalle. Per aggravarne gli effetti, la corda poteva essere allentata di colpo per un certo tratto e bloccata; la gravità sul peso del corpo provocava uno strappo ai muscoli e la slogatura delle braccia all’altezza dell’articolazione delle spalle. Per aumentare ulteriormente l’efficacia della tortura, ai piedi della vittima potevano essere legati dei pesi; generalmente la conseguenza del trattamento comportava storpiatura a vita. 
Giuseppe Gioacchino Belli commenta così gli effetti della corda nel sonetto 1733 Lo spazzetto della corda ar corso (Roma 12 novembre 1835): «Prima la corda al corso era un supprizzio / che un galantuomo che l'avessi presa / manco era bbono ppiù a sservì la cchiesa, / manco a ffà er ladro e a gguadaggnà sur vizzio».
E’ riferito che proprio nel mese di agosto del 1628 fu pubblicamente bruciato a morte, mentre, presumibilmente, si declamavano i soliti versi biblici di accompagnamento: Exsurgat Deus et dissipentur inimici eius / et fugiant qui oderint eum a facie eius. Sicut deficit fumus deficiant; sicut fluit cera a facie ignis, / sic pereant peccatores a facie Dei (Trad. Sorga Dio, i suoi nemici si disperdano; e fuggano davanti a Lui quelli che Lo odiano. Come si disperde il fumo, si disperdano: come fonde la cera di fronte al fuoco, così periscano gli empi davanti a Dio). Un salmo è suonato a campana di morte: era il 6 agosto 1628: per tutti era Krix, il nome con cui pare fosse votato ai culti di Belzebù. La ragione ancora urla di fronte al peso delle superstizioni, anche se queste uccidono, senza estinguersi! Lucrezio, l’autore del De Rerum Natura, continua a rivoltarsi dal suo sepolcro.

Deorum Manium Iura Sancta Sunto

Francesco Polopoli

Bibliografia 
E. Jong, Streghe, Milano, 1983

Hults, Linda C,The Witch as Muse: Art, Gender, and Power in Early Modern Europe. Philadelphia: University of Pennsylvania Press, 2005

Sitografia 
https://it.wikipedia.org/wiki/Tratto_di_corda

FRANCESCO POLOPOLI
Nato nel 1973, filologo, esperto di filologia neotestamentaria e divulgatore gioachimita. Ha partecipato a Convegni di italianistica, in qualità di relatore, sia in Europa (Budapest) che in Italia (Cattolica di Milano). Attualmente risiede a Lamezia Terme e da articolista si prende cura dell’antico non solo tramite le testate on line della propria cittadella natale ma anche attraverso Orizzonte Scuola e Tecnica della Scuola, diffondendo in comunità virtuali sempre più condivise i propri contributi. Attualmente è docente di latino e greco presso il Liceo Classico di San Giovanni in Fiore e Membro del Centro internazionale di studi gioachimiti. Ultimo è il volume Vitamina classica. Approccio semiserio alla cultura dell’antico.

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