Alexander Selkirk, il mito del pirata che ispirò il romanzo di Robinson Crusoe

La storia di Robinson Crusoe, raccontata nel romanzo d’avventura di Daniel Defoe, è un classico della letteratura inglese e mondiale, anche per le nuove generazioni di lettori. Defoe narrò le avventure di un uomo che naufragò su di un’isola deserta e della sua lotta per la sopravvivenza. Il lavoro di Daniel Defoe ha generato una miriade d’adattamenti televisivi e cinematografici. Tuttavia pochi lettori sono a conoscenza che il romanzo è ispirato ad una serie d’eventi realmente accaduti. La narrativa della sopravvivenza dei bucanieri nella vita reale era un genere letterario in voga al tempo di Defoe, intorno agli inizi del XVIII secolo. Lo scrittore fu influenzato sicuramente da questi racconti ed il suo romanzo di un naufrago inglese rispecchiava e trasformava il genere. Dopo la morte di Defoe, avvenuta nel 1731, alcuni lettori affermarono che il romanzo era ispirato alla vita d’Alexander Selkirk, un bucaniere scozzese che aveva trascorso quattro anni e mezzo su un’isola deserta. Oggi molti scrittori sostengono la connessione tra Robinson Crusoe ed Alexander Selkirk. L’idea che esista un singolo, reale, Crusoe è una premessa sbagliata secondo Andrew Lambert, professore di storia navale al King’s College di Londra, perché il romanzo è un complesso di tutte le storie di sopravvivenza dei bucanieri. Paula Backscheider, storica dell’Auburn University, sostiene la tesi di Lambert: “Alexander Selkirk non è accettato come fonte principale del romanzo, e nemmeno tra le prime cinque”. 
La domanda sorge spontanea, chi era Alexander Selkirk? 
Selkirk, nato nel 1676 come Alexander Selcraig, fu un sottufficiale della Royal Navy che visse da naufrago per quattro anni e quattro mesi, dall’ottobre del 1704 al 2 febbraio del 1709, dopo essere stato abbandonato dal suo capitano nei mari del Sud dell’Oceano Pacifico su un’isola deserta, dell’arcipelago Juan Fernandez. Sopravvissuto a questa immane prova, si arrese ad una malattia tropicale una decina d’anni più tardi, mentre serviva a bordo della HMS Weymouth al largo dell’Africa occidentale. Alexander Selkirk era un giovane indisciplinato. Decise di unirsi ai bucanieri che incrociavano verso il Pacifico del Sud durante la guerra di successione spagnola. Una di queste spedizioni era imbarcata su una delle navi corsare agli ordini di William Dampier; quando l’imbarcazione approdò per approvvigionamenti presso le isole di Juan Fernandez, Selkirk giudicò che la nave fosse inadeguata al servizio, chiese di essere abbandonato nell’arcipelago. Quando fu salvato dal pirata inglese Rogers, Selkirk era divenuto esperto nella caccia e nell’uso delle risorse che aveva trovato sull’isola. Dopo il suo ritorno in Inghilterra, la storia della sopravvivenza fu ampiamente pubblicizzata.
Conoscendo l’avventura di Selkirk possiamo tranquillamente analizzare le differenze tra la sua vita e quella del famoso, ed immaginario, Robinson Crusoe. 
Iniziamo dal naufragio. In Robinson Crusoe, l’eroe è l’unico sopravvissuto di un naufragio e giunge su di un’isola per caso. Alexander Selkirk scelse di essere abbandonato su di un’isola, al largo del Cile, nel 1704. Secondo il professor Lambert: “La nave era in pessime condizioni e Selkirk credeva che sarebbe affondata, cosa che effettivamente avvenne”. Il bucaniere pensava che una nave inglese sarebbe passata nei pressi di quell’isola entro poche settimane. Sfortunatamente quella nave transitò solo quattro anni e mezzo più tardi.
La seconda differenza risiede nel personaggio: Alexander Selkirk era un pirata che saccheggiava le navi spagnole e le città costiere del Sud America. Una delle differenze critiche, tra il personaggio inventato di Crusoe e quelli delle precedenti narrative sulla sopravvivenza, è che l’eroe principale non era un pirata. Questa differenza risalta nelle parole del professor Lambert: “La spinta dinamica del libro è completamente estranea a quello che facevano i bucanieri, che erano interessati a catturare un bottino per tornare a casa e spendere tutto. Crusoe non lo fa”.
L’ultima differenza che voglio analizzare è quella dell’isola: mentre quella su cui fu abbandonato Selkirk era disabitata, quella su cui Crusoe naufragò era abitata da una tribù; infatti, uno dei personaggi più importanti del libro è venerdì, un membro della tribù. 
Sempre in riferimento al luogo del naufragio/abbandono, negli anni sessanta del secolo scorso il Cile modificò il nome di Mas a Tierra, l’isola su cui Selkirk fu dimenticato, in Isola di Robinson Crusoe a causa della presunta connessione tra Selkirk ed il personaggio principale del romanzo di Defoe; inoltre modificarono il nome di un’altra isola, Mas Afuera, in Alejandro Selkirk, anche se il pirata su quell’isola non fu mai abbandonato. Le modifiche del nome erano motivate dalla promozione turistica dell’arcipelago. 
I cambiamenti di nome hanno creato una strana ironia del destino: l’immaginario Robinson Crusoe non è mai naufragato sull’isola che porta il suo nome, come Alexander Selkirk non fu mai abbandonato sull’isola a lui dedicata. 
L’ironia della sorte rispecchia la realtà: Crusoe e Selkirk non hanno molto a che fare l’uno con l’altro.

Fabio Casalini

Bibliografia
Diana Souhami, Selkirk's Island: The True and Strange Adventures of the Real Robinson Crusoe, New York, Harcourt Books, 2001

Tim Severin, In Search of Robinson Crusoe, New York, Basic Books, 2002

Little, Becky, Debunking the Myth of the 'Real' Robinson Crusoe, su National Geographic, 28 settembre 2016

FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.

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