L'album Höcker e la banalità del male

Ausiliarie che lavoravano ad Auschwitz si divertono a Solahutte al suono della fisarmonica. Al centro Karl Höcker. Foto scattata il 22 luglio 1944. In quello stesso giorno 150 nuovi deportati arrivarono a Birkenau: 21 uomini e dodici donne furono scelti per lavorare, tutti gli altri finirono immediatamente nelle camere a gas

La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme è un saggio di Hannah Arendt. La lettera Eichmann a Gerusalemme: resoconto sulla banalità del male è il diario dell'autrice, inviata dal settimanale New Yorker, sulle sedute del processo ad Adolf Eichmann. Il gerarca nazista, rifugiato come tanti altri in Argentina nel 1945, fu prelevato dagli israeliani nel 1960 e processato per genocidio nel 1961 a Gerusalemme. Fu condannato a morte per impiccagione; sentenza eseguita il 31 maggio del 1962. All'epoca il processo a Eichmann suscitò varie polemiche: in primo luogo perché Eichmann non venne mai legalmente arrestato, ma rapito dai servizi segreti israeliani in territorio argentino, dove godeva dell'asilo politico. Eichmann fu rapito e fatto passare clandestinamente in Israele, contro la volontà dell'Argentina. In secondo luogo perché Eichmann, nonostante fosse accusato di crimini contro l'umanità, venne giudicato dallo Stato di Israele, il quale non poteva costituirsi parte civile, giacché non ancora esistente all'epoca dei fatti contestati. Inoltre, dal momento che i crimini contro l'umanità commessi da Eichmann venivano considerati crimini contro gli ebrei e che egli veniva giudicato in Israele, risultava contrario a qualunque diritto penale che le vittime (gli israeliani) giudicassero il carnefice, e non fosse un giudice imparziale a farlo. Dal dibattimento in aula Arendt ricaverà l'idea che il male perpetrato da Eichmann fosse dovuto non a un'indole maligna quanto piuttosto ad una completa inconsapevolezza di cosa significassero le proprie azioni. 
Ausiliarie che lavoravano ad Auschwitz si divertono a Solahutte al suono della fisarmonica. Al centro Karl Höcker. Foto scattata il 22 luglio 1944. In quello stesso giorno 150 nuovi deportati arrivarono a Birkenau: 21 uomini e dodici donne furono scelti per lavorare, tutti gli altri finirono immediatamente nelle camere a gas

A distanza di molti anni, la banalità del male riappare in una serie di fotografie che ripresero le SS in momenti di svago durante l'Olocausto. La documentazione dei momenti privati degli aguzzini è inserita in una raccolta denominata Höcker Album. L'album consiste di 31 pagine e contiene 116 fotografie. Giunse, casualmente, in possesso di un ufficiale americano nel giugno del 1945. Il militare lo trovò in un appartamento abbandonato di Francoforte, sede del secondo processo di Auschwitz del 1963. In quel processo Karl-Friedich Höcker fu tra gli imputati, ma allora l'esistenza del diario non era nota e le fotografie non poterono essere utilizzate dall'accusa. Nel 2007 l'album fu esaminato dagli studiosi dell'United States Holocaust Memorial Museum, che procedettero all'identificazione delle persone rappresentate dalle fotografie.
Le Ausiliarie a Solahutte mentre Karl Höcker passa con un vassoio di mirtilli

L'importanza dell'album di Karl-Friedich Höcker, che dal maggio del 1944 al gennaio del 1945 fu un ufficiale delle SS del campo di concentramento di Auschwitz, risiede nel fatto che documenta la vita sociale delle SS fuori dal servizio nei lager. L'album fotografico è contemporaneo sia delle quattro fotografie del Sonderkommando, che furono scattate clandestinamente nell'agosto del 1944 da un prigioniero che lavorava ai forni crematori di Auschwitz, sia dell'Auschwitz Album, che documenta le operazioni di selezione e sterminio dei deportati all'interno del lager. 
SS, donne e bambini si riposano a Solahutte

Molto fotografie furono scattate a Solahütte, un centro ricreativo a 30 chilometri da Auschwitz, dove il personale SS era inviato in licenza premio per gite giornaliere o per brevi periodi di congedo. 
Tra le fotografie scattate a Solahütte anche quelle di un festoso ritrovo sociale cui parteciparono le più alte autorità della gerarchia SS, tra cui Rudolf Höss (ex comandante generale tornato ad Auschwitz per sovrintendere lo sterminio di ebrei ungheresi), Josef Kramer (comandante di Auschwitz-Birkenau ed in seguito di Bergen-Belsen), Josef Mengele (medico famoso per gli esperimenti disumani condotti sui prigionieri), Otto Moll (supervisore delle camere a gas) e Walter Schmidetzki (comandante dei depositi dei beni sottratti ai deportati). 
Si canta e ci si diverte al suono della fisarmonica a Solahutte. In prima fila si riconoscono Karl Höcker, Otto Moll, Rudolf Höss, Richard Bär, Josef Kramer, Franz Hössler e Josef Mengele 

Una seconda serie di fotografie documenta una gita organizzata per le SS-Helferin (ausiliarie femminili delle SS) il 22 luglio del 1944 a Solahütte. Le guardie di sesso femminile potevano ricoprire cariche analoghe ai ranghi regolari delle SS ma non avrebbero potuto impartire ordini ad un uomo, poiché il ruolo di SS-Helferin era considerato al di sotto di tutte le cariche maschili delle SS e le donne non erano riconosciute come membri ufficiali, ma solo come ausiliarie. Per questo motivo nessun campo di concentramento e sterminio fu mai affidato ad un comandante donna. 
Ufficiali nazisti a Solahutte, luogo di riposo delle SS in stile alpino a una trentina di km del campo di Auschwitz. Da sinistra: Josef Kramer (comandante di Birkenau), Josef Mengele con le braccia conserte, Richard Bär (comandante di Auschwitz dal maggio 1944) con il braccio steso, il suo vice Karl Höcker

Un importante commento all'album è giunto dalla direttrice dell'United States Holocaust Memorial Museum, Sara Bloomfield: «Queste foto uniche mostrano in modo vivido come queste persone si divertissero mentre tenevano sotto controllo un mondo di inimmaginabile sofferenza. Offrono una prospettiva importante sulla psicologia di coloro che hanno perpetrato il genocidio». 
Membri delle SS (ausiliari femminili) arrivano a Solahuette, il ritiro delle SS vicino ad Auschwitz. Karl Hoecker è in piedi al centro

Siamo ancora sicuri che avesse ragione Hannah Arendt quando sosteneva che il male perpetrato da Eichmann fosse dovuto non a un'indole maligna quanto piuttosto ad una completa inconsapevolezza di cosa significassero le proprie azioni?
La prima pagine dell'album ritrovato contenente 116 foto. A sinistra Richard Bär, l suo fianco il suo vice Karl Höcker. La scritta Auschwitz, 21 giugno 1944 

Fabio Casalini


Bibliografia
Corriere della Sera, Auschwitz, le foto delle SS in festa in mostra al Museo dell'Olocausto di Washington 116 scatti risalenti al 1944, 20 settembre 2007

Georges Didi-Huberman, Images in Spite of All: Four Photographs from Auschwitz, Chicago: University of Chicago Press, 2008 

Javier Gómez Pérez, Lost album of Auschwitz: The 116 images of photographic album of Karl Hocker, 2014

Alec Wilkinson, "Picturing Auschwitz", The New Yorker (17 marzo 2008)

FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.


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