Gli stupri dell'Armata Rossa durante l'occupazione della Germania

Con stupri di guerra si intendono le violenze sessuali commesse da soldati durante un conflitto armato, una guerra o un'occupazione militare che vanno distinti dagli abusi sessuali commessi tra soldati in servizio attivo. In questa terribile categoria rientrano anche le situazioni nelle quali le donne sono costrette a prostituirsi o a diventare schiave sessuali delle forze occupanti. Durante le guerre gli stupri sono usati di frequente come strumento di una guerra psicologica nel tentativo di umiliare il nemico o minare il suo morale. Le violenze sessuali sono spesso sistematiche ed i comandanti possono incoraggiare i soldati ad utilizzare violenza nei confronti dei civili. Lo stupro di guerra e la schiavitù sessuale sono riconosciuti dalla convenzioni di Ginevra come crimini di guerra e crimini contro l'umanità. In aggiunta, lo stupro è oggi affiancato al crimine di genocidio quando commesso con l'intento di distruggere, in parte o totalmente, un gruppo specifico di individui. 
Durante le fasi finali della Seconda Guerra Mondiale, quando le truppe alleate entrarono ed occuparono la Germania, furono commessi diversi stupri di massa, sia durante lo svolgimento delle operazioni militari che nelle seguenti fasi di occupazione. 
Molto note e numerose furono le violenze commesse dall'Armata Rossa, il cui numero si aggira tra le centinaia di migliaia ed i due milioni. 
Quest'ondata di stupri iniziò, in Germania, il 21 ottobre del 1944, quando le truppe sovietiche attraversarono il ponte di Angerapp, sfogando la rabbia nel massacro di Nemmersdorf, prima di essere respinti indietro alcune ore più tardi. Nemmersdorf, un piccolo centro della Prussia Orientale, fu la prima città tedesca a cadere sotto l'occupazione alleate. Il massacro di civili inermi avvenne il 21 ottobre del 1944, quando una brigata appartenente all'11a Armata, nel tentativo d'impossessarsi dei ponti sul fiume Angerapp, si trovò ad affrontare una dura resistenza opposta dall'esercito tedesco. Verso le 7 del mattino, alcuni soldati sovietici si rifugiarono in un bunker dove trovarono diversi civili tedeschi che si nascondevano dalla pioggia di bombe che imperversava sul villaggio. Le 14 persone civili non comprendendo il russo ignorarono gli ordini di abbandonare il bunker. I soldati russi aprirono il fuoco con armi automatiche. Una sola donna sopravvisse. 
A questo iniziale massacro seguirono molti crimini di guerra e la maggior parte di essa fu commessa nella zona d'occupazione sovietica: il numero totale delle donne violentate potrebbe raggiungere l'incredibile cifra di 2.000.000. Il numero potrebbe sembrare eccessiva, ma dobbiamo ricordare che nella solo Berlino furono stuprate almeno 100.000 donne. Questi dati derivano da un'analisi del tasso di aborti riportati dagli ospedali dell'epoca nei mesi successivi gli eventi. Nella sola Berlino morirono circa 10.000 donne dopo l'aborto. Antony Beevor, un noto storico inglese, descrisse le violenze dell'Armata Rossa come “il più grande fenomeno di stupro di massa nella storia”, concludendo che almeno 1.400.000 donne furono violentate nella regione della Prussia Orientale. Le violenze dei militari russi avvenivano su donne tedesche comprese tra gli otto e gli ottanta anni di età. Dopo l'estate del 1945, i soldati russi colti in flagranza di reato cominciarono ad essere puniti, con arresti ed esecuzioni. Gli stupri, tuttavia, continuarono sino all'inverno tra il 1947 ed il 1948 quando le autorità sovietiche confinarono le truppe in baracche, separandole di fatto dalla popolazione civile. 
In Russia vi è ancora una disputa a riguardo delle affermazioni circa le violenze di massa dell'esercito sovietico. Le critiche affermano che le cifre si basano su fonti discutibili e che l'Armata Rossa trattò la popolazione della Germania con rispetto. Il colonnello Ivan Busik, direttore dell'istituto russo di storia militare, scrisse che l'Eroe dell'Unione Sovietica, il generale Ivan Tretiak, gli disse che non vi fu un singolo caso di violenza commesso da un uomo del suo reggimento. Tretiak disse che, anche se voleva lui stesso vendetta, gli ordini di Stalin erano di trattare con umanità la popolazione; aggiunse che, in vasti raggruppamenti militari come quello presente in Germania all'epoca, vi potessero essere fenomeni di condotta indecorosa, dato che gli uomini non avevano avuto contatti con donne per anni. Tuttavia, spiegò che le relazioni sessuali, non erano sempre violenti ma spesso erano consenzienti. Il lavoro di Beevor e altri, relativi a stupri di massa, sono descritti da Tretiak come "sporco cinismo, perché la stragrande maggioranza di coloro che sono stati calunniati non possono rispondere a questi bugiardi". Richard Overy, storico inglese, criticò la visione tenuta da alcuni studiosi russi, asserendo che essi rifiutavano di accettare che i sovietici avessero commesso crimini di guerra durante il conflitto: «[...] in parte ciò fu causato dal loro sentimento che giustificava la vendetta contro un nemico che commise atti peggiori, in parte perché essi scrissero la storia dei vincitori». 
Un ulteriore aspetto da analizzare è quello relativo alla natalità: diversi bambini russi nacquero durante il periodo della liberazione e dell'occupazione. Molti di questi in seguito alle violenze dell'Armata Rossa. Secondo Norman Naimark, autore del libro The Russians in Germany: a History of the Soviet Zone of occupation, non si potrà mai sapere quante donne, o bambine, tedesche furono violentate dalle truppe russe durante l'occupazione, anche se è possibile stimare il numero in diverse centinaia di migliaia, forse due milioni. Inoltre Naimark scrisse: «In molti casi, così come ogni sopravvissuta allo stupro portò gli effetti del crimine con sé fino alla fine della loro vita, l'angoscia collettiva era quasi insopportabile. La psicologia sociale delle donne e degli uomini nella zona d'occupazione sovietica fu segnata dagli stupri dei primi giorni, anche se fondarono la Repubblica democratica tedesca, alla fine del 1949 fino ad oggi.» 
Le donne della Germania dell'Est parlano del Memoriale di guerra sovietico di Treptower Park, a Berlino, come la tomba degli stupratori ignori. 

Fabio Casalini


Bibliografia
Norman M. Naimark, The Russians in Germany: A History of the Soviet Zone of Occupation, 1945–1949, Cambridge, Belknap Press, 1995 

MacDonogh, Giles (2009). After the Reich: The Brutal History of the Allied Occupation. Basic Books

Heide Fehrenbach, Race After Hitler: Black Occupation Children in Postwar Germany and America, Princeton, Princeton University Press, 2005

FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.

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