L'incendio della fabbrica Triangle di New York

La fabbrica della Triangle Waist Company occupava l’ottavo, il nono ed il decimo piano dell’Asch Building di New York nell’area del Greenwich Village. L’azienda, di proprietà di Max Blanck ed Isaac Harris, produceva camicette da donna. Normalmente la fabbrica impiegava circa 500 dipendenti, in maggioranza giovani donne immigrate, che lavoravano 9 ore al giorno, nei giorni feriali, e 7 ore il sabato, guadagnando, per le 52 ore di lavoro settimanali, tra 7 e 12 $, l’equivalente di una cifra compresa tra i 171$ ed i 293$ del 2016. 
Verso le ore 16 e 40 di sabato 25 marzo 1911, mentre la giornata lavorativa stava terminando, un fuoco improvvisò divampò in un cestino di rottami di sotto ad uno dei tavoli dell’angolo nord-est dell’ottavo piano. Le condizioni della fabbrica erano quelle tipiche del tempo: i tessuti infiammabili erano immagazzinati per tutto l’edificio, gli scarti di tessuto erano sparsi sul pavimento e gli operai che lavoravano come tagliatori a volte fumavano durante il turno di lavoro. Inoltre l’illuminazione era fornita da luci a gas e c’erano pochi secchi d’acqua per spegnere gli incendi. Il primo allarme antincendio fu lanciato da un passante alle ore 16 e 45. In tre minuti le scale divennero inutilizzabili, in entrambe le direzioni, e gli impiegati terrorizzati si affollarono sull'unica scala antincendio esterna. La via di fuga era una struttura di ferro fragile e ben presto si contorse e crollò a causa del calore e del sovraccarico, provocando la morte di circa 20 persone che caddero da un’altezza di 30 metri sul pavimento di cemento sottostante. Gli operatori degli ascensori, J. Zito e G. Mortillalo, salvarono molte vite viaggiando tre volte sino al nono piano per caricare i lavoratori. Purtroppo dopo questi tre viaggi furono costretti a rinunciare poiché le rotaie dell’ascensore si piegarono a causa del calore sprigionato dal fuoco. Alcune persone dei piani interessati dall'incendio riuscirono ad aprire le porte dell’ascensore e saltarono nel vuoto cercando di aggrapparsi ai cavi. W. G. Shepard, reporter della tragedia, disse: “Quel giorno imparai un nuovo suono, un suono più orribile di quanto possa narrare la descrizione ovvero il tonfo di un corpo vivente che sbatte su un pavimento di pietra”.
Una grande folla si radunò per strada, giusto il tempo di assistere alla morte di oltre 60 persone che si lanciarono dall'edificio in fiamme. Il resto dei lavoratori attese l’arrivo dei pompieri, ma fu sopraffatta da fuoco e fumo. I vigili del fioco giunsero rapidamente, ma non furono in grado di fermare le fiamme poiché non vi erano scale disponibili in grado di raggiungere il sesto piano. Inoltre i corpi delle vittime cadute, o gettatesi nel vuoto, resero complesso l’intervento di spegnimento dell’incendio. 
L’incendio uccise 146 operai di entrambi i sessi. 
La maggioranza delle vittime era composta da giovani donne italiane o ebree dell’Europa Orientale. 
I proprietari della fabbrica, che al momento dell’incendio si trovavano al decimo piano, si misero in salvo lasciando morire donne ed uomini rimasti intrappolati.
Perché loro si salvarono ed i lavoratori perirono nell’incendio?
Blanck ed Harris, proprietari dell’azienda, tenevano chiusi a chiave gli operai per paura che rubassero o facessero troppo pause durante i massacranti turni di lavoro. 
Il processo che seguì li assolse e l’assicurazione pagò loro 60.000 $ per i danni subiti, corrispondenti a circa 400 $ per ogni defunto. 
Il risarcimento alle famiglie fu di 75 dollari.
Ai funerali assistettero diverse migliaia di persone. 
L’incendio della fabbrica Triangle, fu il più grave incidente industriale della storia di New York. L’evento ebbe un forte eco sociale e politico tanto che, in seguito alla disgrazia, furono varate nuove leggi sulla sicurezza sul lavoro. Inoltre crebbero notevolmente le adesioni all’International Ladies Garment Workers Union, oggi uno dei più importanti sindacati degli Stati Uniti. 
L’incendio avvenuto il 25 marzo del 1911 è, spesso, uno degli eventi ricordati per la nascita della Giornata internazionale della donna. Non è da questo, come erroneamente riportato da diverse fonti, che trae origine la commemorazione. La connotazione politica della Giornata della Donna, l’isolamento politico della Russia e le vicende della Seconda guerra mondiale contribuirono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione e, nel dopoguerra, iniziarono a circolari fantasiose versioni secondo le quali la commemorazione dell’otto marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia d’operaie di un’inesistente fabbrica di camicie Cotton avvenuto nel 1908 a New York, creando confusione con l’orribile disgrazia della fabbrica di camicie.

Fabio Casalini


Bibliografia
Argersinger, Jo Ann E. ed. The Triangle Fire: A Brief History with Documents (Macmillan, 2009)

Stein, Leon (1962). The Triangle Fire. Cornell University Press

von Drehle, David (2003). Triangle: The Fire That Changed America. New York: Atlantic Monthly Press

FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.

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