Pellegrina Forgione, la sorella scostumata di Padre Pio

Pellegrina Forgione nacque a Pietralcina, un piccolo comune dell’attuale provincia di Benevento nel 1892. 
Suo padre Grazio Maria, detto Orazio o Razio e sua madre Maria Giuseppa di Nuzio, detta Peppa, erano di umili origini. 
La casa che le diede i natali non era certo una reggia. Due stanze sovraffollate, che negli anni furono allietate dalla nascita di numerosi bambini, in tutto 8: Michele, il primogenito, il primo Francesco, che morì pochi giorno dopo la nascita, Amalia, che sopravvisse solo due anni, Francesco, al secolo Padre Pio, Felicita, la sorella prediletta del santo, Pellegrina, Graziella, che diventò suora nel 1917, e Mario, che sopravvisse solo un anno. 
Pellegrina a differenza degli altri fratelli si dimostrò fin da piccola molto indipendente, poco incline all’obbedienza. Con loro non aveva un buon rapporto, non era legata da complicità come lo erano, ad esempio, Francesco e Felicita. 
Quando i fratelli Forgione erano piccoli, papà Grazio e Michele, il più grande, partirono da Pietralcina per andare in America a cercare lavoro e fortuna, lasciando mamma Maria Giuseppa ad occuparsi di tutti, compresi Pellegrina, sempre più ribelle e Francesco, che cominciava a dare segni di particolarità. Gli anni passarono fra ristrettezze economiche non indifferenti. 
Nel 1903 Francesco diventò novizio cappuccino, prendendo il nome di fra Pio. La sua travagliata giovinezza la passò in convento, mentre nel 1910 la sua amata sorella Felicità convolò a nozze. 
Pellegrina viveva ancora la mamma e la sorella più piccola, quando la sua vita cambiò improvvisamente. Iniziò a frequentare saltuariamente un giovane del paese, Antonio Masone che faceva il sarto. La ragazza voleva vivere la sua storia d’amore liberamente. Nel 1911 scoprì di essere incinta. Per il paese fu uno scandalo: i due giovani non erano sposati e lei fu additata automaticamente come una “poco di buono”. 
Pellegrina lasciò la casa materna, suscitando ulteriore disapprovazione nella famiglia, con cui interruppe ogni rapporto, e decise di andare a vivere con il suo fidanzato in una casa di Vico dell’Orto, in cui il giovane svolgeva la sua attività. 
Il piccolo nacque nel 1912 e gli venne dato il nome di Angelomichele, lo stesso del nonno materno. Finalmente, dopo la sua nascita, Antonio lo riconobbe e decise di regolarizzare la posizione con la madre di suo figlio. Si sposarono il 26 luglio 1913, un anno dopo il parto. Dalla loro unione nacquero altri due bambini. Nel 1916 Angelomichele purtroppo morì, a 4 anni, lasciando nello sconforto la famiglia. L’anno successivo morì anche la piccola Maria Giuseppa, di 3 anni. L’ultimo nato, Alfredo, di cui si hanno dubbi in merito alla paternità, morì nel 1918 a soli 14 mesi, a causa di una brutta epidemia di influenza. 
La situazione a casa Masone divenne ancora più difficile quando Antonio fu costretto, per contrastare le difficoltà economiche crescenti, a emigrare in America. Le difficoltà che la donna fu costretta ad affrontare e i giudizi della gente, mai cambiati nonostante il matrimonio, resero la vita di Pellegrina un cammino in salita. Per Pietralcina e i suoi abitanti, ottusi e bigotti, restava una giovane ribelle, che aveva sfidato la decenza e il buon costume. Per la famiglia era una spina nel fianco, da allontanare. Le sue tracce, ad un certo punto, si perdono nel tempo. Si sa che negli anni ’40 si trasferì, probabilmente, prima a Napoli, poi a Chieti, una delle città che meno risentirono gli effetti devastanti del conflitto Mondiale. Infatti fu dichiarata città aperta il 24 marzo del 1944. 
Di quel periodo si sa molto poco. Si ritrovano le sue tracce all’ospedale di Chieti nel 1944, quando fu ricoverata perché ammalatasi di tisi. 
La sfortunata vita di Pellegrina Forgione si concluderà il 18 febbraio dello stesso anno, a soli 52 anni, nel sanatorio San Camillo de Lellis. Dimenticata da tutti, soprattutto dai familiari, la sua tomba fu ritrovata per caso da una delegazione Fai, guidata da Roberto di Monte, nel cimitero di Sant’Anna. La sua storia di ragazza ribelle ha così potuto essere raccontata, non lasciandola più all’oblio della memoria a cui il pregiudizio della gente e della famiglia l’aveva condannata.

Rosella Reali


Bibliografia
https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/1077539/padre-pio-spunta-la-storia-scandalo-di-pellegrina-una-sorella-ribelle.html

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/pellegrina-sorella-ribelle-padre-pio-1597901.html


https://www.chietitoday.it/attualita/chieti-tomba-pellegrina-forgione-sorella-santo-padre-pio-pietrelcina.html

http://www.ilcentro.it/chieti/una-tomba-racconta-la-storia-di-pellegrina-sorella-ribelle-di-padre-pio

ROSELLA REALI
Sono nata nel marzo del 1971 a Domodossola, attualmente provincia del VCO. Mi piace viaggiare, adoro la natura e gli animali. L'Ossola è il solo posto che posso chiamare casa. Mi piace cucinare e leggere gialli. Solo solare, sorrido sempre e guardo il mondo con gli occhi curiosi tipici dei bambini. Adoro i vecchi film anni '50 e la bicicletta è parte di me, non me ne separo mai. Da grande aprirò un agriturismo dove coltiverò l'orto e alleverò animali. 
Chi mi aiuterà? Ovviamente gli altri viaggiatori.
Questa avventura con i viaggiatori ignoranti? Un viaggio che spero non finisca mai...



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