L'assurdo processo pubblico a Francesco De Gregori

Era il 1977 quando Roberto Vecchioni si fece conoscere al grande pubblico con l’album Samarcanda. I temi ricorrenti del disco sono quelli tipici di Vecchioni, natura, morte, amore, nostalgia e poesia. All'interno dell’album una canzone più di altre merita approfondimenti e ricerche: Vaudeville. La definizione riporta alla commedia brillante e leggera, basata sulla satira e sull'intrigo, che ebbe molto successo tra la fine del Settecento e gli ultimi decenni dell’Ottocento. La canzone, scritta ed interpretata da Roberto Vecchioni, fa riferimento ad un avvenimento occorso al cantautore romano Francesco De Gregori nella primavera dell’anno precedente. Lo stesso Vecchioni in un’intervista disse: “Ricordo il processo ideologico a De Gregori al Palalido di Milano che portò Francesco ad interrompere il tour e a isolarsi per un lungo periodo, culminato con la scrittura e la pubblicazione di Generale ed altri capolavori. Dell’episodio assurdo capitato a De Gregori ne parlo in Vaudeville, che fa parte di Samarcanda”
Vaudeville è una canzone irreale e grottesca che stigmatizza la concezione di vedere il cantautore come un guru e non come un qualsiasi uomo di spettacolo. Questa visione si comprende leggendo attentamente il testo:
E spararono al cantautore
in una notte di gioventù,
gli spararono per amore
per non farlo cantare più
gli spararono perché era bello
ricordarselo come era prima,
alternativo, autoridotto,
fuori dall'ottica del sistema.
[Scemo, scemo]
Mentre cadeva giù dalle tasche
gli rotolavan di qua e di là
soldi di Giuda, bucce di pesche
e tante altre curiosità,
mentre cadeva, buono tra i buoni
e si annebbiava vieppiù la vista
fece di getto due o tre canzoni
segno che era un grande artista.
[Scemo, scemo]
E spararono al cantautore
in un eccesso di gioventù,
gli spararono per ricordarlo
come era stato e non era più.
E con il mento fra le due assi,
steso sul palco con gli occhi bui,
senti gridare dietro quei passi
"Se lo mangiamo siam come lui"
Risaliamo la linea del tempo sino al 1976. Nella primavera di quell'anno De Gregori intraprese una tournée che partì da Pavia. La seconda tappa si svolse al Palalido di Milano, il 2 aprile, con due concerti, uno pomeridiano ed uno serale. Nel corso dell’appuntamento serale alcuni ragazzi dei collettivi politici studenteschi salirono a più riprese sul palco interrompendo il concerto. L’obiettivo era di leggere di fronte al pubblico un comunicato contro l’arresto, avvenuto alcuni giorni prima a Padova, di un militante della sinistra extraparlamentare. Tra i ragazzi che interruppero il concerto la figlia di Giorgio Bocca ed il leader del gruppo musicale Kaos Rock. I collettivi politici studenteschi avevano un secondo fine per giustificare quell'azione: contestare il cantautore ritenuto colpevole di praticare uno stile di vita lussuoso e di utilizzare, o strumentalizzare, i temi della sinistra per arricchirsi. Secondo la ricostruzione di Mario Luzzatto Fegiz, alle 22.30, dopo aver eseguito alcune canzoni controvoglia, De Gregori decise di chiudere la propria esibizione. I contestatori, paventando disordini, lo spinsero a tornare sul palco sotto la minaccia di una pistola. Francesco De Gregori fu sottoposto ad una serie infinita di domande. Gli aderenti al movimento studentesco accusarono verbalmente il cantautore con frasi dal tono intimidatorio, tra le quali: 
“Suicidati come Majakovskij”
“Vai a fare l’operaio e suona la sera a casa tua” 
“Quanto hai preso stasera?”
Dopo circa una ventina di minuti dall'inizio della delirante farsa, la polizia fece irruzione all'interno del Palalido lanciando fumogeni al fine di disperdere i contestatori.
Le prime parole di Francesco De Gregori furono: “Non canterò mai più in pubblico. Stasera mancava solo l’olio di ricino, poi la scena sarebbe stata completa”.
Pochi giorni dopo l’incredibile evento, il cantautore romano scrisse una lettera a Muzak – rivista musicale italiana fondata nel 1973 a Roma - dichiarando che i contestatori avevano commesso “un grave errore politico, che non può che consolidare l’universo musicale consueto e ricacciare a destra autori e gruppi potenzialmente disponibili ad iniziative di sinistra”.
Nonostante il minacciato ritiro dalle scene, nell'autunno dello stesso anno De Gregori fu nuovamente sul palco per una serie di concerti tra Palermo e La Spezia. Terminati questi pochi spettacoli, si prese un anno di lontananza dalla scena musicale. L’episodio colpì profondamente il mondo della musica. Oltre alla citata Vaudeville di Roberto Vecchioni, altre canzoni fanno esplicito riferimento al pubblico processo a De Gregori: Era una festa di Edoardo Bennato e Nel tempo di Luciano Ligabue.
La canzone di Bennato ricorda il clima surreale di quella serata con le seguenti parole:
Francesco forse non se lo aspettava
vedeva intorno a se solo ragazzi come lui
gli dicono compagno sei in errore
la tua avventura si conclude
noi invece andiamo avanti e non ci fermeremo mai
Luciano Ligabue ricorda gli eventi nella canzone Nel tempo del 2010:
C’ero nel ‘settantasette
a mio modo e col mio passo
il processo a De Gregori
C’ero coi Police a Reggio
c’erano due torri e un muro
e Berlinguer e Moro lì
Nel 1978 Francesco De Gregori tornò sulla scena musicale con il bellissimo album De Gregori, disco contenente la famosa Generale. Nel mese di luglio dello stesso anno, De Gregori e Lucio Dalla tennero un memorabile concerto allo stadio Flaminio di Roma davanti ad oltre 40.000 spettatori. Quella sera fu l’inizio di una bellissima avventura che si concluderà l’anno successivo, dopo una serie incredibili di concerti da tutto esaurito. Ai concerti seguì un film ed un disco da oltre 500.000 copie vendute. De Gregori e Dalla ottennero un seguito popolare che non aveva precedenti nella storia della musica italiana, rivoluzionando il modo d’intendere il rapporto tra il cantautore ed il suo pubblico. Furono i primi a sbarcare negli stadi di calcio. Purtroppo anche Lucio Dalla conoscerà la contestazione ad un suo concerto: i fatti si svolsero a Milano nella magnifica cornice del Castello Sforzesco. Il 24 luglio del 1978, il palco dal quale cantava Dalla fu investito dal lancio di una bomba molotov. Quelle atmosfere si respirano nelle parole di Bennato: Era una festa e sembrava una guerra, era Roma e sembrava il Vietnam.

Fabio Casalini

FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.




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