I Walser di Campello Monti

Avevo circa vent'anni quando entrai, casualmente, in un bar di Omegna. Provai un'immediata sensazione di frescura che contrastava con il calore della mia pelle. In quell'occasione conobbi un borgo di cui ignoravo l'esistenza: Campello Monti. Un uomo, sulla sessantina, narrava di salite impervie, venti gelidi ed acque cristalline. Attirò la mia attenzione.
Oggi non ricordo il nome ma le fattezze, quelle sì. Le fatiche della vita si misuravano dalle pieghe del volto. Rari capelli, arruffati. Mani grandi, segnate dal trascorrere del tempo. Calmo narrava. Beveva vino nero. Mi avvicinai con il rispetto che si deve alle persone che hanno conquistato l'età del riposo. Mi guardò con pregiudizio, con quell'aria tipica del montanaro che guarda il cittadino. Raccontai delle mie origini, della casa estiva alle porte della Val Grande e dell'amore sconsiderato per la montagna. Si fidò.
Mi raccontò di una popolazione, i Walser, di origine germanica che abbandonò le proprie terre in cerca di fortuna. In seguito mi narrò le alterne vicende del piccolo borgo posto sul finire di una valle impervia e stretta. Altro non ricordo, a vent'anni il vino annebbia velocemente le idee. Mi congedai ringraziandolo, non riuscendo a pagare i due bicchieri di vino rosso. Nel tragitto verso casa promisi a me stesso di andarci il prima possibile. Era il 1989. Trascorsero gli anni.
Conobbi personalmente Campello Monti solo agli inizi del nuovo millennio. Fu una piacevole scoperta. Annuii al ricordo delle montagne dure e delle acque cristalline. Ci tornai una volta soltanto, per salire una vetta che domina la valle. Dimenticai quel luogo sino a quando decisi di raccontare la bellezza dei posti che ho avuto la possibilità di frequentare per nascita e per curiosità. Addentriamoci nella storia di questo piccolo borgo dall'antica storia, iniziando dalla conoscenza del popolo che lo fondò. I Walser, parola nata dalla contrazione del tedesco Walliser ovvero vallesano o abitante del cantone Vallese, sono una popolazione di origine germanica che abita le regioni alpine attorno al massiccio del Monte Rosa. I Walser appartenevano al ceppo degli Alemanni, originariamente un'alleanza di tribù germaniche stanziate intono alla parte superiore del fiume Meno, e giunsero attorno al secolo VIII nell'alto Vallese, in Svizzera. Durante i secoli XII e XIII dei coloni Walser provenienti da quella terra si stabilirono in diverse località dell'arco alpino italiano, francese, svizzero ed austriaco. L'emigrazione verso queste nuove terre avvenne, probabilmente, per una serie di cause concomitanti. La prima di queste ipotesi attiene alla sovrappopolazione delle terre dell'Alto Vallese, che spinse i coloni alla ricerca di nuovi pascoli per il bestiame. Una seconda possibilità riguarda le condizioni climatiche favorevoli che resero possibile la sopravvivenza anche a quote elevate. I ghiacciai si ritirarono permettendo il transito su molti valichi alpini per buona parte dell'anno. L'ultima causa è quella relativa agli incentivi offerti ai coloni Walser da parte dei signori delle terre da colonizzare che favorirono la creazione di stabili insediamenti. Relativamente alla fondazione di un insediamento Walser, il più antico documento scritto risale al secolo XIII e riguarda la colonia di Bosco Gurin, nel Canton Ticino. Il paese, in epoca medievale, era chiamato Buscho de Quarino e fino al 1934 portò il nome di Bosco-Vallemaggia. Bosco Gurin venne fondato da coloni Walser provenienti dalla Val Formazza. Come l'antico borgo ticinese, anche Campello Monti venne fondato da coloni provenienti da un altro insediamento Walser, nel caso specifico dagli abitanti di Rimella, Reammalju in lingua Walser. 
La colonizzazione avvenne tra la prima e la seconda metà del XV secolo. Il toponimo Campello apparve per la prima volta in un documento del 1442. Se è certo che l'abitato fu fondato dagli abitanti di Rimella, è altrettanto confermato che i pascoli ove ora sorge l'antico borgo erano sfruttati dai pastori del Cusio. Questi pascoli erano di proprietà di un monastero di Arona che ne concedeva l'uso ai pastori cusiani, che però si resero colpevoli di razzie, compresi furti di bestiame, ai danni dei coloni di Rimella. Nel momento in cui i rimellesi riuscirono ad ottenere la concessione dei pascoli del Capezzone, del Penninetto e del Pennino, decisero di stabilirsi permanentemente alla confluenza dei torrenti Strona e Chigno, dando origine ad un vero e proprio paese. Anche dopo la nascita di Campello, Kampel in lingua Walser, gli abitanti mantennero un fortissimo legame con il borgo d'origine, Rimella. Questo legame si consolidò anche con il trasporto dei cadaveri nel cimitero di Rimella da Campello Monti. Il trasferimento si rese necessario poiché nel nuovo borgo alpino non vi era un sepolcreto consacrato. I defunti venivano trasportati da Campello Monti, situato a 1305 metri sopra il livello del mare, sino alla Bocchetta di Rimella, posta ad oltre 1900 metri di quota, per poi giungere nel paese d'origine.
Una pergamena del 1448 narra che l'affitto novennale dei tre alpeggi – Capezzone, Pennino e Penninetto – divenne un contratto d'affitto perpetuo e che il concessionario non fu più un intermediario, ma direttamente la Comunità Walser di Rimella. Gli abitanti del nuovo paese si staccarono in modo progressivo dal paese d'origine, tanto che a partire dal 1551 i defunti poterono essere sepolti nel nuovo cimitero di Campello Monti. Nel 1759 l'autonomia religiosa si ampliò ulteriormente con l'erezione a parrocchiale della chiesa dedicata a San Giovanni Battista. Nel 1816 si completò l'autonomia da Rimella con la costruzione di un comune a sé stante. Con Regio decreto numero 317 del 1929, Campello Monti perse la propria autonomia comunale e fu aggregato al nuovo comune di Valstrona, nato dall'unione di vari centri presenti nella valle. Il territorio dell'antico borgo passò dalla provincia di Vercelli a quella di Novara, della quale a quel tempo la vallata faceva parte. Oggi Campello Monti è abitato solo durante la bella stagione poiché d'inverno non è raggiungibile con gli autoveicoli perché la strada che lo serve è chiusa a monte dell'abitato di Forno. Alcuni alpeggi del centro abitato sono tuttora caricati dagli allevatori che vi conducono il bestiame durante l'estate. 
Una menzione per l'Ecomuseo Campello Monti – Walsergemeinschaft Kampel, che ogni anno organizza un convegno denominato Campello e i Walser. Un ultimo aspetto di cui vorrei trattare attiene all'antica lingua Walser di Campello Monti, il titzschu [la lingua Walser è una variante del dialetto tedesco meridionale, chiamato altissimo alemanno, ed è molto simile allo Svizzero tedesco nella sua forma più antica. Tra le varianti si ricordano il titsch di Gressoney Saint-Jean e di Macugnaga, il toitschu di Issime ed appunto il titzschu di Alagna Valsesia e Rimella]. Il titzschu si perse tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento anche a causa di motivazioni politiche e religiose. Le autorità, sia civili che religiose, imposero, a partire dal XVIII secolo, regole che obbligarono i campellesi a ricorrere alla lingua italiana o, in alternativa, al dialetto lombardo/piemontese parlato nella bassa valle e ad Omegna.
Come raggiungere Campello Monti?
Per chi proviene dal Piemonte o dalla Lombardia, è consigliata l'uscita autostradale di Gravellona Toce. Dopo circa 5 chilometri si giunge ad Omegna dove si accede alla strada provinciale che percorre tutta la Valle Strona. Dopo circa 19 chilometri si giunge nell'antico borgo di Campello Monti.

Fabio Casalini

Un ringraziamento a Filippo Spadoni per le splendide fotografie

Bibliografia
Vincenzo Amato, Campello Monti, il villaggio walser che vive solo d’estate, in La Stampa, 25 luglio 201

Goffredo Casalis, Campello, in Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, vol. 3, Maspero, 1836

Davide Boretti, Il villaggio imbiancato di Campello Monti abitato solamente dai passeri, in La Stampa, 12 febbraio 2017

Enrico Rizzi, Walser: gli uomini della montagna, Valstrona, Fondazione arch. Enrico Monti, 1981

Enrico Rizzi, Storia dei Walser dell'ovest: Vallese, Piemonte, Cantone Ticino, Valle d'Aosta, Savoia, Oberland Bernese, Atlante delle Alpi Walser II, Anzola d'Ossola, Fondazione arch. Enrico Monti, 2004


FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.




Commenti

  1. Bellissimo articolo e bellissime fotografie
    Giovanni

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  2. I Walser continuano ad essere uno dei popoli più sconosciuti d'Italia.
    Bell'articolo, come di consueto.

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