La maledizione di un bimbo piangente in un'epigrafe latina


C.I.L. VI, 5861: Iunius Faustus heic situs est misellus beimus. Matri meae inpiae sceleratae Di Superi et Inferi referant gratiam quod me…
Trad.: Qui è sepolto un povero bambino di due anni, Giunio Fausto. A mia madre empia e scellerata gli Dei Superi ed Inferi gliela facciano pagare cara per avermi…
Il testo è rimasto mutilo, e ciò acuisce la nostra fantasia deduttiva sull’eventuale colpa commessa da questa madre nei confronti del figlioletto o per averlo messo al mondo quando non avrebbe dovuto, cosa che mi sembra improbabile, perché se ne sarebbe potuta disfare in qualche modo, o per averlo fatto soffrire, o per averlo trascurato e fatto morire senza le cure e l’affetto che avrebbe meritato. Resta il mistero di chi abbia potuto commissionare un’epigrafe del genere: anzi, l’enigma s’infittisce di più, anche alla luce dell’illeggibilità del prosieguo. Perché il messaggio s’interrompe di colpo? Proprio la sezione finale si è dovuta cancellare nel corso degli anni? Che gli agenti atmosferici possano decidere di tagliare le informazioni più importanti, lo trovo piuttosto strano. E se ci fosse stata una volontaria manomissione?
Comunque, sembra un sms degno da film horror, non lo nascondo, anche perché sempre più credo che la parzialità con cui questa nota sia stato tramandata sia dovuta all’intenzione di spezzare la catena di una maledizione. Ogni qualvolta leggo quest’epigrafe, poi, mi si presentano agli occhi, non so perché, i dipinti del Bragolin con protagonisti numerosi bambini tristi e piangenti: pare, racconta la tradizione popolare, immortalata successivamente a leggenda, che fossero ignifughi e che dondolassero autonomamente, pur essendo appesi al muro. Già che ci sono, approfondisco la vicenda, e la dico tutta, per rileggerla all’indietro, con riferimento al nostro inciso, con lo scopo di farne rilevare delle continuità.
Era il settembre del 1985: siamo a Rotherrham, un paesino dello Yorkshire, nel regno Unito. Ecco in un presente storico quanto accaduto in un reportage di una convulsa giornata di fine stagione:
May Hall, una casalinga di mezz’età, sta facendo bollire dell’acqua su un pentolino. Suo marito Roy sarà a casa fra poco, stanco e affamato. Un tintinnare di chiavi annuncia il suo ingresso. La donna si precipita a dargli il benvenuto, e per qualche minuto dimentica che in cucina il fuoco è acceso. All’improvviso uno strano odore di bruciato pervade la casa. La cucina va a fuoco ed in breve tutto il piano superiore è invaso dalle fiamme.
Un particolare: un quadro piangente nel mucchio della macerie rovente risulta incolume. Fra la cenere e i tizzoni ancora ardenti ha contorni chiari e distinti. Un bambino, insomma, nell’immagine illesa di se stesso: unico superstite di un’abitazione interamente sbriciolata nello sgomento dei suoi proprietari.
Fin qui nulla di strano, se la storia non si fosse presentata altre volte e con lo stesso epilogo. Ancora una volta, il volto di un marmocchio con lucciconi agli occhi.

A proposito, The Sun uscì con un articolo allarmante intitolato Blazing Curse of the Crying Boy, ovvero La maledizione fiammeggiante del bambino che piange. Tra le altre cose, nello stesso periodo, circolava la voce che lo stesso autore dei dipinti avesse frequentato parecchi orfanotrofi per ricavarne i soggetti delle sue opere e che i modi con cui avrebbe interagito con i frugoletti sarebbero stato pessimi, a dir poco, pur di vedere il loro volto rigato da copiose lacrime. Addirittura, uno, El Diablo, avrebbe, forse, incarnato il colore dei suoi pennarelli, diventando fiamma occulta nelle case che lo avrebbe ospitato.
E’ evidente che l’emotività prenda il sopravvento spesso sulla nostra ragione: quella, anzi, sragiona, quando le paure inconsce mettono in discussione tutto l’asse cognitivo, si sa! A chiunque è capitato di farsi venire i bordoni senza alcuna spiegazione e, personalmente, non trovo tante difficoltà ad immaginare un cuore che pompa a mille nel fermare lo sguardo su un’immagine che sembra osservarti. Se poi aggiungiamo l’atteggiamento poco rassicurante di un fantolino, rotto da un fiume di pianto, l’insieme si fa ancora più raccapricciante.
Ecco, nell’interpretare il testo in lingua latina, da cui siamo partiti, sento gli stessi brividi, che avverto nel raccontare la storia di questi quadri; chissà, forse quell’anima irrequieta infestava la tranquillità di ogni lettore: probabile! O magari, da genietto malefico, può aver seminato orrore nel paese, prima di aver placato la sua vendetta, può anche essere, per le superstitiones cui erano usi i nostri Antichi Romani.
Ma una domanda sorge spontanea: che fine ha fatto sua madre, che è la prima destinataria di questo “antico telegramma dell’al di là?”. Siccome il tono lapidario dell’incisione ha una sua certezza nel nome degli dei, cui la preghiera è rivolta, penso che le possa essere capitato qualcosa di brutto, come per Morgan, madre di Samara, protagonista di The Ring. (The Ring è un film del 2002, diretto da Gore Verbinski con Naomi Watts).
Qui, però, invece di un SMS, è una VHS il tramite della maledizione: piuttosto, già che ci siamo, chi, della nostra generazione, può dimenticare questa serie filmica? Pelle d’oca assicurata persino alla memoria, anche adesso!
Ecco uno stralcio del nastro del presagio, ivi contenuto, prima di passare alle ultime conclusioni istruttorie: una coppia di Moesko Island prende in adozione la piccola Samara. All’inizio tutto sembrava filare liscio, fino a quando alcuni inquietanti avvenimenti turbano la tranquilla vita della comunità isolana oltre che di casa sua. In particolare, i numerosi cavalli posseduti dalla famiglia adottiva cominciano a manifestare segni di pazzia, correndo verso il mare per poi morire annegati. Pare che la ragazzina, probabilmente dotata di poteri psichici e paranormali, avesse la capacità di causare sciagure a chi le stava intorno, animali e persone. I genitori la confinano prima nella loro stalla, fino alla decisione della madre di ucciderla, soffocandola con una busta di plastica e gettandola poi in un pozzo, per spezzare la catena di sventure. Nell’oscurità la ragazza sopravvive per sette giorni, fino a morire di consunzione, povera cara, mentre la signora Morgan, cedendo al rimorso, si suicida buttandosi da una scogliera. L’ultima immagine che la bambina vede prima di spirare è l’anello circolare di luce che filtra dal coperchio del pozzo. I poteri di Samara non conoscono battute d’arresto: anzi, si imprimono misteriosamente in una videocassetta che contiene una sequenza di immagini mentali proiettate da lei sul nastro; queste portano con sé una terrificante maledizione: la tenebrosa bambina dalla pelle diafana ed i lunghi capelli scuri, infatti, torna ogni volta per uccidere, dopo sette giorni, chiunque le abbia guardate.
Che la madre di Giunio Fausto, per via del rimorso, possa essersi uccisa come la signora Morgan? O che a lettura dell’epigrafe ogni viandante si sia portato con sé un pezzo di questo SMS maledicente come la VHS della nostra pellicola horror?
Septimo die…
Tra sette giorni…
Vale anche per il nostro testo d’apertura quest’attesa serrata, che più volte abbiamo sentito ripetere, incollati alla visione, e per giunta con visione alterata dei nostri occhi bovini, o è una mia volontaria traduzione in latino di quella frase ricorrente, che ha ossessionato il pubblico d’ogni età dal 2002 in avanti?
Mi taccio, per autotutela, cari lettori, perché le notti lunghe danno forma ai brutti pensieri!

Francesco Polopoli

Bibliografia 

Per la parte epistemologica: 

Alfredo Buonopane, Manuale di epigrafia latina, Roma, 2009. 

Per l’epigrafe di questo saggio

Giacinto Agnello-Arnaldo Orlando, L’uomo romano di fronte alla morte (Immaginario collettivo e immaginario letterario), Palermo, 2005.

FRANCESCO POLOPOLI
Nato nel 1973, filologo, esperto di filologia neotestamentaria e divulgatore gioachimita. Ha partecipato a Convegni di italianistica, in qualità di relatore, sia in Europa (Budapest) che in Italia (Cattolica di Milano). Attualmente risiede a Lamezia Terme e da articolista si prende cura dell’antico non solo tramite le testate on line della propria cittadella natale ma anche attraverso Orizzonte Scuola e Tecnica della Scuola, diffondendo in comunità virtuali sempre più condivise i propri contributi. Attualmente è docente di latino e greco presso il Liceo Classico di San Giovanni in Fiore e Membro del Centro internazionale di studi gioachimiti. Ultimo è il volume Vitamina classica. Approccio semiserio alla cultura dell’antico.


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