I bambini stregone del Congo

Repubblica Democratica del Congo. Africa centrale. Conosciuta anche come  Repubblica Popolare del Congo, oppure come Congo-Brazzaville. Nel 2010 l’UNICEF porta alla luce un fenomeno dilagante in questo stato e in altri dell’Africa Sub-Sahariana, come Angola, Benin, Camerun, Repubblica Centrafricana.
L’opinione pubblica mondiale scopre l’esistenza dei bambini stregone, enfants sorciers. Ma chi sono? Che cosa fanno?
Sono bambini fra gli 8 e i 14 anni, prevalentemente orfani, con disabilità fisiche o mentali, albini, con caratteri aggressivi, solitari, bambini prematuri, gemelli, particolarmente dotati. Sono bambini abbandonati a vivere in strada, allontanati dalla famiglia. Fare una stima corretta del numero dei bambini stregoni non è facile. Secondo un recente studio, il fenomeno coinvolgerebbe il 60/70% dei minori che vivono in strada, prevalentemente nei sobborghi delle grandi città, come Kinshasa e Lubumbashi. In particolare a Kinshasa ne sono stati censiti circa 23.000, un numero davvero considerevole.
Il fenomeno dei bambini stregone ha inizio in Congo negli anni ’90, quando il proliferare delle sette religiose crebbe di pari passo all’esodo dalle campagne, causato sia dalle difficoltà economiche crescenti che dagli effetti della guerra civile scoppiata nel 1996 e terminata nel 2003. Prima di allora nessuna traccia nel paese dei bambini stregone.
Il fenomeno della stregoneria è ancora molto diffuso in Africa. Legato a quest’ultimo vi è anche la “mattanza degli albini”, mutilati, stuprati, uccisi e venduti come merce preziosa, molto preziosa, per fare dei loro resti amuleti utilizzati durante riti magici o per scacciare la sventura.
Si ritiene che la stregoneria possa dare immenso potere a chi la pratica. Tutti i capi villaggio sono iniziati alle pratiche magiche, per accrescere il loro ascendente sulla popolazione. A loro ci si rivolge per guarire, per curarsi, ma non sempre è questa la loro funzione.
Si ricorre ai cosiddetti stregoni, sia per il “bene”, come una guarigione, sia per il “male”, cioè per influenzare in modo negativo la vita di chi viene ritenuto responsabile della sventura che colpisce una famiglia o la comunità. Lo stregone è considerato un essere soprannaturale, dotato di poteri smisurati che può distruggere una vita, fare sortilegi, evocare uno spirito maligno, provocare malattie misteriose, tormentare la mente delle persone con voci o immagini, causare la morte e la distruzione.
A causa del loro immenso potere, gli stregoni che praticano malefici sono considerati ai margini della società, quasi come dei fuorilegge: la paura delle loro azioni spinge le persone alla diffidenza e spesso, se lo stregone si è rivelato “dannoso per il bene comune”, ad isolarlo per limitare le conseguenze delle sue azioni. Coloro che sono accusati di stregoneria sono sottoposti ad un rituale di purificazione, con il quale si tenta di recuperare la persona e di reinserirla nella società: prima si procede con l’esorcismo, poi con la confessione pubblica degli atti malefici, con il pentimento ed infine con la promessa di non praticare mai più il male e di rifuggirlo, a pena dell’esilio dal villaggio. Un copione già visto.
Chi rifiuta l’esorcismo e il rituale di espiazione viene escluso dalla comunità ed emarginato dalla vita del villaggio. Gli altri membri della collettività hanno l’obbligo di astenersi dall’avere rapporti con il condannato, dal mostrare amicizia o comprensione, compassione o affetto, anche se fosse un componente della famiglia. Questo se si parla di stregoni adulti.
E se si tratta di bambini? Se sono loro ad essere incolpati di essere stregoni malvagi? Su che basi si fondano queste infamanti accuse?
Come si individuano gli enfants sorciers?
I comportamenti che sfuggono alla comprensione degli adulti sono il punto di partenza per individuare un bambino stregone. Ciò che non è ritenuto socialmente accettabile è condannato e stigmatizzato. Ad esempio l’enuresi notturna, l’albinismo, il sonnambulismo, le deformazioni fisiche o il ritardo mentale, lo stomaco gonfio, il carattere ingestibile, la difficoltà ad adattarsi alle regole. Anche l’anemia è indizio di stregoneria: si ritiene che il sangue sia malato, si consumi, perché usato per compiere voli notturni, al fine di diffondere il male, che indeboliscono chi li compie.
Base di tutte queste credenze popolari, prive di fondamento, è la povertà a volte estrema, in cui vivono le persone in queste zone, accompagnata dall’ignoranza e dalla superstizione fortemente radicata.
La mancanza di una soluzione ad una condizione sociale gravissima, unità all’incapacità di cambiare le proprie sorti e alle difficoltà quotidiane oggettive, spingono spesso le persone a cercare di individuare la causa o le cause della loro sventura: si parte alla caccia di un colpevole su cui concentrare rabbia e odio. Follia collettiva.
E se la ragione di tanta sventura fosse causata da un componete della famiglia stessa? Da un figlio magari un po’ “diverso”, i cui comportamenti sono difficili da comprendere, le cui stranezze, spesso frutto dell’età, non sono spiegabili agli occhi dei genitori o dei parenti? E così si comincia a dar credito ai miti, alle storie raccontate davanti al fuoco, si guarda con sospetto un parente, un vicino antipatico, che in un attimo si trasforma in un portatore di sventura, in colui che può fare il male e causare sofferenza, in uno STREGONE.
Nei bambini è facile trovare un sintomo di stregoneria: quale bambino non ha mai fatto pipì a letto? O non ha parlato nel sonno? E se fosse particolarmente vivace o ingestibile? Se fosse nato con una patologia non individuabile a causa delle condizioni di vita precaria in cui vive? È più facile dire che i bambini sono portatoti di sventura.
Negli ultimi anni le persecuzioni nei loro confronti sono notevolmente aumentate, sostenute dal terrore e dalle insensate idee diffuse da sette religiose, di ispirazione cristiana, proliferate senza controllo.
Ad alimentare queste convinzioni popolari sono i pastori delle sette, che vedono la possibilità di arricchirsi grazie al prosperare del business degli esorcismi, a cui le famiglie, disperate e schiacciate dalla povertà e dalle malattie, ricorrono per migliorare la propria vita.
I predicatori “individuano nei bambini la causa di ogni male”, li additano come demoni, come messaggeri del demonio, come strumento di diffusione del male. La loro predicazione è diffusa facilmente tramite i mezzi radio televisivi a loro disposizione, presenti nel paese in numero davvero considerevole: basti pensare che circa 40 canali televisivi e oltre 200 stazioni radio appartengono a chiese evangeliche. Il loro pensiero si diffonde e prolifera tra la gente, che ha bisogno di incolpare qualcuno della propria indigenza.
È così che molti bambini accusati di essere stregoni finiscono a vivere per strada, abbandonati dai genitori, dall’intero nucleo familiare, dal villaggio, da tutti coloro che conoscono. Cacciati, ripudiati, allontanati come appestati. Sono accusati di portare sfortuna, di essere malvagi, di avere poteri negativi, di esser capaci di fare ammalare le persone, anche i familiari, di causare morte e miseria. Li chiamano serpenti.
Nel loro vivere per strada, improvvisamente, sono costretti a spostarsi, con ogni mezzo: a piedi, in camion nascosti nei cassoni o fra le casse di merce, in treno, sui battelli come clandestini, per sfuggire al loro destino fatto di abusi, alla violenza che li aspetta. Molti trovano la morte a causa di incidenti, oppure per le violenze subite. Alcuni sono mutilati o violentati, oppure venduti ai trafficanti di minori.
Per sopportare la solitudine, l’abbandono, fumano hashish, prendono pastiglie, sniffano solventi. Si riuniscono in gruppi, per cercare di creare una “famiglia”, un nucleo che li protegga. Cercano rifugio per la notte dove possono, anche se dormire è un lusso, perché si rischia di essere derubati o uccisi.
I più fortunati sopravvivono facendo piccoli lavori, chiedendo l’elemosina, diventano adulti che vivono, per la maggior parte del tempo, ai margini della società, oppure vengono salvati da qualche ONG e messi in appositi centri, dove trovano riparo e una nuova sistemazione.
Chi non trova aiuto o compassione, chi viene individuato come maligno dalla famiglia o da un conoscente, è sottoposto al rito di “purificazione”, che può essere pacifico, come la preghiera di gruppo, oppure violento, mediante tortura che spesso si conclude con la morte. Nel peggiore dei casi, per purificare gli accusati si ricorre al fuoco: i bambini vengono arsi vivi dopo esser stati cosparsi di liquido infiammabile, sotto gli occhi della famiglia, non sempre consenziente, ma impotente a qualsiasi difesa.
I pastori delle chiese non fanno altro che alimentare questo fenomeno, cercando di individuare ad ogni costo la fonte del male, con lo scopo di acquisire maggiore prestigio agli occhi della comunità e di arricchirsi. Fanno leva sulle famiglie, perché cerchino di recuperare l’anima dei loro figli, ovviamente tramite offerte in denaro, spesso cospicue e la di sopra delle possibilità.
Sostengono di vedere nell’anima dei piccoli, di sapere tutto ciò che pensano, di scorgere il male guardando il colore della loro biancheria intima. Gli estorcono con la tortura la confessione, sottoponendoli a lunghi periodi di digiuno, a percosse, a riti pseudo religiosi, a bruciature con la cera bollente. Poi si procede con l’esorcismo: il corpo del bambino è cosparso di benzina e sale grosso di marca San Michele, che costa 1500 franchi congolesi, una cifra enorme, inciso con tagli simbolici tramite un machete. Dolore. Follia.
Corpi straziati, pieni di cicatrici e poi la strada, perché il recupero non è possibile. Come si può curare qualcuno da qualcosa che non esiste?
La truffa si conclude con l’aspirazione del maligno dal ventre dei piccoli, mentre il predicatore sputa pezzi di carne cruda precedentemente nascosti in bocca. Protetti dalle autorità locali, condannati da quelle internazionali, i predicatori sono uomini malvagi e perversi che abusano i minori di cui si dovrebbero occupare perché abbandonati.
Si stima che ogni mese circa 650 bambini finiscano per strada per i più disparati motivi.
La creazione di centri di accoglienza sta contribuendo, insieme ad una campagna mirata a sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno, a contenere il problema, anche se siamo ben lontani dal risolverlo.
Ci sono periodi in cui la persecuzione dei bimbi stregone diventa caccia collettiva, talmente spietata che in un caso la popolazione locale è arrivata a massacrare e bruciare vivi i bambini radunati da una ONG, senza che nessuno dello staff potesse fare qualcosa per fermare la follia collettiva. La superstizione, alimentata dall’alacre predicazione dei pastori della chiesa, crea una situazione davvero pesante da gestire. È difficile in molti casi trovare anche operatori volontari disposti a lavorare con questi bambini, perché infondo temono per la loro vita, perché il tarlo del sospetto è già attecchito anche dentro di loro.
Per porre un freno a questo fenomeno si è cercato di dar vita a campagne di sensibilizzazione e comunicazione da parte delle istituzioni di numerosi paesi, con l’intento di coinvolgere non solo le famiglie, ma anche le chiese, responsabili allo stesso modo di questo folle massacro, diffondendo il messaggio che i bambini vanno protetti e i loro diritti salvaguardati. Per fare un ulteriore passo avanti sarebbe necessario intervenire all’origine delle cause della caccia dei bambini stregone, combattendo povertà e malnutrizione, credenze popolari e superstizione. Ma la situazione generale di questo paese non è facile. Conflitti armati, violenze e migrazioni di massa rendono il paese fortemente instabile. Il 43% circa dei bambini in Congo, secondo i dati UNICEF del 2014, risulta essere malnutrito. Molti di questi, per sfuggire alla povertà e alla vita di strada, vengono arruolati nei gruppi armati, segnando per sempre la loro vita.
Le cifre di questa mattanza sono impressionanti.
L’accusa di stregoneria nella Repubblica Dominicana del Congo è ritenuta oggi illegale.
A Kinshasa è stata istituita una commissione per far rispettare la Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo, che purtroppo fino ad ora è rimasta inattiva. 

Non restiamo indifferenti a ciò che accade, non guardiamo altrove perché lontano da noi. Cerchiamo di capire cosa accade, di porre rimedio a questa situazione, restituiamo ai bambini stregone la loro infanzia negata, perché sono solo bambini, magari vivaci, magari complicati, ma restano comunque sempre e solo BAMBINI.

Rosella Reali



ROSELLA REALI
Sono nata nel marzo del 1971 a Domodossola, attualmente provincia del VCO. Mi piace viaggiare, adoro la natura e gli animali. L'Ossola è il solo posto che posso chiamare casa. Mi piace cucinare e leggere gialli. Solo solare, sorrido sempre e guardo il mondo con gli occhi curiosi tipici dei bambini. Adoro i vecchi film anni '50 e la bicicletta è parte di me, non me ne separo mai. Da grande aprirò un agriturismo dove coltiverò l'orto e alleverò animali. 
Chi mi aiuterà? Ovviamente gli altri viaggiatori.
Questa avventura con i viaggiatori ignoranti? Un viaggio che spero non finisca mai...




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