Unità 731 - l'orrore dei campi di concentramento in Cina

Molte persone sono convinte di sapere tutto della Seconda Guerra Mondiale. Credono che nulla possa essere raccontato o che sia meglio in certi casi non ricordare cosa accadde.
Io sono fermamente convinta che abbiamo ancora molte lacune da colmare, molti episodi da portare all’attenzione di chi ha voglia di essere informato.
Durante una ricerca inerente una vicenda avvenuta ad Auschwitz nel 1944, mi sono imbattuta in un appunto che alla mia memoria non diceva nulla. Unità 731.  Per curiosità ho iniziato a cercare informazioni, a leggere quello che potevo, per capire chi e cosa si celasse dietro questa sigla.
Spesso parlando della Seconda Guerra, ricordiamo solo nazismo e fascismo, cioè Germania e Italia. Dimentichiamo il terzo grande alleato, il Giappone che non fu certo meno crudele dei propri alleati. Di quelli minori avremo modo di occuparci in altre occasioni, per dare un quadro completo dell’Asse Roma-Berlino-Tokyo.
Ma partiamo dai fatti che avvennero prima dello scoppio della guerra del 1939.
Il 19 settembre 1931 ebbe inizio l’invasione della Manciuria, vasta regione della Cina nord orientale, da parte dell’Armata del Kwantung, importante corpo dell’Esercito Imperiale Giapponese. La crisi fra le due nazioni si risolse momentaneamente con la tregua del 27 febbraio 1932, senza grandi scontri, quando i giapponesi decisero arbitrariamente di insediare il governo fantoccio di Manchukuo nelle zone occupate. La situazione rimase pressoché invariata fino al 7 luglio 1937, quando le truppe giapponesi decisero, inscenando un finto attacco da parte dell’esercito cinese presso il Ponte di Marco Polo, di riprendere l’invasione della Cina, dando il via al conflitto sino-giapponese, che si concluderà solo nel 1945.
Una volta preso possesso del territorio cinese, il governo imperiale giapponese diede  il nulla osta per la creazione del Laboratorio di Sperimentazione dell'esercito per la Prevenzione Epidemica, guidato dal generale Shirō Ishii. Con un gruppo di uomini specializzati, fu costruito il  primo campo di prigionia, Zhong Ma, situato nei pressi del villaggio di Bei-inho, a 100 chilometri al sud di Harbin, adiacente alla ferrovia della Manciuria meridionale, punto strategico per la comunicazione con tutta la regione. L’edificio principale del campo era conosciuto come la Fortezza Zhongma. L’unità di ricerca che qui operava prese il nome di Unità Togo, che aveva il compito di coordinare gli studi biologici e chimici.
Nel 1935, la fuga di un gruppo di prigionieri cambiò drasticamente l’equilibrio che si era instaurato.  Il generale decise di spostare tutta la guarnigione in una zona più remota e sicura. Fu così che a partire dal 1936 e fino al 1945 divenne operativo il campo di Ping Fang, situato a 24 km a nord-est della città cinese di Harbin. Successivamente l’Unità Togo fu divisa in due sezioni, l’Unità Ishii e l’Unità Wakamatsu, con il comando centrale a Hsinking.
Nell'agosto del 1940 le diverse sezioni operative furono raggruppate nel Ministero della prevenzione epidemica e purificazione dell'acqua dell'esercito Guandong, più semplicemente conosciuta come Unità 731, agli ordini diretti del generale Shirō Ishii, medico esperto in batteriologia. Lo scopo ufficiale del gruppo era quello di ideare nuovi sistemi per la purificazione dell’acqua, ma in realtà, in via del tutto ufficiosa, l’incarico ricevuto riguardava lo studio e la sperimentazione di armi batteriologiche e biologiche, al fine di essere pronti e ben equipaggiati per una guerra batteriologica.
L’Unità era costituita da otto divisioni interne: la n° 1 – per la ricerca in materia di peste bubbonicacolera, febbre tifoidetubercolosi, con l’autorizzazione speciale ad impiegare soggetti umani per la ricerca, la n° 2 -  per lo sviluppo della guerra biologica da applicare sul campo, con particolare attenzione per la produzione di strumenti  di diffusione di mezzi e parassiti per diffondere le malattie, la n° 3 –  per la produzione di munizioni contenenti materiale biologico, la n° 4 – per la produzione di agenti patogeni, la n° 5 – per il training del personale dell’unità, le n° 6 –7 – 8 – unità logistiche, mediche e amministrative, che mandavano avanti il campo.
La vera attività dell’Unità 731 doveva rimanere segreta, in quanto violava il protocollo di Ginevra del 1925, per altro ratificato dal Giappone solo nel 1970, anno in cui le suddette armi furono definitivamente messe al bando. Gli anni di maggiore operosità furono quelli fra il 1942 e 1945. Uno dei progetti dell’unità prendeva il nome di codice “Maruta”. Prevedeva appunto l’impiego di esseri umani per la sperimentazione, indicati cinicamente dal personale medico come “pezzi di legno”, in riferimento a come veniva ufficialmente chiamato il campo di fronte agli occhi del mondo, la “segheria”.
Migliaia di prigionieri, il numero esatto non fu facile stabilirlo, soprattutto cinesi, uomini, donne e bambini, finirono nel campo di Ping Fang. Ad essi si unirono anche mongoli, coreani, russi, alcuni inglesi e americani catturati durante il conflitto mondiale, che nel frattempo era scoppiato in Europa per poi diffondersi in tutto il mondo. Il bacino da cui attingere cavie umane era continuamente rifornito.
Secondo alcune fonti, le vittime dell’unità furono fra le 3000 e le 12.000, altre riportano fino a 200.000 individui.
Il generale Shirō Ishii era stato investito di un duplice compito ben preciso: sperimentare nuovi armi batteriologiche di offesa e trovare cure efficaci per i soldati giapponesi contagiati o feriti in battaglia.
La composizione completa dell’unità fu rivelata solo nel 1984, quando il mondo casualmente venne a conoscenza della sua esistenza e della reale natura delle sue sperimentazioni.
La base dell’Unità 731 occupava 6 km², con 150 edifici attivi. Le costruzioni furono realizzate con i più moderni (per l’epoca) sistemi di sicurezza e fortificazione, in modo che anche in caso di bombardamento nemico, sarebbe stato molto difficile abbatterli. Ancora oggi alcuni stabili sono in piedi, adibiti a musei e aperti al pubblico, per ricordare l’orrore di quei giorni.
Alcuni fabbricati erano utilizzati per la conservazione di contenitori di pulci infettate con la peste bubbonica e poi congelate. Ne sono stati rinvenuti, alla fine del conflitto, fino a 4500 per ciascun edificio. Inoltre l’Unità beneficiava, a pieno regime, di 6 caldaie di considerevoli dimensioni per la produzione di sostanze chimiche di vario genere.
Durante questi lunghi anni di ricerca, in diverse zone del nord-est della Cina, furono immagazzinate di nascosto una quantità imprecisata di armi biologiche e chimiche, ritrovate poi a distanza di 50 anni e ancora letali.  
La maggior parte degli esperimenti consisteva nell'impiego su cavie umane di agenti patogeni come quelli della peste bubbonica, del colera, del vaiolo o del botulismo, per studiarne gli effetti ed eventuali rimedi sui soggetti ospitanti. Grazie a questi studi e ad un’idea del generale Shirō Ishii, nel 1938 vennero ideate la prima bomba bacillare defoliante e la prima bomba di parassiti, quest’ultima usata per diffondere la peste. I soldati giapponesi le usarono per contaminare coltivazioni, serbatoi d’acqua e sorgenti nelle aree di loro interesse.
Numerosi altri furono gli esperimenti compiuti per testare il grado di resistenza delle cavie umane, sempre con lo scopo di trovare sistemi di cura più efficienti e veloci per i soldati feriti in guerra.
Gli interventi sui “pezzi di legno”, saldamente legati mani e piedi a tavoli operatori, erano eseguiti senza l’impiego di anestesia, ritenuta causa di alterazione dei risultati o di accelerazione della decomposizione dei tessuti. Le operazioni avevano lo scopo di asportare organi di soggetti infettati da virus di vario genere, per verificarne gli effetti e lo sviluppo, nonché la degenerazione cellulare dei tessuti. I soggetti erano rigorosamente vivi e potevano essere indifferentemente uomini, donne o bambini. Anche le donne gravide erano sottoposte ad interventi di asportazione e spesso erano state fecondate con il solo scopo di studiare gli effetti degli agenti patogeni sui feti.

La ricerca di soluzioni mediche per accelerare la guarigione dei soldati, spinse i medici, anche se non li ritengo degni di tale appellativo, a compiere esperimenti di congelamento, scongelamento e amputazione degli arti. In casi estremi, le parti in cancrena non venivano asportate, con lo scopo di capire gli effetti che questa scelta aveva sul resto del corpo ancora sano e di rilevare le tempistiche di decadimento dei tessuti, che gradualmente avrebbero condotto il soggetto alla morte.
L’impiego di bombe deflagranti o batteriologiche al fronte era prima testato nel campo: venivano fatte detonare vicino a soggetti legati a pali, per capirne la dirompenza. La stessa cosa era fatta prima di impiegare i lanciafiamme. Furono ampiamente studiati anche le conseguenze degenerative di malattie veneree quali gonorrea e sifilide, molto diffuse durante il periodo bellico. Si cercò di capire cosa sarebbe successo al soggetto infettato in assenza di trattamento farmacologico. 
Oltre alla sperimentazione al campo, l’Unità 731 e le altre unità affiliate, come la 1644 e la 100, operavano anche all'esterno, diffondendo su vari obiettivi inermi, vestiti e alimenti contaminati da agenti infettanti che a lungo andare si stima causarono migliaia di decessi. 
Due episodi rilevanti avvennero nel 1940: il 4 ottobre sulla cittadina di Chuhsien nella provincia dello Shantung, e il 29 ottobre su Ningbo, nella provincia dello Chechiang. Un aereo carico con oltre 120 kg di grano contaminato, 70 kg con batteri del tifo e 50 con quelli del colera, insieme a pulci infettate con la peste bubbonica, disperse il proprio carico di morte sui due villaggi. Nello stesso periodo furono avvelenati numerosi pozzi d’acqua. La Cina presentò immediatamente a Londra, tramite il proprio ambasciatore, un atto ufficiale di protesta al Governo Britannico e alla Commissione per la guerra nel Pacifico. La protesta non fu raccolta. Il 4 novembre 1941 un aereo dell'Unità 731 scaricò nel cielo della cittadina di Changde, nella provincia del Hunan, 36 kg di pulci infette, e grano, riso e cotone intrisi di batteri della peste. Ben presto la popolazione iniziò a morire.
Nel 1942 seguì un altro atto di denuncia tramite il Rapporto Qian, che documentava i numerosi attacchi biologici perpetrati sulla popolazione dai giapponesi. Il rapporto, tradotto in diverse lingue e inviato agli organi di stampa, rimase nuovamente inascoltato. L’opinione pubblica riteneva infondate tali accuse.
Nello stesso anno fu impiegata per la prima volta l’antrace nella città di Fuxing, al confine tra le province delle Zhejiang e Jiangxi. Per infettare la popolazione in questo caso furono utilizzati uccelli vivi cosparsi di antrace. Successivamente fu la volta della provincia dello Yunnan. Furono colpite le città di Chongshan, Baoshan, Shangrao. A partire dalla metà del 1942, le bombe ideate dal generale medico, dette bombe Yagi, divennero operative sul campo, causando un numero imprecisato di morti. Nel 1943 toccò alla provincia dello Shandong, poi alle province dell'Hebei e dell'Henan. Qualsiasi mezzo era ritenuto idoneo per diffondere il contagio, anche l’impiego di vaccinazioni false.
Un’altra malattia oggetto di studio fu la tularemia o febbre dei conigli. Si infettarono appositamente dei soggetti, con lo scopo di provare nuovi farmaci che si riteneva potessero essere efficaci.
La resistenza degli individui alle privazioni o alle condizioni estreme era testata nei modi più disparati: alcuni soggetti erano appesi a testa in giù fino al sopraggiungere dell’asfissia, altri erano privati di cibo e acqua, altri ancora erano rinchiusi tempo in camere depressurizzate fino al sopraggiungere della morte. Nei corpi delle cavie umane erano iniettate le più disparate sostanze: urina di cavallo, fenolo, veleni, sangue di maiale, sostanze chimiche, acqua marina al posto di soluzione salina.
Di grande interesse era la differenza fra ustioni da freddo e da caldo, oppure la resistenza di un individuo all'interno di una centrifuga.
Potrei proseguire ancora l’elenco delle atrocità commesse dall'Unità 731, non meno gravi di quelle commesse dai nazisti nei lager europei.
Il 9 agosto 1945, in seguito all'invasione della Manciuria da parte dell’armata Russa, l’Unità fu smantellata. Alcuni edifici furono dati alle fiamme, insieme a numerosi documenti. Sul territorio vennero liberati migliaia di ratti infettati dalla peste, che continuarono la diffusione del virus. Le cavie umane sopravvissute furono fucilate oppure uccise con iniezioni letali, per non lasciare scomodi testimoni. Nell'agosto del 1945 il personale medico dell’Unità fuggì in Giappone.
Nel 1943 anche gli Stati Uniti iniziarono un programma di ricerca sulle armi chimiche e batteriologiche. Quando la guerra finì, venendo a conoscenza degli studi dei giapponesi, gli americani decisero, nonostante i crimini da loro commessi, di ignorarli e di arruolare i medici che avevano lavorato nell'Unità 731, per colmare le lacune che la loro sperimentazione ancora presentava. Questo permise a spietati e sadici assassini di rimanere impuniti, ritornando alla vita civile e potendo ricoprire ruoli prestigiosi in aziende farmaceutiche o chimiche, o nell'ambito politico. 
Il generale Ishii nei primi mesi dopo la fine del conflitto non fu rintracciato dagli alleati. Era molto importante riuscire a trovarlo, per avere quelle informazioni che erano andate distrutte.
Fu individuato, arrestato e interrogato dal 17 gennaio al 25 febbraio 1946, dal Colonnello Thompson degli Stati Uniti d’America. Durante quei giorni il generale si assunse tutta la responsabilità dell’operato dell’Unità 731, assolvendo da qualsiasi accusa l’imperatore Hiroito.
I programmi di ricerca e i risultati ottenuti furono resi segreti. Il 6 maggio 1947, il generale Mac Arthur inviò al Comitato di Coordinamento del Dipartimento di Stato, della Marina e della Difesa, una richiesta ufficiale di immunità per il generale Shirō Ishii e per tutti i suoi collaboratori. In cambio avrebbero fornito tutte le informazioni richieste in materia batteriologica. Il 13 marzo 1948 il ministero della Difesa USA rispose al generale Mac Arthur rilasciando l’autorizzazione all'immunità per tutto lo staff medico dell’Unità 731. Solo 30 membri furono portati davanti al Tribunale di Tokyo, per i crimini di guerra l'11 marzo 1948. 23 di loro furono ritenuti colpevoli, 5 condannati a morte, ma nessuna sentenza fu eseguita. Nel 1958 tutti i condannati furono liberati. 
Dal 25 al 31 dicembre del 1949 furono portati alla sbarra, a Khabarovsk, in Unione Sovietica, nella Siberia orientale, altri 12 membri delle varie Unità mediche, nell'unica inchiesta giudiziaria intentata contro i crimini commessi contro l’umanità. Le prove raccolte e presentate al processo e si basavano su diciotto volumi che raccoglievano interviste e testimonianze di soldati giapponesi collegati alle varie unità di sperimentazione di armi di distruzione di massa. Tutti gli imputati confessarono i reati a loro ascritti e di aver utilizzato negli esperimenti uomini, donne e bambini, anche sovietici e americani. Gli incriminati rivolsero delle accuse pesanti anche all'Imperatore, sostenendo fermamente che fosse a conoscenza della vera attività delle Unità mediche e che a suo tempo aveva dato il benestare all'inizio del programma di guerra.
L’impatto mediatico del processo fu minimo, ma la stampa sovietica diede il molto risalto al fatto che Shirō Ishii e molti suoi colleghi fossero al sicuro e liberi, in Giappone o negli Stati Uniti.
Gli imputati furono condannati a pene detentive che andavano da un minimo di 2 anni ad un massimo di 25. Nessuno fu condannato a morte, malgrado la natura dei crimini e sebbene la legge sovietica prevedesse per quel genere di reati la pena capitale. Nel 1956, anno della morte di Stalin, il gruppo fu tutto rimpatriato. Ancora una volta le informazioni in possesso di questi criminali ebbero un peso determinate sulla vicenda.
Solo il generale Shirō Ishii non andò a ricoprire cariche importanti, ma si ritirò a vivere nella sua casa nella prefettura di Chiba, nelle vicinanze di Tokyo. Morì a 67 anni, libero e tranquillo, di cancro alla gola.
Ancora una volta, come in Europa, la giustizia non era stata applicata. Interessi politici ed economici prevalsero in entrambi i casi, sui milioni di vittime morte per mani di folli che si spacciavano per medici.

Rosella Reali

Bibliografia
Rosanna Carne, Unità 731, Sassari - Roma, Edizioni Igs

Sheldon H. Harris, Factories of Death: Japanese Biological Warfare, 1932-1945, and the American Cover-Up, Revised edition. New York and London: Routledge, 2002. xxx + 361 pp.

Paul Lewis, Sheldon Harris, 74, World War II Historian, Is Dead, in The New York Times, September 4, 2002

Herbert P. Bix, Hirohito and the Making of Modern Japan, New York: Harper Collins, 2001.

ROSELLA REALI
Sono nata nel marzo del 1971 a Domodossola, attualmente provincia del VCO. Mi piace viaggiare, adoro la natura e gli animali. L'Ossola è il solo posto che posso chiamare casa. Mi piace cucinare e leggere gialli. Solo solare, sorrido sempre e guardo il mondo con gli occhi curiosi tipici dei bambini. Adoro i vecchi film anni '50 e la bicicletta è parte di me, non me ne separo mai. Da grande aprirò un agriturismo dove coltiverò l'orto e alleverò animali. 
Chi mi aiuterà? Ovviamente gli altri viaggiatori.
Questa avventura con i viaggiatori ignoranti? Un viaggio che spero non finisca mai...

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