Hanna Reitsch, l'eroina di Hitler

Il nazismo non lasciava molto spazio alle donne, se non come casalinghe e madri prolifiche. L’ ideale femminile del Terzo Reich era riflesso nelle tre K iniziali di cucina, casa, bambini. Hanna Reitsch leggendaria aviatrice della Luftwaffe ha costituito una delle poche eccezioni a questa regola. Figlia di un medico oculista e di una poetessa, Hanna Reitsch nacque a Hirschberg, in Slesia nel 1912. Spesso con il fratello Kurt, si recava a far visita a suo padre nella clinica di cui era direttore, e fin da bambina sognava di intraprendere la carriera di medico una sorta di missionario volante, unendo l‘ interesse per il volo con il desiderio di rendersi utile ai bisognosi. Il Trattato di Versailles, che causa la sconfitta della prima guerra mondiale impose alla Germania il completo smantellamento dell’ aviazione, ostacolò questo suo progetto. Si dedicò quindi agli alianti presso l’Aerodromo di Grunau, divenendo in breve tempo una eccellente pilota e conseguendo il brevetto per questo tipo di veivoli. Presto comprese che la strada della sua vita l’avrebbe portata verso il cielo, lasciò gli studi di Medicina per dedicarsi anima e corpo al volo ed in particolare del volo a vela. 

Fin dalla gioventù fu subito una fervente nazista, ricevette diverse decorazioni e fu nominata capitano per la sua intensa attività di collaudatrice di velivoli civili e militari e per la conquista di diversi record mondiali, in particolare nel volo a vela. Nel 1931, quando Hanna era ancora studente di Medicina, stabili il record di volo su un aliante, rimanendo in cielo per ben 5 ore e mezza, primato che venne da lei battuto due anni dopo volteggiando in aria per 11 ore e mezza. Nel 1934 stabilì il record femminile di altitudine arrivando a 2.800 metri, mentre il 1936 la vide conseguire il primato di distanza per alianti, con oltre 305 Km di percorrenza. Il 1937 a soli 25 anni, venne incaricata dal Generale Ernst Udet, responsabile del settore di progettazione e sviluppo della Luftwaffe, del collaudo dei nuovi aerei che la Germania, nel progetto di riarmo voluto da Hitler, Sotto le direttive di Karl Franke, capo dei piloti collaudatori presso il centro sperimentale di Reichlin, la Reitsch divenne bene presto il miglior pilota collaudatore di cui il Reich tedesco disponesse. Dunque prima rivale delle grandi aviatrici americane nell’ ambito delle grandi competizioni internazionali con un ruolo costruito per l’ la propaganda del regime contro quelle donne che figuravano come portabandiere dell’ emancipazione femminile in una società democraticamente evoluta. Poi sfruttata ad uso interno per l’ esigenze dell’ economia di guerra Divenne abile collaudatrice dello Junkers Ju 87 "Stuka", del Dornier Do 17 e del primo elicottero pilotabile. Infatti nel 1937 fece volare da Brema a Berlino il primo elicottero degno di portare questo nome, il Focke-Achgelis FA-61, stabilendo il primato di distanza per voli con elicottero con una percorrenza di oltre 108 Km. L’ FA-61 venne poi ufficialmente presentato nel febbraio del 1938 nel corso del Berlin Motor Show e, durante questo avvenimento, l’elicottero fu fatto volare, in pieno controllo dalla Reitsch, all’interno della Deutschlandhalle Sports Stadium. Il 28 marzo 1941 il Führer in persona volle decorarla con la croce di ferro di seconda classe per il lavoro che svolse nell’ambito dello sviluppo di un progetto che consentiva di tagliare i cavi che ancoravano i palloni degli sbarramenti antiaerei in Inghilterra: fu una delle due sole donne insignite di simile onorificenza. Nel settembre dello stesso anno effettuò il primo volo su quello che sarebbe divenuto il primo caccia intercettore con motore a razzo della storia: il Messerschmitt ME-163, altrimenti noto con il nome di Komet. Durante il primo test, portò in un minuto e mezzo l’aereo a ben 9.150 metri di altitudine alla velocità mai raggiunta di 805 Km/h e con un angolo di cabrata di 65°. I primi voli con i prototipi del Komet erano molto pericolosi, in quanto l’aereo presentava parecchi problemi sia con il propulsore che in fase di atterraggio. Fu appunto durante una di queste prove (la quinta) che subì un serio incidente in fase di atterraggio e che per poco non le costò la vita. Hanna si salva miracolosamente e le sue fratture vengono saldate da abili ortopedici militari ormai abituati a curare arti secondo gli interessi dello stato. Dopo un periodo di riabilitazione in un istituto di ortopedia viene spedita in Costa Azzurra per la convalescenza. 
Dopo la disfatta di Stalingrado le operazioni militari tedesche prendono una brutta china e Hitler si affida alla speranza di nuove miracolose armi per cambiare le sorti del conflitto. Peenemunde una base al nord della Germania è il centro di questi esperimenti. Un giovane scienziato Wenher von Braun è il capo di queste operazioni segrete. Egli ha un illimitata fede nella propulsione a razzo e illude il dittatore di poter riconquistare la potenza aerea perduta dopo la battaglia d’ Inghilterra. Hanna si inserisce come una pedina destinata all’ immaginazione di poter prolungare sopravvivenza del III Reich. Il programma però fin dall’ inizio risulterà un bluff poiché la rappresaglia consiste nello lanciare sull’ Inghilterra 24 tonnellate di esplosivo al giorno mentre i quadrimotori alleati ne scaricano 3000 al giorno sulla Germania. La V1 è un ordigno un po’ goffo, una via di mezzo fra un missile e un aereo, ha una struttura ricavata dai caccia sulla quale come un cannone rovesciato è posto un reattore. Nasce così una versione pilotata che, nelle intenzioni della Reitsch, avrebbe potuto essere utilizzata da piloti suicidi, una sorta di kamikaze tedeschi, progetto che non fu mai realizzato Vi è anche un racconto non confermato dai fatti di un suo collaudo di una V1 modificata e dotata di carlinga con altro drammatico incidente. Hitler commette altre valutazioni errate sulla programmazione di nuove armi. Per esempio l’ Me262 che raggiunge 800 km all’ ora dotato di una spinta ascensionale superiore agli aerei alleati potrebbe difendere la Germania dai bombardamenti a tappeto ma viene trasformato in bombardiere con effetti irrisori. L’ ora decisiva avviene nell’ aprile del 1945, quando Hitler e il suo entourage sono asserragliati nel bunker di Berlino in un atmosfera cupa di un tragico wagneriano crepuscolo degli dei. Ormai deciso a morire si fanno avanti in una lugubre lotta per il potere il suo vicino segretario Bormann e il distante Goering il quale con avventato telegramma richiede pieni poteri di successione. Il Furher istigato da Bormann si inalbera furiosamente per questo fatto e lo accusa di tradimento e convoca il generale Greim per nominarlo nuovo capo della Lutwaffe. Una comunicazione assurda che si sarebbe potuta fare con un radiogramma senza esporre la vita di Greim di Hanna e dei pilota dei caccia che li scortano nella prima parte del viaggio. 
Nella notte fra il 25 e il 26 aprile 1945 un Fisiel Storch decolla dall’ aeroporto di Monaco investito dall’ offensiva alleata, Greim è ai comandi con Hanna a fianco. Atterrano nella base aerea di Reichlin in Pomerania sperando poi di proseguire verso Berlino. Li trovano un solo aereo disponibile un FockerWulf 190 e da li raggiungono l’ aeroporto di Gatow in periferia della città. Da li dovrebbero proseguire fino al centro di Berlino e per farlo si servono di un Fieseler - Storch che porta un solo passeggero oltre il pilota. Lo stesso tipo di aereo usato per liberare Mussolini al Gran Sasso. Hanna innamorata di Greim e decisa a non staccarsi da lui si accovaccia dietro. 
In questo viaggio tentano da soli di superare la barriera dei cannoni russi. Una granata centra l’ aereo e ferisce il generale ad un piede. Mentre stanno precipitando da dietro Hanna afferra i comandi e con straordinaria abilità riesce a mantenere l’ aereo in quota ed a atterrare sull’ asfalto della piazza antistante la porta di Brandeburgo, fra gli edifici sventrati dai bombardamenti. 
Hanna ferma un camion militare e si fa condurre al bunker nei pressi della Cancelleria. Von Greim ricoverato in infermeria sarà l'ultimo generale a ricevere la promozione a feldmaresciallo prima della fine della guerra ed anche l'ultimo comandante della Luftwaffe. A fine serata Hitler fa venire Hanna nella sua stanza e con il volto pieno di lacrime le propone di morire con tutti loro e gli porge due fiale di cianuro, una per lei e una per Greim. Poi il 28 aprile la notizia di un altro tradimento cambia di nuovo il destino di Hanna. Hitler viene a sapere dei contatti di Himmler con gli alleati, e preso da una una nuova crisi di collera fa fucilare Fegelein uomo di Himmler e marito della sorella di Eva Braun. Convoca di nuovo il generale Greim e Hanna e comanda loro di violare il blocco e raggiungere l’ aeroporto di Postdam per organizzare un bombardamento aereo che possa aiutare la ormai fantomatica armata del generale Wenck a liberare Berlino e poi di raggiungere Himmler ed arrestarlo. Hanna cerca di opporsi a questo poiché avrebbe voluto morire con il Furher ma Greim la convince a partire. Militi delle SS con un piccolo veicolo corrazzato portano Hanna e Greim vicino alla Porta di Brandeburgo dove era stato nascosto un Arado 96. Arrivano fra il frastuono delle bombe russe. Hanna si serve del lungo viale come pista di decollo riuscendo a schivare le buche nell’ asfalto ed il fuoco russo e riesce a decollare, un'altra incredibile impresa della sua vita. Riesce poi ad atterrare a Reichlin evitando lo sbarramento dei caccia russi che volteggiavano sulla base. 
Al loro arrivo la radio trasmette il testamento politico del Furher e la notizia del passaggio dei poteri all’ ammiraglio Donitz. Il Furher è morto, il Terzo Reich gli sopravvivrà otto giorni. Da li si trasferiscono a Ploen quartier generale di Doenitz dove incontra Himmler e sfoga su di lui tutta la sua rabbia su di lui per il tradimento verso l’ amato Furher. Poi Hanna e Greim si dirigono in Austria dove in seguito verranno fatti prigionieri dagli Alleati. Greim preferisce morire suicida in una prigione di Salisburgo il 24 maggio 1945, ingerendo una compressa di cianuro di potassio. La madre ed il padre di Hanna non potendo sopravvivere alla fine del Reich si suicidano entrambi. Hanna dopo la fine della guerra, e dopo essere stata trattenuta in prigionia diciotto mesi torna a volare, partecipando a gare internazionali di volo a vela, conquistando medaglie e nuovi record. Nel 1951 scrisse il primo di quattro libri, un'autobiografia dal titolo Fliegen mein Leben. Invitata da Indira Gandhi e Nerhu visitò l'India nel 1959 e vi fondò una scuola di aviazione. Nel 1961 visitò gli Stati Uniti d'America, invitata dal presidente John Fitzgerald Kennedy. Nel1962 si trasferì per quattro anni in Ghana, su invito del presidente Kwame Nkrumah, dove fondò una scuola di volo a vela che accoglieva diversi molti tipi di alianti. Hanna muore a Francoforte sul Meno nel 1979 per un attacco di cuore. 

Luciano Querio

Bibliografia 
Carlo Quintavalle Hanna Reitch L’Eroina di Hitler (Da le donne che hanno vissuto la storia) Istituto Geografico de Agostini 1974 

Silvio Bertoldi Le signore della svastica 1999 RCS libri 

Claudia Koonz Donne del Terzo Reich 1991 Giunti Editore 

William l. Shirer Storia del Terzo Reich 1962 Einaudi 

Antonio Spinosa Hitler Il figlio della Germania 1991 Mondadori 

Hugh Thomas I giorni del bunker 1997 Editori Riuniti 

Silvio Bertoldi Hitler La sua Battaglia 1990 RCS Libri 

Hugh Trevor - Roper Gli Ultimi giorni di Hitler 1994 RCS Libri 

Albert Speer Memorie del Terzo Reich 1995 Mondadori 

Claude Bertin Berlino Ultimo Atto 1988 Melita Editori 

Claude Bertin La fine del III Reich 1988 Melita Editori 

John Lukacs Dossier Hitler 1998 Longanesi 

Joachim C.Fest Hitler 1974 RCS Libri 

Ron Rosenbaum Il Mistero Hitler 1999 Oscar Mondadori

LUCIANO QUERIO
Sono di origine canavesana essendo nato a Cuorgnè nel 1958. Sono sempre stato amante dell’arte, della storia e della filosofia medievale. Nel tempo libero mi diletto a fotografare. Pur amando i viaggi mi sento profondamente radicato alla mia terra. Così parafrasando Cesare Pavese il paese dove sono nato ho creduto da bambino che fosse tutto il mondo. Adesso che il mondo in piccola parte l' ho visitato davvero, ho visto che è fatto di città e di tanti piccoli paesi… perciò da bambino non mi sbagliavo poi di molto...Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, nel fiume e nella montagna che ti guarda dall’ alto c'è qualcosa di tuo che anche quando non ci sei resta sempre ad aspettarti…

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