Caravaggio, ritratto di prostituta

Germania, 1940, l'obiettivo di Hitler era quello di difendere le principali città tedesche da eventuali incursioni nemiche. Il desiderio si tramutò in realtà con la costruzione delle Flakturme, torri di cemento armato munite di radar ed artiglieria contraerea. Le Flakturme di Berlino erano tre grandi complessi disposti a triangolo in tre zone strategiche della città. Data la straordinaria solidità della costruzione, due di queste torri furono utilizzate per nascondere oggetti, dipinti e sculture provenienti dai musei della città. Nel maggio del 1945, a guerra conclusa, accadde un evento non prevedibile data la solidità di queste costruzioni: la Flakturme Friedrichshain subì un devastante incendio che bruciò per giorni la torre e gli oggetti che custodiva. Il fuoco divampò tra il 5 ed il 10 maggio quando la torre si trovava sotto la custodia dell'esercito russo. L'incendio della Flakturme fu definito il più grande disastro artistico della storia moderna dopo la distruzione del Real Alcazar di Madrid, avvenuta nel 1734. 
A Berlino migliaia di opere d'arte, tra cui dipinti di Caravaggio e Goya, furono distrutte dalle fiamme. Le notizie di questo incendio furono divulgate dallo storico d'arte inglese Christopher Norris, componente della Commissione Alleata per i Monumenti e le Arti. Tra gli oggetti andati perduti anche il quadro di Caravaggio Ritratto di Cortigiana. Si trattava di un ritratto a mezza figura di una cortigiana all'epoca piuttosto famosa, Fillide Melandroni, che frequentava Caravaggio e il suo benefattore, Marchese Giustiniani. Il quadro presentava una figura dai lineamenti piuttosto marcati, stretta nel corpetto ricamato, ornata con fiori sul seno e con un'elaborata acconciatura. La modella di questo ritratto andato perduto potrebbe aver svolto la stessa funzione per altri dipinti di Caravaggio quali Santa Caterina d'Alessandria, la Conversione della Maddalena e Giuditta e Oloferne. 
La prima domanda che nasce dalla curiosità è la seguente: chi era Fillide Melandroni, la cortigiana ritratta da Caravaggio? 
La ragazza nacque a Siena da Cinzia Guiducci ed Enea Melandroni, ultimo discendente di una nobile famiglia senese. Il giorno 8 gennaio del 1581, domenica, la bambina ricevette il sacramento del battesimo al fonte di San Giovanni. Quando partorì Fillide la madre, Cinzia, aveva da poco compiuto i sedici anni di età. La bimba si trasferì insieme alla madre ed al fratello Silvio, figlio di primo letto di Enea Melandroni, a Roma. Un buco nero assorbì le informazioni della famiglia sino all'aprile del 1594 quando riapparve nella storia Fillide che, all'epoca tredicenne, si prostituiva occasionalmente a causa dello stato di indigenza in cui versava la famiglia dovuto, anche ma non solo, ad una malattia della madre. Enea, il padre, non si trasferì a Roma con la famiglia. Le notizie della vita di strada della piccola Fillide sono rintracciabili nel verbale del tribunale Criminale del Governatore del 23 aprile del 1594: donna Fillide d'Enea Senese, in compagnia di due uomini e di Anna Bianchini, romana, era incappata dietro al Monastero di San Silvestro nei birri di ronda. E poiché i quattro andavano in giro a buio e fuor delli luoghi soliti tutti furono presi e menati prigioni in Tor di Nona. Una piccola precisazione prima di continuare la narrazione: il termine “fuor delli luoghi soliti” dovrebbe indicare che la ragazza, insieme all'amica Anna, si prostituiva lontano dal bordello. Nel 1595 morì la madre di Fillide, Cinzia, ad appena 30 anni d'età. La ragazza, quattordicenne, con l'aiuto della zia Piera, che aveva seguito la sorella Cinzia a Roma, e dell'amica di quei giorni, Anna Bianchini, si dovette occupare del fratello più piccolo, Niccolò. L'indigenza e l'emarginazione furono affrontate anche grazie all'aiuto del fratello Silvio, che lavorava come cuoco in una delle tante osterie della città. Sino al 1597 Fillide abitò sotto Trinità dei Monti, in una locanda dove le ragazze intrattenevano, con la compiacenza dell'oste, personaggi ambigui e di malaffare. Alcune circostanze condussero Fillide in prigione, al cospetto dei magistrati di città. La ragazza, grazie all'istruzione ricevuta nei primi anni della sua vita, si rivolgeva con modi corretti ai magistrati, utilizzando un linguaggio che le altre prostitute non potevano nemmeno pensare di copiare. Fillide era diversa, completamente, dalle sue colleghe. Non solo nei modi, anche negli obiettivi di vita. La ragazza visse quel periodo nell'attesa della grande occasione che gli potesse cambiare la vita. 
Nel 1598 tutto mutò nella vita della ragazza. A sedici anni d'età entrò in contatto con dei fratelli originari di Terni, i Tomassoni, che, sfruttando le conoscenze altolocate, gestivano un giro di cortigiane tra notai e cardinali. La vita di Fillide cambiò radicalmente. Si trasferì, con il piccolo Niccolò, in Strada Aragonia, potendo permettersi una serva puttana di nome Francesca. La casa divenne un bordello altolocato, dove si beveva, si giocava a dadi e si consumavano rapporti sessuali. Molti dei visitatori, o amici, di Fillide si presentavano armati presso la sua abitazione, trasgredendo a uno dei tanti bandi del governatore di Roma. Durante una festa, nell'estate del 1598, i birri si presentano a casa di Fillide. Tutti fuggirono dall'abitazione, anche nei modi più disparati, tranne Ranuccio Tomassoni, che rimase al fianco della ragazza per garantirle protezione. Il giorno seguente Fillide e Ranuccio furono rimessi in libertà. 
L'anno seguente, il 1599, fu quello della svolta. 
Ranuccio Tomassoni, protettore della giovane, mise in contatto Fillide con Michelangelo Merisi da Caravaggio. Il pittore prese la ragazza come modella per l'opera raffigurante Santa Caterina d'Alessandria d'Egitto. Nell'epoca immediatamente posteriore al Concilio di Trento l'aver prestato il proprio corpo ad un'immagine pubblica, per di più devozionale, fu considerato più disdicevole rispetto alla vendita quotidiana di quello stesso corpo. Un prete, parroco della chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, censì Fillide sul libro delle anime come cortigiana scandalosa. 
La vita riservò nuovamente delle sorprese all'ancora giovane Fillide. 
Nell'estate del 1600 il suo protettore, Ranuccio, s'innamorò di un'altra ragazza, tale Prudenza, allontanandosi dal suo primo amore. Fillide non accettò tale relazione amorosa e si scagliò violentemente contro la nuova ragazza di Ranuccio. Probabilmente non fu solo gelosia ma anche un tentativo di difendere la posizione di predominanza assunta nel giro delle cortigiane dei Tomassoni. La lite che scaturì dopo l'aggressione di Fillide a Prudenza fu di tale gravità che condusse la ragazza senese in carcere. A differenza delle occasioni precedenti nessun uomo si prodigò per evitare il carcere e la condanna. 
Tutto mutò nuovamente. 
Fillide dovette esercitare il mestiere in autonomia, cercando di approfittare dei rapporti con i clienti potenti che aveva conosciuto durante la protezione di Ranuccio Tomassoni. Le brutte sorprese erano in agguato. Nell'estate del 1601 fu arrestata mentre si recava a casa del cardinale Benedetto Giustiniani, in Rione Sant'Eustachio, in compagnia di Ulisse Masetti, novello sposo e collaboratore del cardinale. Durante i giorni seguenti i due ragazzi furono sottoposti a stringenti interrogatori da parte dei magistrati. Entrambi cercarono di evitare di infangare il nome del cardinale e di sfuggire all'accusa di aver sottratto un novello sposo al letto coniugale, per Fillide, e di adulterio, per il Masetti. A due giorni dal loro arresto nessuno aveva pagato la taxa malefici, di 50 scudi, per far uscire i ragazzi dal carcere di Tor di Nona. Furono entrambi rinviati a giudizio. 
Fillide ricadde nell'indigenza e nell'emarginazione dei primi anni romani. 
Decise di chiedere l'aiuto della famiglia. Si ricongiunse con la zia Piera che nel frattempo era restata vedova di un certo Giovanni con il quale si era nel frattempo sposata. Aggressiva più che mai la Melandroni aggredì un'altra cortigiana, Amabilia Antonietti, cercando di malmenare anche la sorella gravida e prossima la parto. Nuovamente arrestata, Fillide rientra nella sfera di protezione dei Tomassoni ma cambiando uomo di riferimento: questa volta ad occuparsi di lei fu Giovan Francesco, il più autorevole dei fratelli. 
Nuovamente la vita della Melandroni mutò, e non solo economicamente. Dal 1604 si occupò delle pratiche devozionali della sua nuova parrocchia di Santa Marta del Popolo. Inoltre risulta essere a capo di un complesso ed eterogeneo nucleo familiare composto dalla zia Piera, dal fratello Silvio, da un servitore, da una cortigiana e da un bimbo di 4 anni, uno dei fanciulli esposti dello Spedale di Santo Spirito in Sassia. Nel frattempo aveva avviato una relazione amorosa con Giulio Strozzi, nobiluomo veneziano e figlio illegittimo di Roberto, notissimo banchiere fiorentino. Il legame tra i due ragazzi è testimoniato dal Ritratto di Fillide che Giulio Strozzi commissionò a Caravaggio. Fillide e Giulio vivono anni di agiatezza economica e tranquillità. Forse la ragazza raggiunse anche un poco di felicità. Tutto però cambiò nuovamente alla morte del padre di Giulio. Il ragazzo entrò in possesso di una cospicua eredità ed i parenti, cercando di scongiurare il matrimonio tra Giulio e Fillide, decidono di rivolgersi al papa, Paolo V. Nella primavera del 1612 si diffonde rapidamente la notizia che “all'improvviso d'ordine del Papa è stata presa una tal Fillide famosa cortigiana e mandata fuori Roma con ordine che non vi debba più tornare”. Dopo aver riparato ad Orvieto e Siena torna a Roma. 
La tormentata esistenza di Fillide si concluse nel 1618. 
Del ritratto che Caravaggio le dipinse un decennio prima su commissione di Giulio Strozzi, che la donna conservò sempre con cura ed affetto nella propria abitazione, dispose la restituzione al perduto amore della giovinezza. 

Fabio Casalini

Bibliografia 
F. Bellini, Dalla figura di una donna all'immagine interiore dell'artista. Per una ricerca sull'ombra, Tesi di ricerca, Siena, Scuola di Specializzazione in Archeologia e Storia dell'Arte dell'Università degli Studi, A.A. 1990-91 

F. Bellini, Caravaggio lo spadaccino e le sue cortigiane, in L'Unità, 9 dicembre 1992 

R. Bassani - F. Bellini, Caravaggio assassino: la carriera di un valent’huomo fazioso nella Roma della Controriforma, Roma 1994 

F. Bellini, Melandroni Fillide, in Dizionario Biografico degli Italiani, volume 73, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2009

FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.

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