Maifreda da Pirovano, la papessa dei tarocchi

La Papessa è la seconda carta degli arcani maggiori dei tarocchi, mazzo di carte da gioco la cui origine risale alla metà del XV secolo, di valore immediatamente inferiore all'imperatrice. Questa carta è conosciuta anche come la sacerdotessa, la sacerdotessa di Iside o la Sposa Divina. Nel 1966 una bibliotecaria della New York City Public Library, Gertrude Moakley, formulò per prima l'ipotesi che una donna vissuta a cavallo tra duecento e trecento, Maifreda da Pirovano, fosse la fonte d'ispirazione per l'immagine della Papessa. 


Chi era Maifreda da Pirovano? 

Per conoscere Maifreda siamo obbligati ad introdurre un'altra donna, Guglielma la Boema, che ebbe il grande merito di colorare il cielo meneghino, e non solo, durante il XIII secolo. Guglielma fu una mistica, presunta figlia del Re boemo Ottocaro I, che visse nella Milano della seconda metà del XIII secolo. La mistica giunse a Milano nel 1260, accompagnata da un figlio, decidendo di alloggiare da laica nell'Abbazia di Chiaravalle. La sua fama di guaritrice crebbe sino a dare vita ad un movimento religioso, conosciuto con il nome di Guglielmiti, cui presero parte molte donne e qualche esponente dell'aristocrazia milanese. Morì il 24 agosto del 1281, o dell'anno seguente, e fu sepolta nel cimitero dell'Abbazia. Dopo la morte i monaci proposero la canonizzazione. La cappella che ne ospitava le spoglie divenne un luogo di culto sino a quando non intervenne l'Inquisizione che istituì un processo ai danni di molti presunti eretici, seguaci della mistica boema. 
Tra queste persone, una posizione di spicco fu ricoperta da una donna, Maifreda, di cui non si conosce la data di nascita. Maifreda era una suora dell'Ordine degli Umiliati di Biassono. Quello degli Umiliati fu un ordine religioso proveniente dalla città piemontese di Alessandria. Fu uno dei molteplici movimenti spirituali sorti in contrasto ai costumi rilassati ed alla ricchezza della Chiesa di Roma. Anche questo Ordine proponeva il ritorno alla chiesa delle origini, all'austerità del primo cristianesimo. Maifreda si accostò alla figura della mistica Guglielma la Boema e dopo la morte della donna, tra il 1281 e il 1282, ne divenne il principale punto di riferimento. Incappò nell'inquisizione medievale per la prima volta nel 1284 quando l'inquisitore di Milano, Maifredo da Dovera, istituì un processo ai danni dei Guglielmiti. Uscirono tutti indenni poiché abiurarono la presunta eresia. Il movimento decise di modificare le proprie abitudini adottando misure di prudenza che permisero ai suoi componenti di non scontrarsi con l'Inquisizione sino al 1296. 
Maifreda non era una donna comune poiché era la prima cugina di Matteo Visconti. Matteo era figlio di Tebaldo Visconti e nipote dell'arcivescovo di Milano Ottone Visconti, primo signore di Milano della dinastia Visconti, e di Anastasia Pirovano. Matteo Visconti, detto Matteo Magno, fu un fedele servitore delle zio Ottone nelle battaglie per la conquista del potere su Milano. Nel 1287 lo zio lo fece nominare Capitano del Popolo della città lombarda. Da quel momento, e sino alla morte, Matteo fu Signore di Milano riuscendo a sottomettere l'intera Lombardia, una parte del Piemonte e dell'Emilia Romagna. 
Matteo Visconti e la relativa dinastia saranno importanti per comprendere la nascita della figura della papessa all'interno del mazzo di carte dei tarocchi. 
Torniamo a Maifreda, ed ai suoi problemi con l'Inquisizione, cercando di comprendere quali furono le cause che generarono il conflitto tra i seguaci della mistica boema e i solerti frati al servizio della chiesa di Roma. Guglielma prima, e Maifreda poi, condannarono l'inferiorità della donna all'interno dell'universo cristiano. Il corpo femminile, tollerato in quanto strumento di procreazione, nelle loro mani divenne un mezzo di redenzione e di salvezza. I Guglielmiti sostenevano che Dio avesse creato l'uomo e la donna come due esseri di uguale dignità, pur nella differenza sessuale. Tale visione era condivisa da molti uomini della Milano che si apprestava ad entrare nel XIV secolo. Un ulteriore motivo di scontro era relativo alla visione che i seguaci avevano di Guglielma: costoro erano convinti che la mistica boema fosse giunta su questo mondo per portare la salvezza a tutte quelle persone che erano fuori dal cristianesimo, in particolar modo gli ebrei. Secondo i seguaci di Guglielma, il sacrificio di Cristo non era sufficiente ed una parte dell'umanità era fuori dal percorso di salvezza cristiana. 
Come è facilmente comprensibile tali visioni erano in contrasto con l'ortodossia cristiana. Nel cristianesimo l'ortodossia, corretta opinione, è la piena aderenza a quelli che sono considerati gli insegnamenti autentici di Gesù Cristo e le verità di fede irrinunciabili, come sono presenti nella Rivelazione e sancite dai concili ecumenici. In questo senso ortodosso è il contrario di eretico, o eterodosso.
La situazione precipitò nei giorni della Pasqua del 1300, che cadeva il 10 aprile. Maifreda celebrò il pontificale pasquale con rito ambrosiano assistita da diaconesse da lei investite alla presenza di una moltitudine di fedeli. Pochi giorni dopo, il 19 di aprile, Maifreda fu convocata dall'inquisitore Guido da Cocconato. Il giorno seguente, 20 aprile, fu avviato un nuovo processo nei confronti dei Guglielmiti e di Maifreda da Pirovano. 
Il compito dell'Inquisizione era quello di estirpare l'eresia riportando, se possibile, gli eretici all'ortodossia. Questo percorso, doloroso, comprendeva la tortura e la minaccia di morte. 
Del processo ai Guglielmiti restano 65 dichiarazioni rilasciate da 33 diverse persone. Maifreda fu interrogata il 6 agosto. La donna cercò di scaricare colpe e responsabilità su un uomo, Andrea Saramita, affermando che fosse lui il vero eresiarca che manteneva vivo il culto di Guglielma la Boema. Il Saramita era un appartenente laico all'ordine degli Umiliati, molto vicino alla mistica boema. Questa affermazione trovò riscontro nel fatto che la stessa Guglielma lo chiamava il primogenito. La preminenza del ruolo dell'uomo all'interno della comunità dei Guglielmiti fu ulteriormente comprovata dal fatto che l'inquisitore impose a lui la cauzione maggiore, pretendendo a garanzia del pagamento l'ipoteca sull'intero patrimonio. Le notizie si Andrea Saramita sono scarse e derivano tutte dai documenti del processo. Probabilmente era un uomo agiato che possedeva una discreta cultura marito di una donna appartenente all'ordine degli Umiliati, Riccadonna, e padre di una suora umiliata, Fiordebellina. Il processo seguì il suo corso sino al 20 agosto quando accadde un nuovo colpo di scena: Maifreda da Pirovano modificò la propria testimonianza, forse perché pressata dall'inquisitore. Raccontò di aver mentito per timore del giudizio e si fece carico della propria parte di responsabilità per quanto concerne il mantenimento e la prosecuzione dell'eresia relativa al culto di Guglielma la Boemia. Andrea Saramita con la testimonianza al processo suscitò, suo malgrado, un contenzioso storico circa le origini regali di Guglielma, che ancora trasmette sensazioni e ipotesi nella mente di alcuni studiosi. Ammise d'aver effettivamente divulgato la notizia della nascita regale di Guglielma e sostenne di aver affrontato con un confratello, Mirano da Garbagnate, un viaggio in Boemia allo scopo di ottenere denaro dai parenti della mistica. Non diede altre informazioni e non citò le fonti da cui apprese delle regali parentele di Guglielma. 
Il processo si concluse senza ulteriori colpi di scena: i Guglielmiti furono riconosciuti eretici e condannati al rogo. 
Maifreda, Andrea Saramita e una suora di nome Giacoma furono bruciati davanti alla chiesa dedicata a Sant'Eustorgio, a Milano, tra il 22 agosto e il 9 di settembre. Con loro furono bruciate anche le spoglie di Guglielma, che erano state precedentemente prelevate dal luogo di sepoltura ovvero l'abbazia di Chiaravalle. Vista la mancanza di molti documenti inerenti il processo, non è possibile avere certezza sulla data del rogo purificatore. Si presume che i tre siano stati arsi di fronte al pubblico tra il 22 agosto, giorno dell'ultimo interrogatorio di Andrea Saramita, e il 9 settembre, quando lo stesso uomo fu citato come deceduto nella testimonianza della moglie, Riccadonna. 
Dove si conclude la vicenda umana e religiosa di Maifreda, si apre quella leggendaria. Per comprendere questo secondo aspetto dobbiamo tornare ai tarocchi ed alla figura della Papessa. Maifreda, che era prima cugina di Matteo Visconti, diede ispirazione, secondo alcune ipotesi, all'arcano maggiore della Papessa, nome con cui era conosciuta dai seguaci quando percorreva le strade di Milano. La donna fu immortalata nel mazzo di Tarocchi, dipinti da Michelino da Besozzo, per ordine di Filippo Maria Visconti in occasione del suo matrimonio con Maria di Savoia. Queste informazioni derivano dallo studio della bibliotecaria di New York, Moakley, che ipotizzò una relazione diretta tra alcune carte e i membri delle famiglie Visconti-Sforza. 
Dal 1966, anno in cui uscì il saggio della Moakley sui tarocchi Visconti-Sforza, molti studiosi hanno dubitato che Maifreda potesse rappresentare la fonte d'ispirazione per la figura della Papessa. Il pensiero moderno ritiene che questa figura possa essere un'immagine allegorica di Fides, la Fede, della Sapientia, Saggezza, o Ecclesia, Santa Madre Chiesa.
Anche questo passaggio della storia non presenta certezze.
Dalle origini regali di Guglielma sino alla possibile raffigurazione di Maifreda come la Papessa dei Tarocchi, tutta questa vicenda è avvolta dalle tipiche nebbie lombarde. 
Ripensando ad una famosa canzone di Fabrizio De André, Una storia sbagliata, non posso che concludere ricordando che tutto cominciò con la luna sul posto e finì con un fiume d'inchiostro.

Fabio Casalini

Bibliografia
Luisa Muraro, Guglielma e Maifreda. Storia di un'eresia femminista, La Tartaruga, 2003


Marina Benedetti (a cura di), Milano 1300 - I processi inquisitoriali contro le devote e i devoti di santa Guglielma, Milano, Libri Scheiwiller, 1999

Marina Benedetti, Io non sono Dio. Guglielma di Milano e i Figli dello Spirito Santo, Biblioteca Francescana, Milano, 1998

Claudio Rendina, Storia segreta della santa Inquisizione, Newton Compton Editori, 2013

Daniela Ferro, Le grandi donne di Milano, Newton Compton Editori, 2011


FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.

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