Il grande sacrificio di bambini della civiltà Chimú

I Chimú erano gli abitanti del Regno di Chimon, noto anche come Chimor, che aveva come capitale Chan Chan, città adagiata all'interno della Valle Moche in Perù. Chan Chan non era una città per come la possiamo intendere oggi: era un insieme di dieci cittadelle dedicate ad altrettanti sovrani della dinastia. Il Regno di Chimon aveva avuto origine dai resti della civiltà Moche. La certezza di questa affermazione giunse alla fine delle analisi degli archeologici. Gli studi sui resti di questa civiltà riscontrarono che le ceramiche Chimú richiamavano quelle dei Moche. 
Le pratiche religiose erano basate sull'antico culto della Luna, divinità che controllava i fenomeni atmosferici. Durante le cerimonie venivano offerti grandi quantitativi di frutta sino a quando iniziò a prosperare l'usanza del sacrificio di animali o di esseri umani. Il Regno di Chimon fu conquistato dall'impero Inca circa 50 anni prima dell'arrivo dei conquistadores. Gli spagnoli saccheggiarono molte tombe dei regnanti Chimú, giungendo a fondere gli oggetti rinvenuti. Questo è il principale motivo per cui sono giunti sino a noi pochissimi reperti, oggi esposti al Museo de Oro di Lima, di questa antica civiltà.
La fascinazione delle antiche civiltà precolombiane trova maggiore slancio dalla notizia che, recentemente, sono stati trovati resti del più grande sacrificio di massa compiuto nelle Americhe, e forse dell'intera storia del mondo. Il rinvenimento è avvenuto sulla costa settentrionale del Perù. Le ricerche svolte da un gruppo internazionale di studiosi sono tuttora in corso, per cui non sono escluse ulteriori sorprese nei prossimi mesi. Il sito del sacrifico è situato su un basso promontorio a diverse centinaia di metri dall'oceano, nella zona settentrionale del Perù.
Prima di proseguire nella narrazione della recente scoperta, vorrei introdurre alcuni concetti che potrebbero aiutare a collocare questi eventi nella storia dell'uomo. Il sacrificio umano rappresenta il momento più cruento della religiosità dell'uomo, accompagnandone il cammino nel corso della storia. L'omicidio di un essere umano rappresentava un'offerta alla divinità, come parte di un rito molto più complesso. Nelle culture antiche il sacrificio di un essere umano aveva un doppio scopo: da una parte propiziare i favori di un dio e dall'altra di placare le ire della divinità. In entrambi i casi il favore era rivolto alle popolazioni che quell'omicidio perpetravano. Con il trascorrere del tempo il ricorso a queste pratiche diminuì sensibilmente all'interno del continente europeo, rimanendo, e forse trovando ulteriore slancio, in vigore sino alle soglie della colonizzazione da parte degli abitanti del vecchio continente in quelle regioni ove il sacrificio assumeva una ritualità precisa. Nell'ultimo periodo storico, grazie ai ritrovamenti archeologici dei bimbi sacrificati sulle Ande dall'impero Inca, si possono confermare le scritture dei primi evangelizzatori cristiani, che si spinsero sino a questi estremi lembi dell'America meridionale, che diedero diffusamente notizia di questa pratica. 
Una rilevante scoperta, forse la più importante prima di quella attuale sulla civiltà Chimú, avvenne nel 1999 quando furono rinvenute tre mummie in prossimità della cima del vulcano Llullaillaco, in Argentina. I corpi ritrovati erano di bambini di età compresa tra i 6 ed i 13 anni. Il sacrificio avvenne circa 500 anni fa. Il sacrificio umano presso questa popolazione assumeva il nome di Capacocha e prevedeva, spesso ma non sempre, l'utilizzo di bambini. Tra i corpi rinvenuti dalla spedizione archeologica del 1999 vi era una ragazza di 13 anni, la Doncella de Llullaillaco, che probabilmente era il soggetto più importante della cerimonia, nonché il più consapevole di quello che stava avvenendo. I due bambini furono chiamati il ragazzo di Llullaillaco e la ragazza fulmine, poiché il suo corpo fu danneggiato da un fulmine.
Il secondo ed ultimo concetto che introduco attiene al relativismo culturale. Utilizzo la definizione dell'Enciclopedia Treccani per chiarezza: il relativismo culturale è una modalità di confronto con la variabilità e la molteplicità dei costumi, culture, lingue e società. Di fronte a tale molteplicità l'atteggiamento relativistico è incline a riconoscerne le ragioni, ad affermare non solo l'esistenza, ma anche l'incidenza e la significatività. In altre parole i concetti di giusto e sbagliato possono essere specifici per ogni cultura o civiltà.
Il sacrificio di massa della civiltà Chimú, da poco scoperto, avvenne su un promontorio situato non lontano dall'oceano. La civiltà Chimú all'apice del suo progredire dominava su un territorio che si espandeva per quasi 1000 km lungo la costa del Pacifico, dall'attuale Lima all'odierno confine con l'Ecuador. Solo l'impero Inca dominava su un territorio più vasto. Intorno al 1475 gli Inca posero fine alla civiltà Chimú grazie alla loro potenza.
Huanchaquito-Las Llamas, il nome del sito del rinvenimento archeologico, era divenuto famoso nel 2011 quando, durante gli scavi, furono trovati i resti di 76 lama e 42 bambini. Alla fine dei lavori, nel 2016, il numero dei bimbi è salito a 140 e quello dei lama a 200. Le ossa degli animali e quelle dei bimbi mostrano segni di taglio allo sterno e un distacco delle costole. Queste rilevanze hanno condotto gli studiosi a credere che il torace venisse tagliato per rimuovere il cuore. I bambini sacrificati avevano un'età compresa tra i 5 ed i 14 anni. La maggior parte di loro aveva un'età compresa tra gli 8 ed i 12 anni. La maggior parte dei bimbi avevano lo sguardo rivolto verso l'oceano, ad occidente, mentre i lama, tutti compresi entro i 18 mesi di vita, erano interrati e rivolti ad oriente, verso le Ande. Il numero impressionante di bambini ha portato gli studiosi a dichiarare che si tratta del più grande sacrificio umano della storia, che supera nettamente quello avvenuto presso il Templo Mayor della capitale azteca Tenochtitlan. La documentazione di quel sacrificio attesta a 42 il numero delle vittime sacrificali.
Il sacrificio di massa avvenne prima dell'avvento dei conquistadores, per cui non esistono documentazioni scritte dei fatti, ed essendo un evento mai riscontrato prima dagli archeologi ha sollevato la domanda: cosa spinse la civiltà Chimú a compiere questo terribile rituale?
I ricercatori presumono che la civiltà Chimú si imbatté in un evento alluvionale, di dimensioni eccezionali, legato alle piogge che colpiscono quest'area dell'America meridionale in occasione del fenomeno di riscaldamento delle acque dell'oceano. Tale fenomeno è conosciuto con il nome di El Nino. L'alluvione, probabilmente, causò danni irreparabili al sistema di irrigazione utilizzato dalla civiltà Chimú. Haagen Klaus, professore di antropologia alla George Mason University, sostiene che la devastazione provocata da El Nino fu tale da indurre i Chimú a ritenere insufficiente il sacrificio di adulti per placare l'ira della divinità e che decisero di offrire qualcosa di ancora più prezioso: i propri bambini.

Fabio Casalini

Bibliografia
Reinhard Johan, A 6700 metros ninos incas sacrificados quedaron congelados en el tiempo, National Geograpich, Novembre 1999

Zapponi Sara, Dalle mummie degli Inca i segreti dei sacrifici della Capacocha, Focus agosto 2013

Handwerk Brian, I segreti dei bambini inca sacrificati sulle Ande, National Geograpich Luglio 2013

Andrushko, Valerie A.; Buzon, Michele R.; Gibaja, Arminda M.; McEwan, Gordon F.; Simonetti, Antonio; Creaser, Robert A. (February 2011). "Investigating a child sacrifice event from the Inca heartland". Journal of Archaeological Science

Reinhard, Johan; Ceruti, Constanza (June 2005). "Sacred Mountains, Ceremonial Sites, and Human Sacrifice Among the Incas". Archaeoastronomy

Romey Kristin, In Perù i resti di 140 bambini nel più grande sacrificio di massa, National Geograpich 2018
FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.

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