Antonietta Longo, la decapitata di Castel Gandolfo

Quando pensiamo a Castel Gandolfo la prima cosa che ci viene in mente è la residenza estiva dei papi.
Ma non è soltanto questo. Il comune, di circa 9000 abitanti nei pressi di Roma, ospita numerose ville del XVII secolo di pregevole fattura, luoghi di interesse archeologico, artistico e paesaggistico. Comprende infatti nel proprio territorio, quasi tutto l’arco costiero del lago Albano, da alcuni conosciuto anche come lago di Castel Gandolfo. L’orizzonte è definito da una bella vista sul cono vulcanico del Monte Cavo.
Torniamo indietro nel tempo per raccontare una storia che non tutti ricordano.
È il 10 luglio 1955. La giornata è serena e calda, il sole splende e invoglia a fare una gita sulle rive del lago Albano. Due uomini, Antonio Solazzi di professione meccanico e Luigi Barboni, sacrestano, amici di vecchia data, decidono di fare una passeggiata e di fermarsi sulla riva presso la località di Acqua Acetosa. Chiacchierando il Solazzi si accorge che di qualcosa di strano fra la vegetazione. Quando si avvicinano vedono un corpo di donna, in avanzato stato di decomposizione, senza vestiti, con le unghie perfettamente smaltate, con un orologio al polso e la parte superiore del corpo coperta da una copia de Il Messaggero, datata 5 luglio.
I due uomini, presi dal panico, non chiamano le autorità ma riflettono due giorni su cosa sia meglio fare.
Finalmente la mattina del 12 luglio avvisano le forze dell’ordine.
Giunti sul posto, i carabinieri accertano che si tratta del cadavere di una donna di età compresa fra i 25 e i 30 anni. Sul corpo sono presenti numerose coltellate, sia sull’addome che sulla schiena. Tolti i giornali, la visione del cadavere diventa terrificante. Alla donna manca la testa. Probabilmente è stata decapitata nello stesso punto in cui viene ritrovata, dato che il terreno sottostante è impregnato di sangue fino a una profondità di 12 cm.
Il deterioramento del cadavere rende difficile la rilevazione delle impronte digitali. Fortunatamente, grazie all’orologio da polso ritrovato sul corpo si può risalire all’identità della vittima. È un modello particolare, marca Zeus, con il cinturino nuovo, cambiato da poco, prodotto in soli 150 esemplari. Una ricerca incrociata fra gli orafi di Roma e le denunce di scomparsa presentate nelle ultime settimane, consente di indentificare il cadavere con quello di Antonietta Longo, Ninetta per i familiari.
Antonietta è nata a Mascalucia, in provincia di Catania, il 25 luglio 1925. Lascia la Sicilia del dopoguerra in cerca di fortuna e stabilità. Arriva nella capitale con una valigia piena di sogni e belle speranze.
Viene presa come domestica a casa di una famiglia benestante di Roma. Il capofamiglia, il dottor Gasparri, è medico. Assume la ragazza come aiuto della moglie. Ninetta è una brava ragazza, senza grilli per la testa. Lavora, manda i soldi a casa. Per sé compra solo il necessario e il resto lo risparmia. Il 30 giugno da una cassetta fermo posta ritira una lettera il cui contenuto rimarrà sconosciuto. Forse proprio il suo contenuto scatenerà gli eventi che hanno portato al suo omicidio. L’1 luglio, in una serata afosa, alle 20.30 circa, esce da casa Gasparri e sparisce. Ha in mano un biglietto ferroviario per il suo paese. Non ci arriva mai. Il medico ne denuncia la scomparsa.
Il ritrovamento del suo cadavere a luglio lascia tutti sgomenti. Grazie alla comparazione delle impronte digitali con quelle rinvenuta nella casa dove presta servizio, permettono l’identificazione certa. Ma la testa dov’è?
L’autopsia, oltre a rivelare una morte violenta, fa emergere un altro particolare importante: sul corpo di Ninetta ci sono le tracce di un aborto recente. Di chi era il figlio che portava in grembo? Del suo datore di lavoro? Di un altro uomo magari sposato che ha preferito disfarsi del bambino prima e poi di lei?
Le forze dell’ordine cercano di ricostruire i suoi ultimi giorni di vita, nella speranza di poter identificare l’assassino o gli assassini. Dalle indagini emerge che pochi mesi prima Antonietta ha ritirato tutti i suoi risparmi dal conto corrente per depositarli in una cassetta di sicurezza della stazione Termini. Contemporaneamente ha chiesto ai suoi datoti di lavoro un mese di permesso, senza dare spiegazioni in merito. Invece di andare in stazione a prendere il treno, quando esce per l’ultima volta da casa Gasparri, decide di fermarsi in una modesta pensione dove trascorre alcune notti. È sola?
La mattina del 5 luglio spedisce una lettera ai familiari in cui annuncia che si sarebbe sposata entro pochissimo tempo. Nel testo del messaggio scrive: “…… fra poche ore sarò sua…”, ma non fa nomi.
La data della lettera e del quotidiano ritrovato a copertura del suo corpo, convincono gli inquirenti che Antonietta Longo è stata uccisa proprio il 5 luglio. Le indagini proseguono.
Viene identificato un presunto fidanzato della giovane, tale Antonio. A suo carico non ci sono prove sufficienti per portare ad una incriminazione. Qualche tempo dopo, alla stazione Termini, sono ritrovate in deposito le valige della ragazza, preparate con tutte le sue cose e un corredo matrimoniale. Dei soldi ritirati, 331.000 lire, una grossa somma per quei tempi, non c’è traccia.
L’attenzione, anche se per poco tempo, si sposta sul dottor Gasparri. Secondo il patologo forense la testa di Antonietta è stata rimossa dal corpo con una tecnica precisa, chirurgica, da una mano esperta. Ma nonostante questo nessun’altra prova risulta a carico dell’uomo. Anche questa pista viene abbandonata.
Il caso di Antonietta Longo, la decapitata di Castel Gandolfo resterà irrisolto. La sua testa non verrà mai ritrovata. Alcuni referti del caso sono tutt’oggi conservati presso Museo Criminologico di Roma. Resta il mistero sulla fine di questa giovane e sfortunata donna, che inseguiva un sogno e ha incontrato la morte. Il suo corpo è stato tumulato nel cimitero di Mascalucia.
Nel 1987, lungo le rive del lago Albano, o lago di Castel Gandolfo, un pescatore trova un teschio umano. Forse dopo 32 anni la testa di Ninetta è affiorata dal luogo in cui è stata nascosta. Ma non è così, il cranio appartiene ad un uomo. Il mistero continua…

Rosella Reali



Bibliografia

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntate/la-decapitata-del-lago 

Enzo Rava, Gli inesplicabili delitti del lago, in Roma in cronaca nera, Manifestolibri, 2005 

http://www.museocriminologico.it/index.php/2-non-categorizzato/118-omicidi-caso-antonietta-longo 

Nunzia Scalzo, Il mistero della decapitata Antonietta, un delitto senza castigo, La Repubblica.it, 12/10/2013

ROSELLA REALI
Sono nata nel marzo del 1971 a Domodossola, attualmente provincia del VCO. Mi piace viaggiare, adoro la natura e gli animali. L'Ossola è il solo posto che posso chiamare casa. Mi piace cucinare e leggere gialli. Solo solare, sorrido sempre e guardo il mondo con gli occhi curiosi tipici dei bambini. Adoro i vecchi film anni '50 e la bicicletta è parte di me, non me ne separo mai. Da grande aprirò un agriturismo dove coltiverò l'orto e alleverò animali. 
Chi mi aiuterà? Ovviamente gli altri viaggiatori.
Questa avventura con i viaggiatori ignoranti? Un viaggio che spero non finisca mai...

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