Gennaro Rubino e la pistola che fallì l'appuntamento con la storia

Correva accaldato l'agosto del 1908 e, prima di cedere le terre della propria colonia privata al governo del Belgio, Re Leopoldo II fece ardere per una settimana i propri archivi privati al fine di nascondere le atrocità commesse in quella terra lontana.  Alla base della nostra comprensione dovremmo trovare la risposta ad una domanda molto semplice: perché Leopoldo II possedeva una colonia privata nel cuore dell'Africa? Leopoldo credeva che le colonie fossero la chiave per la grandezza di un paese e cercò instancabilmente di acquisire un territorio d'oltremare per il Belgio. Purtroppo le sue ambizioni non trovarono seguaci nel popolo belga. Il re decise di cercare un modo d'impossessarsi di terre in posizione di privato cittadino. Diversi tentativi in Africa e Asia non riuscirono, per la fortuna delle popolazioni che risiedevano in quelle terre. Nel 1876 organizzò una campagna commerciale camuffata da associazione scientifica e filantropica. Nel 1879 assunse il famoso esploratore Henry Morton Stanley per stabilire una colonia privata nella regione del Congo. Le manovre diplomatiche,  ma soprattutto le conoscenze acquisite, permisero il riconoscimento di Leopoldo come sovrano delle terre congolesi alla conferenza di Berlino del 1884-85. Il 5 febbraio del 1885 nacque lo Stato Libero del Congo, poi divenuto Congo Belga. Leopoldo fu libero di controllare lo stato come una colonia privata e personale. Leopoldo e Morton Stanley, sfruttando l'ingenuità dei nativi, riuscirono a stipulare centinaia di contratti lungo le rive del fiume Congo, al fine di sfruttare i collegamenti portuali dalle zone interessate sino alla foce.  Cosa vi era di così importante in quelle zone da far sottoscrivere centinaia di contratti per lo sfruttamento del corso d'acqua? Alcuni decenni prima dello sbarco di Leopoldo sulle rive del Congo, Charles Goodyear aveva scoperto che l'aggiunta di poche unità percentuali di zolfo al lattice dell'albero della gomma, seguito da riscaldamento, rendeva la gomma più resistente ai solventi e più elastica. Questo processo è noto come vulcanizzazione.
Il Congo era ricco di alberi della gomma. La resina, che si ricavava incidendo la corteccia dell'albero, era raccolta in recipienti posti alla base del tronco. Leopoldo non poteva perdere l'occasione di sfruttare la nascente industria della gomma. Trasformò il paese conducendolo ad un regime militare fondato sul terrore e gli omicidi.  Al Re serviva la manodopera per raccogliere i frutti dell'albero. Molti abitanti della colonia privata furono obbligati a raccogliere la resina senza ottenere compenso.  Resoconti di sfruttamento selvaggio e di violazioni dei diritti umani della popolazione nativa, tra cui la schiavitù e le mutilazioni eseguite quando le produzioni della gomma non rispettavano i quantitativi richiesti, portarono alla nascita di un movimento internazionale di protesta già nei primi anni del secolo scorso. Le mutilazioni erano frequenti: le persone che non eseguivano correttamente gli ordini impartiti si vedevano tagliare la mano o il piede. Sulle donne la malvagità e l'orrore condussero gli aguzzini a privarli delle mammelle. Frequenti erano le spedizioni punitive contro i villaggi, che venivano distrutti e dati alle fiamme. Non furono risparmiati bambini. Ad aggravare la situazione giunsero frequenti epidemie di vaiolo e malattia del sonno. Le stime sulle perdite di vite umane durante la colonizzazione di Leopoldo II oscillano tra i 3 e i 10.000.000 di morti. Numero di vittime tale da poter attribuire alle nefandezze di Leopoldo II il termine  di genocidio, forse il meno conosciuto della storia recente.
Sulla scia delle spinte regicide tra fine Ottocento e primi del Novecento, il 15 novembre del 1902 un anarchico italiano, Gennaro Rubino, tentò di assassinare Leopoldo che partecipava al corteo in memoria della moglie Maria Enrichetta da poco defunta.
Chi era Gennaro Rubino?
Gennaro nacque a Bitonto il 23 novembre del 1859, nel pieno dell'unificazione italiana. Le scarne biografie ricordano che sin dalla giovane età manifestò ideali anarchici e una certa dedizione alla delinquenza. La prima condanna giunse dopo la stesura e la pubblicazione di un articolo nelle pagine di un giornale ritenuto sovversivo. Nel 1893 si ritrovò nuovamente nei guai con la giustizia. Fu arrestato in seguito ad un furto avvenuto a Milano. Subì la condanna ad una lunga reclusione.
Gennaro Rubino riuscì ad evadere dal carcere fuggendo a Glasgow in Scozia. Poco tempo dopo decise di trasferirsi a Londra dove non trovò lavoro ma ottenne assistenza dall'ambasciata italiana. Fu assunto dai servizi segreti italiani con il preciso compito di spiare le organizzazioni anarchiche di Londra. Nel maggio del 1902, ancora sotto copertura con i servizi segreti italiani, fu scoperto e denunciato dalla stampa anarchica internazionale come spia. Rubino decise allora di commettere un assassinio per dimostrare la sua fedeltà alla causa anarchica. Come scrisse in una lettera ai suoi ex compagni “forse domani o dopo, potrò dimostrare la mia ribellione in un modo più coerente con le mie e le vostre aspirazioni”. Inizialmente decise di uccidere Edoardo VII ma dato il forte sentimento del popolo inglese in favore della monarchia, decise di ripiegare su Leopoldo II re del Belgio.
Alla fine dell'ottobre del 1902, Rubino si trasferì a Bruxelles.
La mattina del 15 novembre 1902, durante il passaggio del corteo in memoria della moglie defunta di Leopoldo II, Gennaro Rubino estrasse una rivoltella e sparò tre colpi in direzione della terza carrozza del corteo, nella quale si trovava il Gran Maresciallo della corte reale. L'alto funzionario ricevette sul viso dei vetri rotti, ma uscì indenne dall'attentato. Rubino fu prontamente disarmato e consegnato alla polizia della capitale belga che decise di caricarlo su un'autovettura. Il veicolo fu accerchiato da una folla inferocita che urlava “lunga vita al Re” e “uccidetelo”. Una volta condotto, incolume, alla stazione di polizia, Rubino fu perquisito e trovato in possesso di molte munizioni e di alcune cartoline illustrate di Re Leopoldo, che servivano all'anarchico per il riconoscimento dei membri della famiglia reale.  Rubino non si pentì del gesto ed affermò che avrebbe attentato al re d'Italia come al re del Belgio poiché i monarchi sono tiranni che causano la miseria dei propri popoli.
Dopo il tentato omicidio di Leopoldo, le organizzazioni anarchiche condannarono il gesto di Rubino definendolo una provocazione. Alcune delle stesse associazioni ipotizzarono che l'intero evento fosse organizzato per giustificare le successive repressioni della polizia contro gli anarchici europei.
Dopo l'interrogatorio Rubino fu condotto nella prigione di Saint Gilles dove, per cena, ricevette tre bicchieri di birra ed un pezzo di pane.
Il processo iniziò nel febbraio del 1903. Durante le sedute Gennaro Rubino si dimostrò vanitoso ed impenitente, tanto da dichiarare di aver sperato di uccidere Leopoldo, il principe Alberto ed alcuni esponenti del clero. Rubino inoltre espose dottrine anarchiche secondo le quali non riconosceva la legge e i giudici che dovevano emettere la sentenza.
Rubino fu giudicato colpevole ed il tribunale lo condannò all'ergastolo.
L'anarchico italiano si spense il 14 marzo del 1918 nella prigione di Leuven, in Belgio.
Il colonialismo privato di Leopoldo II continuò a mietere vittime innocenti sino a quando, sull'onda del risentimento mondiale, nel 1908 il parlamento belga costrinse il re a cedere lo Stato Libero del Congo al governo del Belgio. Il paese fu ribattezzato Congo Belga.
Il 17 dicembre Leopoldo morì e la sua salma fu sepolta nella cappella reale della chiesa di Nostra Signora a Bruxelles.

Fabio Casalini


Bibliografia
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Maria Petringa. Brazza, A Life for Africa, 2006

David Van Reybrouck, Congo, trad. Franco Paris, Milano, Feltrinelli, 2014

FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.

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