Vite indegne di essere vissute


In Germania, durante il periodo nazista fu attuato il programma Aktion T4. Sostanzialmente consisteva nella soppressione assistita di persone affette da malattie genetiche inguaribili e di portatori di handicap mentali, ma non fisici, se non gravi.
I fautori del programma erano soliti definire i soggetti destinati all’eliminazione come “vite indegne di essere vissute”. Si ritiene, secondo le stime, che le prime fasi di Aktion T4 abbiano portato all’uccisione di un numero di individui compresi fra le 60.000 e le 100.0000. Durante l’ultima fase fu presa la decisione di terminare il 20% dei pazienti presenti negli istituti di cura, per un totale di circa 70.000 decessi. Nonostante la chiusura del programma, le morti assistite non cessarono. Alla fine del conflitto, in base ai documenti reperiti, si è potuta stimare una cifra complessiva che si aggirava intorno alle 200.000 persone.
T4 era l’ abbreviazione di Tiergartenstrasse 4, nome della via e del numero civico di Berlino dove era situata la sede della Gemeinnützige Stiftung für Heil- und Anstaltspflege, la Fondazione di beneficenza per assistenza sanitaria e istituzionale, ente pubblico per la salute e l’assistenza sociale. In realtà Aktion T4 era indicato sui documenti con il codice EU-Aktion o E-Aktion, dove E/EU indicavano eutanasia.
Il programma assolveva un triplice scopo: primo quello di diffondere il discorso eugenetico, cioè quell’insieme di teorie e pratiche miranti a migliorare le qualità di un certo gruppo d'individui, secondo quello di attuare la cosiddetta “igiene razziale”, cioè la purificazione della razza ariana, mediante il miglioramento della specie attraverso la selezione di caratteri genetici ritenuti positivi (eugenetica positiva) e l'eliminazione di quelli negativi (eugenetica negativa). Ultimo scopo, ma non per importanza, la volontà di diminuire le spese che lo stato sosteneva per le cure e il mantenimento nelle strutture ospedaliere dei pazienti affetti da disabilità, in un momento in cui la spesa bellica era ritenuta prioritaria rispetto a qualsiasi altra necessità. Pertanto, le suddette spese, considerate ingiustamente sostenute, avrebbero dovuto essere correttamente tagliate.
Per chiarire il pensiero hitleriano e nazista in merito ai disabili, anche se non credo sia necessario, vorrei riportare, prima di proseguire questo gravoso percorso, cosa ha scritto il Führer nel suo libro , in cui oltre a definire gli ebrei come un cancro da estirpare o come un virus, era solito riferirsi ai disabili come ad un elemento estraneo alla razza ariana, che andava necessariamente ripulita dai sub-umani.
In Mein Kampf, nel capitolo intitolato «Lo Stato», Hitler trattò dettagliatamente come, secondo lui, una nazione che poteva definirsi moderna e nazionalsocialista avrebbe dovuto trattare il problema: « Uno Stato nazionale in primo luogo dovrà innalzare il matrimonio dal grado di un continuo scandalo per la razza, e dargli la legittimità di un ordine chiamato a procreare creature fatte a somiglianza del Signore e non aborti tra l’uomo e la scimmia. [...] Lo Stato nazionale deve permettere che soltanto chi non è malato procrei figli, perché è contro la morale il generare bambini quando si è malati o difettosi. [...] Deve servirsi, per attuare ciò, delle più moderne scoperte mediche. Deve affermare che è incapace di procreare figli chi soffre di una malattia evidente o chi porta tare ereditarie. [...] Chi non è sano e degno di corpo e di spirito, non ha diritto di perpetuare le sue sofferenze nel corpo del suo bambino. Qui, lo Stato nazionale deve fornire un enorme lavoro educativo, che un giorno apparirà quale un'opera grandiosa, più grandiosa delle più vittoriose guerre della nostra epoca borghese….»
Sottolineo che comunque la Germania nazista non fu la sola nazione all’inizio del XX secolo in cui si discuteva di eugenetica.
Fu così che il 14 luglio 1933 fu discussa al parlamento tedesco la Gesetz zur Verhütung erbkranken Nachwuchses, letteralmente legge per la prevenzione della prole malata, conosciuta come “Legge sulla prevenzione della nascita di persone affette da malattie ereditarie”.
La legge rimase in attesa di promulgazione fino al 25 luglio, giorno in cui fu ratificata. Come mai?
Il 20 luglio fu firmato il Concordato con la Chiesa Cattolica, siglato da Eugenio Pacelli, futuro papa Pio XII, e Franz von Papen, per conto rispettivamente di papa Pio XI e del presidente tedesco Paul von Hindenburg. La promulgazione di una legge di questo tipo avrebbe suscitato l’imbarazzo generale. Viene spontaneo domandarsi se Pio XI fosse all’oscuro di tutto.
Con questa legge veniva stabilita la necessità di sterilizzare forzatamente le persone affette da malattie ereditarie, tra le quali frenastenia congenita (insufficienza, di gravità variabile, dello sviluppo psichico), schizofrenia, epilessia, cecità, sordità, còrea di Huntington (malattia genetica neurodegenerativa che colpisce la coordinazione muscolare e porta ad un declino cognitivo e a problemi psichiatrici), alcoolismo, ballo di san
Vito, ritardo mentale.
La sterilizzazione coatta era ampiamente accettata al fine di controllare le persone che soffrivano di disabilità ereditarie o che avevano manifestato un comportamento antisociale anche in altri stati, quali Stati Uniti, Svezia e Svizzera, per citare alcuni fra gli stati ritenuti oggi più democratici, Basti pensare che fra il 1935 e il 1976, in Svezia furono sterilizzate circa 62.000 persone.
Si procedette ad una stima del numero di individui da sterilizzare, calcolando che circa 410.000 malati in Germania avrebbero dovuto essere sottoposti al trattamento. Col tempo, il numero salì sensibilmente.
L’applicazione della legge venne affidata a Wilhelm Frick, ministro dell’Interno, che agì istituendo i cosiddetti
“Tribunali per la sanità ereditaria”, Erbgesundheitsgerichten, composti da due medici e un giudice distrettuale. I tribunali dovevano esaminare i soggetti internati nelle case di cura o negli istituti psichiatrici al fine di stabilire se sarebbe stato necessario o no sottoporli alla sterilizzazione. Gli elenchi dei pazienti da esaminare erano forniti direttamante dai responsabili degli istituti ai tribunali. Il loro era un obbligo di legge, in violazione del quale sarebbero incorsi in pesanti sanzioni.
Il 18 ottobre 1935 fu promulgata una seconda norma volta a facilitare la cosiddetta “igiene razziale”, la “Legge sulla salute coniugale”, che impediva i matrimoni e la procreazione tra persone disabili e consentiva pratiche abortive al fine di impedire la nascita di soggetti indegni di vivere.
A capo di Aktion T4 fu nominato il medico generale del Reich, Gherard Wagner, che negli ultimi mesi del 1938 lasciò il posto al suo vice, Leonardo Conti, di origine svizzero-ticinese.
Le decisioni prese in seguito all’applicazione del programma non piacevano ai parenti dei pazienti sottoposti al trattamento. Non mancarono le proteste popolari e le rimostranze, ma nonostante questo si stima che fra il 1933 e il 1939 furono sottoposte a sterilizzazione fra le 200.000 e le 350.000 persone, per le più donne. In alcuni casi la pratica fu applicata, oltre che per i motivi sopra menzionati, anche a scopo punitivo verso donne accusate di prostituzione o per colpire i nemici del partito, come si poteva evincere da una direttiva emessa da Martin Bormann, segretario personale del Fuhrer, che sottolineava come per stilare una diagnosi completa e veritiera bisognava tenere conto anche del comportamento politico e della morale di ciascun individuo.
In alcuni casi anche la Chiesa cattolica si oppose alle politiche razziali ed eugenetiche del regime, non riuscendo ad ottenere grandi risultati. Un ruolo importante, nel denunciare ciò che avveniva, fu svolto dal vescovo Clemens August von Galen, a cui fu affibbiato il soprannome di "Leone di Münster", proprio a causa della sua fervida opposizione.
L’eugenetica nazionalsocialista non colpì le persone affette da problemi fisici, ma solo coloro che soffrivano di problemi mentali e psichiatrici. Un esempio di questo discriminante era rappresentato dal ministro della propaganda, Joseph Goebbels, che zoppicava vistosamente a causa di una osteomielite che aveva contratto in età infantile.
Oltre a lui, di sicuro molto vicino a Hitler, vorrei menzionare il dottor Philipp Bouhler, uno dei principali esecutori del programma di eutanasia nazista, anche lui zoppicante a causa di una ferita riportata durante la Prima Guerra Mondiale, e Arthur Seyss-Inquart, massimo esponente del nazionalsocialismo austriaco, affetto dal cosiddetto “piede equino”, che lo costrinse ad una andatura claudicante per tutta la vita.
L’entrata in guerra della Germania inasprì la situazione. Era opinione comune del Fuhrer e dei sostenitori delle teorie eugenetiche che i malati sterilizzati ancora ospiti delle strutture dello stato e pertanto nutriti e mantenuti dallo stesso, fossero un peso economico considerevole, che distoglieva importanti risorse che avrebbero potuto essere utilizzate per curare e sostenere i valorosi soldati del Reich impegnati in battaglia o gli sfollati dei bombardamenti nemici.
Gli istituti religiosi, che si sarebbero opposti sicuramente all’eliminazione fisica dei pazienti, furono i primi ad essere chiusi. I degenti vennero trasferiti in strutture statali, per altro già sovraffollate, peggiorando la situazione e alimentando le tesi eugenetiche.
Ma la propaganda era già partita da anni e mirava ad un unico scopo: arrivare all’eutanasia.
Opuscoli, poster, film, mostravano ai tedeschi il costo del mantenimento negli istituti dei malati inguaribili.
Nelle scuole agli studenti era richiesto di risolvere problemi di questo tipo: « un malato di mente costa circa 4 marchi al giorno, un invalido 5,5 marchi, un delinquente 3,5 marchi. In molti casi un funzionario pubblico guadagna al giorno 4 marchi, un impiegato appena 3,5 marchi, un operaio [...] a) rappresenta graficamente queste cifre [...] »
La Hitler-Jugend, Gioventù hitleriana, che riuniva i giovani di età compresa fra i 10 e i 18 anni, riceveva in dotazione un manuale informativo all’interno del quale vi era un capitolo dedicato alla “Genetica e igiene razziale”, dove veniva riportato: «La maggior parte di coloro con malattie e deficienze genetiche sono completamente incapaci di sopravvivere da soli. Non possono badare a se stessi ma devono essere presi in cura dalle istituzioni. Ciò costa allo stato enormi somme ogni anno… In tutto il Reich tedesco spende circa 1.2 miliardi di marchi ogni anno per la cura ed il trattamento [medico] di cittadini con malattie genetiche.»
Agli studenti di 14 anni che finivano il loro ciclo di studi obbligatori, era distribuita una pubblicazione orientativa intitolata Du und dein Volk , “Tu e il tuo popolo”, in cui vi erano due capitoli dedicati all’esaltazione delle teorie eugenetiche, “Il problema ebraico” e “La grande importanza del tasso di natalità”.
Una propaganda serrata, che non lasciava nulla di intentato per far passare come buone e giuste le proprie idee di razza perfetta.
Nel 1938 la Cancelleria del Fuhrer ricevette una lettera da parte di una famiglia che gli rivolgeva un accorato appello. Le parole usate non erano certamente quelle scelta da genitori amorevoli. Nella lettera si chiedeva al capo del Reich di prendere in esame il caso del loro ultimo nato, al fine di valutare le sue condizioni disperate e di porre fine alla sua e alla loro sofferenza, causata dall’aver generato un figlio senza futuro. Sostanzialmente si chiedeva l’assenso ad una “uccisone pietosa”. Adolf Hitler mandò per valutare il caso direttamante il medico personale, Karl Brandt. La valutazione di Brandt confermava lo stato di salute irreversibile, così il piccolo fu “pietosamente ucciso”. Era il paziente zero.
Nel 1975, i genitori del piccolo Knauer, questo era il suo nome, sopravvissuti al conflitto, rilasciarono la seguente testimonianza: « Era proprio qui. Karl Brandt era qui, in piedi vicino alla finestra. Era alto e imponente. Sembrava che riempisse tutta la stanza. Mi spiegò che il Führer lo aveva mandato personalmente, e che era molto, molto interessato al caso di mio figlio. Il Führer voleva esplorare il problema delle persone prive di un futuro, la cui vita era senza valore. Da allora in poi, non avremmo più dovuto soffrire per questa terribile disgrazia, poiché il Führer ci aveva concesso l'uccisione pietosa di nostro figlio. In seguito avremmo potuto avere altri figli, belli e sani, di cui il Reich avrebbe potuto essere fiero. Si doveva costruire la Germania e c'era bisogno di ogni particella di energia. Ecco quel che mi spiegò Herr Brandt. Era un uomo magnifico: intelligente, molto convincente. Fu per noi come un salvatore: l'uomo che poteva sollevarci di un peso molto grande. Lo ringraziammo e gli esprimemmo tutta la nostra gratitudine. »
In seguito a questo caso, fu creato il Comitato del Reich per il rilevamento scientifico di malattie ereditarie e congenite gravi, con a capo lo stesso Karl Brandt. A dirigere il comitato vi era una commissione presieduta da uomini di fiducia di Hitler, in stretta collaborazione con il Dipartimento della Sanità. Il Führer in persona autorizzo a procedere con l’eutanasia in casi simili a quelli del piccolo. Nell’agosto del 1939 il Ministero dell’Interno emise un decreto che ordinava alle ostetriche e ai medici di segnalare tutti gli infanti nati con specifiche condizioni mediche, al fine di creare un archivio scientifico, necessario per poter procedere con le “uccisioni pietose”. Rientravano nell’elenco tutti i bambini di età inferiore ai 3 anni in cui era sospetta la presenza di una delle seguenti malattie: idiotismo e mongolismo (in particolare i casi che presentavano anche cecità e sordità), microcefalia (dimensioni della testa abnormemente piccole), idrocefalia grave o progressiva, ogni deformità, con particolare rilevanza ad arti mancanti, chiusura gravemente difettosa della testa e della colonna vertebrale, paralisi, incluso il morbo di Little (paralisi cerebrale che colpisce entrambe le gambe). Ciascun caso era sottoposto al vaglio dei membri della commissione, tre in tutto, che dovevano esprimersi all’unanimità per procedere alla soppressione.
Non tutti i genitori tedeschi erano d’accordo con il programma Aktion T4. I cattolici si opposero con decisione. Per vincere la loro reticenza veniva loro raccontato che per il bene dei bambini, sarebbero stati internati in “sezioni speciali” di cliniche pediatriche, al fine di ricevere le migliori cure e trovare una soluzione.
Dopo poche settimane di studio erano uccisi con una iniezione letale. Sul certificato di morte era riposata come causa del decesso la “polmonite”. L’autopsia era eseguita con lo scopo di studiare il cervello dei piccoli, per cercare di capire quali degenerazioni avesse subito.
Dopo lo scoppio del conflitto mondiale, nel programma furono inseriti anche i bambini più vecchi di 3 anni e gli adolescenti e fu aumenta la pressione sulla famiglie, affinché spontaneamente consegnassero i propri figli alle autorità competenti. In caso di opposizione, avrebbero perso la patri potestà su tutti i figli, inclusi quelli considerati sani. In ultima istanza, se la loro opposizione non fosse cessata sarebbero stati assegnati ad un incarico di “lavoro speciale”.
Il dottor Brandt e Philipp Bouhler, capo della Cancelleria del Fuhrer, si adoperarono con fervore a partire dal 1939 per estendere Aktion T4 anche ai soggetti adulti. Nel luglio del 1939 coordinarono un incontro a cui parteciparono il dottor Leonardo Conti, in qualità di Leader della Salute del Reich e di segretario di stato alla Sanità e il professor Werner Heyde, capo del servizio medico delle SS. Lo scopo dell’incontro fu quello di creare un registro nazionale unico che riportasse i nominativi di tutte le persone ospedalizzate o internate in istituti che erano affette da malattie mentali e disabilità fisiche.
Le prime vittime del programma furono di origine polacca, in seguito all’invasione. Erano i pazienti degli istituti e degli ospedali della regione Reichsgau Wartheland, regione creata dai nazisti nelle terre ad Ovest.
A Posen, per la prima volte fu utilizzato il monossido di carbonio per uccidere contemporaneamente migliaia di pazienti. Fu realizzata una sorta di camera gas, ideata da Albert Widmann, capo del reparto chimico della Kriminalpolizei, la polizia criminale tedesca.
Il programma di soppressione degli adulti prese ufficialmente il via con una lettera che Hitler mandò ai suoi efficienti collaboratori nel mese di ottobre che in un passo recitava così: «… perché ai pazienti considerati incurabili secondo il miglior giudizio umano disponibile del loro stato di salute possa essere concessa una morte pietosa.»
La lettera, per motivi legali e per giustificare le gassazioni già avvenute, fu retrodatata 1 settembre 1939.
Nel dicembre dello stesso anno, Heinrich Himmler in persona volle assistere a una gassazione, per accertarsi che avrebbe potuto essere impiegata in modo proficuo anche in seguito e per altri scopi.
Lo scritto del Führer era la sola base legale del programma, che avvalorava e appoggiava in pieno la visione spietata di Brandt e Bouhler. Tutti i collaboratori avrebbero dovuto rispondere a loro direttamante e loro a Hitler in persona. Nonostante questa unità di intenti, in Germania non furono mai approvate leggi che legalizzavano in pieno l’eutanasia.
A partire da ottobre, ospedali, case di riposo, sanatori, case per l’infanzia e tutti gli istituti che accoglievano soggetti che potevano rientrare nel programma, ebbero l’obbligo di segnalare alle istituzioni competenti tutti i pazienti ricoverati da 5 o più anni, i pazzi criminali, i non-ariani, gli schizofrenici, gli epilettici, gli affetti dal morbo di Huntington, i sifilitici gravi, i dementi, i paralitici, gli encefalici e tutti coloro che avevano condizioni neurologiche irreversibili. Nelle strutture reticenti alla collaborazione erano inviati team di dottori compiacenti o di studenti, che compilavano direttamante e spesso senza competenza, le liste da inviare al vaglio di una commissione speciale.
Come per la parte di eugenetica infantile, i moduli compilati erano inviati negli uffici della Tiergartenstrasse al n° 4. Durante la valutazione non si teneva conto del quadro storico clinico del soggetto esaminato, ma ci si limitava a leggere le informazioni riportate. Sul rapporto il medico metteva il segno +, per la morte, o il segno – per la vita. Qualche volta siglava con un ?, se era dubbioso sulla decisione da prendere.
Il fascicolo era esaminato da tre esperti; con tre + il paziente era destinato a morire.
Per la soppressione all’inizio, come per i bambini, si procedeva con una iniezione letale. Lo scoppio del conflitto resepiù difficile il reperimento dei farmaci. Per questo si decise, vista l’efficienza delle camere a gas avvalorata da Himmler stesso, di utilizzare il monossido di carbonio. L’impiego del gas prodotto industrialmente fu esteso a tutti i centri dell’Aktion T4, cioè al castello di Hartheim vicino a Linz in Austria, Sonnenstein in Sassonia, Grafeneck nel Baden-Württemberg, Bernburg in Sassonia-Anhalt, Brandeburgo sull'Havel nei pressi di Berlino, Hadamar in Assia.
I pazienti scelti per entrare nel programma erano accompagnati da soldati delle SS in camice bianco, per dare tranquillità e sicurezza e per non destare sospetti nei parenti. Venivano condotti in appositi centri di transito, vicini ai luoghi di destinazione, dove restavano sotto osservazione per qualche tempo, prima di essere condotti ai centri del programma per il “trattamanto speciale”. Questo termine lo sentiremo usare spesso, successivamente, nei campi di concentramento. Nessuno poteva far loro visita, non era permesso, e chi lo richiedeva veniva prontamente scoraggiato. Questo per evitare che si scoprisse che spesso e volentieri i prescelti venivano uccisi nel giro di 24 ore dall’arrivo nella struttura. Il successivo certificato di morte prodotto riportava una causa di morte verosimile ma falsa ed era spedito alla famiglia insieme ad un’urna con le ceneri del defunto.
Aktion T4 fu sospeso il 24 agosto del 1941, in seguito alle innumerevoli proteste dell’opinione pubblica e della parte religiosa della Germania nazista, che non riusciva ad intravedere l’impronta scientifica che le istituzioni volevano dare al progetto . In realtà il programma entrò semplicemente in una nuova fase chiamata di “eutanasia selvaggia”, prendendo il nome di Aktion 14f13, che si svolse all’interno dei campi di concentramento. Ma questa è un’altra storia, che racconterò a breve.
Voglio ricordare l'ultima uccisione di un bambino riconducibile ad Aktion T4, Richard Jenne di soli 4 anni, voluta da Hitler, che venne eseguita il 29 maggio 1945 presso l'istituto statale di Kaufbeuren-Irsee in Baviera, tre settimane dopo il termine del secondo conflitto mondiale in Germania.

Rosella Reali

Bibliografia 
Henry Friedlander, Le origini del genocidio nazista, trad. it. Editori Riuniti, Roma 1997 

Marco Paolini, Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute, Einaudi Torino 2012 

Giorgio Giannini, Vittime dimenticate, lo sterminio dei disabili, dei rom, degli omosessuali e dei testimoni di Geova, Stampa Alternativa, Viterbo 2011 

Adolf Hitler, La mia battaglia, XIIª ed., Milano, Bompiani, 1940, 

Robert J. Lifton, I medici nazisti. La psicologia del genocidio, Milano, BUR, 2003 

Miklós Nyiszli, Un medico a Auschwitz - Memorie di un medico deportato, Ginevra, Ferni, 1980


ROSELLA REALI
Sono nata nel marzo del 1971 a Domodossola, attualmente provincia del VCO. Mi piace viaggiare, adoro la natura e gli animali. L'Ossola è il solo posto che posso chiamare casa. Mi piace cucinare e leggere gialli. Solo solare, sorrido sempre e guardo il mondo con gli occhi curiosi tipici dei bambini. Adoro i vecchi film anni '50 e la bicicletta è parte di me, non me ne separo mai. Da grande aprirò un agriturismo dove coltiverò l'orto e alleverò animali. 
Chi mi aiuterà? Ovviamente gli altri viaggiatori.
Questa avventura con i viaggiatori ignoranti? Un viaggio che spero non finisca mai...

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