Pellegrinaggio laico: i luoghi di Darwin

Per chi come me si può tranquillamente dichiarare un adoratore di Charles Darwin e del lavoro della sua vita, lavoro scientificamente impeccabile e genialmente intuitivo che ha permesso all’umanità tutta di compiere uno straordinario balzo in avanti sul terreno della conoscenza, va da sé che il massimo modo per rendere omaggio ai luoghi della sua vita sarebbe fare il giro del mondo in barca, toccando gli straordinari luoghi da lui visitati negli anni dal 1831 al 1836.
E questa è la prima considerazione da fare, per i tanti di noi che faticano a muoversi dal cortile di casa e pensano di poter capire tutto senza fare lo sforzo di muoversi ed andare a vedere le cose lì dove accadono. Delle tante, forse questa è la prima lezione che ci ha lasciato Sir Charles: per iniziare a comprendere gli straordinari meccanismi che regolano la vita sulla terra dovette fare il giro del mondo.
Il suo fantastico viaggio a bordo della Beagle gli fece intuire che tutti gli esseri viventi, le loro forme e le loro caratteristiche seguivano delle regole complesse ma precise, chiare, ricostruibili e comprensibili alla mente umana. Senza osservare dal vivo l’immensa varietà della vita sulla Terra non avrebbe probabilmente mai iniziato a pensarci.
Ma poi ci mise vent’anni per capire davvero tutte quelle regole e trovare il modo di spiegarle e dimostrarle all’umanità intera. E furono anni di studi, discussioni, dispute, polemiche, dubbi e ricerche.
Mettendo un attimo da parte il giro del mondo, obiettivamente un po’ più complesso da realizzare, un pellegrinaggio laico nei luoghi della sua vita e della sua meravigliosa parabola scientifica deve ben cominciare da Londra. E tanto per iniziare dalla fine, dal luogo della sua sepoltura.
Dopo una vita passata fra polemiche e contestazioni anche feroci alle sue idee da parte di tanti ambienti accademici e a maggior ragione delle autorità religiose, ebbe poi i funerali di stato e venne sepolto con tutti gli onori nell’Abbazia di Westminster, com’era giusto che fosse.
Non finì lì per una sua presunta conversione sul punto di morte, fake news che fu fatta circolare ma che si dimostrò completamente inventata e smentita dai suoi stessi eredi, ma perché nonostante tutto anche la chiesa anglicana, come tutta l’Inghilterra, riconobbe il suo immenso contributo al progresso del pensiero filosofico e scientifico. Si può quindi andare a trovarlo lì, nella navata centrale, vicino alla famosa tomba di Newton, un altro uomo che, come lui, non ha lasciato l’umanità come l’aveva trovata.
(Le foto sarebbero vietate, ma io non potevo non rubarne almeno una. Anche se uguale a qualunque altra, dovevo avere perlomeno una immagine che fosse solo mia).
L’altro luogo irrinunciabile è la vera “casa” del suo pensiero, l’immenso scrigno che raccoglie le cause e le conseguenze di tutto il suo lavoro, e che vide le discussioni e le dispute provocate dalle sue idee: il Natural History Museum di Londra.
Il museo è giustamente famoso e merita una visita attenta e ammirata a prescindere dallo zio Charles. È una vera miniera di reperti, fossili, scheletri ed esemplari imbalsamati di forme viventi, di specie estinte e di meraviglie zoologiche, botaniche e geologiche. La sala centrale, dove troneggia un gigantesco scheletro di Diplodocus , è un giustamente celebrato capolavoro di architettura neogotica (che è stato anche ispiratore delle scenografie della scuola di Hogward nella saga cinematografica di Harry Potter).
E magnifica è la posizione dedicata alla statua di Darwin: in cima alla scala principale, seduto in posa elegante e pensierosa, scruta con lo sguardo severo e bonario di un padre saggio tutta la sala, i visitatori, l’intero museo, e da lì l’umanità intera. Impossibile non fermarsi davanti a lui tentando di sostenerne lo sguardo, sentendosi inevitabilmente inadeguati ma altrettanto rispettosamente riconoscenti.
E poi, con uno sforzo in più, occorre allontanarsi un po’ da Londra anche se non molto, perché la gran parte di quei vent’anni che passarono dal suo ritorno a casa dopo il giro del mondo alla pubblicazione de “L’Origine delle specie” (la bibbia del pensiero scientifico moderno), Darwin in realtà li trascorse in casa. Nella sua casa e nel suo giardino, in quella che una volta era la contea del Kent ed ora fa parte del distretto londinese di Bromley: Down House.
Ma sbaglieremmo se pensassimo che li trascorse solo a pensare e a scrivere. Nossignore. In quei lunghi anni, in quella casa e in quel giardino, riprodusse in miniatura ambienti naturali e situazioni sperimentali che gli permisero di mettere alla prova, e poi di dimostrare, le teorie che mano mano prendevano forma nella sua mente geniale. Gli esperimenti di Darwin rappresentano la più spettacolare serie di dimostrazioni di quanto anche un piccolo mondo possa contenerne migliaia, e possa rappresentare il tutto partendo dal minimo.
Down House, situata a pochi chilometri da un altro luogo denso di significati storici e letterari (Groombridge, che un giorno racconteremo), oltre ad essere uno dei tanti perfetti esemplari di cottage inglese, è anche il luogo dove tante piccole meraviglie hanno aperto all’umanità la conoscenza di come essa stessa si è sviluppata e ha preso il dominio sul Pianeta Terra.  
Lo studio di Sir Charles, così tipicamente ottocentesco, con la sua scrivania, la sua ricca libreria e soprattutto con i suoi fogli riempiti di parole e di schizzi, pieno di strumenti inequivocabili come lenti e microscopi di ogni tipo, ha visto nascere disegni e schemi come quello dell’albero delle specie, che da solo tutto racchiude e tutto svela.
Ha visto mettere alla prova, smentire e dimostrare sulla carta tutti i singoli problemi che si frapponevano al disegno complessivo della teoria dell’evoluzione delle specie per selezione naturale. E ha visto crescere delle piccole piante mentre con metodica pazienza Charles ne annotava e disegnava tutti i movimenti di crescita per capirne il meccanismo e il motore che li regolava.
E poi naturalmente la sua piccola ma straordinaria serra, dove ha trovato il modo di sperimentare come i semi possano viaggiare in mare per colonizzare isole anche molto distanti tra loro e diffondersi sulla terra.
Dove ha messo alla prova le più spettacolari orchidee per carpirne il segreto che le rendeva impollinabili da una e una sola specie di insetto. Dove ha passato giornate intere affascinato e intimorito dalla apparente insensatezza delle piante carnivore, vegetali che si comportano da predatori, per arrivare poi a comprendere non solo la necessità che le ha fatte capaci di assorbire dalla vita animale le sostanze nutritive che non trovavano nei loro terreni, ma anche gli incredibili meccanismi che erano state capaci di elaborare per arrivare a tanto, e soprattutto dimostrare che non si trattava di piante dotate di sistema nervoso come quello animale ma di piante come tutte le altre, che avevano “semplicemente” adattato gli stessi organi e le stesse cellule  di tutte le altre piante per ottenere funzioni e risultati totalmente diversi da quelli di qualunque altro vegetale (e se vogliamo ammirare magnifici esemplari di Orchidee e Piante carnivore come quelle studiate da Charles, il luogo sicuramente da non perdere è, tornando a Londra, la serra tropicale dei Kew Gardens).
E perché non restassero dubbi su quanto anche un ambiente controllato e familiare potesse rappresentare uno stimolo formidabile per il suo lavoro di genio, è stato capace di far diventare anche il suo piccolo sentiero nel bosco uno strumento indispensabile alla formulazione della sua teoria. E voglio chiudere raccontandovi come.
C’è un viale alberato che gira intorno a Down House. Quasi ogni giorno, sir Charles Darwin percorreva questo viale pensando alla soluzione ai problemi che si poneva. Il suo metodo, da scienziato autentico, era questo: appena aveva un’idea, iniziava a sottoporla a tutte le possibili obiezioni finché non ne trovava tutte le spiegazioni e la poteva considerare a prova di confutazione. È così che si fa.
Questo lavoro lo faceva mentalmente durante la sua passeggiata.
E ad ogni giro del bosco, spostava un ciottolo del sentiero sul bordo della strada.
Quando aveva risolto il problema, guardava quanti ciottoli aveva accumulato, quindi quanti giri aveva fatto pensando alla soluzione. In questo modo catalogava l’importanza e la difficoltà dei problemi che andava affrontando e risolvendo.
Fra le tante, Sir Charles è stato quindi capace di farci capire anche quanto le passeggiate nei boschi possano essere un’attività fondamentale, per ciascuno di noi e a volte anche per la storia dell’umanità.

Alessandro Borgogno


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ALESSANDRO BORGOGNO
Vivo e lavoro a Roma, dove sono nato il 5 dicembre del 1965. Il mio percorso formativo è alquanto tortuoso: ho frequentato il liceo artistico e poi la facoltà di scienze biologiche, ho conseguito poi attestati professionali come programmatore e come fotoreporter. Lavoro in un’azienda di informatica e consulenza come Project Manager. Dal padre veneto ho ereditato la riservatezza e la sincerità delle genti dolomitiche e dalla madre lo spirito partigiano della resistenza e la cultura millenaria e il cosmopolitismo della città eterna. Ho molte passioni: l’arte, la natura, i viaggi, la storia, la musica, il cinema, la fotografia, la scrittura. Ho pubblicato molti racconti e alcuni libri, fra i quali “Il Genio e L’Architetto” (dedicato a Bernini e Borromini) e “Mi fai Specie” (dialoghi evoluzionistici su quanto gli uomini avrebbero da imparare dagli animali) con L’Erudita Editrice e Manifesto Libri. Collaboro con diversi blog di viaggi, fotografia e argomenti vari. Le mie foto hanno vinto più di un concorso e sono state pubblicate su testate e network nazionali ed anche esposte al MACRO di Roma. Anche alcuni miei cortometraggi sono stati selezionati e proiettati in festival cinematografici e concorsi. Cerco spesso di mettere tutte queste cose insieme, e magari qualche volta esagero.

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