Mary Anning, la ragazza dei dinosauri


Mary era una ragazzina speciale. Ad appena 15 mesi il destino aveva deciso di portarsela via in modo davvero atroce. Era in braccio ad una amica di famiglia mentre tutti erano all’aperto ad assistere ad una manifestazione ippica. Scoppiò un temporale improvviso. La donna insieme ad altre due amiche, con Mary in braccio, si riparò sotto ad un albero. Un fulmine le colpì in pieno. Tutte e tre le donne morirono, lei rimase viva. Una specie di miracolo. Era nata nel 1799 da Mary Moore e Richard Anning, un falegname inglese del Dorset, contea ricca di spiagge e scogliere affacciate sulla manica. 


Negli anni a cavallo fra i due secoli la sua cittadina, Lyme Regis, divenne un luogo molto frequentato da nobili e middle class, e fra questi molti di loro amavano acquistare come souvenirs i piccoli fossili di ammoniti e belemniti (Conchiglie e cefalopodi preistorici), reperti curiosi e all’epoca poco conosciuti, che abbondavano sulle coste, e che un’infaticabile schiera di scalpellini locali si industriava ad estrarre dalle rocce per rivenderle ai facoltosi turisti. 
Fra questi anche Richard, suo padre, unì ben presto alla sua professione di artigiano del legno quella di cercatore di fossili, istruendo anche la piccola Mary Anning che rapidamente si rivelò dotata di un talento del tutto speciale per questa particolare attività, arrivando in poco tempo a contribuire in modo sostanziale al bilancio familiare, e trasformandolo poi in una professione vera e propria quando nel 1810 il padre Richard morì. 
L’attività era tutt’altro che semplice, e spesso pericolosa. Ci si arrampicava, in qualunque stagione e con qualunque tempo, su scogliere friabili a rischio di frane e cadute. Mary rischiò di nuovo la vita in uno dei cedimenti improvvisi delle pareti di calcare. Si salvò anche stavolta, ma perse la vita Tray, il suo amatissimo cane. 
La sua instancabile attività e il suo talento di ricercatrice erano destinati ad andare oltre le piccole conchiglie a spirale e le piccole seppie fossilizzate che quasi tutti i cercatori trovavano. Negli anni fra il 1809 e il 1811 (la data ancora oggi non è certa), suo fratello maggiore Joseph trova il teschio completo di un ittiosauro (rettile preistorico marino dalle forme di un delfino) e dopo pochi mesi Mary trova il resto dello scheletro. 

Sono i primi rinvenimenti di dinosauri acquatici, e l’identificazione è spesso incerta. Rivenduto come coccodrillo il fossile giunge sotto gli occhi e le mani esperte di Charles Konig, naturalista del British Museum. Viene quindi identificato e classificato come Ichtthyosaurus platyodon, una vera scoperta paleontologica, e il nome di Mary Anning comincia a non essere più così sconosciuto. 
Negli anni successivi Mary porterà alla luce altri scheletri di ittiosauro, ma i suoi straordinari rinvenimenti non si fermeranno lì. 
Nel 1820 Mary farà la sua scoperta forse più sensazionale: uno scheletro incompleto, seguito dopo due anni da uno completo e in perfette condizioni, di un rettile marino con un numero di vertebre cervicali assolutamente inverosimile (trentacinque). Nel primo periodo prevale lo scetticismo. Una delle maggiori autorità nel campo, l’anatomista francese Georges Cuvier, avanza sospetti di falsificazione. Una accusa infamante per chi lavorava in quel campo, e che avrebbe stroncato definitivamente la carriera di Mary, rendendo poco credibili da quel momento in poi tutti i suoi ritrovamenti. Fu proprio il secondo sensazionale ritrovamento, quello dello scheletro completo, e la convinta certificazione della Geological Society, a fugare gli ultimi dubbi e a convincere definitivamente anche Cuvier. Si trattava di un plesiosauro, straordinario dinosauro marino, le cui forme e dimensioni faranno poi da modello anche per tutte le fantasiose leggende relative al mostro di Loch Ness, nella vicina Scozia. 
I meravigliosi plesiosauri di Mary Anning possono oggi essere ammirati nel tempio inglese della Storia Naturale, la casa londinese dell’evoluzionismo di Darwin, il Natural History Museum, un luogo imperdibile per qualunque appassionato di natura, storia, preistoria ed evoluzione dei viventi. 
Nel 1828 Mary fa un altro colpo da prima pagina: la scoperta del primo rettile volante mai trovato in Inghilterra. E’ lo scheletro incompleto di un pterosauro, un Dimorphon macronyx, una specie nuova mai vista prima. Un anno dopo sarà la volta di una nuova specie di pesce preistorico, la Squaloraja (che prende il nome come incrocio fra squalo e razza, e il cui esemplare più completo verrà poi portato alla luce in Lombardia, nelle vicinanze di Osteno). 
Al di là delle singole scoperte, questa donna merita un particolare posto nella storia per il suo contributo metodologico all’intera disciplina della paleontologia, allora appena nata. 
La sua importanza è oggi riconosciuta ovunque, ma alla sua epoca, manco a dirlo, non fu affatto così. Il principale ostacolo al riconoscimento del suo valore fu il suo essere donna. Non era infatti ammessa in alcun modo ai suoi tempi l’iscrizione di donne a circoli o associazioni scientifiche, e per di più le sue umili origini la tenevano lontana dalle esclusive élite che governavano quei consessi di esperti. Molto spesso le sue scoperte vennero attribuite ad altri, e nonostante importanti scienziati la consultassero spesso proprio per la sua competenza in materia, quasi mai il suo nome veniva poi riportato nelle relazioni che questi poi stilavano e firmavano. Fecero eccezione William Buckland e proprio Georges Cuvier, che dopo la diffidenza iniziale iniziò a riconoscerle i meriti che le spettavano, e Louis Agassiz, valente biologo e paleontologo svizzero (benché antievoluzionista) che in segno di ringraziamento per il suo aiuto diede il suo nome a due specie di pesci fossili. 
Come spesso accade, i riconoscimenti inizieranno a venire soltanto verso la parte finale della sua vita, quando sopravvenute ristrettezze economiche e gravi problemi di salute (un cancro al seno che poi la porterà alla morte nel 1847) indurrano prima Buckland a intercedere presso il governo inglese per la concessione di una pensione, e poi la Geological Society di Londra a raccogliere dei fondi a lei destinati. 
Il presidente della Society, Henry De la Beche, alla sua morte le dedicherà un elogio funebre che verrà letto pubblicamente in assemblea e pubblicato sulla rivista ufficiale. Sarà la prima donna in assoluto ad avere questo onore. 
Si occuperà di lei anche Charles Dickens, dedicando alla sua vita un articolo sul settimanale “All the Year Round”, nel 1865. 
Da autodidatta, mai introdotta nei circoli scientifici, Mary sviluppò un approccio così rigoroso e sistematico nelle sue ricerche e nel trattamento dei suoi ritrovamenti da permettergli le originali scoperte che l’hanno resa famose, e tale da ritrovare ancora oggi molte delle sue tecniche e dei suoi metodi anche nella moderna paleontologia. 
Oggi Mary Anning è giustamente conosciuta in ambito scientifico e spesso celebrata in occasione di ricorrenze e altre manifestazioni accademiche. Recentemente è stato prodotto in inghilterra anche un film sulla sua vita, interpretato da Katherine Hamilton e sponsorizzato proprio dal Natural History Museum, la casa che oggi accoglie e custodisce le sue più preziose ed entusiasmanti scoperte. 
Vale sempre la pena ricordare che anche la Geological Society, pur riconoscendo alfine i suoi meriti e prodigandosi per il suo sostentamento gli ultimi anni della sua vita, non permise mai il suo ingresso nella società, in quanto donna. Almeno finché è stata in vita, i rigidi pregiudizi trasformati in regole ferree furono sempre più forti del suo talento indiscusso, contro ogni elementare evidenza. 
Il citato articolo di Charles Dickens, nel raccontare la vita di Mary, benché ancora in pieno Ottocento, si soffermava in modo adeguato proprio sulle difficoltà che aveva dovuto incontrare in quanto donna e per di più di origini non nobili. 
L’articolo del grande scrittore inglese si concludeva con la frase: "La figlia del carpentiere si è conquistata un proprio nome, e lo ha meritato.”

Alessandro Borgogno

Mary Anning 
(Lyme Regis21 maggio 1799 – Lyme Regis9 marzo 1847

Sitografia

ALESSANDRO BORGOGNO
Vivo e lavoro a Roma, dove sono nato il 5 dicembre del 1965. Il mio percorso formativo è alquanto tortuoso: ho frequentato il liceo artistico e poi la facoltà di scienze biologiche, ho conseguito poi attestati professionali come programmatore e come fotoreporter. Lavoro in un’azienda di informatica e consulenza come Project Manager. Dal padre veneto ho ereditato la riservatezza e la sincerità delle genti dolomitiche e dalla madre lo spirito partigiano della resistenza e la cultura millenaria e il cosmopolitismo della città eterna. Ho molte passioni: l’arte, la natura, i viaggi, la storia, la musica, il cinema, la fotografia, la scrittura. Ho pubblicato molti racconti e alcuni libri, fra i quali “Il Genio e L’Architetto” (dedicato a Bernini e Borromini) e “Mi fai Specie” (dialoghi evoluzionistici su quanto gli uomini avrebbero da imparare dagli animali) con L’Erudita Editrice e Manifesto Libri. Collaboro con diversi blog di viaggi, fotografia e argomenti vari. Le mie foto hanno vinto più di un concorso e sono state pubblicate su testate e network nazionali ed anche esposte al MACRO di Roma. Anche alcuni miei cortometraggi sono stati selezionati e proiettati in festival cinematografici e concorsi. Cerco spesso di mettere tutte queste cose insieme, e magari qualche volta esagero.

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