La grotta di Lascaux, la Cappella Sistina del Paleolitico

La grotta di Lascaux è una delle più importanti grotte dipinte del Paleolitico, per il numero e la qualità estetica delle opere in essa contenute. Talvolta è chiamata la Cappella Sistina del Paleolitico o la Cappella Sistina di Périgordien, secondo un'espressione attribuita a Henri Breuil. I dipinti e le incisioni non sono stati oggetto di datazione diretta e risalirebbero ad un periodo compreso tra i 18000 e i 17000 anni fa, datazione a cui gli studiosi sono giunti analizzando gli oggetti scoperti nella caverna. La grotta si trova nella regione della Dordogna, all'interno del comune di Montignac, a circa 40 km da Périguex e 25 da Sarlat-la-Canéda. 
Prima della sconvolgente scoperta della grotta, il nome Lascaux (o Las Cutz o La Coux, nome femminile derivato dall'occitano cous o cos, designava un luogo roccioso) era attribuito ad una signoria la cui presenza è attestata sin dagli inizi del XV secolo. Questo piccolo dominio comprendeva un casale, una fattoria e un mulino. Una descrizione, datata 1667, della tenuta indica che la zona era coperta da vigneti e da un bosco di castagni e ginepri. La proprietà della tenuta passò di mano svariate volte nel corso dei secoli, iniziando dalla famiglia Lascaux per finire alla famiglia La Rochefoucauld-Monbel, possessori delle terre al momento della scoperta della grotta. 

Sono state riportate diverse versioni, spesso contraddittorie e raccontate in modo fantasioso, della scoperta della grotta di Lascaux. Secondo la versione più frequente, il giorno 8 di settembre del 1940 Marcel Ravidat scoprì, casualmente inseguendo il proprio cane, l'ingresso della cavità durante una passeggiata con i compagni Jean Clauzel, Maurice Queyroi e Louis Perier. Il cane di Ravidat, inseguendo un coniglio, si fermò nei pressi di una buca situata dove un albero era stato sradicato: si trattava di un'apertura di circa 20 centimetri di diametro che non permetteva l'esplorazione. Lo stesso ragazzo, lanciando sassi per stanare il coniglio, scopre che il foro comunica con una grande cavità. Quattro giorni dopo, il 12 settembre, Ravidat, equipaggiato con lampada ad olio e sciabola, tornò sul luogo dell'albero sradicato insieme ad altri tre ragazzi. I quattro giovani entrarono per la prima volta nella grotta scoprendo le mirabili pitture sulle pareti. Dopo diverse visite uno dei ragazzi, Jacques Marsal, rivelò la scoperta ai genitori, che si erano preoccupati vedendolo tornare coperto di polvere. La notizia giunse al professore dei ragazzi, Leon Laval, che il 16 settembre eseguì una prima esplorazione. Laval decise di avvertire immediatamente lo studioso di preistoria Henri Breuil, che si trovava nella regione per sfuggire all'occupazione della Francia. Breuil fu il primo studioso ad entrare ed ammirare le pitture rupestri di Lascaux. La visita avvenne il 21 settembre del 1940, meno di 10 giorni dopo la prima esplorazione da parte dei ragazzi. 
Henri Breuil, noto come padre Breuil, fu un prete cattolico francese e studioso della preistoria. Fu soprannominato il Papa della Preistoria grazie ai suoi contributi per gli studi sull'epoca paleolitica e sull'arte rupestre preistorica. Morì nel 1961.
Dopo la prima visita Breuil chiese ai ragazzi di controllare la grotta giorno e notte per evitare qualsiasi degrado. Per questo motivo allestirono un campo nei pressi dell'ingresso. I ragazzi pensarono di poterci guadagnare ed offrirono l'ingresso alla grotta per 2 franchi. I primi visitatori non esitarono a graffiare la vernice o incidere le loro iniziali sulle pareti. Nel 1947 il proprietario della grotta, la famiglia La Rochefoucauld-Monbel, fece installare una porta iniziando altri lavori di sviluppo per rendere accessibile al pubblico la meravigliosa scoperta. I lavori furono affidati a Yves-Marie Froidevaux, capo architetto dei monumenti storici di Francia. Il sito fu aperto al pubblico il 14 luglio del 1948. L'insegnante dei ragazzi che scoprirono, casualmente, l'ingresso della grotta fu nominato curatore della grotta di Lascaux. L'entusiasmo delle persone fu tale che oltre un milione di persone visitarono il sito tra il 1948 ed il 1963. A partire dal 1955 gli studiosi notarono segni di deterioramento dovuti all'eccesso di anidride carbonica prodotta dal respiro dei visitatori. Tale sostanza provoca la corrosione delle pareti. Nel 1957 fu istituito un sistema per rigenerare l'aria e stabilizzare la temperatura. Le visite non diminuirono, crescendo sino all'incredibile cifra di 1000 persone al giorno. Nel 1960 comparve la malattia verde: le emissioni di anidride carbonica provenienti dalle visite, la temperatura troppo elevata e l'illuminazione artificiale provocarono la diffusione di una colonia di alghe sulle pareti. Malgrado vari tentativi per migliorare la situazione all'interno della grotta, iniziò a proliferare l'idea di realizzare una replica delle pareti della grotta. Nel 1963 Lascaux fu chiusa al pubblico permettendo il restauro delle pitture. Nel 1983 fu aperta alle visite la replica che assunse il nome di Lascaux 2. Oggi le pitture rupestri originali sono monitorate quotidianamente da un team di studiosi poiché delle infestazioni fungine mettono a rischio questo incredibile lascito dei nostri antenati.
Analizziamo quali sono i motivi per cui la grotta di Lascaux rappresenta la cappella Sistina del paleolitico. Una degli spazi più famosi è la grande sala dei tori. Le pareti di questa sala sono di calcite e non si prestano alle incisioni, per cui è adornata solo con dipinti di dimensioni impressionanti. Alcune rappresentazioni arrivano a misurare anche cinque metri di lunghezza. Nella grande sala dei tori sono raffigurati gli uri, disposti su due file che si fronteggiano. L'uro è un grande bovino estinto, diffuso originariamente in Europa. L'ultimo uro visto vivo, una femmina, morì nel 1627 nelle foreste della Polonia. Tornando all'interno della grotta di Lascaux, gli uri sul lato nord sono accompagnati da una dozzina di cavalli e da un grande animale enigmatico recante due linee rette sul davanti (motivo che gli valse il soprannome di liocorno). Sul lato sud troviamo tre grandi uri accanto a tre piccoli, dipinti di rosso, a sei piccoli cervi e all'unico orso della grotta. All'interno delle altre stanze sono rappresentati felini, cervi, mucche e bisonti. Tra questi animali vi è l'eccezionale rappresentazione di un cavallo visto di fronte, raffigurazione inconsueta per il paleolitico dove gli animali erano dipinti di profilo. Nella scena del pozzo è presente la figura più enigmatica di Lascaux: un uomo schematizzato che appare di fronte a un bisonte con un giavellotto conficcato nel ventre. L'uomo è itifallico, ossia con pene eretto, con le braccia aperte. La sua posizione apparente dipende dal punto di osservazione: vicino alla figura umana vi è un rinoceronte nell'atto di defecare. 
Alcuni temi, come i bisonti incrociati e i cervi che nuotano, sono peculiari di Lascaux, dove abbondano i graffiti sopra gli animali, forse giavellotti, o i segni su cui affondano le zampe di alcuni animali, come i felini dell'ultima parte del santuario. In rapporto alla grande varietà di figure, esiste una certa unità di stile: sembra trattarsi di una cavità in cui, durante un periodo relativamente breve, sono state prodotte una grande quantità di figure. 
Dal 1983 è aperta Lascaux II, la replica della sala dei tori e della galleria dipinta, situata a 200 metri dalle grotte originali. Lascaux II dal 2008 è divenuta la principale meta di visita, dopo la chiusura del complesso originario. Dal 1983 la replica della grotta di Lascaux ha attirato oltre 8.000.000 di visitatori. Un nuovo progetto hi-tech, una immensa replica di 900 metri quadrati denominato Lascaux 4, aperto nel dicembre del 2016 prevede, nel tempo, di staccare oltre 400.000 biglietti d'ingresso all'anno. 
Sarà anche per questo che la Francia ha un numero di turisti notevolmente superiore a quello dell'Italia.

Fabio Casalini


Bibliografia
Florian Berrouet, « Lascaux, le symposium de la dernière chance ? », Archéologia, no 465, 2009, p. 4-5

Florian Berrouet, « Lascaux, enquête sur une crise bactérienne », Archéologia, no 489, 2011, p. 26-35

Régis Delpeuch, Quand Marcel et ses amis découvrirent la grotte de Lascaux, éditions Scrineo, 2016

Arl. Leroi-Gourhan et J. Allain (sous la dir. de), 1979, Lascaux inconnu, XIIe supplément à Gallia Préhistoire, CNRS

Muriel Mauriac, Les animaux de Lascaux, Éditions circonflexe, 2015

T. Guiot-Houdart, 2004, Lascaux et les mythes, Périgueux, Pilote 24 édition, 352 p. (ill. coul. et nb schémas)

Julien d'Huy et Jean-Loïc Le Quellec, 2010, "Les animaux ‘‘fléchés’’ à Lascaux: nouvelle proposition d’interprétation. Préhistoire du Sud-Ouest 18(2): 161-170

FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.

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