Il crollo del campanile di San Marco

Il campanile di San Marco per i veneziani è El parón de casa, il padrone di casa. Insieme alla basilica e alla piazza sottostante, rappresenta uno dei principali monumenti e simboli d'Italia. La prima domanda che sorge spontanea è relativa alla persona di San Marco. Le notizie sono scarse. Sappiamo che morì ad Alessandria d'Egitto nella seconda metà del I secolo e che fu discepolo dell'apostolo Paolo e in seguito di Pietro. E' tradizionalmente ritenuto l'autore del Vangelo secondo Marco. Le informazioni sulla vita di Marco sono sparse nel Nuovo Testamento, altre sono contenute nella Storia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea e negli Atti apocrifi di Marco. Nacque in Palestina o a Cipro intorno al 20. Dal Nuovo Testamento si può risalire al fatto che fosse cugino di Barnaba, quindi ebreo. Non esistono notizie certe su dove, come e quando Marco morì. Eusebio sostiene che la morte avvenne ad Alessandria d'Egitto, città nella quale fu fondatore della chiesa locale nonché primo vescovo, dove fu ucciso e il suo corpo trascinato per le vie cittadine. Questa versione dei fatti è riportata anche nella Legenda Aurea. 
La seconda domanda attiene al perché San Marco sia sepolto a Venezia. Affrontiamo un salto nel tempo e nello spazio. Anno 828, Alessandria d'Egitto. Un paio di secoli prima i Saraceni avevano invaso la città e conquistato l'Egitto. L'imperatore bizantino vietò a tutte le regioni dell'impero di commerciare con gli infedeli. Nel gennaio di quell'anno una nave veneziana giunse nel porto di Alessandria d'Egitto. Esistono due diverse versioni che riguardano l'arrivo della nave nel porto. La prima ritiene che il naviglio fu costretto a riparare nel porto a causa del mare tempestoso che non permetteva la navigazione, la seconda e, forse, la più accreditata, ricorda che a bordo della nave vi erano mercanti veneziani partiti dalla laguna con la chiara intenzione di portare il corpo di San Marco evangelista nella nascente città veneta. A bordo dell'imbarcazione vi erano anche Bono da Malamocco e Rustico da Torcello. Qualunque sia stata la loro intenzione all'imbarco, quando giunsero nella città egiziana si resero conto della grave situazione in cui versava la cristianità a causa dell'oppressione Saracena e dei continui furti, e distruzioni, che gli stessi perpetravano a danno delle chiese locali. 
I due mercanti si recarono presso il Santuario dove giaceva il corpo di San Marco per ringraziare Dio di averli salvati nella pericolosa navigazione. Giunti sul luogo trovarono i custodi della chiesa preoccupati per la situazione che si stava delineando. Spiegarono che il Governatore Arabo si accingeva alla distruzione del Santuario. Il califfo voleva tutti i marmi e le colonne per erigere un palazzo maestoso ad Alessandria. I lavori di distruzione stavano iniziando con l'invio di grandi schiere di operai saraceni, quindi il tempo per il salvataggio stringeva. I due mercanti decisero, o forse erano partiti da Venezia con questo preciso intento ma non lo sapremo mai, di prelevare i resti dell'apostolo. I custodi, di origine greca, mostravano grande dolore per la sparizione degli oggetti preziosi dal Santuario ma premevano affinché il corpo restasse nella città egiziana. Bono e Rustico impiegarono molte ore a convincerli che in Laguna l'apostolo sarebbe stato venerato da tutto il popolo e che avrebbe riposato all'interno della più bella chiesa della cristianità. Sopraggiunta la notte i due veneziani forzarono il sepolcro di marmo, estraendo il corpo di San Marco e sostituendolo con quello di San Claudio. Negli attimi immediatamente successivi allo scambio l'aria del Santuario si riempì di un intenso profumo dovuto agli unguenti con cui era stato imbalsamato il corpo dell'apostolo. 
I resti furono adagiati in tele di lino sopra le quali fu stesa una grande quantità di ortaggi. Il tutto fu nuovamente ricoperto, questa volta di carne di maiale. La cesta fu caricata sulle spalle di alcuni marinai con destinazione il porto di Alessandria. Durante il tragitto il piccolo corteo fu fermato dalle guardie saracene poste all'imbocco del porto; dovevano controllare il contenuto. A quel punto i mercanti gridarono "khanzir, khanzir", ovvero maiale, maiale. I saraceni a quelle parole indietreggiarono lasciando caricare il tutto sulla nave. L'astuzia veneziana, ancora una volta, ebbe il sopravvento. I saraceni si turarono il naso per non essere infettati dall'odore dell'impuro animale. La nave lasciò immediatamente il porto di Alessandria d'Egitto per fare rotta su Venezia. Il viaggio fu avventuroso. L'apparizione di San Marco ai marinai colti dal sonno evitò anche un naufragio. Giunsero infine nella zona del lido. Uno sparuto gruppo di marinai lasciò la nave per andare in città ad informare le autorità del loro arrivo. La notizia si sparse come il vento che, rapido, giunge da est. Uomini e donne giubilanti correvano tra i canali. Il Doge, accompagnato dal vescovo e da tutto il clero, si avvicinò al naviglio intonando esso stesso canti di gaudio. I resti dell'evangelista furono traslati in una zona di Palazzo Ducale a disposizione delle preghiere di tutti i veneziani. Per molti giorni e molte notti una fila ininterrotta di persone fece visita al corpo, chiedendo le grazie più disparate. Nei giorni seguenti il Doge, Giustiniano, decise che alla sua morte una cospicua somma andasse alla costruzione di una grande chiesa che potesse accogliere la salma del santo. Il fato volle che poco tempo dopo la morte colse Giustiniano. In pochi anni fu eretta la Basilica di San Marco. Alla conclusione dei lavori il corpo fu solennemente traslato all'interno della maestosa chiesa. I simboli di San Marco divennero i simboli di Venezia. Addentriamoci ora nella storia dell'alta torre campanaria.  
La costruzione, su cui poi fu eretto il campanile, ebbe in origine la funzione di torre di avvistamento e di faro, risultando presente a partire dal IX secolo. La torre fu rimaneggiata nei secoli XII e XIV. Nel 1489 fu seriamente danneggiata da un fulmine che distrusse la cuspide in legno. Nel 1511 fu colpito da un terremoto che rese necessario l'avvio di lavori di consolidamento. La storia di Venezia, e dell'Italia, passò sotto la maestosità del campanile sino a quando, nella primavera del 1902, iniziarono a manifestarsi preoccupanti segnali di cedimento: furono rilevate screpolature e fenditure sul lato settentrionale. Sopralluoghi tecnici esclusero problemi strutturali seri. Il 12 luglio dello stesso anno si assistette ad una copiosa caduta di calcinacci. Il giorno successivo si riscontrarono problemi che preoccuparono le autorità tanto da sospendere un concerto che avrebbe dovuto svolgersi in Piazza San Marco. La mattina del 14 luglio 1902, alle ore 9 e 47 minuti, il campanile crollò. 
Alvise Zorzi, nel libro Venezia scomparsa, riporta: "La fenditura sul fianco del colosso si apre spaventosamente: lo specchio che fronteggia la Basilica si piega squarciandosi e mentre la folla lancia un urlo prolungato e si diffonde un cupo rumore di rovine e di schianti, l'enorme pinnacolo della cella campanaria dondola con due o tre lenti movimenti da destra a sinistra e da sinistra a destra, torcendo gli archi che lo reggono e spezzandoli: il colosso si accascia su se stesso e cede, cede insaccandosi. La terra traballa, si eleva una gigantesca nube di polvere e in essa si inabissa l'angelo d'oro... La polvere si rovescia per tutto, come la cenere di un'eruzione vulcanica, e acceca la gente terrorizzata che si disperde spezzando i vetri dei negozi in una fuga pazza". Fortunatamente non ci furono vittime e i danni, agli edifici nelle vicinanze, furono limitati. La sera stessa fu convocato d'urgenza il consiglio comunale che deliberò l'immediata ricostruzione. Furono stanziate 500.000 lire per i lavori. La prima pietra del ricostruendo campanile fu posata il 25 aprile del 1903. Il sindaco, Filippo Grimani, durante il discorso ripeté più volte la frase che diventerà il motto della ricostruzione: com'era, dov'era. I lavori durarono sino al 6 marzo del 1912. Il nuovo campanile fu inaugurato il 25 aprile del 1912, in occasione della festa di San Marco. 
Ultima piccola annotazione: le immagini che rappresentano il crollo del campanile sono tutte false poiché quel giorno non furono scattate fotografie. Malgrado la falsità conclamata ritengo possano aiutare a comprendere l'angoscia e l'ansia di quel terribile momento.

Fabio Casalini

Bibliografia
AA.VV., Il campanile di San Marco - Il crollo e la ricostruzione, Milano, Silvana editoriale, 1992 

Alvise Zorzi, Venezia Scomparsa, pag. 157, Mondadori 2001

Carla Coco, Venezia quotidiana: una guida storica, Laterza, 2005 

Giulio Lorenzetti, Venezia e il suo estuario, Trieste, Edizioni Lint, 1963

Giuseppe Tassini, Curiosità veneziane, Venezia, Filippi editore, 1988

Marco Boscolo Bielo, Crollo e ricostruzione del Campanile di San Marco, Roma, Legislazione Tecnica Editrice, 2012 


FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.


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