La chiesa di Madonna di Campagna e l'assedio di Torino

Secondo la tradizione i Frati Minori Cappuccini provenienti dalla Provincia Ligure giunsero nella zona nord ovest di Torino denominata Madonna di Campagna nel 1538, pochi anni dall avvio della Riforma cappuccina. Infatti l’ ordine nacque intorno al 1520 circa,quando il frate francescano osservante Matteo da Bascio ordinato sacerdote nella regione delle Marche, si convinse che lo stile di vita condotto dai francescani del suo tempo non era quello che San Francesco aveva immaginato. Egli desiderava ritornare allo stile di vita originario in solitudine e penitenza come praticato dal fondatore del suo ordine.
Nel 1557 il Consiglio dei Decurioni della Città di Torino concesse ai frati la facoltà di officiare nella chiesetta campestre dedicata a Nostra Signora di Loreto , comunemente detta La Madonna delle Campagne e, dieci anni dopo nel 1567 permette loro di costruire un convento con tredici celle dove 1590 si tenne il capitolo provinciale. Il 24 aprile 1619 il convento è assegnato alla nascente nuova Provincia Pedemontana (o della Santa Sindone e dal 1622 di S. Maurizio martire).
Per adempiere a un voto fatto durante la grande pestilenza del 1629-1631 venne eretto un pilone votivo (che nel 1936 sarà ricollocato nel muro di cinta del convento e riconsacrato).
Nel 1667, per interessamento della duchessa Cristina di Savoia, il convento è interamente ricostruito e sopraelevato di un piano contando cosi venticinque celle per ospitare i frati residenti e accogliere quelli forestieri di passaggio. L'ampliamento della struttura rende possibile che il convento divenga per alcuni anni anche sede di Noviziato (1682-1688). Viene anche restaurata la chiesa.
Nel 1706 vi è l’ assedio di Torino da parte dei francesi e e la chiesa e il convento si trovano nella zona di battaglia. La chiesa viene occupata dalle truppe francesi e i soldati francesi caduti nel conflitto trovano li sepoltura Una trascrizione di queste vicende è raccontata in un raro manoscritto autografo dell' allora guardiano dei cappuccini. Nel 1802, a seguito della legge di soppressione di Napoleone, i frati sono cacciati dal loro convento: solo due religiosi possono rimanervi ad officiare la chiesa. Questa piccola presenza permette che, nel 1815 (al ristabilimento della Provincia dei Cappuccini del Piemonte), Madonna di Campagna possa essere il primo convento riaperto e destinato a sede di Noviziato (1818-1851) in cui professano alcuni giovani religiosi destinati a onorare particolarmente l'Ordine cappuccino. Nel luglio 1834 il vescovo di Torino promuove la chiesa in parrocchia (la seconda affidata all'Ordine cappuccino in Italia) assegnandole il titolo della "Annunciazione della Beata Maria Vergine di Campagna" o "Madonna di Loreto". La vecchia chiesetta conventuale diventa così luogo d'incontro e di preghiera per i residenti di un vasto territorio. Il 13 ottobre 1835 la chiesa viene affiancata da un solido e decoroso campanile alto 18,5 e composto di 39.650 mattoni e 500 quadrettoni in terra cotta), che accoglie tre campane fuse presso la Casa Ghermagnano di Torino (la prima di 7,5 q; la seconda di 4 q e la terza di 3,5 q). Nel 1883, su progetto dell'ing. Giovanni Battista Ferrante, si avvia la costruzione di una nuova grande chiesa parrocchiale di stile neoromanico, a tre navate e con volte a crociera. L'artistico e snello edificio sorge sopra l'antica chiesa, che può così funzionare regolarmente fino a conclusione dei lavori. A compimento dell'intervento edilizio, il campanile è sopraelevato di circa 22 metri.
L’ 8 settembre 1906 per la celebrazione dei duecento anni dell’ assedio di Torino del 1706 , i sovrani in visita a Torino inaugurano una lapide all’interno della chiesa e il monumento alla Patria opera dello scultore Leonardo Bistolfi posto nel piazzale antistante la chiesa.
Nel 1940 scoppia la seconda guerra mondiale e la minaccia aerea su Torino si fa incombente. I primi bombardamenti sono condotti con pochi aerei ed i danni e le vittime per la città sono limitati. Ma da metà novembre del 1942 iniziano i duri bombardamenti notturni della RAF condotti con un gran numero di aerei e con un alto potenziale distruttivo. Siamo all’ otto dicembre 1942. Nella giornata si svolgono nella chiesa della Madonna di Campagna festose celebrazioni per la festa dell’ Immacolata Concezione. Verso le 20 suona l’ allarme aereo e molte persone delle case vicine si rifugiano nella chiesa e nel convento credendo nella protezione e nell’ immunità degli edifici religiosi. L’ attacco aereo inizia alle 20.30 ed è condotto da 118 bombardieri Lancaster e rovescia sulla città 128 bombe dirompenti compresi 4 block-buster da 8000 libbre e 46 da 4000 oltre a decine di migliaia di spezzoni incendiari che provocano violenti incendi nelle abitazioni colpite. Alla fine le vittime in città saranno in tutto 212. Durante l’ incursione un block-buster centra in pieno la chiesa, la costruzione si affloscia su se stessa completamente distrutta. Resta intatto solo il campanile ancor oggi esistente. Il sacrestano e frate Venanzio durante il bombardamento salgono sul campanile invece di rifugiarsi da qualche altra parte, uno strano comportamento che però miracolosamente salva loro la vita L'incredibile sta nel fatto che il sacrestano soffriva di claustrofobia e non riusciva a stare al buio in mezzo a tanta gente. Sotto le macerie rimangono 64 vittime innocenti (5 frati, tra cui il neoeletto parroco, e 59 cittadini, rifugiati nel salone sottostante la chiesa. Dall'impressionante devastazione emerge miracolosamente intatta la statua della Madonnina del Borgo, mentre resta a svettare il solo campanile. I pochi superstiti raccontano la scena terribile della chiesa completamente rasa al suolo ed il convento ridotto ad uno scheletro. Frammenti di pietra sono volati fino in corso Grosseto distante un centinaio di metri. 
Padre Lorenzo e padre Filippo scampati miracolosamente alla morte usciti dal loro rifugio (una stanza nello scantinato del convento) non erano più in grado di individuare l’ ubicazione della chiesa. Molti ex voto riguardanti l’ avvenimento sono esposti al Santuario della Consolata fra cui quello di Frate Teodoreto Porro rimasto illeso sotto le macerie. Il monumento alla patria di Leonardo Bistolfi che si trovava davanti la chiesa viene completamente distrutto e solo qualche frammento è ricomparso qualche anno fa. Di esso non rimane che il calco nella Gipsoteca Bistolfi di Casale Monferrato. I progetti di massima di una nuova chiesa sono affidati all'architetto Giuseppe Cento. L'8 dicembre 1949, settimo anniversario del bombardamento aereo, il cardinal arcivescovo di Torino Maurilio Fossati benedice la prima pietra del nuovo edificio. Il cantiere prosegue fino al 17 maggio 1952, giorno in cui viene inaugurato il nuovo edificio. La facciata, è in mattone; il triplice portico ne rompe l'uniformità con un'ampia feritoia a forma di croce. Tutt'intorno, l'edificio è sovrastato da una serie di piccoli archi, che si aprono su una galleria superiore. Il corpo dell'edificio, a tre navate, misura esternamente 50 m in lunghezza, 28 nella sua parte più larga e 28,3 nel punto più alto del tetto. Poi con il passare degli anni si cercò di dimenticare questa tragedia. Nel 2002 per il sessantesimo anniversario del bombardamento, il giornalino della parrocchia pubblicò un racconto, letto in teatro e basato sulle testimonianze dei sopravvissuti. Al racconto della tragedia ricordata dai superstiti, si aggiunse la considerazione che «quasi sempre i libri di storia sono scritti dai vincitori», suggerendo implicitamente che è diversa la realtà vissuta, poiché parte della storia di un popolo vinto, non aveva avuto riconoscimento. Si dovette infatti aspettare il settantesimo anniversario per l’inaugurazione di un memoriale ufficiale: il 6 dicembre 2012, un giardino del quartiere fu intitolato ai caduti del bombardamento di, con la partecipazione del sindaco di Torino e del presidente del consiglio comunale.

Luciano Querio

Bibliografia 
Pier Luigi Bassignana Torino sotto le bombe nei rapporti inediti dell'aviazione alleata  Edizioni del Capricorno 2013

Guido Guidi Le chiese di Torino danneggiate dalla guerra

Torino. Rivista mensile municipale agosto 1949

Torino 1938-45. Una guida per la memoria 

Città di Torino - Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea "Giorgio Agosti" – Edizioni Blu 2010 

Fulvio Peirone Torino sotto attacco Priuli Verlucca La Stampa 2016

LUCIANO QUERIO
Sono di origine canavesana essendo nato a Cuorgnè nel 1958. Sono sempre stato amante dell’arte, della storia e della filosofia medievale. Nel tempo libero mi diletto a fotografare. Pur amando i viaggi mi sento profondamente radicato alla mia terra. Così parafrasando Cesare Pavese il paese dove sono nato ho creduto da bambino che fosse tutto il mondo. Adesso che il mondo in piccola parte l' ho visitato davvero, ho visto che è fatto di città e di tanti piccoli paesi… perciò da bambino non mi sbagliavo poi di molto...Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, nel fiume e nella montagna che ti guarda dall’ alto c'è qualcosa di tuo che anche quando non ci sei resta sempre ad aspettarti…

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