I romanzi, i demoni e il suicidio di Emilio Salgàri

Sono un vinto: non vi lascio che 150 lire, più un credito di altre 600 che incasserete dalla signora....”.

Era la mattina del 25 aprile del 1911, Emilio Salgàri lasciò sul tavolo tre lettere. Poco dopo uscì di casa per prendere il solito tram. A differenza delle altre giornate torinesi, portò con se un rasoio nascondendolo nella tasca dell'abito. Le lettere, abbandonate sul legno della tavola di casa, erano indirizzate ai figli Omar, Nadir, Romero e Fatima. All'interno degli scritti lasciava precise indicazioni sul luogo dove ritrovare il proprio cadavere. Il corpo senza vita del grande romanziere fu rinvenuto, casualmente, da una lavandaia ventiseienne, Luigia Quirico, con la gola e il ventre squarciati atrocemente. Nella mano ancora stringeva il rasoio del terribile gesto. Si uccise in una sorte di seppuku, rituale giapponese per il suicidio in uso tra i samurai, con gli occhi rivolti verso il sole. I funerali avvennero in una Torino impegnata ad affrontare il 50° anniversario dell'Unità d'Italia. Fu velocemente dimenticato dalla memoria collettiva.
Chi era Emilio Salgàri?
Potremmo dire che fu un grande scrittore italiano di romanzi d'avventura, ma sarebbe banale poiché la sua vita fu avventurosa quasi quanto gli scritti che hanno fatto sognare milioni di persone. E' conosciuto per essere il padre di Sandokan e dei cicli dei Pirati della Malesia e dei Corsari delle Antille. Scrisse romanzi storici, tra cui Cartagine in fiamme, e diverse storie di fantasia. In uno di questi voli futuristici, Le meraviglie del Duemila, prefigurava la società attuale a distanza di quasi un secolo. Emilio nacque a Verona nel 1862 da padre veronese e madre veneziana. Crebbe nella deliziosa Valpolicella, quella zona collinare veneta che precede l'inizio delle Prealpi veronesi. Dal 1878 studiò al Regio Istituto tecnico e nautico di Venezia. Abbandonò gli studi senza riuscire nell'impresa che sognava sin da bambino: divenire capitano di marina. Rientrò a Verona per svolgere l'attività giornalistica. La prima opera che riuscì a pubblicare, nelle appendici dei giornali, fu il racconto I selvaggi della Papuasia, diviso in quattro puntate. Il giornale che pubblicò la prima opera di Salgàri fu il settimanale milanese La Valigia. Negli anni successivi riuscì a pubblicare sul quotidiano veronese, La nuova Arena, il romanzo La tigre della Malesia. Lo scritto, uscito a puntate, riscosse un notevole successo, ma non ebbe alcun ritorno economico significativo. Negli anni successivi divenne redattore per l'Arena, svolgendo una intensa attività con vari pseudonimi, Emilius e Ammiragliador. 
Il carattere impulsivo lo portò a sfidare a duello, il 25 settembre del 1885, un redattore del quotidiano rivale l'Adige, tale Giuseppe Biasoli. Il rivale aveva messo in discussione le esperienze marinare di cui Salgàri si vantava. La grave offesa doveva essere pulita con il sangue. Così avvenne. Il duello si svolse a Verona, nei pressi del Chievo, e si concluse con il ferimento del redattore dell'Adige. Salgàri fu condannato dal tribunale al pagamento di trenta lire a al confino di sei giorni a Peschiera. Pochi mesi dopo morì la madre di Emilio e, nel 1889, il padre si suicidò. Luigi Salgàri credendosi malato incurabile, si gettò nel vuoto dalla finestra della casa di parenti. Luigi fu il primo di una lunga scia di suicidi che ruotò intorno alla famiglia Salgàri. Nel 1892 Emilio sposò un'attrice di teatro, Ida Peruzzi. Molti decenni dopo Giovanni Arpino scriverà di un amore grande, di come lei lo amò sino alla pazzia, purtroppo verificatasi, e lui sino al suicidio. Dato che l'attività di Emilio era l'unica che procurava denaro alla famiglia, Ida si prestò a scrivere per lui lettere di lavoro, lo sorresse e lo assecondò in quasi tutte le richieste. Poco dopo nacque la prima figlia, Fatima. I Salgàri decisero di trasferirsi in Piemonte poiché Emilio aveva ottenuto un buon contratto con un editore. Verso la fine del 1897 Donath, il nuovo editore con cui aveva iniziato a collaborare, lo convinse a trasferirsi a Genova, nel quartiere Sampierdarena. L'anno successivo pubblicò quello che è considerato il suo capolavoro, Il Corsaro Nero. 
Il 3 aprile del 1897, su proposta della regina d'Italia Margherita di Savoia, Salgàri fu insignito del titolo di cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia. Nel 1900 si trasferì definitivamente a Torino, in una casa nei pressi della biblioteca civica centrale che raggiungeva ogni mattina in tram. All'interno della biblioteca Salgàri trovava mappe e resoconti di viaggi esotici, che rappresentavano la base dei suoi fantastici romanzi. In quelle stanze, fredde e poco frequentate, nacquero nella sua mente luoghi e personaggi che ancora oggi fanno sognare diverse generazioni di lettori. Gli anni spesi tra Genova e Torino furono i più prolifici della vita. Tra il 1894 e il 1896 pubblicò 5 titoli, tra cui il romanzo Attraverso l'Atlantico in pallone. Il motivo di tale mole di lavoro era da ricercarsi nell'esigenza continua di denaro che serviva alla famiglia per ripagare i debiti, che Salgàri continuava ad accumulare. In quello stesso periodo la moglie Ida iniziò a dare segni di follia e si moltiplicarono i debiti che Emilio fu costretto a contratte per poter pagare le cure. Nel 1911, dopo un rapido peggioramento della salute mentale della donna, Ida fu costretta ad entrare in manicomio.

«A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna.»

Le condizioni della famiglia si fecero oltremodo precarie, nonostante l'incredibile mole di lavoro di Emilio. I rapporti con gli editori si fecero tesi, tanto da rompere il sodalizio con Donath e passare a Bemporad. Per la nuova casa editrice scrisse in quattro anni, tra il 1907 e il 1911, 19 romanzi. Il successo, soprattutto tra i ragazzi, continuò portando diversi titoli a vendere oltre 100.000 copie. Per mantenere quei ritmi di lavoro fu costretto a scrivere oltre 3 pagine al giorno. Emilio Salgàri scriveva fumando cento sigarette al giorno accompagnandole ad un bicchiere di marsala dopo l'altro. Malgrado l'enorme successo di pubblico, la critica ignorava completamente la sua produzione. Non fu mai considerato dai circoli letterari dell'epoca. Nel 1909 scriveva all'amico Gamba, pittore: «La professione dello scrittore dovrebbe essere piena di soddisfazioni morali e materiali. Io invece sono inchiodato al mio tavolo per molte ore al giorno ed alcune della notte, e quando riposo sono in biblioteca per documentarmi. Debbo scrivere a tutto vapore cartelle su cartelle, e subito spedire agli editori, senza aver avuto il tempo di rileggere e correggere».
La situazione finanziaria, i ritmi di lavoro e la nostalgia della moglie portarono il romanziere oltre il limite. I nervi non ressero. Già nel 1909 provò a suicidarsi gettandosi sopra una spada, ma fu salvato dalla figlia Fatima. L'ultima intervista la rilasciò ad un giornalista del Mattino di Napoli, Antonio Casulli, che incontrò Salgàri nel 1910. In seguito disse d'aver respirato un'atmosfera triste e malinconica in quella casa. Il 25 aprile del 1911, dopo aver abbandonato tre lettere sul tavolo di casa, Salgàri decise di chiudere la sua avventura in questo mondo. La famiglia Salgàri conobbe continue tragedie poiché nel 1914 la figlia Fatima, giovanissima, morì a causa della tubercolosi. 
La moglie Ida morì in manicomio nel 1922. Il figlio Romero si suicidò, terzo dopo il nonno e il padre, nel 1931. Nel 1936 morì anche Nadir in un tragico incidente in moto. L'ultimo figlio, Omar, si suicidò lanciandosi dal secondo piano del suo alloggio del quartiere San Donato. Correva il 5 novembre del 1963.
Salgàri ha lasciato un patrimonio di personaggi immortali, di romanzi intrisi d'azione ed avventura, capaci di condurre il lettore in mondi lontani. La narrazione di Salgàri avvenne grazie ai libri e alle mappe che trovava di volta in volta nelle varie biblioteche.
Che scrittore quel Salgàri!

Fabio Casalini

Bibliografia

Claudio Gallo, La penna e la spada. Il furioso Giannelli e la libera brigata de "La Nuova Arena" (1882-1886), Verona, Gemma Editco, 2000


Felice Pozzo, Emilio Salgari e dintorni, premessa di Antonio Palermo, Napoli, Liguori, 2000

Vittorio Sarti, "Bibliografia Salgariana" Libreria Malavasi, Milano 1990

Vittorio Sarti, "Nuova Bibliografia Salgariana" Sergio Pignatone Editore, Torino 1994

Silvino Gonzato, Emilio Salgari. Demoni, amori e tragedie di un capitano che navigo' solo con la fantasia, Vicenza, Neri Pozza 1995

FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.

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