Garcia de Orta, un vile marrano ai tempi del colera

Garcia de Orta nacque a Castelo de Vide, probabilmente nel 1501, figlio Fernao da Orta, mercante, e Leonor Gomes. Garcia aveva tre sorelle, Violante, Catarina e Isabel. I genitori erano ebrei spagnoli fuggiti, come molti altri, in Portogallo al tempo del decreto di Granada. Il decreto dell'Alhambra, noto anche come decreto di Granada, fu emanato dai re cattolici di Spagna, Isabella di Castiglia e Ferdinando II d'Aragona, il 31 marzo del 1492 con l'obiettivo di espellere le comunità ebraiche dai regni spagnoli e dai loro possedimenti a partire dal 31 luglio dello stesso anno. Pochi anni dopo un provvedimento di tal genere, e con medesimi effetti, entrò in vigore anche nel Regno portoghese con il sovrano Manuele I. Nel 1497 la famiglia di Garcia de Orta fu forzatamente convertita al cristianesimo e i suoi componenti classificati, in modo dispregiativo, come marranos, ovvero suini. I marranos si differenziavano dai conversi, anch'essi ebrei convertiti al cristianesimo, poiché continuavano segretamente a praticare il giudaismo.

Garcia de Orta grazie alle intuizioni e agli aiuti di un nobile di Castelo de Vide, Dom Fernao de Sousa signore di Labruja, riuscì a studiare in Spagna presso le università di Alcala de Henares e Salamanca. Si laureò e torno in Portogallo nel 1525, due anni dopo la morte del padre. Praticò la medicina prima a Castelo de Vide e successivamente, a partire dal 1526, a Lisbona, città nella quale ottenne la cattedra universitaria nel 1532 e divenne medico reale con Giovanni III del Portogallo. 
Temendo il crescente potere dell'inquisizione portoghese, ed eludendo il divieto di emigrazione per i marranos, Garcia riuscì a salpare per l'India portoghese nel marzo del 1534 come medico a bordo della flotta di Martim Alfonso de Sousa, figlio di quel Dom Fernao amico del padre di Garcia. Nel settembre dello stesso anno raggiunse Goa, insediamo stabile portoghese dal 1510, anno nel quale riuscirono a sconfiggere i re del Bijapur con l'aiuto degli alleati locali. Gli invasori europei incoraggiarono la conversione al cattolicesimo, spesso attraverso misure repressive che costrinsero una parte consistente della popolazione a convertirsi. Garcia e de Sousa viaggiarono per diverso tempo sino a quando, nel 1538, si stabilirono a Goa.
Garcia ricoprì il ruolo di medico del viceré e del governatore portoghese, entrando in contatto con la dinastia Nizam Shah. Dopo poco tempo fu nominato medico personale del Sultano ed insegnante di portoghese del figlio. Inoltre iniziò a guadagnare con il commercio delle spezie, delle medicine e delle pietre preziose. Studiò la farmacopea e la pratica dei medici asiatici.
Nel 1543 sposò la ricca cugina Brianda de Solis, conversa, rifugiata a Goa per fuggire al potere dell'inquisizione portoghese. Dal rapporto tra Garcia de Orta e Brianda nacquero due figlie. La madre e le sorelle di Garcia, ancora residenti a Lisbona a metà del cinquecento, rischiarono l'incriminazione da parte dell'inquisizione. L'accusa fu quella di praticare in segreto il giudaismo.
Nel 1549 tutta la madre e due delle sorelle riuscirono a fuggire dal Portogallo rifugiandosi a Goa, dove Garcia le attendeva. Nel frattempo il medico del viceré riuscì a fondare un orto botanico sull'isola deserta di Bombay. In quel contesto incontaminato riuscì a sperimentare la coltivazione di piante provenienti dall'Europa, dall'Iran e dalla Cina. La mente geniale di Garcia de Orta non si limitò alla botanica ed alla farmacopea. Fu il primo europeo a descrivere le malattie tropicali asiatiche, soprattutto il colera, e ad eseguire la prima autopsia registrata in India su una vittima del colera.
Garcia de Orta fu il primo relativamente a quello spicchio di mondo poiché alcune descrizioni storiche del colera si trovano già a partire dal V secolo prima della nascita di Cristo. Per conoscere nel dettaglio la malattia dovremmo attendere la metà dell'ottocento, periodo a cui si riferiscono gli studi del medico inglese John Snow. Il batterio fu identificato la prima volta nel 1854 dall'italiano Filippo Pacini e studiato dettagliatamente nel 1884 dal medico tedesco Roberto Koch. Il nome deriva dal greco choléra, dove cholé è la bile, che indicava la malattia che scaricava con violenza gli umori del corpo e lo stato d'animo conseguente, la collera. Ritornando a Garcia de Orta, nel 1563 pubblicò il primo libro di medicina tropicale redatto da un europeo, Coloquios dos simples e drogas e cousas medicinais da India. Il volume fu scritto sotto forma di cinquantotto conversazioni tra il dottor Ruano e lui stesso, con appassionate digressioni sugli elefanti, sugli ospedali per uccelli e sui movimenti delle flotte cinesi.
Nello stesso periodo l'inquisizione portoghese decise di aprire un tribunale a Goa, poiché doveva occuparsi anche dei possedimenti d'oltremare. Anche nelle colonie, l'ambito primario di attività erano i convertiti poiché i tribunali ecclesiastici potevano giudicare solo i battezzati. Il fatto che l'ambito di competenza della magistratura civile fosse limito territorialmente mentre quello dei tribunali inquisitoriali si estendeva a tutti i battezzati, ovunque si trovassero, fece si che i sovrani si servissero degli inquisitori, chiaramente complici di questo sistema, al di là degli scopi puramente religiosi. I compiti dell'inquisizione si estesero ai libri, alla stregoneria e alla bigamia. 
Gli inquisitori divennero uno strumento per intervenire nella vita civile e culturale della società. A Goa l'inquisizione si stabilì regolarmente a partire dal 1560, con il compito di sorvegliare le persone che si erano convertite dall'induismo al cristianesimo.
I guai per Garcia de Orta iniziarono poco dopo la pubblicazione del libro perché, all'interno dello stesso, consigliava l'uso dei profumi per distendersi, fatto considerato sacrilego dalla chiesa.
Garcia morì nel 1568, apparentemente senza aver sofferto un'incriminazione da parte dell'inquisizione portoghese.
L'anno seguente, 1569, una delle sorelle, Catarina, accusata di giudaismo fu catturata, processata e arsa viva a Goa.
Il destino della madre, delle altre sorelle, della moglie e delle figlie è avvolta da un fitto mistero.
Cosa rimane degli studi di Garcia de Orta?
Di lui nulla poiché nel 1580 fu condannato, postumo, dall'inquisizione per giudaismo. 
I resti furono esumati, bruciati e le ceneri disperse alla fine di un autodafé dove il medico fu rappresentato in effige, la quale immancabilmente aiutò il fuoco nel suo lugubre lavoro.
I suoi libri furono bruciati.
Per fortuna, precedentemente, alcune versioni del libro di Garcia furono pubblicate in latino a partire dal 1567 e in italiano, a cura di Annibale Briganti, dal 1576. Le versioni ebbero molto successo, tanto da essere ristampate sino al 1605.
Dal 1855 il giardino pubblico della capitale di Goa, Panijm, è intitolato a Garcia de Orta.
Il Portogallo non dimenticò il grande medico dedicandogli un francobollo nel 1963 e la banconota da 20 escudos nel 1971.

Fabio Casalini

Bibliografia
Roddis, Louis (1931). "Garcia da Orta, the first European writer on tropical medicine and a pioneer in pharmacognosy".Annals of Medical History.

Révah, I. S. (1960). "A família de Garcia de Orta". Revista da Universidade de Coimbra

Pimentel, Juan; Soler, Isabel (2014). "Painting naked truth: the Colóquios of Garcia da Orta (1563)". Journal of early modern history

Saraiva, António José (2001). The Marrano Factory: The Portuguese Inquisition and Its New Christians 1536-1765

Jacques Attal (2014)i, Dizionario innamorato dell'ebraismo, Fazi editore


FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.

Commenti

  1. "Marrano" era l'epiteto dispregiativo che i cristiani usavano verso i "conversos" sospetti di essersi convertiti solo di facciata. Non c'era una "classificazione" a sé stante più o meno ufficiale.
    Curiosa l'etimologia della parola: quasi certamente viene dall'arabo andaluso "muharrám", la cui radice trilittera indica una cosa proibita dalla religione, ed è poi transitato attraverso il mozarabo fino a finire nello spagnolo moderno come "marrano". È oggi sinonimo di "maiale" come animale in vari paesi ispanofoni, nonché di persona "sporca" o "disonesta" praticamente ovunque.
    Ottimo post (come sempre).

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    1. Ciao Fabio.
      Grazie per i complimenti e per la dettagliata spiegazione della parola "marrano".
      Ci tornerò sicuramente perché ho appena iniziato a spolverare gli appunti di inquisizione spagnola e portoghese.
      Fabio

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