Girolamo Donzellini, il medico che fu condannato a morte mediante affogamento

Le fredde cronache ci ricordano che Girolamo Donzellini, o Donzellino, nacque in quel di Orzinuovi nel 1513, e che svolse la professione di medico. In giovane età aderì al protestantesimo e subì diversi processi per eresia sino a quando nel 1587 fu condannato a morte, nella città di Venezia, mediante affogamento. L'annegamento fu utilizzato come mezzo per infliggere la pena di morte ai rei di particolari reati come il caso della poena cullei che il diritto romano riservava ai parricidi. Immediatamente dopo la condanna, il reo era tradotto in carcere con gli zoccoli di legno ai piedi e un cappuccio di pelle di lupo in testa. Il parricida era poi frustato con le verghe del colore del sangue e quindi cucito in un sacco di cuoio impermeabile insieme ad un cane, un gallo, una vipera o una scimmia, se si trovava, e dopo essere stato trasportato attraverso la città sopra un carro trainato da un bue nero era gettato nel Tevere, o in alternativa in mare. Analoga ma leggermente diversa era la mazzeratura che era destinata a coloro che si erano macchiati di tradimento e consisteva nell'annegamento della vittima dopo che la stessa era stata rinchiusa in un sacco, senza il rituale classico della poena cullei.


Girolamo fu uno dei figli di Buonamonte Donzellini, un veronese che emigrò ad Orzinuovi dove si sposò ed ebbe almeno tre figli. Uno di questi, Cornelio, entrò nell'ordine domenicano. Girolamo studiò nel comune dell'attuale provincia di Brescia insieme ai fratelli. Tra gli insegnanti Michelangelo Florio, religioso che conoscerà nel 1548 le carceri dell'inquisizione per aver aderito al protestantesimo. Michelangelo, noto come Micheal Angelo, in seguito all'adesione alle idee riformate svolse la propria attività di pastore in Inghilterra e nel Canton dei Grigioni. Il frate francescano è noto per essere stato padre di John Florio, che fu il primo traduttore degli Essais di Montaigne in lingua inglese e si ritiene possa essere stato anche il traduttore anche del Decameron di Boccaccio. John Florio è considerato tra i possibili autori delle opere di William Shakespeare, il quale secondo teorie non dimostrate non avrebbe scritto le opere cui è legato il nome. Si ritiene che l'adesione di Donzellini alla Riforma sia avvenuta in giovanissima età poiché, come lo stesso Girolamo affermerà nei processi, la casa paterna era frequentata da un nutrito numeri di eretici appartenente sia al clero che alla borghesia del luogo.


Tra i nomi che si ricordano quello del libraio Ziletti e del poeta Moneta. Il percorso di studi di Girolamo non si concluse ad Orzinuovi in quanto studiò a Brescia e all'Università di Padova, laureandosi in medicina nel 1541. Lo stesso anno ottenne la cattedra di teoria medica nell'università nella quale si laureò. In questo periodo si moltiplicarono le conoscenze complesse ed eretiche di Girolamo: un prete antitrinitario, tal Pietro Manelfi, durante un processo, che si svolse in un periodo successivo, dichiarò che conobbe il Donzellini nel periodo padovano e aggiunse d'averlo visto leggere libri proibiti. Nel 1543 Girolamo si trasferì a Roma, città nella quale poteva esprimere il suo enorme potenziale. Divenne inizialmente medico del segretario Duranti e successivamente di Giulio delle Rovere, che saranno entrambi nominati cardinali. Nel frattempo aderì ad un circolo, considerato eretico, retto dall'arcivescovo di Otranto Pietro Antonio di Capua. La vita del ristretto gruppo di pensatori fu devastata dall'arresto di uno di loro, Diego de Enzinas, nel 1545. Lo spagnolo prima di finire sul rogo, ca va sans dire, fece i nomi di tutti gli aderenti al circolo eretico. Girolamo fuggì rapidamente a Venezia, dove continuò ad esercitare la professione medica e a frequentare aderenti alla religione riformata.


Secondo alcune fonti sembrerebbe che ricoprì un ruolo di rilievo nell'avventurosa fuga di due suore, appartenenti all'alta nobiltà veneziana, dal convento di Santa Lucia. Tra le importanti frequentazioni di questo periodo veneziano si ricordano Vincenzo Maggi, ex frate benedettino, Ortensio Landro, letterato, e Pietro Perna, editore. Nel 1553 nuovamente l'inquisizione s'interessa a Girolamo: nella primavera di quell'anno Vincenzo Maggi e la moglie furono denunciati riuscendo però a sottrarsi all'arresto fuggendo a Coira, in Svizzera. Purtroppo Donzellini fu oggetto di delazione da parte di un amico di vecchia data, quel Giordano Ziletti che frequentava la casa paterna, divenuto informatore dell'inquisizione veneziana. Scattò immediatamente la perquisizione a casa del medico: furono rinvenuto libri di matrice luterana e una compromettente corrispondenza. Girolamo, insieme ai coniugi Maggi, fuggì da Venezia. I tre furono condannati in contumacia poco prima del Natale del 1553. A partire dagli inizi del 1554 le notizie riportano un uomo in fuga: nel 1554 sostò a Ferrara alla corte della duchessa Renata, poi si trasferì prima a Padova e successivamente a Germania, nella città di Tubinga. Alla fine del breve soggiorno in terra germanica, si trasferì a Basilea dove incontrò l'amico di vecchia data Perna. Nella città elvetica cercò appoggi influenti che gli permettessero di rientrare in territorio italico senza pericoli.
Girolamo Donzellini pensò d'essere riuscito nell'intento quando l'arciduca, e prossimo imperatore, Ferdinando d'Asburgo si prodigò per il suo ritorno contattando, nel 1555, prima il nunzio apostolico di Venezia, Zaccaria Dolfin, e successivamente il Doge in persona, all'epoca Lorenzo Priuli. Quasi 5 anni dopo, nell'estate del 1560, Girolamo otteneva garanzie di poter tornare in laguna. Il 12 novembre si presentò spontaneamente di fronte all'inquisizione veneziana per chiarire la propria posizione. Durante lo svolgimento del processo Donzellini asserì che frequentando molte persone non poteva conoscere le idee religiose di tutti coloro con cui entrava in contatto, che per lavoro doveva leggere una grande quantità di libri ed infine che alcune idee eretiche gli erano state trasmesse dal fratello Cornelio, deceduto alcuni anni prima. Concluse affermando la propria buona fede e l'ortodossia delle idee in materia religiosa, riscontrabili dal suo ritorno a Venezia per sottomettersi spontaneamente al volere dell'Inquisizione. La sentenza giunse il 4 febbraio del 1561. Il Donzellini, dopo regolare abiura, fu condannato ad un anno di reclusione nel convento dei Santi Giovanni e Paolo. Grazie alle amicizie influenti riuscì ad ottenere diversi permessi per curare i propri affari. Nel dicembre dello stesso anno era libero. Girolamo decise di trasferirsi a Verona, dove si sposò e continuò la professione medica. Nel 1574 l'inquisizione tornò a bussare alla sua porta. Fini sotto processo a Verona, ma fu prontamente trasferito a Venezia. Nella città che si affaccia sulla laguna fu duramente torturato e confessò che l'abiura del 1561 non era stata completamente sincera. Con la voce rotta dalla fatica e dal dolore del rigoroso esame ammise d'aver seguito le idee luterane sin dalla gioventù ma che abbandonò la chiesa riformata con il ritorno a Venezia del 1560. Urlò d'essere ritornato all'ortodossia cattolica. Il 9 giugno del 1575 l'inquisizione decise per una seconda abiura con la conseguente condanna al carcere a vita. La fortuna del medico fu la sfortuna di molti. Nel 1576, pochi mesi dopo l'ingresso nelle carceri veneziane, giunse in Italia un'ondata di peste. Girolamo, nella sua qualità di medico, fu temporaneamente scarcerato affinché si adoperasse contro l'epidemia. Le amicizie influenti e la sua azione a favore degli ammalati li valsero la liberazione, giunta direttamente da Roma il 19 aprile 1577. Nella casa di Venezia gli fu affidato, perché lo curasse e lo custodisse, un letterato di Ferrara, Nascimbene Nascimbeni, che aveva condiviso con Donzellini la cella nel carcere di San Giovanni in Bragora. Le colpe del Nascimbeni? Essere un seguace dell'eretico Giorgio Siculo. Esattamente un anno dopo l'affido a Girolamo, Nascimbeni fugge facendo perdere le proprie tracce. Donzellini fu accusato di complicità e negligenza e condannato ad una multa e gli fu proibito l'esercizio dell'attività medica. Dopo questo ennesimo scontro con l'Inquisizione veneziana di lui non si trovano notizie sino al 1587, anno in cui fu nuovamente catturato e sottoposto a processo per il fatto d'aver dichiarato pubblicamente di leggere libri luterani. A causa dei suoi precedenti non poté evitare la condanna a morte tramite affogamento, che avvenne all'inizio della primavera del 1587.


Fabio Casalini


Bibliografia

Archivio di Stato di Venezia, Sant'Uffizio, Apologia, b. 39.

Frederic C. Church, I riformatori italiani, (1932), 2 voll., Milano, Il Saggiatore, 1967

Enrico Alberto Rivoire, Eresia e Riforma a Brescia, in «Bollettino della Società di studi valdesi», CV, 1959

Enrico Alberto Rivoire, Eresia e Riforma a Brescia, in «Bollettino della Società di studi valdesi», CVI, 1959

Aldo Stella, Dall'anabattismo al socinianesimo nel Cinquecento veneto, Padova, Liviana, 1967

Carlo Ginzburg, I costituti di don Pietro Manelfi, Firenze-Chicago, Northern Illinois University Press, 1970

FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.

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