Ognissanti e Halloween, tra storia e tradizioni

Da quando ero bambino il Primo Novembre era la festa di Ognissanti, seguita dal giorno della commemorazione dei defunti. Il ricordo di quando ho sentito parlare per la prima volta di Halloween è sfocato nella mia mente, ma tutti gli anni si ripropone il dilemma: Ognissanti o Halloween? 
Ho provato a fare qualche ricerca sulle origini delle due feste, apparentemente lontane tra loro. Nel seguito dell'articolo potrete leggere quello che ho trovato.
Premetto che lo scritto si ripropone esclusivamente di fornire qualche spunto di riflessione, lungi da me la volontà di denigrare lʼuno in favore dellʼaltro. Soprattutto, nonostante la buona volontà, senza dubbio qualche cosa mi sarà sfuggita pertanto vi invito, qualora vi faccia piacere, a  suggerire opportune precisazioni o differenti punti di vista.
La storia che voglio provare a raccontare affonda le proprie radici nella verde Erin, oggi Irlanda, dominata dal popolo dei Celti. In quella terra il primo novembre segnava la fine dell'estate a cui seguiva un lungo festeggiamento: il Samhain, che deriva dal gaelico Samhuinn, con il significato "summer's end" ovvero fine dell'estate. I celti erano un popolo di pastori e contadi. Durante l'estate avevano coltivavano con fatica i campi che il quel periodo donavano frutti, ed il bestiame era pronto per affrontare l'inverno. Finalmente il tempo del riposo era giunto, ma il momento più difficile doveva ancora giungere. Per questo motivo tramite il Samhain era esorcizzato l'arrivo dell'inverno, con un rito di passaggio e di ringraziamento alle divinità.
Nell'ottavo secolo papa Gregorio III dedicò una cappella di San Pietro alle reliquie dei Santi Apostoli e di tutti i santi, martiri e confessori, stabilendo il Primo Novembre come data commemorativa. Nacque così la festa di Ognissanti, che fu ufficializzata quasi un secolo più tardi in tutto l'impero di Carlo Magno. In realtà una ricorrenza simile si festeggiava già il giorno dell'anniversario della consacrazione della chiesa di Santa Maria ai Martiri, avvenuta il 13 maggio del 609 o del 610. Papa Gregorio III decise di unificare le ricorrenze in un unico giorno, appunto il Primo Novembre.
Circa trecento anni più tardi San Odilo, abate del monastero di Cluny, stabilì nella data del 2 novembre il giorno di commemorazione dei defunti. Secondo antiche credenze, in quel giorno i morti ritornerebbero nel mondo terreno peregrinando per le strade o tornando alle proprie case. Così, seguendo la tradizione, i fedeli si travestivano da diavoli o santi accendendo dei grandi falò: ecco gli albori della festa dei Morti che si diffuse a macchia d'olio in tutta Europa. 
Alle soglie del secondo millennio, il calendario liturgico si arricchiva quindi di due nuove feste tra le già molteplici esistenti nel Medioevo e di cui oggi per la maggior parte se ne è persa traccia. In epoca medievale, il territorio Europeo, fu teatro di una molteplicità di espressioni liturgiche in cui la celebrazione della messa era solo una parte della “festa” a cui i fedeli partecipavano mangiando insieme, ballando e divertendosi.
Ancora ai giorni nostri parte di questa “festa”, al di là della celebrazione Eucaristica, permane specialmente in alcuni momenti, come ad esempio Natale e Pasqua in cui ci si ritrova intorno a una tavola imbandita a festeggiare preparando dolci particolari a seconda del periodo. Anche per il giorno dei morti, ad esempio, è uso preparare le “ossa dei morti” oppure le fave dei morti con tutte le varianti di nomi e ricette del Belpaese.
Ma torniamo a noi: nella Francia del Trecento, nel giorno del 2 novembre, si iniziò ad inscenare la danza macabra in cui figuranti mascherati da cittadini di diverso rango della società del tempo, venivano traghettati nella tomba da un uomo mascherato da morte o diavolo. La danza macabra oltre ad essere stata musicata da famosi compositori quali Litz, la ritroviamo raffigurata in numerosi affreschi sparsi in tutta Europa. Alcuni esempi si possono trovare presso l'Oratorio dei Disciplini a Clusone, in provincia di Bergamo, oppure presso il Camposanto di Pisa con il Trionfo della Morte. Tra i più antichi, purtroppo ormai distrutta ma riprodotta in altri capitali europee, ricordiamo quella realizzato nel 1424 a Parigi lungo una delle mura del Cimitero degli Innocenti. Negli affreschi, oltre alla raffigurazione di soggetti dell'epoca, trovavano spazio scheletri, teschi, ossa e altri riferimenti alla morte. Sulle pareti e capitelli di alcune chiese, come ad esempio la meravigliosa San Bernardino alle Ossa a Milano, di cui ho scritto qualche anno fa per questo blog, troviamo resti umani veri, con tanto di leggenda che narra, proprio nella notte del 2 novembre, del ritorno in vita di una ragazza tramite un passaggio segreto della cappella. La giovane guiderebbe una danza macabra di scheletri che lascerebbe udire i rumori di ossa anche fuori dalla cappella stessa. Altri personaggi che ricordano la morte o creature mostruose si trovano in chiese, luoghi e persino opere letterarie. Pensiamo, per esempio, ai gargoyles messi a protezione e custodia delle cattedrali gotiche, agli incontri del Sommo Poeta nel suo viaggio all'inferno e la descrizione dello stesso Dante di atti di cannibalismo con i noti versi del Canto XXXIII dell'inferno dedicato al conte Ugolino della Gherardesca: La bocca sollevò dal fiero pasto quel peccatore, forbendola a' capelli del capo ch'elli aveva di retro guasto.
La morte, tra i temi principali di questo racconto, è vista non come un punto di arrivo, ma come un punto di partenza della vita vera, quella ultraterrena. Si  rammenta ai credenti, con il monito cristiano memento mori, ricordati che devi morire, la brevità e  la fragilità della vita terrena. I riferimenti a queste creature mostruose mettono altresì in guardia dalle tentazioni e insidie perpetrate dal demonio per il tramite di persone a loro simili, permettendo ai credenti di guardare il male e la morte con serenità, nella certezza che il Cristo abbia sconfitto entrambi.
Gli storici hanno ragione di credere che un tempo venissero regolarmente festeggiate anche le vigilie, noi stessi ne festeggiamo almeno due: quella di Natale e il martedì grasso che precede le Ceneri, e così anche il 31 ottobre si sarebbe tenuto un festeggiamento propiziatorio al giorni di Ognissanti. In alcune parti d'Europa, anche in Italia, è ancora festeggiata la notte del 31 ottobre con modalità molto simili alla festa americana di Halloween. Tra le tradizioni più antiche ricordiamo che già in epoca carolingia, in Irlanda, i contadini esponevano sui davanzali delle finestre, oppure fuori dalle porte, delle rape intagliate e illuminate dall'interno, sfilando per le strade sbattendo rumorosamente delle padelle. La luce delle rape onorava le anime bloccate in purgatorio mentre il rumore delle padelle serviva a spaventare e tenere lontane quelle dannate. 
Ci spostiamo in Inghilterra tornando al pomeriggio del 5 novembre del 1605, quando un gruppo di cattolici, guidati da Guy Fawkes, progettarono di uccidere Re Giacomo I d'Inghilterra tramite un esplosione nel Palazzo di Westminster. L'esplosivo ammassato avrebbe gravemente danneggiato il palazzo del governo, l'abbazia e molti caseggiati nei dintorni. Purtroppo per Guy Fawkes e la sua banda il tentativo fallì: furono giustiziati per impiccagione il 31 gennaio dell'anno successivo. Il 5 novembre di ogni anno gli inglesi celebrano ancora questa vicenda storica: i bambini trascinando un fantoccio, guy, per le strade chiedono a penny for the guy per comprare i fuochi d'artificio per la festa. Il fantoccio è bruciato con un grande falò.
Seguirono le grandi migrazioni di europei verso gli Stati Uniti d'America. Come accadde in Europa, dove le tradizioni erano contaminate dalle diverse culture, probabilmente anche gli immigrati europei, che contribuirono a costruire una parte della civiltà americana, plasmarono una nuova cultura come sintesi di molte altre. Arriviamo finalmente al 31 ottobre. Halloween, che è innanzitutto la ricercata crasi di All Hallows Eve ovvero notte di Ognissanti, si festeggia come una vigilia. Durante questa festa ci si traveste da mostri e streghe girando per le strade dei paesi come in una danza macabra. Sui davanzali si espongono zucche illuminate dall'interno come possibile evoluzione delle rape irlandesi di molto tempo fa e, spesso, si fa un gran baccano come per spaventare le anime dannate. Le origini di dolcetto o scherzetto andrebbero ricercate nella tradizione di Guy Fawkes Day del 5 novembre che dall'usanza medievale inglese, ancora viva ai tempi di Shakespeare, di dare ai poveri cibo in cambio di preghiere per i cari defunti proprio nei giorni dei santi e morti. Se quanto sopra fosse corretto potremmo dire che Halloween è una festa di origine cattolica in una terra non cattolica. I puritani del Nord America erano poco tolleranti verso il cattolicesimo ed in alcune nazioni per certi periodi furono vietati diversi festeggiamenti tra i quali quelli del Natale. Nonostante tutto la festa di Halloween riuscì a rimanere viva sebbene nel tempo alcuni antropologi e studiosi cercarono di associare questa festa a riti pagani e celebrazioni di sabba da parte di satanisti o streghe. Più probabilmente, come spesso capita, oggi Halloween, come molte altre feste, è principalmente una festa materialista a scopo commerciale. A mio parere potremmo semplicemente fare come nel medioevo: approfittare di questo momento per fare festa, stare insieme e divertirci in preparazione ad una più formale festa di Ognissanti, per poi onorare la memoria dei nostri morti. Del resto di questi tempi quando ci capita di fare festa e stare insieme 3 giorni di fila?
Personalmente continuerò a festeggiare Halloween con la famiglia approfittando di questo dono che ci arriva da oltre oceano senza che per questo venga scalfita la mia identità o le cose in cui credo. Mi auguro che dopo questa lettura qualcuno approfitti di uno dei giorni di festa per trovare del tempo e raccontare ai figli la storia sopra descritta, magari rivista e corretta nel caso in cui abbia commesso degli errori, per capire meglio chi siamo e da dove arrivano le nostre tradizioni, o più semplicemente per scoprire insieme che possiamo per una volta guardare con leggerezza anche il lato più oscuro della vita rappresentato dalla morte. Come ho detto l'articolo è solo uno spunto non una verità assoluta, un elenco di avvenimenti storici, qualche leggenda ed un tentativo di legarli insieme. Come il filosofo Michel de Montaigne disse: "nel mondo non ci sono mai state due opinioni uguali. Non più di quanto ci siano mai stati due capelli o due grani identici: la qualità più universale è la diversità".

Marco Boldini


MARCO BOLDINI
Nato nel 1969 sposato, 3 figli e il gatto Balthazar, 47 anni ma in realtà ventisettenne con vent’anni di esperienza, cittadino del mondo e milanese di nascita ma miazzinese e, più recentemente, tainese di adozione. Volubile e curioso cerco quando posso di fuggire dalla noia e dalla routine, ho potenzialmente sempre la valigia aperta, pronto a passare da un aeroporto all'altro, a conoscere lingue, persone, culture e paesi diversi che ritraggo in maniera dilettantistica con la macchina fotografica. Amo in uguale maniera la montagna, che ti parla con i suoi silenzi e ti regala indimenticabili albe e romantici tramonti; da qui forse l’interesse per questo blog.

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