Il sangue versato per il mais

Il sacrificio umano rappresenta il momento più cruento della religiosità dell'uomo, accompagnandone il cammino nel corso della storia. L'omicidio di un essere umano rappresentava un'offerta alla divinità, come parte di un più complesso rito. 
Nelle culture antiche il sacrificio di un uomo aveva uno doppio scopo, da una parte propiziare i favori di un dio e dall'altra placare le ire di una divinità. In entrambi i casi il favore era rivolto alle popolazioni che quell'omicidio perpetravano. Con il trascorrere del tempo il ricorso a queste pratiche diminuì sensibilmente all'interno del continente europeo rimanendo in vigore sino alle soglie, in diversi casi anche oltre, della colonizzazione da parte degli abitanti del vecchio continente di quelle zone ove il sacrifico assumeva una ritualità precisa. I motivi che spingevano queste popolazioni ad offrire uomini, donne o bambini alla divinità possiamo sempre farle rientrare nelle casistiche dell'assicurarsi un favore o di placare l'ira della divinità cui il sacrificio era rivolto. I nativi Guayaquil, dell'attuale Ecuador, usavano offrire in sacrificio sangue e cuori umani al momento della semina. 


Nell'antico Messico si usava praticare il rito dell'incontro delle pietre: nel momento in cui i primi frutti di stagione maturavano, erano offerti alla divinità solare attraverso un rito che comprendeva il sacrificio di un uomo. La vittima, solitamente un criminale, era posizionato tra due grosse pietre, bilanciate l'una contro l'altra, che cadendo schiacciavano l'uomo. Una ulteriore riprova di queste ritualità è rappresentata dalla cerimonia praticata da una tribù di nativi del nord America, i Pawnee. Questa popolazione, in primavera, sacrificava u essere umano nel momento della semina obbedendo ad un ordine impartito dalla Stella Mattutina, o da un particolare uccello che la stella stesa aveva inviato come messaggero. L'uccello, una volta conclusa la cerimonia, era impagliato e conservato come un prezioso talismano.
Chi erano e chi sono i Pawnee?
Uno spezzone del fil Balla coi lupi, con Kevin Costner, diede una piccola notorietà ai Pawnee, alterando la loro visione, forse per sempre, poiché apparivano come una sorta di tribù compromessa irrimediabilmente dal contatto con il colonizzatore bianco cui prestava favori avversando le altre tribù native del nord America.
I Pawnee sono una tribù di nativi americani che si stanziò nelle pianure del Nebraska a partire dal XVI secolo. I Pawnee sono divisi principalmente in 4 gruppi di individui divisi in villaggi: i Chaui, i Pitahauerat, i Kitkehahki e gli Skidi. Attualmente il loro numero ammonta a non più di 5500 individui. Il nome Pawnee deriva dalla parola nativa pariki, che assume il significato di corno, in riferimento alla caratteristica capigliatura della popolazione. Il primo europeo che descrisse questa popolazione fu Francisco Vasquez de Coronado intorno alla metà del 1500. L'arrivo dei coloni comportò una drastica diminuzione del numero di nativi appartenenti a queste popolazioni: nel 1780 il numero si era ridotto a circa 10,000 unità, che divenne la metà nel 1800 a causa di malattie, alcool e guerre tra nativi e invasori europei. I Pawnee, come molte altri popoli nativi del nord America, con l'avvento del cristianesimo abbandonò progressivamente le proprie usanze. La religione dei Pawnee era particolarmente complessa poiché esisteva un dio principale, Tirawahat, e diverse divinità minori. Inoltre ogni stella rappresentava una divinità che veniva interpellata per gli eventi della vita quotidiana come, per esempio, la semina del mais. 
I Pawnee praticavano due danze rituali, la Danza del Sole e la Danza degli Spiriti. La Danza del Sole fece inorridire i primi missionari cristiani che assistettero al suo svolgimento. I nativi furono costretti a praticarla in segreto dal 1890 al 1928 a causa della repressione del governo degli Stati Uniti. La danza del Sole, il cui nome originale è Wiwanyang Wachipi ovvero la danza guardando il Sole, era l'apice del calendario spirituale e rituale di tutte le nazioni tribali del nord America. Il rito durava quattro giorni ed assumeva le caratteristiche di una cerimonia di purificazione collettiva. In questo periodo erano previsti il digiuno, l'auto-sacrificio e la donazione di se. Con la Danza del Sole si ringraziava la divinità per il raccolto dell'anno da poco trascorso e si invocava la stessa per chiedere prosperità e protezione per tutti gli esseri viventi. La base del rito era l'auto-sacrificio e la donazione di se: ogni danzatore donava una parte del proprio sangue e del proprio corpo attraverso la trafittura rituale. Questa pratica consisteva nell'infilare due pezzi di osso di bisonte nel corpo del danzatore, all'altezza del petto. Le ossa erano legate a delle funi annodate intorno all'albero sacro posto al centro dello spazio consacrato allo svolgimento del rito. Il danzatore doveva liberarsi tirando le funi e strappando la propria carne. Il secondo rito praticato dalle popolazioni Pawnee era la Danza degli Spiriti. L'adesione a questa cerimonia risale alla fine del XIX secolo. Si trattava di un culto sincretico che mescolava spiritualità originaria dei nativi ed elementi del cristianesimo. Il culto ruotava intorno alla promessa di restituzione delle terre agli abitatori originari.
Il rituale più cruento della religiosità Pawnee era legato all'offerta della popolazione alla Stella Mattutina. I Pawnee erano convinti che se avessero omesso il sacrificio umano dalla loro cerimonia, il raccolto di mais, fagioli e zucche non sarebbe stato sufficiente per sfamare gli individui che componevano la popolazione. Solitamente la vittima era un prigioniero, uomo o donna, vestito di abiti sgargianti e molto costosi, ingrassato sino al raggiungimento di un peso che fosse ritenuto soddisfacente. La vittima sacrificale era prudentemente tenuta all'oscuro della sorte che lo attendeva. Una volta ingrassato, il prigioniero era legato ad una specie di croce davanti a tutto il popolo che eseguiva una danza rituale. Alla fine della cerimonia, una persona a ciò preposta afferrava un tomahawk e spaccava la testa della vittima, che ancora era legata alla croce. In seguito il corpo era trafitto da una moltitudine di frecce. Le squaw tagliavano il corpo a pezzi e lo utilizzavano per ungere le zappe che sarebbero servite, in seguito, alla semina del mais. E' giunta sino a noi la cronaca dettagliata del sacrificio di una ragazza Sioux per opera dei Pawnee. La ragazza, di quattordici o quindi anni, era stata curata e ingrassata per sei mesi. Due giorni prima del sacrificio fu accompagnata da una tenda all'altra dell'intero consiglio dei capi e guerrieri. In ogni tenda ricevette un piccolo ceppo di legno e della vernice. Verso la fine di aprile fu condotta al sacrificio scortata dai guerrieri, ciascuno dei quali teneva nella mano due ceppi di legno che lei stessa aveva dato a loro. I guerrieri dipinsero il corpo della ragazza Sioux per metà di nero e per metà di rosso, l'attaccarono ad una specie di forca sulla quale la rosolarono a fuoco lento prima di ucciderla con una moltitudine di frecce. Il capo della cerimonia le strappò il cuore e lo divorò. Il corpo della ragazza fu tagliato in moltissimi pezzi che furono messi all'interno di alcuni cestini. Giunti nei pressi di un campo di mais, il capo prese un pezzo di quella carne e lo strizzò per spargere il sangue sui chicchi di mais appena seminati. Tutti gli altri seguirono l'esempio fino a quando i semi furono tutti cosparsi con il sangue sacrificale. In seguito furono ricoperti dalla terra.
Il sangue sacrificale della ragazza, nella mentalità Pawnee, avrebbe dovuto garantire un raccolto abbondante.

Fabio Casalini


Bibliografia 

G.E. Hyde, I Pawnee, Mursia, Milano 


Angelo Brelich, Presupposti del sacrificio umano, Editori Riuniti University Press, 2006


Marvin Harris, Cannibali e re. Le origini delle culture, Feltrinelli, 1977


AA.VV., Origini del sacro e del pensiero religioso: atti del convegno, maggio 2008


Simone Borile, Satanismo, sette religiose e manipolazione mentale, Mantova 2015



FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.

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