Il boia di Norimberga

Le origini della parola boia andrebbero fatte risalire all'Antica Grecia poiché, in occasione dei sacrifici, vi era una persona incaricata di uccidere i buoi. Seguendo il corso della storia, il termine greco boietai indicava le strisce di cuoio di bue con cui erano fatti i lacci e la frusta impiegati dai carnefici.
In epoca romana il termine passò dall'indicare il collare con cui il prigioniero era tenuto fermo, durante la tortura, alle catene ed infine alla professione stessa di carnefice. Franz Schmidt, nato nel 1555 e morto nel 1634, fu un esecutore di pene capitali, un boia, prima per l'abitato di Hof, dal 1573 al 1578, e in seguito per la città di Norimberga, dal 1578 al 1617. L'importanza di questo personaggio è da attribuirsi al fatto che lasciò un dettagliato diario con le 361 esecuzioni eseguite durante la sua più che quarantennale carriera. La storia di Schmidt non si discosta molto da quella di Charles-Henri Sanson, noto tagliagole della rivoluzione francese. La famiglia Schmidt, come la Sanson, si tramandava la mansione di padre in figlio. A differenza di Sanson, Charles-Henri apparteneva ad una famiglia di boia di lunghissimo corso, Franz fu il secondo della propria famiglia ad occuparsi di esecuzioni capitali. Ritengo molto interessante risalire alle cause per cui la famiglia Schmidt abbia iniziato a svolgere questa mansione. Il padre di Franz, Heinrich, in origine svolgeva il lavoro di tagliaboschi nelle vicinanze dell'abitato di Hof in Baviera, tradotta letteralmente in corte.


Dato che esistono molte località che portano questo nome, per distinguerla dalle altre il paese è talvolta chiamato Hof an der Saale, Hof sul Saale, oppure Hof in Bayern, Hof in Baviera. La vita di Heinrich e della famiglia Schmidt mutò improvvisamente il giorno in cui Albrecht II margravio, che corrisponde al titolo italiano di marchese, del Brandenburg-Kulmbach cercò tra la folla un uomo in grado di eseguire l'impiccagione di tre uomini, armaioli, che si erano macchiati del reato, presunto, di attentare alla vita dello stesso margravio. Hof era un piccolo borgo che non aveva la possibilità, il denaro, di mantenere un boia di professione. Normalmente si attendeva l'arrivo di un esecutore di pene capitali professionista dalle città vicine. Quel giorno, per rabbia o per l'impossibilità di chiamare un boia da altri luoghi a causa della presenza di eserciti nemici, Albrecht II decise di riesumare una vecchia tradizione locale secondo la quale colui che doveva porre fine alla vita del criminale, o presunto tale, poteva essere scelto tra le persone presenti alla lettura della sentenza. Accadde che «non avevano un boia in carica e il principe, tra la folla, disse a Heinrich Schmidt, il padre di Franz, “Tu! Sarai tu a impiccarli.” Heinrich ripose “non lo farò”. Disse il principe “o li impiccherai o sarò io ad appenderti, così come i due uomini accanto a te”. Per cui Heinrich obbedì. Dopodiché, non c'era più nulla da fare. Nessuno voleva avere a che fare con lui. Lui e i suoi figli erano condannati a quel lavoro.» [1]

Fu scelto Heinrich, tagliaboschi, per eseguire l'impiccagione dal margravio. 
Albrecht II, nato nel 1522 e morto nel 1557, ricoprì la carica di marchese del Brandenburg-Kulmbach dal 1527 al 1553, era un membro della casata degli Hohenzollern, dinastia tedesca di principi elettori, re di Prussia, sovrani di Romania e imperatori germanici. La famiglia Hohenzollern ebbe origine nell'area intorno alla città di Hechingen in Svezia durante il secolo XI. Presero il nome dal castello di Burg Hohenzollern, presso la città, che fu la loro prima dimora. Albrecht II, a causa della sua natura bellicosa, in vita fu soprannominato Bellator, ovvero la guerra.
Franz Schmidt fu iniziato in giovanissima età all'attività di boia dal padre. La prima esecuzione ufficiale fu quella di un ladro, e il ragazzo la ricorda così: «Leinhardt Russ di Zeyern, un ladro. Ucciso tramite la corda. E' stata la mia prima esecuzione.»
Franz Schmidt, dopo il trasferimento nella grande e ricca Norimberga, sposò una donna dalla quale ebbe sette figli. Lo stipendio, pari a quello dei più ricchi giuristi della città, gli permise d'avere un'abitazione di pregio. La posizione sociale del boia era ambigua poiché «era legalmente autorizzato a torturare e uccidere criminali condannati. Il carceriere professionista è uno dei simboli più evocativi dell'Europa pre-moderna. Queste armi delle giustizia umana erano viste con sospetto e disprezzo dalle comunità che servivano, formalmente emarginate come membri disonorevoli. Eppure Meister Frantz era ampiamente famoso e rimase un membro venerato dai cittadini, ampiamente rispettato per la sua pietà e contemporaneamente per la sua fermezza. La vita di Schmidt, in quasi tutti i suoi aspetti, era stata un grande successo sociale, anche se la disonorevole natura della sua professione impediva costantemente la sua partecipazione aperta a circoli patrici, mettendo lui e la sua famiglia in un unico tipo di limbo sociale.» [2]
La grande capacità lavorativa, come somma di aspetti opposti di pietà e fermezza, consentì a Franz Schmidt lo svolgimento di una vita che oggi potremmo definire agiata, ben diversa da quella di Mastro Titta, il boia di Roma all'epoca dei Papa Re, che attraversava il Tevere esclusivamente per svolgere la propria mansione di boia e durante il resto dell'anno si accontentava di aggiustare e vendere ombrelli.
Il diario delle punizioni inflitte da Franz, vero gioiello per comprendere la vita sociale e giuridica della Baviera del seicento, contiene i conteggi dell'attività svolta: 361 esecuzioni capitali e 345 punizioni minori. Le singole voci contengono la data, il luogo, il metodo di esecuzione, il nome, l'origine del giustiziato e i reati di cui si era macchiato e su cui si basava la sentenza di morte. Schmidt uccise per il tramite della spada, della corda, della ruota, del fuoco e dell'acqua. Il supplizio della ruota, riservato ai criminali violenti, era una forma di tortura e di pena capitale utilizzato a partire dal Medioevo: il condannato era legato per i polsi e le caviglie ad una grande ruota e con una mazza gli venivano rotte le ossa di braccia e gambe. Talvolta al condannato poteva venir inferto il colpo di grazia sullo sterno oppure veniva lasciato vivo per ore esposto al pubblico prima di essere ucciso. Il fuoco era utilizzato per i reati di omosessualità e per coloro che si macchiavano del reato di contraffazione del denaro. Questi episodi si verificarono solo 2 volte durante tutta la carriera di Franz. L'annegamento, previsto per le madri che si erano macchiate del reato di infanticidio, fu commutata nel tempo in cui visse Schmidt nella pena dell'uccisione tramite la spada. Fu Schmidt ad avvalorare la tesi del cambiamento d'esecuzione di sentenza, poiché il supplizio dell'annegamento era dispendioso in termini di tempo e di energie. La donna, che aveva ucciso il proprio figlio, era chiusa in un sacco e gettata nel fiume da un palco costruito nelle immediate vicinanze della riva. Purtroppo non morivano subito e l'aiutante del boia doveva continuamente spingere il sacco con la donna sott'acqua per il tramite di un lungo palo di legno. La decapitazione era veloce e non provocava sentimenti di pietà da parte del popolo convenuto all'esecuzione.
La firma autografa del diario di Schmidt è andata perduta. Le biblioteche di Norimberga e Bamberg possedevano quattro copie scritte a mano tra il XVII secolo e l'inizio del XIX. La prima edizione stampata apparve solo nel 1801. 
Nella sua carriera durata 45 anni, il sobrio Meister Franz ha operato con dignità e sobrietà tanto che Schmidt ricevette la cittadinanza di Norimberga, riuscendo a ripristinare ufficialmente l'onore sociale. 
Quando smise l'attività di boia, nel 1617, iniziò una nuova carriera lucrativa, quella di consulente medico. Nel 1634, anno della morte, gli fu assegnato un funerale di Stato e fu seppellito nel più importante cimitero di Norimberga, a pochi passi da Albrecht Durer e Hans Sachs. 


Fabio Casalini

Citazioni

[1-2] (cit. Zasky, Joel; Failure Magazine: The Faithful Executioner Joel F. Harrington on the life of sixteenth-century executioner Frantz Schmidt)

Bibliografia

God's Executioner, essay in December 21, 2009 Berlin Review of Books, by Joel Harrington, professor at Vanderbilt University, author of The Unwanted Child: The Fate of Foundlings, Orphans, and Juvenile Criminals in Early Modern Germany The University of Chicago Press, 2009

A Hangman’s Diary: Being the Authentic Journal of Master Franz Schmidt, Public Executioner of Nuremberg 1573–1617. Translated by C. Calvert and A.W. Gruner. Edited, with an Introduction, by Albrecht Keller. Published by D. Appleton, second impression October, 1928.


Meister Frantzen Nachrichter alhier in Nürnberg all sein Richten am Leben, published by J.M.F.v.Endter, Nürnberg, 1801


Zasky, Joel; Failure Magazine: The Faithful Executioner Joel F. Harrington on the life of sixteenth-century executioner Frantz Schmidt

Executedtoday.com: June 5th: 1573: Meister Frantz Schmidt’s first execution, interview with Joel f. Harrington

FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.



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