L'ossario di San Candido. L'antiretorica e il senso della memoria

Questo post non è un vero articolo, vuole più che altro riportare integralmente un testo che mi ha dato da pensare, per i motivi che cercherò brevemente di spiegare prima di lasciare la parola a lui (il testo). 
Questa estate, passandoci davanti più volte negli spostamenti dall’Austria alle Dolomiti ampezzane, mi sono fermato a visitare l’ossario che sorge subito fuori di San Candido, imponente e quasi dialogante con le spettacolari montagne che si innalzano subito dietro di lui. E’ uno dei monumenti che raccolgono i resti dei caduti della prima guerra mondiale, la Grande Guerra, e al di là della quasi inevitabile commozione che sempre mi prende di fronte alle testimonianze delle inutili carneficine che l’umanità si è autoinflitta nel corso della sua storia, sono rimasto davvero colpito da una grossa targa in ferro con un testo inciso (anzi tre targhe, in italiano, tedesco e inglese). Pensate evidentemente come parte integrante del monumento stesso, riportano un testo esplicativo di grande efficacia e assolutamente non retorico e non banale. Scritto in uno splendido italiano, estremamente semplice ma per nulla semplicistico, il testo non si limita a descrivere il monumento o a spiegarne il contenuto, ma ne ricostruisce la storia e le ragioni per cui fu costruito, il contesto storico e politico durante il quale fu eretto (lui e gli altri analoghi della provincia di Bolzano), e gli scopi non del tutto onesti per i quali l’allora regime fascista ne decise la costruzione. E’ un testo evidentemente schierato contro la propaganda del ventennio (e c’è da sperare che nel ciclico clima di revisionismo non venga in mente a qualcuno di cambiarlo, e forse anche per questo mi è venuto di fotografarlo e trascriverlo qui) ma che mantiene una attenzione estrema a non sfociare mai nella propaganda opposta a quella descritta e criticata.
Soprattutto, e questo è davvero esemplare, ci tiene anche a dichiarare il suo stesso scopo, che coincide perfettamente con lo scopo del mantenimento di certe vestigia del passato che a volte dalle diverse parti si è tentati di far sparire, è cioè quello di mantenere sempre viva e presente non solo la memoria dei secoli passati, ma anche quella che negli anni successivi ne ha portato allo scoperto le diverse implicazioni storiche, politiche e sociali.
L’ho trovato un esempio perfetto di un testo che rispetta la memoria dei caduti, tenendo viva la memoria storica di quella guerra ma senza cercare di ingannarci né sulla sua natura né sul vero senso del monumento stesso, e anzi ricordandoci e svelandoci appropriatamente tutti i suoi lati oscuri. In questo modo, secondo me, riesce anche a dare un senso storico più ampio e più rispettoso all’intero mausoleo, tanto che l’imponente ossario e le targhe che riportano questo testo possono ben essere considerate un unico monumento dedicato proprio al senso stesso della storia e della memoria.

Ossario di San Candido
Nel 1931 il regime fascista decise di procedere allo smantellamento di molti cimiteri militari sorti in modo provvisorio lungo i fronti della prima guerra mondiale (1915-1918), che si trovavano spesso in uno stato di semiabbandono. Attraverso il Commissariato per le onoranze ai caduti in guerra diede inizio alla costruzione di grandi ossari nei territori delle 17 province che erano state zone di guerra: da Sondrio a occidente, sino a Zara a oriente, passando per Bolzano, Trento, Venezia, Trieste, ecc. Al loro interno furono traslati complessivamente i resti di decine di migliaia di soldati.
La realizzazione architettonica dei sacrari si ispirò quasi sempre al monumentalismo celebrativo con un’impronta stilistica e simbolica romaneggiante tipica di molte opere del regime. Gli obiettivi del fascismo erano di monopolizzare la memoria e la celebrazione della Grande Guerra, di affermare la piena continuità tra esperienza bellica e fascismo e di promuovere una “Pedagogia della guerra” attraverso l’esaltazione dei soldati caduti per la patria. In un’opera di strumentale falsificazione del passato, il regime presentava i fanti caduti sui campi di battaglia quasi come precursori degli “ideali” fascisti. Nelle nuove province passate al Regno d’Italia proprio a seguito della guerra gli ossari avrebbero dovuto svolgere anche il ruolo di mute e imponenti sentinelle poste ai “sacri confini della patria”.
In provincia di Bolzano, che solo marginalmente era stata teatro di guerra, furono eretti tre ossari collocati significativamente in prossimità dei tre principali valichi di confine: a Burgusio (1939) a ovest, a Colle Isarco (1937) a nord e a San Candido (1939) a est. Tutti sono opera dell’architetto Giovanni Greppi (1884-1960) e dello scultore Giannino Castiglioni (1884-1971). Le salme che vi furono traslate provenivano da diversi cimiteri militari, talvolta anche assai lontani dagli stessi ossari. Sebbene dedicati alla memoria dei caduti italiani, gli ossari ospitano anche salme di soldati dell’esercito austro-ungarico.

Oggi questi monumenti sono luoghi della memoria, nonché occasione per riflettere sulla strumentalizzazione della guerra a fini politici e propagandistici da parte del regime fascista.

Alessandro Borgogno

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