Pomponio de Algerio, il ragazzo gettato nell'olio bollente a Piazza Navona

I tormenti di Pomponio de Algerio
19 agosto 1556.
Estate calda a Roma.
La gente si ammassa per godere liberamente dello spettacolo.
I più ansiosi d'ammirare le disgrazie del malcapitato spingono per giungere nelle prime file.
Una caldaia di olio bollente risplende nella calca di Piazza Navona. 
Un ragazzo di 25 anni è accompagnato all'interno dell'arena.
Trascorrono pochi istanti e il giovane è agguantato e trasportato nei pressi della caldaia, che attende ribollente la vittima sacrificale.
Quell'uomo è un eretico e come tale deve essere sacrificato per il mantenimento dell'ortodossia. Molti prima di lui, tantissime dopo.
Il grande contenitore è riempito con olio, pece e trementina.
Il ragazzo guarda la folla, alza gli occhi al cielo e pronuncia alcune scomposte parole.
Il tempo si ferma.
Il vento non accarezza i capelli dei presenti.
I cavalli silenti sembrano partecipare allo strazio collettivo.
Dolore che diviene spettacolo.
Il ragazzo decide d'immergersi spontaneamente nella caldaia, un sorriso e proferisce parole di resistenza mentale: “accogli, mio Dio, il servo e martire tuo”.
In pochi istanti un lampo di fuoco nel cielo divenuto nero.
E fu la fine.
Il 22 agosto del 1556, l'ambasciatore di Venezia scrive al consiglio dei Dieci: “..nel mezzo delle fiamme e dei tormenti, visse un quarto d'ora”. Lo stesso politico aggiunse: “quello scolaro di Nola che le eccellentissime signorie vostre mandarono qui, fu uno di questi giorni bruciato vivo in Piazza Navona”.
Le domande cercano spazio nella mente.
Chi era quel ragazzo?
Perché decisero di bruciarlo vivo in Piazza Navona?
Perché un ambasciatore scrive ai politici veneziani?
Piazza Navona rappresentata qualche decennio dopo gli eventi narrati
Fortunatamente il tormento di quell'uomo trova buoni riscontri nei documenti.
Il giovane si chiamava Pomponio Algieri, o de Algerio, e nacque in Nola nel 1531. Rimasto orfano troppo presto fu cresciuto dalla zio paterno. Probabilmente la famiglia era benestante poiché Pomponio studiò in un Collegio di Nola prima di trasferirsi nella prestigiosa università di Padova.
Frequentò teologia, filosofia, medicina e diritto, seguendo le lezioni del professor Matteo Gribaldi che, sospettato d'essere protestante, riparò a Ginevra.
Era il 1552, Pomponio era poco più che ventenne.
Il professor Gribaldi fece breccia nella mente del giovane salito da Nola, tanto da essere agguantato dagli sbirri della santa Inquisizione.
Il 29 maggio del 1555, fu arrestato per volere dell'inquisitore fra Girolamo Girello. L'uomo di nero vestito effettuò alcune domande di rito e il nolano, da non confondersi con il Grande Nolano, affermò di chiamarsi Pomponio de Algerio e che non conosceva il motivo dell'arresto poiché, lui, non si riconosceva in errore.
Per gli uomini dell'Inquisizione lui qualcosa nascondeva.
Nell'interrogatorio del 17 luglio, il ragazzo si spinse ad affermare che “la chiesa romana non è quella universale, ma una chiesa particolare e ogni chiesa particolare in alcune cose può errare, e la chiesa romana in più cose sembra deviare dal vero”.
Proviamo ad immaginare il sorriso contenuto a stento dal grande inquisitore.
Se avesse potuto si sarebbe districato in un ballo sfrenato, si sarebbe arrampicato sui muri e brindato con vino francese.
Ma Pomponio ancora non aveva finito di parlare, e di arrecare gioia agli uomini di nero vestiti: negò, con forza, l'autorità del Papa, essendo Cristo il capo della chiesa. Si spinse oltre negando la transustanziazione affermando che “in la eucarestia e cena del Signore riceversi veramente la carne e il sangue di Cristo, però per spirito e che in quel pane ve sia non solo gli accidenti ma anche la sostanza dello stesso pane”.
Il ragazzo immaginava di non avere scampo.
L'inquisitore cattolico non poteva che godere nel profondo delle viscere.
Pomponio de Algerio scrisse una lettera ai compagni di fede, che riuscì a far pervenire il 21 luglio del 1555. Nella stessa ammetteva che aveva trovato “miele nelle viscere del leone, amenità nella fossa oscura, tranquillità e speranza di vita nel luogo dell'amarezza e della morte, letizia nel baratro infernale”.
Il 28 luglio, durante un altro interrogatorio, rincarò la dose negando l'esistenza del purgatorio e il culto dei santi, poiché “Cristo è il mio intercessore e non altri in cielo”.
Gian Pietro Carafa divenuto Paolo IV
Nel frattempo, a Roma, era stato eletto Papa Gian Pietro Carafa, con il nome di Paolo IV. Nel 1542 Carafa riuscì ad ottenere da Paolo III l'istituzione della Congregazione della sacra romana e universale Inquisizione. Sino ad allora l'inquisizione era stata gestita dalle singole diocesi. L'istituzione aveva il compito di vigilare sulle questioni della fede e della difesa della Chiesa dalle eresie. Carafa fu il primo presidente.
Uno dei primi provvedimenti da Pontefice fu quello d'innalzare l'inquisizione ad organo di governo della chiesa.
Gian Pietro Carafa, divenuto Paolo IV, chiese l'estradizione di Pomponio de Algerio a Roma.
Il fanatico inquisitore si scontrò con il Consiglio dei Dieci. Il governo veneziano non consegnava i propri cittadini all'Inquisizione romana e poneva serie difficoltà anche per l'estradizione di cittadini d'altri stati. Il tribunale di Padova non emise sentenza nei confronti di Pomponio ma decise di trattenerlo in carcere affinché “potesse lasciare questa sua ostinazione”.
Le pressioni di Paolo IV, Gian Pietro Carafa, furono tali che il 14 marzo 1556 il Senato di Venezia diede il consenso all'estradizione.
Fu rinchiuso nelle carceri del Sant'Uffizio a Roma.
Pomponio de Algerio fu sottoposto ad un secondo processo.
Il ragazzo rifiutò d'abiurare.
Fu dichiarato eretico e condannato a morte.
La sentenza fu eseguita il 19 agosto del 1556.
Benedetto Croce
Del ragazzo scrisse Benedetto Croce: “Pomponio de Algerio da Nola: un martire, dunque, dell'intolleranza ecclesiastica, nato in Nola pochi anni prima che vi nascesse un altro, il cui nome è sulle bocche di tutti, e la cui vita ha tanti punti di somiglianza con quella dell'Algerio. Senza dubbio Giordano Bruno, nella sua fanciullezza, dové udir raccontare con religioso raccapriccio la sorte toccata al suo compaesano, eretico, in Roma e chi sa che, fin d'allora, quell'eroica morte non esercitasse confusamente sul suo animo una misteriosa attrattiva; e chi sa se in seguito, nel carcere a Venezia e a Roma, il destino di Pomponio de Algerio non gli tornasse alla mente, come visione del proprio destino, e forse anche come conforto nella lotta contro ogni umana viltà e nel saper morire per la propria fede”.

Fabio Casalini

Bibliografia
Benedetto Croce, Pomponio de Algerio in Id., Aneddoti di varia letteratura, vol. II, Laterza, Bari 1953

Giuseppe De Blasiis, Processo e supplizio di Pomponio de Algerio Nolano in “Archivio storico per le province napoletane”, XIII, 1888 

Carlo De Frede, Pomponio Algieri nella riforma religiosa del Cinquecento, Ferentino, Napoli 1972 

Silvia Ferretto, Nuovi contributi su Pomponio Algieri. Le forme del dissenso ereticale nella Padova del Cinquecento in “Studi Veneziani”, n.s., XLIX, 2005 

Silvia Ferretto, In margine ad un fascicolo processuale (1558–1561): Ippolito Craya, Pomponio Algieri e la cultura padovana nel XVI secolo in Achille Olivieri (a cura di), Le trasformazioni dell’Umanesimo fra ‘400 e ‘700: evoluzione di un paradigma, Unicopli, Milano 2008

FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità, sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.


Commenti

  1. Attribuire anta sete di sangue all'inquisitore mi sembra fuori luogo, antistoricistico e inventato di sana pianta.

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    1. Su quali basi Daniel esprimi il concetto di antistorico?
      Essendo nato nelle Alpi conosco molto bene l'operato degli inquisitori nei casi di Baceno e Croveo, Valcamonica, Valtellina, Lecco, Como, Peveragno, Val di Fiemme, Nogaredo e molti altri. Il numero esatto delle persone bruciate o morte sotto tortura (a Novara durante un processo alle donne di Baceno ne morirono 10 nelle carceri durante il processo) ancora non lo possiamo calcolare con esattezza, ma sono migliaia solo per questi casi. E stiamo parlando solo delle accuse di stregoneria, vogliamo parlare delle Pasque piemontesi o delle crociate contro i catari? Non saranno milioni come detto da alcuni, ma sicuramente superiamo le 100,000 vittime. Se per te è antistorico questo, forse dovresti leggere i documenti e non i libretti.
      Fabio

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    2. Qui di antistorico leggo solo il commento del signor Luca. Giovanni da Belluno

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    3. Caro Giovanni chi non conosce tutti i fatti si appresta a dare dell'ignorante a chi studia e ricerca.
      Da sempre é cosi. Giustificano tutto in nome di non si sa bene cosa...
      Fabio

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  2. Il triste destino di Pomponio Algieri è dovuto esclusivamente al sadico fanatismo della chiesa di allora che ancora cova sotto la cenere ma non si esprime pi per la paura di essere condannato pubblicamente..

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    1. Ciao. Sai perché ho messo la moderazione dei commenti? Perché arrivavano minacce - chiaramente anonime - da bigotti che non leggono un libro all'anno...

      Fabio

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  3. Accidenti se l'inquisizione ha fatto vittime!! Questa è storia e non invenzioni di sana pianta. E in tutto il mondo!! Preti e vescovi e frati al servizio di nobili e re. Sfruttate umiliate massacrate uccise segregate perseguite torturate per secoli. Un solo appunto: eviterei di chiamarla "santa". Anche se questo era il "nome" per favore lasciamolo fuori da qualsiasi commento. Di santo non c'era nulla. C'era solo fame di potere, soldi, vanagloria. Tenere in mano tutta la povera gente nel nome del Signore e renderli schiavi con la scusa di salvarli dalle fiamme dell'inferno c'è tutto meno che qualcosa di santo. Praticamente nè più nè meno delle attuali "guerre sante". Che schifo. La cosa peggiore è che adesso la gente non è ignorante come nel medioevo. Eppure..... Promettere vergini nei prati celesti funziona ancora. Io non mi capacito. E' tutto così terribile e terribilmente vero. Altro che antistorico. C'era godimento nel bruciare le donne, le streghe, gli "eretici". Da parte di tutti. Di chi pronunciava le sentenze e di coloro che assistevano alle esecuzioni. Tutto fa spettacolo no? Vogliamo parlare del turismo nei luoghi dove si è consumata una tragedia? A volte vorrei non far parte del genere umano. Essere per esempio un carciofo? Vabè. Vedi tu Fabio se pubblicare o no questo intervento. Se pensi che possa sollevarsi un altro polverone lascia perdere. Un saluto. Celeste.
    ps2 scusa se commento come anonimo ma non so perche oggi non riesco a mettere la URL mi dice che non è valida. Non importa.
    Ciao

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    1. Ciao Celeste, grazie per l'intervento.
      Santa Inquisizione, ci sarebbe da discutere per ore di quella parola prima dell'altra...
      Vedi loro ci provano a sminuire gli eventi, a denigrare chi con fatica li racconta. Tu non sai quanti commenti anonimi di insulti e minacce devo levare ogni giorno dagli articoli che narrano le vicende di povere donne e poveri uomini la cui unica colpa era l'ignoranza rispetto ai dettami che LORO avevano imposto.
      In questo periodo ho visto la barzelletta del secolo, come una nuova imposizione di dettami: i leghisti che si aggirano per la penisola difendendo la Madonna e il presepe come una loro identità storica e culturale. Ma lo sanno che la religione cristiana soppiantò precedenti antiche religioni, che altro non sarebbero che quelle dei nostri avi?
      Fabio

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  4. Articolo interessante, come la maggior parte in questo blog, sopratutto la parte di Croce dove si parla della presunta ispirazione che trasse G.Bruno da questo fatto. Concordo però con Daniel Luca per quanto riguarda la rappresentazione romanzata dell'inquisitore, poteva essere indubbiamente un sadico (o più sadico della maggior parte degli esseri umani), ma a meno di fonti non ci è dato di saperlo. Che poi l'Inquisizione abbia fatto innumerevoli vittime innocenti è un dato di fatto, è necessario però ricordare che siamo in un tempi dove ogni Stato amministrava la giustizia con torture e pene terribili, e le esecuzioni veri e propri spettacoli ai quali assistevano morbosamente la maggioranza delle persone.

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    1. Ciao kinson e grazie per i complimenti.
      Come avrai capito non concordo - rispettando assolutamente ogni idea anche contraria alla mia - con la visione di Daniel. Sono più di 20 anni che leggo, studio e mi documento sull'inquisizione, soprattutto nelle valli alpine dove risiedo. Purtroppo i resoconti trasmessi non inquadrano l'inquisitore come figura al di sopra delle parti, certo lontana dalla visione degli illuministi che più danno che guadagno hanno portato alla storia. Molti pensano che quanto inserito nel Malleus Maleficarum o in altri trattati di demonologia non fosse seguito "sul campo" da chi doveva "amministrare la giustizia religiosa" (cosa che non ha senso ma che non saprei come definire); purtroppo spesso seguivano alla lettera le indicazioni dei farneticanti scrittori di quei trattati.
      Fabio

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