La leggenda dell'ebreo errante


Questa è la leggendaria storia di è un uomo di circa trentanni dalle vesti logore e sporche che cammina veloce appoggiandosi ad un bastone nodoso. Tiene alla cintura una vecchia bisaccia con dentro cinque monete che una volta spese ricompaiono nuovamente. Il suo volto è incorniciato da una folta e lunga barba bianca.
Guardandolo profondamente nel viso colpisce la sua espressione che comunica un infinita stanchezza, nel fondo degli occhi si vede lampeggiare un inquietudine che non trova mai pace. Quest’ uomo invecchia a poco a poco, arriva ad avere fino a cent’ anni, poi cade in una sorta di estasi e quando si risveglia il suo corpo è cambiato, è di colpo ringiovanito. Ancora una volta ha di nuovo trentatre anni, l’ età che aveva Cristo quando è salito al Calvario. E da trentatre anni ricomincia il suo cammino aspettando di arrivare nuovamente a cento per compiere un nuovo ciclo. L’ uomo è sempre solo, lo si può alcune volte incontrare lungo i sentieri di campagna, oppure qualche volta lo si può vedere camminare in città. Solo raramente si ferma a parlare con qualcuno per raccontare la sua storia. La storia dell’ Ebreo Errante costretto a peregrinare per il mondo senza poter mai fermarsi a riposare.

Dopo che il popolo a gran voce aveva deciso che Barabba venisse liberato e Gesù condannato a morte, Pilato fece flagellare il sedicente Messia e lo consegnò a chi si doveva occupare della sua condanna. I soldati condussero Gesù nel pretorio e dopo averlo spogliato lo rivestirono con un manto rosso e gli posero in capo una corona di spine, e in mano uno scettro fatto con una canna. Poi cominciarono a deriderlo, gli sputarono addosso, e lo bastonarono mentre gli urlavano “Salve re dei Giudei”. Poi gli rimisero la tunica e lo portarono fuori mettendogli la croce in spalle e si avviarono verso il Calvario. Mentre salivano incontrarono un uomo di Cirene un certo Simone e gli chiesero di aiutare Cristo a portare la croce. Questo è ciò che Vangeli raccontano della salita al Calvario di Gesù Cristo e della sua Passione ma altri particolari si aggiunsero in epoche successive. Mentre Cristo veniva trascinato in modo brutale verso il luogo della sua esecuzione gli si fece incontro un uomo, un ebreo che secondo la tradizione si chiamava Aasvero (secondo altre versioni successive medievali Cartaphilos o Buttadeus) che gli tirò un pugno in mezzo alla schiena facendolo cadere a poi apostrofandolo con un imperioso ora alzati e cammina. Dopo essersi rialzato Cristo guardò l’ uomo negli occhi e con pacatezza gli rispose: io ora cammino ma tua farai altrettanto finchè io non ritornerò. Cosi iniziò il viaggio senza fine di Aasvero l’ Ebreo Errante che da quel giorno cammina senza tregua per le vie di tutto il mondo portando con se solo la vecchia bisaccia che contiene le poche monete che gli servono per avere un tozzo di pane ed un pasto caldo. La leggenda sarebbe suffragata da alcuni brani del Vangelo che specificano: In verità vi dico che fra gli odierni viventi vi sono quelli che non morranno prima che vedano il Figlio dell’ Uomo venire nel suo regno. Aasvero secondo alcuni era un ciabattino, per altri un mercante. Altri raccontano che fosse il custode del palazzo di Ponzio Pilato, oppure un ufficiale del Sinedrio.
La nascita leggenda dell’ ebreo errante può essere collocata con l’ inizio della propaganda antisemita nel IV secolo quando i Cristiani acquistarono a poco a poco potere nell’ impero romano. Uno dei compiti dei cristiani che raggiungevano posizioni di potere era quello di scagionare agli occhi dell’ opinione pubblica i cittadini romani dall’ accusa di aver crocifisso Gesù Cristo. Il capro espiatorio naturalmente scelto fu il popolo ebraico, ignorando di fatto che a condannare Gesù fu un magistrato di Roma e cosi si cominciò ad accusare gli Ebrei di deicidio. Perciò nell’ ottica di questa politica si inserirono leggende come quella dell’ ebreo errante tese a dimostrare l’ assoluta cattiveria con cui gli ebrei si erano comportati contro Gesù e giustamente la logica punizione.
Altri leggono nella leggenda dell’ ebreo errante la rappresentazione metaforica della diaspora del popolo ebraico. L'Ebreo Errante rientra anche nel gruppo storie nate secoli dopo la morte di Cristo riguardanti personaggi come la Veronica la donna che con un velo avrebbe deterso il volto di Cristo mentre saliva al Calvario e Longino il soldato romano che trafisse Gesù con una lancia.
L’Ebreo Errante divenne presto una figura ricorrente nella tradizione folcloristica italiana, in particolare nelle zone a ridosso delle Alpi. Secondo molte leggende se al suo passaggio l’ Ebreo Errante incontrava astio e atti ostili le comunità responsabili di questo odio venivano punite con un immediata caduta in disgrazia rappresentata da temporali, gelate improvvise, o qualunque altro evento potesse distruggere i raccolti. Un atto di carità o di semplice gentilezza nei sui confronti di garantiva la salvezza dell’ anima e la benevolenza della natura. Inoltre l Ebreo Errante era considerato portatore di nuove conoscenze come ad esempio la preparazione del formaggio (molto importante per le popolazioni alpine)
Nel Medioevo su di lui fiorirono molte leggende, nel 1233 un monaco cistercense dell’ Abbazia di Santa Maria di Ferraria un monastero cistercense a Vairano Patenora, nei pressi di Caserta, riferisce che alcuni stranieri passando dal monastero avevano raccontato di aver incontrato in Armenia un anziano ebreo che sosteneva di aver schernito Cristo mentre saliva al Calvario, e per questo di esser stato punito a vagare per l’ eternità. Nel 1235 Roger de Wendover nel suo “Flores Historiarum” narra della visita fatta nel 1228 a Saint Alban da un vescovo armeno che raccontò di aver conosciuto un certo Cartaphilos che aveva affermato essere un tempo guardiano del palazzo di Pilato e che avendo deriso Gesù era stato punito a vagare nel mondo fino al suo ritorno. 
L’ uomo dopo la punizione si era convertito al cristianesimo e girava per il mondo con il nome di Giuseppe. Secondo il suo racconto a battezzarlo era stato Anania, lo stesso uomo che aveva battezzato San Paolo. Versione confermata qualche anno dopo da Matthew Paris nell’ “Historia Major” datata nel 1259. Guido Bonatti (divenuto poi personaggio dell’ Inferno Dantesco) famoso astrologo al servizio della corte di Guido di Montefeltro nella sua opera “Introductorius ad judicia stellarum” racconta di uomo che era passato da Forli nel 1267 conosciuto come Giovanni Buttadeo che affermava di aver assistito alla passione di Cristo. Lo stesso personaggio si ritrova anche in cronache successive a volte chiamato come Giovanni Devoto a Dio. Antonio di Francesco d’ Andrea racconta che Giovanni Buttadeo fu visto in Italia tra il 1310 e il 1320 a San Lorenzo di Mugello. Sempre il d’ Andrea narra che Giano Duccio di Sergialdo incontrò insieme ai figli Giovanni Buttadeo travestito da frate mentre fuggiva da San Lorenzo verso Bologna. Sempre il quegli anni il Buttadeo fu avvistato in Lombardia e a Vicenza dove sembra venne arrestato come spia. Il cronista Sigismondo Tizio afferma invece che i vecchi cittadini senesi asserivano che Giovanni Buttadeo era passato nell’ anno 1400 per la loro città e che guardando un dipinto di Andrea di Vanni raffigurante la crocifissione disse di non aver visto mai un immagine del Signore più somigliante. Dal medioevo in poi la storia dell’ Ebreo Errante fu narrata innumerevoli volte e i suoi avvistamenti si susseguirono in ogni angolo d’ Europa dalla Francia li conosciuto con il nome di Isaac Laquedem fino alla lontana Russia. Federico Eusebio (1852-1913) storico e archeologo albese scrive in “Alba Pompeia” che suo padre gli raccontava che negli anni trenta dell’ ottocento era apparso in città un uomo di aspetto trasandato dai lunghi capelli i e dalla barba bianca con una vecchia bisaccia con pochi soldi che spesso camminava lungo la via maestra della cittadina facendo un veloce giro di acquisti nelle botteghe. Veniva denominato come l’Uomo dei Cinque soldi. Nessuno riusciva a fermarlo ne a parlare con lui, poi un giorno lo videro attraversare il Tanaro camminando sulle acque ed a piedi asciutti andare verso Asti. Ormai la fantasia popolare l’ aveva collocato nella lista dei personaggi eterni senza spazio ne tempo come il Conte di Saint Germain e Fulcanelli. I poeti moderni si impadronirono di questa figura leggendaria, a cominciare da W. Goethe, che in un frammento poetico (1774) vagheggiò un Aasvero spettatore mordace delle umane miserie. Nel periodo romantico questo personaggio assunse diversi significati simbolici: rappresentante del suo popolo, tenace e perseguitato; negatore di Dio, con cui si riconcilia dopo una lunga espiazione; ma su tutti prevalse il simbolo del faticoso e interminabile cammino dell’umanità, anelante a una pace e a una giustizia lontana.

Luciano Querio

Bibliografia
Gian Luca Margheriti. I personaggi più misteriosi della storia. Newton Compton Editori 2014

Jean d'Ormesson, Histoire du Juif errant, Gallimard, Paris 1990 (ed. it.: Il romanzo dell'Ebreo errante, Rizzoli, Milano 1992)

Leo Perutz, Il marchese di Bolibar, Adelphi 1987 (l'ebreo errante è Salignac, ufficiale dell'armata napoleonica impegnata in Spagna, che copre con una fascia un marchio di maledizione che porta sulla fronte; apparentemente invulnerabile, la sua presenza causa disgrazie a tutti quelli che combattono al suo fianco)

Pär Lagerkvist, La Sibilla (Sibyllan) del 1956 e La Morte Di Assuero (Ahsverus Död) del 1960, incentrati su diversi personaggi perseguitati da Dio, fra i quali spicca la figura dell'Ebreo Errante.

Aleksander Wat (1900-1967); racconto "L'ebreo errante", dalla raccolta Lucifero disoccupato (1927)

Isajon Sulton, L'Ebreo Errante (Boqiy Darbadar), romanzo (Tashkent, 2011)

Joseph Roth - Ebrei erranti | Adelphi Edizioni


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