sabato 22 luglio 2017

Dopo Altamira tutto è decadenza

Nel 1879 un archeologo dilettante scoprì, grazie al contributo decisivo della figlia di nove anni, delle pitture rupestri sulla volta di una grotta. L’archeologo, dilettante, si chiamava Marcelino Sanz de Sautuola e la bimba, cui tutto il genere umano dovrebbe rendere ringraziamenti, Maria.
Nei mesi successivi, Sanz si fece affiancare da un archeologo dell’Università di Madrid, Juan Vilanova y Piera, per effettuare degli scavi nel complesso di grotte. Trovarono un mondo incantato e perduto che fecero risalire all’epoca paleolitica. Sanz e Vilanova riportarono le ricerche, le opere rinvenute e le datazioni in un notissimo studio pubblicato nel 1880. Nello stesso anno, a Lisbona, si consumò il Congresso preistorico dove le tesi degli spagnoli furono rigettate senza appello. Non solo gli specialisti francesi, di cui riporto i nomi perché non si perdano nei meandri della storia, Gabriel de Mortillet ed Emile Cartailhac rifiutarono la datazione al paleolitico, ma aggiunsero ridicolo allo studio degli spagnoli, senza pensare che la storia avrebbe coperto loro di ridicolo. Sanz de Sautola fu accusato di truffa a causa dell’elevata qualità artistica e dell’eccezionale stato di conservazione delle pitture rupestri. Il ridicolo nella storia della scoperta delle grotte d’Altamira sembra non chiudersi mai: un contadino locale sostenne che le pitture sulle pareti erano state create da un artista contemporaneo su invito di Marcelino Sanz de Sautuola.
Sanz de Sautuola morì, nel ridicolo degli accademici, nel 1888.
Nel 1902, quando altre scoperte avevano contribuito ad avallare l’ipotesi della datazione al paleolitico delle pitture d’Altamira, la società scientifica si decise a rivedere il proprio giudizio sulle scoperte degli archeologi spagnoli. Uno dei francesi che irrise Sanz de Sautuola ammise, anche troppo enfaticamente, il proprio errore in un articolo divenuto celebre con il titolo di Mea culpa d’un sceptique. Il saggio fu pubblicato sul giornale L’anthropologie. Negli stessi momenti un secondo studioso francese, Joseph Déchelette, si spinse a definire Altamira la Cappella Sistina della Preistoria.
Purtroppo Marcelino Sanz de Sautuola non poté assistere al trionfo delle proprie ricerche.
Con il benestare della comunità scientifica internazionale, ripresero gli scavi. A dirigere i lavori Hermilio Alcalde del Rio. Gli anni passarono velocemente, sino a giungere al 2008 quando la datazione uranio-torio fece risalire ad un periodo compreso tra 35000 e 25000 i dipinti sulle pareti della magnifica grotta.
Occorre aggiungere che recenti studi sembrano confermare l’ipotesi che ci si possa trovare di fronte ad opere collettive, completate da migliaia di mani diverse in centinaia d’anni.
L’impatto culturale della grotta d’Altamira è rintracciabile nelle parole del maestro Pablo Picasso, che al termine di una visita esclamò: “Dopo Altamira tutto è decadenza”.
Purtroppo anche in questo sito, come a Lascaux in Francia, l’anidride carbonica prodotta dal respiro dei tanti visitatori ha gravemente danneggiato le opere. La decisione fu di chiudere al pubblico il sito dal 1977. Nel 1982 furono riaperte parzialmente. Da quell’anno i visitatori sono accettati in un numero tanto ridotto che la lista d’attesa è di almeno tre anni.
Le istituzioni si chiesero quale fosse il modo migliore per permettere al pubblico di visionare le magnifiche opere celate nell’antro della terra, e la decisione ricadde sulla costruzione di una copia, o replica, delle pitture rupestri. Dal 2001 è possibile visitare la riproduzione della grotta d’Altamira in un sito non lontano dall’originale.
E’ lecito porsi la domanda sul perché siano così importanti le pitture rupestri spagnole?
La grotta d’Altamira, è una caverna situata nei pressi di Santillana del Mar, nella regione della Cantabria, circa 30 chilometri ad ovest di Santander.
Dal 1985 è inclusa tra i patrimoni dell’umanità dell’Unesco.
La grotta originaria è lunga 270 metri. Il cunicolo principale ha un’altezza che varia dai due ai sei metri.
Malgrado siano state trovate pitture rupestri su tutta la lunghezza del cunicolo, gli studiosi hanno ipotizzato l’occupazione umana della grotta limitatamente all’ingresso. Probabilmente il resto della grotta era usato per cerimonie religiose.
I nostri antenati utilizzarono il carboncino e l’ocra per dipingere. Probabilmente diluirono i colori per produrre delle tonalità diverse. Incredibilmente sfruttarono i contorni naturali delle pareti per dare l’impressione della tridimensionalità ai soggetti dipinti.
L’animale più rappresentato è il bisonte. Ci sono sedici copie policrome e una in nero, di varie dimensioni, posizioni e tecniche di pittura, undici delle quali in piedi, le altre statiche o in movimento sul lato sinistro. Le dimensioni delle rappresentazioni del bisonte variano dal metro e quaranta centimetri al metro e ottanta centimetri. Accanto alle rappresentazioni del bisonte, vi sono cavalli, cervi e cinghiali.
Le pitture rupestri di Altamira potrebbero essere immagini di significato religioso, relativo ai riti di fertilità o cerimonie per promuovere la caccia, significato sessuale, totemismo o potrebbero semplicemente essere interpretati come arte per l’arte. Quest’ultima possibilità è stata respinta con vigore da molti studiosi perché gran parte dei dipinti è posizionata in luoghi delle grotte di difficile accesso, quindi difficilmente visualizzabili dagli abitanti dell’epoca di produzione dei dipinti.
Interessante la teoria che le pitture possano essere interpretate come la battaglia tra due clan rivali, rappresentati da cervi e bisonti.
La categoria più ricorrente nell’arte rupestre è quella del mondo animale. Gli artisti adoperavano ogni tipo di accorgimento tecnico per far sì che i dipinti, o le incisioni, si avvicinassero alla realtà. Gli animali erano riprodotti con un’impressionante cura dei particolari.
Alcuni studiosi hanno avanzato l’idea che i nostri antenati avessero una sorta d’ossessione per il mondo animale. Questa teoria è accettabile poiché abbiamo scoperto una scarsa volontà di rappresentare se stesso da parte dell’uomo preistorico.
Gedion scrisse che “la figura dell’essere umano appariva trascurabile a paragone con la bellezza e la forza della figura animale. L’auto esaltazione con cui sia l’uomo che la donna erano presentati nudi alla luce del sole nella scultura greca, era totalmente inimmaginabile per l’uomo primitivo”.
Ammirazione per gli animali o culto religioso?
La risposta sarà per sempre sepolta nel buio di queste grotte dipinte.


Fabio Casalini


Bibliografia
Antonio Beltran (a cura di), La grotta preistorica di Altamira, Milano, Jaca Book, 1998.

Collins D.,L’avventura della preistoria. Viaggio nel passato dell’uomo dalla scimmia all’artista. Newton compton editori, 1980.

Gedion S., L’eterno presente: le origini dell’arte. Feltrinelli, 1965.

Gregory Curtis, The Cave Painters. Probing the Mysteries of the World's First Artists, New York, Knopf, 2006. 

Russell Dale Guthrie, The Nature of Paleolithic Art, Chicago, University of Chicago Press, 2006. 

William H. McNeill, Secrets of the Cave Paintings, in The New York Review of Books, vol. 53, n. 16, 19 ottobre 2


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