lunedì 12 giugno 2017

La stanza segreta di Michelangelo

Firenze 1529-30
Le truppe imperiali esultanti, divampano come furie sulle mura stremate della città.
Riecheggiano silenziose le vie arteriose, sino al battito pulsante delle piazze, dense di fame, miseria e pestilenza. 
Tacciono le campane, implodono nel vuoto gli zoccoli reali dei cavalli; battono la terra.
Morsicano l’aria muta.
La Repubblica di Firenze segna il suo imbrunir, dopo uno stremante assedio.
Decade.
Alessandro de Medici maestoso nelle vesti, tra disperati fatti di stracci, pone lo sguardo alto al cielo, alla torre di Palazzo Vecchio, rivestito nuovamente del suo stendardo famigliare.
I Medici sono a casa.
Nessuna pietà.
I traditori pagheranno il prezzo più caro con la loro vita.
Nessuna pietà.
Michelangelo, responsabile delle fortificazioni della città e architetto militare della Repubblica, fedele ai tempi dei signori di Firenze, a tal punto che da giovincello fu allievo prediletto di Lorenzo il Magnifico.
Or teme per la prima volta di perder la sua vita.
Nonostante la sua fierezza di carattere, che non perseverava in petto alcuna paura, ne timore; spesso litigioso, per i suoi ideali, schivo dalla vita di corte, bruto nella cura di sé.
Paranoico ed ombroso, ossessivo e travagliato da più "Io" nel carattere.
Ora deve fuggire o nascondersi.
Lo vogliono!
Si nasconde per sfuggire alla vendetta, nella Basilica di San Lorenzo in una piccola stanza segreta vicino alla Sacrestia, una vecchia carbonaia, qui trascorre un lunghissimo tempo di isolamento, afflitto dal caldo di quell'estate, dalla fame e da una tremenda solitudine che fa riemergere nell’anima i suoi affanni di gioventù, l’ombra severa e manesca del padre, le sue solitudini, i suoi pianti.
Si fustiga, usava farlo per punirsi.
Resta esiliato in quello scoglio di stanza osservando da una fessura chi lo voleva morto.
Ma nel tormento, implode la meraviglia.
Michelangelo grazie ai carboncini inizia a disegnare sulle pareti bianche della stanza, opere che sono giunte sino ad oggi, grazie all’intonaco messo dal sacrestano per coprire la prova che aiutò Michelangelo a nascondersi.
Si possono osservare spettacolari opere di corpi, volti, mani; riconoscibili e magnifici sono il volto del Lacoonte che ricorda il viso della statua conservata presso i Musei Vaticani, altre figure che si ritroveranno poi come “ospiti” Nella Cappella Sistina ed altre opere del grande maestro.
Un segno indelebile della sua presenza, è l’impronta della sua mano sul muro, firma del suo genio tormentato.
Intervenne il Papa, se pur litigioso con esso per concedergli la grazia, a costo che finisse i lavori della basilica.
Il suo genio era troppo prezioso per la Chiesa.
Poco lontano dalla stanza segreta di Michelangelo, sono visitabili le Cappelle Medicee, le tombe che racchiudono l’intera generazione dei principi, grazie ai loro resti si sono potuti studiare, le cause di morte e le malattie che scorrevano in quei secoli.
Uno studio ha permesso di notare che Lorenzo de Medici, presentava un teschio più grande del comune e che era affetto da una malformazione nasale, questa caratteristica non gli consentiva di sentire odori e rendeva la sua voce stridula, come affermano fonti dell’epoca.
Ma una scoperta densa di mistero è il ritrovamento della tomba vuota dell’ultimo principe toscano, e la botola segreta a pochi metri dal sarcofago indicata da un cerchio nero sulla pietra, che conduceva ad una cripta sotterranea che faceva da nido tombale ai nati morti della famiglia Medici, un particolare sinistro è il piccolo corpo di un bambino mummificato dal tempo sepolto in una bara trasparente, e a pochi metri da esso il corpo avvolto in un altro sarcofago dell’ultimo principe con la corona in testa ad indicare la fine del tempo dei Signori di Firenze.

Simone De Bernardin






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