martedì 16 maggio 2017

Il principe-vescovo con il vizio del fuoco

Wurzburg è una città tedesca situata sul fiume Meno e appartenente alla Baviera. E' un'antica sede vescovile e universitaria. La città fu convertita al cristianesimo nel 689 da san Bonifacio, che creò la diocesi nel VII secolo, mentre l'Università nacque, prima in Baviera, nel 1402. Il massimo splendore lo raggiunse a cavallo tra il Seicento e il Settecento, quando l'antico borgo era governato dalla famiglia Schonborn. 
Prima di narrare le vicende di un uomo di cui il genere umano avrebbe volentieri fatto a meno, devo introdurre il Vescovato di Wurzburg, che fu uno stato ecclesiastico esistito dal 1168 al 1803. Per comprendere la nascita dobbiamo arretrare di qualche decennio il corso della storia: nel 1115 Enrico V diede il territorio della Franconia Orientale in ricompensa al nipote Corrado, che iniziò ad utilizzare il titolo di Duca di Franconia. La regione rimase saldamente nelle mani della famiglia di Corrado sino al 1168, quando il vescovo di Wurzburg ottenne i diritti. Da quella data il vescovo acquisì il potere temporale. Tale struttura riuscì a resistere alla storia sino al 1803, quando avvenne la secolarizzazione del Sacro Romano Impero ad opera di Napoleone.
Perché ho deciso di parlare di questa romantica città della Germania?
Nelle zone posto sotto il dominio del principe-vescovo di Wurzburg avvennero fatti che oggi rientrerebbero nei crimini contro l'umanità.
I primi processi contro donne accusate di stregoneria avvennero negli ultimi anni del vescovo Julius Echter von Mespelbrunn. Nel 1616 furono giustiziate 99 donne considerate streghe. La maggior parte delle vittime fu accusata di magia, stregoneria e d'aver fatto un patto con il demonio. L'isteria collettiva si sparse a macchia d'olio in tutto il sud della Germania, tanto che nella città di Bamberg avvennero oltre 300 esecuzioni. Non furono risparmiate nemmeno Magonza e Ellwangen. Anzi in alcuni casi altre città furono in anticipo rispetto ai principi-vescovi di Wurzburg; emblematico il caso della cittadina di Ellwangen dove nel 1612 furono purificate con il sacro fuoco ben 167 tra donne e uomini.
La pazzia dilagava.
Il sadismo imperava.
L'incriminazione in base a denunce e l'uso spregiudicato della tortura per estorcere delle confessioni scatenava gli istinti più bassi, non solo degli inquisitori ma della popolazione che assecondava quella frenetica corsa alla morte.
Il problema per le popolazioni della Franconia divenne insostenibile con l'ascesa al potere, mi pare giusto definire così la successione di un vescovo cattolico con il titolo di principe, del nipote di Julius, Philipp Adolf von Ehrenberg, che restò in carica tra il 1623 e il 1631.
Philipp Adolf nacque a Heinsheim il 23 settembre del 1583, da Johann Heinrich von Ehrenberg. Sua madre era la sorella di Julius Echter von Mespelbrunn, al tempo vescovo di Wurzburg. Il capitolo della cattedrale lo elesse al titolo di principe-vescovo il 6 febbraio del 1623 e papa Urbano VIII lo confermò il 19 marzo del 1624.
Philipp Adolf era un fiero sostenitore della Controriforma e della ri-cattolicizzazione dei suoi territori.
Sotto il suo regno, temporale e spirituale, avvenne una delle più grandi cacce alle streghe che l'Europa abbia dovuto sopportare.
Sotto il suo sguardo furono assalite migliaia di persone, uomini, donne e bambini.
Senza distinzione di culto, età, sesso o ceto sociale.
Il 20% degli arsi vivi da Philipp Adolf furono sacerdoti e religiosi.
Molti furono i vagabondi che trovarono la morte a Wurzburg semplicemente perché incapaci di dare una spiegazione soddisfacente del motivo per il quale stavano passando attraverso la città.
Secondo il biografo del principe-vescovo, le persone martirizzate con il fuoco nella sola città di Wurzburg furono 219.
Le persone che trovarono la morte nella diocesi amministrata direttamente da Philipp Adolf von Ehrenberg furono oltre 900.
Nel 1629 il giudice civile della città, ritenuto poco allineato all'idea della cristianità, scrisse: “Un terzo della città è sicuramente implicato. Gli esponenti più ricchi, elevati e influenti del clero sono già stati giustiziati. Una settimana fa una ragazza di 19 anni, considerata da tutti la più onesta della città, è stata mandata sul rogo. Ci sono trecento bambini di 3 o 4 anni che si dice abbiano avuto a che fare con il diavolo. Ho visto bambini di 7 anni messi a morte, e anche piccoli studenti si 10, 12 o 14 anni di età”.
L'uomo moderno difficilmente comprende che i bambini potevano essere accusati di stregoneria: era sufficiente aver compiuto gli otto anni d'età per subire processo dall'Inquisizione.
Se esistono le conseguenze, vi saranno delle cause che le hanno determinate?
Sprenger e Kramer nel libro Malleus Maleficarum riescono a dare per scontato il passaggio, o la trasmissione, del maleficio dalla madre alla figlia: “l'esperienza dimostra che sempre le figlie hanno fama di essere le imitatrici dei delitti materni, e che quasi sempre la progenie è infetta”.
Stando alle accuse degli inquisitori, le bimbe di 8 o 9 anni erano in grado di scatenare furiose tempeste in mare e devastanti grandinate sui raccolti.
La maggior parte dei religiosi, come gli altri contemporanei, era ossessionato dall'idea della strega, ma alcuni moralisti ammonivano contro sistemi processuali contrari alla giustizia e all'umanità. Uno di loro fu Federico di Spee, 1591-1635 che in qualità di assistente spirituale di molti accusati per il reato di stregoneria, ne conosceva l'angoscia e la disperazione spaventosa. Federico ebbe il coraggio di bollare a fuoco l'insensatezza e l'ingiustizia che gridava vendetta nei metodi processuali, che paragonava ai sistemi usati da Nerone. Nel 1631 scriveva: “dichiaro che tra le molte donne che io condussi al rogo per presunta stregoneria, non ve ne era una sole della quale avrei potuto dire con sicurezza che fosse una strega. Trattate i superiori ecclesiastici, i giudici e me stesso come quelle povere infelici, sottoponeteci agli stessi martiri e scoprirete in noi tutti dei maghi”.
Ripercorrendo la storia tutto si ripete.
Un padre della chiesa, Minucio Felice, vissuto nel II secolo, riporta le parole di un oratore romano, Marco Cornelio Frontone:“Essi, raccogliendo dalla feccia più ignobile i più ignoranti e le donnicciuole, facili ad abboccare per la debolezza del loro sesso, formano una banda di empia congiura, che si raduna in congreghe notturne per celebrare le sacre vigilie o per banchetti inumani, non con lo scopo di compiere un rito, ma per scellerataggine; una razza di gente che ama nascondersi e rifugge la luce, tace in pubblico ed è garrula in segreto. Disprezzano ugualmente gli altari e le tombe, irridono gli dei, scherniscono i sacri riti; miseri, commiserano i sacerdoti (se è lecito dirlo), disprezzano le dignità e le porpore, essi che sono quasi nudi! […] Regna tra loro la licenza sfrenata, quasi come un culto, e si chiamano indistintamente fratelli e sorelle, cosicché, col manto di un nome sacro, anche la consueta impudicizia diventi incesto. […] Ho sentito dire che venerano, dopo averla consacrata, una testa d’asino, non saprei per quale futile credenza […] Altri raccontano che venerano e adorano le parti genitali del medesimo celebrante e sacerdote […] E chi ci parla di un uomo punito per un delitto con il sommo supplizio e il legno della croce, che costituiscono le lugubri sostanze della loro liturgia, attribuisce in fondo a quei malfattori rotti ad ogni vizio l’altare che più ad essi conviene […] Un bambino cosparso di farina, per ingannare gli inesperti, viene posto innanzi al neofita, […] viene ucciso. Orribile a dirsi, ne succhiano poi con avidità il sangue, se ne spartiscono a gara le membra, e con questa vittima stringono un sacro patto […] Il loro banchetto, è ben conosciuto: tutti ne parlano variamente, e lo attesta chiaramente una orazione del nostro retore di Cirta […] Si avvinghiano assieme nella complicità del buio, a sorte.”
Le parole dell’oratore sono indirizzate alla nascente comunità cristiana.
Le parole utilizzate dall’oratore romano per definire i primi cristiani, sono le medesime rivolte dagli inquisitori alle donne che credevano si contrapponessero alla nuova religione.
La religione cristiana ha soppiantato gli antichi culti costruendo i propri templi al di sopra delle sacre rocce, ha creato santi ove esistevano dei e utilizzato le accuse ad essa rivolte da chi li ha preceduti per estirpare, con la forza, una millenaria conoscenza.

Fabio Casalini


Bibliografia
Francesco Maria Guazzo - Compendium maleficarum - Torino 2002.

Vanna de Angelis - Il libro nero della caccia alle streghe - Casale Monferrato 2001.

Franco Cardini - Costanza la strega di san Miniato - Bari 1989.

Peter Godman - I segreti dell’inquisizione - Milano 2004.

Ornella Rossi Borghesano - Dalle streghe liberaci o signore. Triora: storia di uno strano processo del XV secolo - Firenze 2004

Alessio Tanfoglio - La danza macabra dell’inquisizione cristiana

Kurt Baschwitz - Hexen und Hexenprozesse. Bertelsmann Verlag - München, 1990,

Harald Schwillus - Die Hexenprozesse gegen Würzburger Geistliche unter Fürstbischof Philipp Adolf von Ehrenberg (1623–1631) - Echter Verlag, 1998,




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