mercoledì 3 maggio 2017

Acetosella, il fiore che sa di limone

Camminando nel bosco o in montagna è capitato a tutti di incontrare una piccola pianta, leggermente pelosa, al massimo 15 cm di altezza, dal grazioso fiore a 5 petali bianco con striature violetto. Oltre a questa varietà, ne troviamo anche una completamente rosa tendente al fucsia e una dai fiori gialli che rifioriscono per tutta l’estate. Le sue foglie a forma di cuore, sono molto simili a quelledel trifoglio.
Questo piccolo e delicato fiore si chiama acetosella.
In caso di pioggia o forte vento, i delicati fiori si piegano verso il basso assumendo l'aspetto di un piccolo ombrello.
Nelle ore notturne, anche le foglie si chiudono su sé stesse, quasi a volersi nascondere dalla luce della luna.
Essendo una pianta sciafila, cioè una pianta che non ama vivere sotto i raggi diretti del sole, durante il giorno le sue foglioline tendono a ripiegarsi lontano dai suoi raggi, grazie a specifiche articolazioni, che le consentono di contrarsi ed espandersi secondo le condizioni atmosferiche.
L’acetosella fiorisce dall’inizio della primavera fino a giugno,prima che gli alberi sovrastanti emettano le foglie limitandole la luce del sole, nei boschi umidi di conifere e latifoglie e nei luoghi ombrosi, soprattutto nell’Italia centrosettentrionale, fino a 2000 mt di altitudine. 
È una pianta “circumboreale”, quindi tipica delle zone temperate fredde di Europa, Asia, fino in Giappone, e America settentrionale.
Oltre che spontanea nel sottobosco, la troviamo anche coltivata nei giardini o in vaso, perché facile da mantenere e molto decorativa.
Questo simpatico fiore è conosciuto con numerosi altri nomi, quali agretta, alleluia, melagra, pentecoste, trifoglio acetoso, lambrusca,erba brusca, lapazio, romice e crespa.
In Inghilterra è chiamata “bella addormentata” o “trifoglio dormiente”.
Il nome del genere, Oxalis, deriva dal greco oxys, che vuol dire acuto o pungente e da hals, sale, per l'elevata quantità di acido ossalico che contiene.
Il nome comune della pianta, acetosella, deriva dal sapore acidulodelle foglie usate anticamente come condimento per le insalate e che ricorda appunto l'aceto o il limone, oggi riscoperta nella moderna cucina da alcuni Chef stellati come elemento decorativo o per dare sapore al piatto.
L’impollinazione avviene in due fasi, una in primavera tramite insetti diurni, api, mosche e insetti notturni, e una in estate, durante la quale gli organi sessuali maschili, le antere, trasferiscono sullo stigma il polline in modo diretto, dando così vita ad una fase di autoimpollinazione molto più proficua quanto a produzione di semi per la nascita di piante successive.
I frutti dell’acetosella sono raccolti in una minuscola capsula di circa 4 – 10mm, che ha cinque cavità contenenti ciascuna uno o due semi immersi in una sostanza mucillagginosa. 
Alla maturazione i semi vengono spinti attraverso una fessura elastica molto stretta che scattando di colpo li lancia con forza a distanze ragguardevoli. La natura provvede a tutto.
Oltre all’acido ossalico, presente in quantità importanti nella pianta, l’acetosella contiene anche vitamina C e mucillagini, presenti soprattutto nelle sue foglie. 
Possiede inoltre importanti proprietà diuretiche e depurative che la rendono un utile alleato contro i problemi a carico dell’apparato digerente. 
Per uso esterno l’acetosella si rivela un valido rimedio naturale da applicare in caso di eruzioni cutanee o per pelli arrossate ed infiammate oppure per trattare piccole lesioni del cavo orale grazie alla sua efficacia decongestionante, astringente ed antinfiammatoria.
La pianta deve essere utilizzata fresca poiché essiccandola perde molte delle sue proprietà.
È fortemente controindicata per chi soffre di patologie renali, disturbi gastrici, intestinali ed epatici.
In passato era utilizzata anche per l’igiene domestica, trovando applicazione nella lucidatura degli oggetti in rame, come smacchiatore per gli indumenti con tracce di inchiostro o di ruggine e come fissante per i colori.
I contadini, secondo la tradizione attribuiscono alla pianta la capacità di preannunciare le condizioni meteorologiche, così come all’arrivo di pioggia o forte vento.
Nell’industria moderna è ancora usata per ricavare un ottimo sbiancante, come disincrostante per i radiatori delle automobili e in genere per lucidare oggetti metallici come rame e bronzo. Una volta quest’ultimo composto veniva preparato dai droghieri e si chiamava sale di acetosa.
A scopo alimentare, si raccolgono le foglie con i gambi. È un ingrediente prezioso per completare molti piatti e donare sapore a minestre e arrosti. Aggiunga alle insalate, ne esalta il sapore. 
Bollendo le foglie in acqua per circa 5 minuti, si ricava una bevanda dissetante simile alla limonata, ottima arricchita con un buon cucchiaio di miele.
Le radici possono essere usate come gli asparagi. 
Attualmente in Perù si possono trovare nei mercati diversi tuberi di alcune specie di questo genere, che esposti al sole per diversi giorni perdono lo sgradevole sapore acido acquisendo un sapore più gradevole, quasi dolce.
A piccole dosi non dà alcuna controindicazione, ma se assunta in quantità massicce diventa tossica per l’organismo, proprio a causa della presenza dell’elevato contenuto di acido ossalico.
In tutti i casi si deve usare questa pianta con attenzione, seguendo i consigli di esperti.
Il significato attribuitogli nel linguaggio dei fiori e delle piante è quello di protezione e amore materno, dovuto al caratteristico comportamento di fiori e foglie, che si chiudono su sé stessi per preservare intatta la bellezza della pianta. Può anche significare fine delle preoccupazioni.
Anticamente l’acetosella era molto impiegata come erba curativa e come “amuleto” contro le negatività.
Si credeva che portandola addosso, in mazzetti piccoli e ben composti, si sarebbero prevenuti i disturbi cardiaci. Le sue radici invece, deposte nella camera di un malato, lo avrebbero aiutato a guarire.
Un piccolo e grazioso scaccia guai!

Rosella Reali

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