mercoledì 5 aprile 2017

Per i bimbi di Alessandria la morte arrivò dal cielo

Il 5 aprile del 1945, poco dopo le tre del pomeriggio, una formazione di bombardieri anglo-americani comparve nel cielo della città d’Alessandria e, senza nessuna comprensibile ragione militare, scaricò sulle case, sulle scuole, sugli adulti e sui bambini, un carico micidiale di bombe. 
Il risultato di quell'insensata operazione fu di 160 morti e oltre 600 feriti.
Tra i morti, 27 bimbi dell’Asilo infantile Maria Ausiliatrice.
Non morirono solo i bambini, ma anche le persone che li accudivano.
Nelle ore successive il Comitato di Liberazione Nazionale protestò vivacemente con il comando alleato, ma i bambini, le persone che li curavano e i civili residenti ad Alessandria erano morti.
Nessuno li avrebbe riportati in vita.
La città piemontese non era nuova alla morte che arriva dal cielo.
Il giorno 11 luglio del 1944, i morti accertati furono 46.
Il 21 agosto dello stesso anno si contarono altre 31 vittime.
Il 5 settembre la città piemontese pagò un nuovo pesante contributo al conflitto: morirono sotto le bombe 39 persone. Di 20 persone verrà stilato un  certificato di morte presunta, poiché non era possibile il riconoscimento dato lo stato dei resti.
Un’interessante testimonianza è possibile ritrovarla nelle pagine dell’istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria Carlo Gilardenghi: "Nel periodo della guerra sono stata a casa, perché c'era pericolo mi sono licenziata, sono venuti a prendermi loro, c'era poca gente e mi hanno presa, sono venuti i carabinieri, mi hanno obbligata e sono andata da Baratta a fare le capsule, i proiettili, le scatole di sardine per i militari. Ho lavorato 11 mesi poi sono andata in malattia, mi sono aggiustata perché lì c'erano bombardamenti continui ... quando c'erano i bombardamenti era il '44, il primo bombardamento il 30 aprile 1944. Io ho avuto undici persone morte sotto il bombardamento ... c'era da aver paura, cerano quegli areoplani che ti giravano sulla testa e ti lasciavano giù tutte quelle bombe che erano un flagello. Lì dove lavoravo c'era un rifugio che faceva ridere: si andava giù tre o quattro scalini e si finiva in un corridoio di cantina. A casa, invece, nell'orto avevamo fatto una buca e poi si erano messe delle traverse di ferrovia coperte con delle balle di paglia e allora si andava li dentro. Suonava l'allarme, si sentiva un ronzio da lontano e c'era una squadra di apparecchi che arrivava ... nei rifugi non si era sicuri, infatti, i miei parenti erano nel rifugio, è caduta la bomba sopra ... io ero in mezzo ad un campo e mi sono salvata. Andavamo sotto un gelso, in qualunque posto, in aperta campagna pur di non farsi trovare in casa, perché c'era paura che se cadeva la casa ti soffocava ... per il mangiare c'era la tessera e la borsa nera, però io avevo la fortuna di avere i miei in campagna e avevano di tutto".
Tra i sopravvissuti, del bombardamento dell'aprile 1945, Suor Nella che così ricorda quei tragici momenti: “Ero novizia, avevo vent'anni, sono rimasta in cima alle scale a contare gli aerei che passavano: uno, due, tre.. Poi all'improvviso è successo. Dopo ero sepolta tra le macerie, sporgeva solo un braccio. Sentivo le grida dei bambini, i soccorritori che urlavano – state tranquille veniamo a prendervi – poi le voci dei bimbi si sono fatte sempre più deboli e alla fine sono cessate”.
Perché quel tragico bombardamento?
Mancavano 20 giorni alla Liberazione del paese, 23 alla morte di Mussolini e 24 alla resa delle truppe germaniche in terra italica.
Perché?
La macchina produttiva dell’Italia settentrionale era ancora operativa?
Gli alleati volevano fermare i rifornimenti?
Le truppe anglo-americane vollero distruggere l’eventuale via di fuga?
Se la verità fosse diversa da quella raccontata?
Alessandria fu l’ultima città bombardata dagli alleati.
Quale la motivazione ufficiale?
Se ne fosse esistita una, avrebbero detto che l’obiettivo militare da colpire era la stazione della città: peccato che dalla stessa non partivano più treni.
Se anche l’obiettivo fosse la stazione ferroviaria, come si giustifica l’enorme dispersione di ordigni sui quartieri cittadini lontani dalla stessa?
La motivazione è un’altra: fiaccare la resistenza della popolazione civile.
Il bombardamento a tappeto è una tecnica di bombardamento aereo consistente nel colpire in maniera indiscriminata vaste aree, spesso urbane di territorio nemico, con lo scopo diretto di distruggere il morale della popolazione al fine di fiaccarne la resistenza, gli impianti di produzione industriale, le linee di comunicazione, le infrastrutture e i centri logistici.
Questa pratica è stata largamente adoperata durante la seconda guerra mondiale, in particolare dalle forze aeree tedesche e poi soprattutto da inglesi e americani.
Se per i bombardamenti nazisti si parlò chiaramente di terrorismo aereo, per quelli delle forze alleate non possiamo utilizzare lo stesso termine?
Il caso di Alessandria, dato che era a conoscenza di tutti i partecipanti al conflitto la situazione in divenire rispetto alle forze in campo, rientra perfettamente nel caso del terrorismo aereo.
Corrado Testa, in un articolo apparso sul Piccolo nel 1986, ricordava che “ormai nessuno a parte i famigliari ricorda ancora. Nella nostra città non ci sono che due lapidi: una nell’atrio dell’istituto Maria Ausiliatrice in Via Gagliaudo e una in Via Giordano Bruno. Tutto il resto sta scritto soltanto nella memoria di coloro che hanno vissuto la terribile esperienza della guerra praticata sulla popolazione inerme”.
Il nostro compito è sempre quello di ricordare.
Siamo sinceramente convinti di voler scoprire la verità?
Appoggiamo il nostro corpo a delle piccole certezze, come fossero un cuscino sul quale addormentarsi tranquillamente la notte.
La storia dovrebbe insegnare.
La verità deve esistere e deve essere conosciuta.
Francesco De Gregori cantava che “la storia non ha nascondigli, la storia non passa la mano, la storia siamo noi”.
Dovremmo finalmente essere pronti a riscrivere quelle terribili giornate.

Fabio Casalini










Bibliografia
Alessandria News – Il ricordo del bombardamento del 5 aprile 1945 – 30 marzo 2017
Gianpaolo Pansa – Guerra partigiana fra Genova e il Po – Edizioni Laterza, 1967
La Stampa – Ricordo dell’inutile strage dal cielo – 19 gennaio 2015
Corrado Testa – Le vittime dimenticate – Il Piccolo del 16 aprile 1986

6 commenti:

  1. Stupendo. Struggente. Penetrante. Colpisce nel segno: la memoria. Siamo pronti ad aiutare gli altri ma non a ricordare i nostri morti. Come a Gorla. Stile giornalistico ma con grande passione e partecipazione, ingredienti che spesso mancano sui nostri quotidiani. Rosella

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  2. Grazie Rosella.
    Mi piace alternare articoli sull'appena ieri con quelli sull'inquisizione , cercando di mantenere stili diversi ma mettendoci sempre il cuore, come ben sai!
    Fabio

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  3. Letto solo ora questo bell'articolo ....che ricorda come i nostri liberatori avevano le stesse tecniche militari de nostri oppressori...Purtroppo l'italia si è trovata come un topo conteso fra due gatti e per il topo nessun gatto è buono ....Da però fastidio l'ipocrisia ancora imperante ....Grazie del tuo contributo ad una maggiore obbiettività storica....

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    1. Grazie Giancarlo.
      Purtroppo esistono vicende, marocchinate e strage di Gorla, che pochi conoscono e che permettono di comprendere come i liberatori utilizzavano le stesse tecniche degli occupanti, come bene hai esposto tu.
      Fabio

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