La storia di Lucida Mansi, la bella degli specchi

Il mio nome e Lucida Mansi, sono nata a Lucca il 7 marzo 1606.
Nella mia vita, verità e leggenda, si fondono senza un confine ben preciso. A voi giudicare dove finisce una ed inizia l’altra.
L’intera città ancora oggi, dopo 400 anni, mi ricorda e parla di me, forse perché il mio spirito non ha mai lasciato questa terra, almeno così si racconta. 
Il mio cognome da nubile era Saminiati. Sono nata in una famiglia nobile, agiata, che ha dato i natali a uomini illustri e colti.
Io sono bella. A detta di tutti quelli che mi conoscono bellissima, tanto da lasciare incantato chi incrocia il mio sguardo.
Sono vanitosa. Mi piace il mio viso, il mio corpo morbido e delicato, i miei lunghi capelli castani che sotto il sole ricordano il colore del grano maturo. Ho qualcosa che alte come me non hanno: la consapevolezza di essere donna.
Data la mia immensa avvenenza, mio padre mi dà in sposa a Vincenzo Diversi, quando ho 20 anni.
Dopo due anni di matrimonio Vincenzo è ucciso in seguito a una lite per una questione di confini.
Non sono certo una vedova affranta, non penso alla mia vita distrutta. Accetto il mio destino senza troppo clamore. Sono quasi sollevata.
Per consolarmi ho fatto riempire di specchi la villa in cui vivo, adoro guardare la mia immagine riflessa, a volte mi perdo nella profondità dei miei occhi.
C’è chi racconta addirittura che conservo un piccolo specchio nel libro delle Sacre Letture, per potermi rimirare durante la celebrazione della messa.
A Lucca si mormora che dietro la morte di mio marito ci sia la mia mano di donna ammaliatrice, ma sono solo voci, nessuna certezza, neppure lo scorrere del tempo e il volgere dei secoli cancellerà questo dubbio.
Ora sono di nuovo libera di fare quello che voglio, di seguire le mie dissolute inclinazioni. Bellezza e crudeltà albergano in me in perfetta unione.
Non sono rimasta sola a lungo.
Mi risposo con un uomo molto facoltoso e più anziano di me, Gaspare di Nicolao Mansi.
La sua famiglia è molto ricca e conosciuta in tutta Europa, grazie al commercio delle sete già prima del secolo XVI. La nostra differenza di età fa parlare tutta la città, sono nuovamente sulla bocca di tutti, ma ciò che la gente si chiede con insistenza è come io abbia fatto a sposare un uomo così brutto.
Io sono davvero bella.
Gaspare mi adora, sono la sua regina.
Viviamo nella nostra immensa Villa a Sagromigno, vicino a Lucca, tra feste e mondanità, chiacchiere in giardino, lussuosi banchetti e incontri furtivi.
La Villa diventa il mio regno, il mio altare.
Faccio ricoprire una stanza intera di specchi, la visione della mia immagine non mi sazia mai.
Ormai non ho più freni, sono diventata spregiudicata e dai facili costumi.
I miei giovani amanti non si contano più.
Gaspare mi concede tutto, basta avermi accanto nelle occasioni ufficiali, sono come un trofeo da esibire per lui, mi perdona ogni dissolutezza.
Ancora una volta le voci su di me corrono veloci.
Ogni notte un giovane diverso mi fa visita nelle mie stanze, per poi sparire la mattina dopo. Qualcuno mormora che sia io stessa a farli scomparire, in botole irte di lame affilatissime.
Nessuna certezza ancora, ma la calunnia è sempre un venticello?
Gli anni passano, le notti scorrono fra le lenzuola della mia alcova.
Le feste e i banchetti si susseguono nel lusso più sfrenato.
Una mattina ad uno degli specchi della mi camera da letto, mi sembra di scorgere una piccola ruga.
Come è possibile? La mia bellezza si sta spegnendo?
Sono anch’io destinata a diventare una donna vittima dello scorrere del tempo?
Verità e leggenda si confondono fra loro. I miei pensieri sono confusi.
La disperazione mi scuote il petto, lacrime di sconforto solcano il mio viso.
Io vecchia e brutta? Mai…. Piuttosto la morte.
Il mio pianto non resta inascoltato. Sola nella mia stanza, mi trovo di fronte un giovane uomo dal bellissimo volto, che mi promette 30 anni di bellezza se alla fine rinuncio alla mia anima.
Ma chi è quel giovane? In realtà è il Diavolo, che mi fa un’offerta che non posso rifiutare.
Accetto senza esitazione, senza pensarci.
E così, nuovamente bella e piena di passione riprendo la mia vita di dissolutezza, tra le braccia dei miei giovani amanti, di cui mi disfo dopo ogni notte d’amore trascorsa nel letto nunziale.
Il tempo passa, non si ferma, la mia bellezza resta immutata.
La città parla nuovamente di me: come mai non invecchio?
Giorno dopo giorno, anno dopo anno, i giorni concessi dal giovane misterioso passano.
Dopo 30 anni, il Diavolo ricompare al mio cospetto per prendere ciò che ho promesso.
Il mio tempo è finito.
Scappo, non posso accettare la mia fine, non posso rinunciare alla mia giovinezza.
Corro senza fiato sulle scale delle Torre delle Ore, nella vana speranza di fuggire al suo sguardo.
Devo fermare la campana.
Se riesco a non far battere la mezzanotte forse sarò salva. Ma la campana suona.
Il giovane bellissimo mi raggiunge, mi afferra e mi carica su una carrozza infuocata, trascinandomi piangente attraverso le mura di Lucca, mentre le mie grida rompono il silenzio della notte.
Il mio corpo senza vita è abbandonato nel laghetto dell’Orto botanico. La mia anima ora è sua la mia bellezza svanita per sempre.
La leggenda vuole che questa sia la mia fine, bella e crudele fino all’ultimo respiro.
Ancora oggi chi immerge il viso nel laghetto dell’orto botanico può vedere sul fondo il mio volto addormentato.
I più fortunati dicono di avermi vista vagare tra i corridoi di Villa Mansi, sempre bella e radiosa come un tempo.
Altri ancora sostengono che una voragine senza fondo mi abbia inghiottita con il giovane Diavolo proprio in quella che fu la camera degli sposi. Il foro infernale, che non è mai stato possibile chiudere del tutto, corrisponderebbe ad un cerchio ancora oggi visibile nella pavimentazione della stanza, foro per altro fatto risalire alla botola dove avrei gettato i miei innumerevoli amanti.
La realtà vuole che io sia morta di peste il 12 febbraio del 1649.
Il mio corpo giace, nella chiesa dei Cappuccini a Lucca, nella cripta dedicata alla mia famiglia.
Anche sul mio secondo matrimonio si stende il velo del mistero, alcuni dicono sia morta prima io, altri prima Gaspare, gettando altro discredito sul mio ricordo.
Realtà e fantasia si fondono in una storia che ha fatto sopravvivere il mio ricordo e la mia bellezza per oltre 400 anni…..

Rosella Reali


Bibliografia

Memorie e documenti per servire alla storia di Lucca, Volume 8 - Accademia lucchese di scienze, lettere ed arti, lettere ed arti Accademia lucchese di scienze - ReInk Books, 2017 

Lucida Mansi nella leggenda e nella storia - Eugenio Lazzareschi – Editore Pacini Fazzi, 2006

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