lunedì 17 aprile 2017

Il massacro Whitman e la guerra dei Cayuse


Nella prima metà dell’800 “l’Oregon Country”, la regione americana del Pacifico nordoccidentale, era un territorio ancora vergine di oltre 1,5 milioni di kmq, la cui proprietà, già rivendicata in precedenza dagli Spagnoli provenienti dalla California e dai Russi dell'Alaska, rimaneva ora contesa tra i Britannici che controllavano il Canada e gli Stati Uniti che occupavano l’Est del territorio continentale (Oregon Boundary Dispute).
Ancora attorno al 1830 le notizie da quel paradiso selvaggio pervenivano essenzialmente da qualche spedizione di esploratori (come quella di Lewis e Clark ad inizio secolo o quella successiva di Thompson e Fraser) ovvero dai resoconti forniti dai cacciatori di pellicce inglesi e francesi che si avventuravano in zona. Tra i primi a percorrere stabilmente quelle terre furono i missionari cristiani, mossi dalla smania di evangelizzare le locali popolazioni di nativi. Nell’aprile del 1836, stimolato dalle notizie che un indiano appartenente alla tribù dei Nez Percé stava cercando di imparare la religione dell'Uomo Bianco, il 34enne reverendo Marcus Whitman, medico chirurgo e autorevole membro fiduciario della Chiesa Presbiteriana di New York, fu preso dal desiderio di spingersi in quei luoghi lontani per intraprendere un’opera missionaria. Partito quindi da Liberty in Missouri unitamente alla moglie Narcissa, una maestra elementare di 28 anni, nonché al Reverendo Henry H. Spalding ed alla sua consorte, Eliza, si unì ad una carovana di cacciatori di pellicce della Hudson Bay Company che, attraverso l’Oregon Trail, si stava spostando ad Ovest. Il viaggio era sponsorizzato dal Consiglio dei Commissari delle Missioni Estere (ABCFM) un'organizzazione religiosa Protestante di Boston, già impegnata nel sovvenzionare le Missioni Presbiteriane e Congregazionali in tutto il mondo. Nell’autunno inoltrato, mentre Spalding si stabilì in una zona denominata Lapway nei pressi del fiume Clearwater (odierno Idaho) vicino ad alcuni accampamenti dei Nez Percè, Whitman decise di fondare la sua missione circa 100 miglia più ad Ovest, in un punto chiamato Waiilatpu lungo il Mill Creek, sulla riva nord del fiume Walla Walla (odierno Stato di Washington), prendendo subito contatti con le locali tribù dei Cayuse. L’intento, oltre alla conversione, era quello di innestare nella società nomade l’uso dell’agricoltura, con la creazione di scuole e mulini per la gestione dell’acqua da irrigazione. I coniugi Whitman, se pur sospinti da spirito caritatevole e convinti della nobiltà della loro missione (numerose epistole furono scritte al riguardo da Narcissa sulla incredibile bellezza di quei luoghi e dei suoi magnifici abitanti, nonchè sull’impagabile privilegio accordatole di poter “liberare” quei popoli innocenti dall’ignoranza e dal peccato) non si discostavano in realtà dal pensiero corrente tra i religiosi dell’epoca, sostanzialmente intolleranti alla cultura indigena, credevano che il paganesimo fosse opera di Satana ed espressione del male.

Il fanatismo era inconsapevolmente latente in certe loro decisioni, secondo le quali il buon indiano convertito doveva essere diviso e allontanato da quello pagano, indossare abiti in stile americano, vivere in una casa di forma rettangolare, mangiare cibo in stile europeo e curarsi con i moderni e innovativi medicinali dei bianchi. Il paternalismo di Marcus Whitman, a tratti brusco e intransigente, non poteva essere in grado di capire le differenze culturali delle diverse tribù nonché l’importanza rivestita in quella società dagli uomini di medicina, da sempre grandi esperti e rispettati conoscitori di erbe officinali, tanto da farli sentire spesso screditati e inutili agli occhi del loro stesso popolo. I Cayuse, inoltre, erano sempre stati un popolo nomade dallo spirito indomito e coraggioso, formidabili cavalieri, amavano spostare i propri tepee seguendo la cacciagione, sulle piste dei bisonti ed in base alla pesca del salmone, tra le vaste montagne e le verdi vallate, ricche di foreste e praterie attorno al corso del fiume Columbia, per cui, pur mantenendo apparentemente relazioni amichevoli con i missionari di Waiilatpu, non vedevano con entusiasmo le innovazioni proposte loro, anche perché erano fermamente convinti che arare il terreno fosse un’azione dissacrante nei confronti dello Spirito della Terra. La Missione Whitman, pertanto, nonostante la grande energia profusa dai coniugi Marcus e Narcissa, non progrediva in maniera soddisfacente nella formazione e conversione dei nativi. Inoltre i problemi di bilancio erano tali da far considerare seriamente nel 1842, al Consiglio Centrale delle Missioni, la possibilità di chiudere gran parte delle iniziative religiose sostenute nei territori del Nord Ovest, compresa quella di Waiilatpu. Il reverendo, per scongiurare tale eventualità, prese contatti con una carovana composta da un migliaio circa di emigranti che dal Missouri si stavano muovendo sull’Oregon Trail, invitandoli a sostare nella missione. La voce si sparse ed in breve tempo Waiilatpu diventò la più importante stazione di passaggio sulla pista per l’Oregon, oltre che un sicuro punto di cure mediche per pionieri, cercatori d’oro e loro famiglie, malati ed indigenti di ogni sorta. Narcissa curava e gestiva nella propria scuola anche alcuni bambini orfani che le venivano affidati dai capi delle carovane di passaggio, i cui genitori per svariati motivi erano caduti nella ricerca della “Terra promessa”. 
I coloni aumentavano, anche perché in quel periodo il Governo americano incoraggiava l’esodo verso l’Oregon, in modo da poter rivendicare i possedimenti sulle terre sotto il 49° parallelo, chiudendo una volta per tutte la disputa territoriale con la Corona Britannica. L’esponenziale crescita di famiglie di agricoltori che si disperdevano a macchia d’olio lungo le verdi vallate, erodeva il territorio a disposizione dei Cayuse infastidendo le mandrie di bisonti, con crescenti problemi anche nel reperimento della cacciagione. I diversi Sakem delle tribù, fino ad allora più o meno compiacenti verso i bianchi, cominciarono a cambiare idea incrinando in maniera irrecuperabile i rapporti con la Missione. Alcune bande di Cayuse cominciarono a pretendere il pagamento di pedaggi per il transito delle carovane, assaltandole in caso di rifiuto. Inoltre la strisciante presenza di diverse malattie come il vaiolo, il morbillo e la febbre, se potevano considerarsi endemiche tra i bianchi risultavano invece completamente sconosciute ai pellerossa, colpivano le tribù diffondendosi e mietendo vittime nel giro di poco tempo, peraltro in misura molto maggiore tra gli indiani che tra i coloni. Nel 1847 si consumò quindi il primo inevitabile scontro tra i valori tradizionali degli indiani Cayuse e gli effetti dell’imperialismo culturale dei missionari protestanti: un'epidemia di morbillo diffusa dalle carovane di migranti ai villaggi indiani nella zona del Walla Walla provocò la morte di circa metà dei membri delle tribù circostanti. Era la goccia che fece traboccare il vaso: i numerosi Consigli tenuti dai Capi, spesso sobillati da alcuni Sciamani appartenenti alle bande ostili facenti capo al Sakem Cinque-Corvi, stabilirono che il virus portato dall’uomo bianco fosse controllato dal Dottor Whitman: egli, infatti, in quanto uomo di medicina americano doveva necessariamente essere in grado di manipolare la salute e la malattia, visto che il morbillo era una malattia americana. Le donne ed i bambini indiani morivano come mosche per cui l’unica verità possibile era che l’intenzione reale della Missione fosse proprio di avvelenare le popolazioni indiane per far posto ai coloni bianchi. Il 29 novembre una piccola banda di Cayuse assaltò la Missione, mentre nel suo interno vi erano 74 persone, la maggior parte famiglie di emigranti di passaggio. I guerrieri ne massacrarono 14, tra cui gli stessi Marcus e Narcissa Whitman furono letteralmente fatti a pezzi dalla furia degli assalitori. Qualcuno riuscì a darsi alla fuga mentre una cinquantina, per lo più donne e bambini, vennero fatti prigionieri e trattenuti in cattività per oltre un mese, fino al riscatto e alla liberazione, trattata ed ottenuta da alcuni cacciatori della Hudson Bay Company guidati da Peter S. Ogden e grazie all’intercessione del vescovo cattolico Augustin Blanchet, rispettato da diversi Capi Tribù Cayuse. La stessa missione di Spalding fu evacuata in breve tempo.
Le notizie del massacro arrivarono presto a Washington, spingendo i membri del Congresso ad accelerare la definizione di uno Stato nel territorio dell’Oregon a cui affidare una legislazione provvisoria (Organic Law) che si occupasse a fondo, tra l’altro, dei tragici avvenimenti. Il caso Whitman era stata la scintilla per consentire ad alcune lobbies di senatori che curavano gli interessi di importanti aziende agricole e commerciali del Delaware e del Massachusetts, di prendere il sopravvento nell’assemblea e, con la scusa di proteggere i coloni (si stima che solo nel 1847 oltre 5.000 agricoltori giunsero in Oregon dall’Est), assicurarsi l’apertura di nuovi canali commerciali dalla costa del Pacifico settentrionale verso la Cina, il Giappone e la Polinesia. Un esercito di volontari fu organizzato in poco tempo, sotto la guida del Reverendo Colonnello Cornelius Gilliam, un noto fondamentalista predicatore Battista, ex sceriffo del Missouri, ex Capitano di milizia nella guerra contro Falco Nero nei territori del Michigan e contro i Seminoles della Florida, nonché ex capo dei volontari che perseguitarono e scacciarono i Mormoni dal Midwest spingendoli nella loro fuga verso il Gran Lago Salato. Durante le operazioni di reclutamento dei volontari, giravano notizie disparate che aiutarono a inasprire gli animi dei miliziani: alcune affermavano che i pellerossa fossero stati aizzati dai missionari cattolici (pare che le dicerie facessero capo allo stesso Reverendo Spalding), altre che il massacro era invece stato voluto dagli Inglesi in combutta con i commercianti della Hudson Bay Company. Lo stesso Colonnello Gilliam era un fermo sostenitore della teoria del complotto, tanto che rifiutò di scortare una “commissione di pace” nominata dal governatore territoriale Abernethy con l’incarico di negoziare un trattato di non belligeranza con gli indiani. Non fece effetto neanche la petizione redatta dal vescovo cattolico Blanchet e sottoscritta da alcuni Capi Cayuse, che specificava che il massacro era stato frutto dell’errata convinzione di uno sparuto gruppo di nativi, convinto che l’epidemia di morbillo fosse un sotterfugio del reverendo Whitman per sterminarli. Nella petizione veniva anche precisato che se vi fosse stato il perdono del Grande Padre di Washington, i Capi Tribù avrebbero consegnato i responsabili del massacro nelle mani della Commissione di pace. Il Colonnello Gilliam per tutta risposta dichiarò: “ho fatto tanta strada per combattere, non certo per parlare”.
Nel gennaio 1848 500 fucilieri volontari dell’Oregon sotto la guida del Reverendo Cornelius Gilliam, lasciarono Fort Lee in direzione della Missione Whitman. Presso Sand Hollow la milizia ingaggiò il primo duro scontro, che durò tre ore, con i guerrieri di Cinque-Corvi. La guerra era iniziata, sarebbe durata per 7 lunghi anni e avrebbe mietuto diverse vittime tra bianchi ed indiani, coinvolgendo non solo i Cayuse ma anche tribù che nulla avevano avuto a che fare con la missione Whitman, come Black Feet, Nez Percè, Palouse, Walla Walla ed Umatilla. Diverse furono le fattorie assaltate in quegli anni di guerriglia, con l’uccisione di intere famiglie di coloni. Il reverendo Gilliam uscì quasi subito di scena: il 28 marzo del 1848 un colpo d’arma da fuoco partito accidentalmente mentre alcuni fucili venivano scaricati dai carri in un accampamento, lo ferì a morte. Le operazioni continuarono quindi sotto la guida dei Colonnelli Henry G. Lee prima e James Water dopo, i quali tuttavia lasciarono spazio, ove possibile, anche ai tentativi di trattare la pace con le varie tribù coinvolte. Alcuni Capi Cayuse, poco tempo dopo, in segno di buona volontà, consegnarono ai bianchi cinque guerrieri ritenuti responsabili dell’eccidio: i loro nomi risultanti agli atti del Tribunale erano Tilokaikt, Tomahas, Kiamasumpkin, Isiachalakis e Klokamas. Sul conto degli stessi, benchè subito imprigionati, non furono mai raccolte prove schiaccianti nonostante le indagini si protrassero per due anni.

“Al momento del massacro io ero lontano, lungo il fiume. Arrivai il giorno dopo e, mentre cavalcavo, una donna bianca mi corse incontro alzando le mani e pregandomi di non ucciderla. Misi la mia mano sulla sua testa e le dissi di non temere. Attorno a me c’erano molti indiani ma io non ero presente all’omicidio. Sono innocente.” (dalle dichiarazioni verbalizzate del prigioniero Cayuse Kiamasumpkin)
Il processo fu molto controverso, molte le voci che si alzarono a difesa degli imputati, compresi alcuni avvocati di fama giunti appositamente dall’Est a rivendicare la mancata giurisdizione degli Stati Uniti in quei territori all’epoca dei fatti, ma il giudice Orville Pratt non volle sentire ragioni e concluse il procedimento il 3 giugno 1850 con l’impiccagione dei cinque guerrieri nella piazza di Oregon City di fronte ad una grande folla di spettatori. I corpi dei condannati non furono mai restituiti alle famiglie che ne avevano fatto richiesta ma sepolti in fosse senza nome nella periferia della cittadina. Anche se addirittura il neo-eletto Governatore Lane si dimise in segno di protesta il 18 giugno successivo, il caso Whitman era virtualmente concluso. La ribellione dei Cayuse, tuttavia, ormai aveva preso piede e sarebbe continuata per altri cinque anni, nonostante vari tentativi da ambo le parti per cessare le ostilità. Le tribù sul sentiero di guerra praticavano una efficace guerriglia asserragliate sulle Blue Mountains, una poderosa catena montuosa che dominava l’Oregon Trail il cui controllo da parte delle bande di Cayuse rappresentava un serio ostacolo per le carovane dirette verso Oregon City e la Willamette Valley. Ma la superiore potenza di fuoco delle milizie dei bianchi, alle quali si aggiunsero man mano Squadroni di truppe regolari e bene armate, nonchè il continuo intercedere di alcuni Capi stanchi di vedere il proprio popolo patito e stremato, portarono alla resa del 1855, alla firma di un trattato di pace ed alla deportazione delle bande residue di ribelli, ormai decimate, in una Riserva ad est di Pendleton, insieme agli Umatilla e Walla Walla.
Le poche centinaia di discendenti di quella fiera Nazione di guerrieri, vivono tuttora in quella piccola parte di Oregon, cristianizzati e prevalentemente dediti all’agricoltura.


Sergio Amendolia


Fonti WEB e fotografie: The Oregon Encyclopedia – Oregon digital – Confederated Tribes of the Umatilla Indian Reservation.

2 commenti:

  1. Molto interessante e avvincente. Le milizie operano sempre allo stesso modo. La cristianizzazione a ogni costo ha avuto un prezzo caro in ogni luogo in cui è avvenuta. Grazie Sergio. Non conoscevo questi fatti. Rosella

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  2. Il problema del cristianesimo e del monoteismo in genere, la convinzione di avere la verità in tasca e di doverla insegnare agli altri, a costo di imporla. Se poi questa "missione divina" la uniamo alle esigenze di espansionismo la frittata è fatta. Il popolo Pellerossa non è mai stato veramente unito nella difesa della propria identità, salvo in pochi casi grazie a qualche capo illuminato. Questo ha segnato la loro sconfitta, non solo militare ma anche culturale. Ciao Rosella grazie.

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