domenica 30 aprile 2017

Il caso Pappenheimer. Un'intera famiglia sterminata con il fuoco

Durante il primo periodo della storia dell'Europa moderna, tra il 1450 e il 1750 circa, migliaia di persone, per la maggior parte donne, furono processate per il reato di stregoneria. Quasi la metà di queste persone fu condannata a morte, solitamente il rogo. Molti di questi processi si tennero nelle varie corti ecclesiastiche d'Europa, istituzioni che svolsero un ruolo importante nel disciplinare la vita morale e religiosa durante il Medioevo e all'inizio dell'età moderna.
Ma più comunemente, e i particolare dopo il 1550, i processi per stregoneria si svolgevano nelle corti di giustizia secolari, ovvero i tribunali dei vari regni. La distribuzione geografia dei processi fu estremamente irregolare: in certe giurisdizioni ve ne furono pochissimi mentre in altre furono giustiziate centinaia e a volte migliaia di persone. Anche se il numero delle streghe e degli stregoni processati varia da luogo a luogo e da periodo a periodo, tutti i processi per stregoneria si possono fare rientrare in un'operazione giudiziaria di vastissima portata che fu posta in atto in Europa all'inizio dell'epoca moderna. Questo fenomeno storico è denominato ossessione europea per le streghe o caccia alle streghe. Nel secolo scorso la responsabilità dell'ossessione verso le streghe fu attribuita alla Riforma, alla Controriforma, all'Inquisizione, all'uso della tortura nei processi, alle guerre di religione o allo zelo religioso del clero.
Nessuno potrà essere assolto.
La chiesa cattolica e la chiesa riformata sono colpevoli della tortura e dell'uccisione di decine di migliaia di donne.
Alcuni dei casi in cui mi sono imbattuto sono così cruenti da far vacillare la ferma convinzione nella forza della razionalità dell'essere umano.
Uno di questi processi riguarda una famiglia che viveva nella Baviera del 1600.
La famiglia Pappenheimer si costituiva di un padre, Paulus, di una madre, Anna, e di tre figli, Jacob, Gumpprecht e Hoel.
I Pappenheimer erano una minoranza nella Baviera d'inizio Seicento: erano protestanti in una regione ancora legata al cattolicesimo.
Ancora non era passato un secolo da quel 31 ottobre del 1517 in cui Martin Lutero propose la discussione sulla dichiarazione del potere delle indulgenze, nota anche come le 95 tesi, che l'abbandono del cattolicesimo da parte di molte persone era uno stato del presente.
La famiglia Pappenheimer apparteneva all'ultimo stato della società tedesca poiché originariamente erano mendicanti provenienti dalla Svevia. Pappenheimer era un soprannome, il nome reale era Pamp o Gamperle.
Le cause che portarono all'arresto sono avvolte nel buio della notte: un ladro in stato d'arresto segnalò la famiglia Pappenheimer poiché, stando alle accuse del ladro, lo avrebbero aiutato negli omicidi di donne incinte allo scopo di realizzare candele con i feti non battezzati.
La motivazione dell'arresto era grave che convinse le autorità nell'agire d'impulso e velocemente, tanto da ricorrere all'arresto in massa di tutti i componenti del nucleo familiare nel corso della notte. I ragazzi e il bimbo furono strappati ai loro letti e portati in prigione senza preoccuparsi dell'età degli arrestati.
Il caso dovette scuotere notevolmente le coscienze poiché l'ordine di condurre i prigionieri a Monaco di Baviera fu dato dal duca Massimiliano I in persona.
Massimiliano I Giuseppe Leopoldo Ferdinando Wittelsbach, elettore e duca di Baviera, chiamato il Grande, nacque a Monaco di Baviera il 17 aprile 1573 e morì a Ingolstadt il settembre del 1651. Introduco brevemente il personaggio poiché, qualche anno dopo, sarà una figura centrale nella difesa del cattolicesimo bavarese dall'avanzare delle idee luterane. Massimiliano I non interferì nella politica tedesca fino al 1607, quando gli fu affidato il compito d'eseguire il bando imperiale contro una città libera tedesca, fortezza protestante. Nel 1607 occupò militarmente Donauworth e furono intraprese azioni al fine di restaurare il cattolicesimo. I sovrani protestati, allarmati, formarono l'Unione Protestante per difendere i proprio interessi e in risposta, nel 1610, fu creata la Lega Cattolica, all'interno della quale Massimiliano I ricoprì un ruolo fondamentale.
Abbiamo lasciato la famiglia Pappenheimer in viaggio verso Monaco di Baviera su ordine di Massimiliano I. I componenti del nucleo familiare, una volta giunti nelle carceri della città della Baviera, furono sottoposti a torture feroci, che condussero i genitori, Paulus e Anna, a confessare tutto quanto fu loro contestato. Furono ritenuti responsabili di ogni crimine irrisolto che si era verificato in Baviera negli anni precedenti.
I componenti della famiglia Pappenheimer confessarono centinaia di furti e omicidi.
Ammisero la stregoneria e segnalarono oltre 400 complici.
Gli inquisitori sapevano dove e come utilizzare tortura.
Contro questa famiglia, indigente e facente parte del substrato umile della Germania d'inizio Seicento, fu utilizzata ogni forma possibile di tortura. L'inquisitore fu talmente efficiente che, promettendo una pausa dagli strazi delle carni, riuscì a far confessare in un'unica sezione di dolore ben 99 nomi di complici, chiaramente presunti e senza nessun legame con la famiglia, dei misfatti di cui erano accusati i Pappenheimer.
La fine di questa disgraziata famiglia era segnata nel momento stesso dell'arresto.
Non potevano salvarsi.
I genitori e i figli maggiori furono giustiziati insieme con altri due uomini. I corpi degli uomini furono sottoposti allo stiramento per sei volte, ciascuna con ferro; i seni di Anna furono strappati con delle tenaglie e spinti a forza nelle bocche dei suoi figli più grandi con l'intento di parodiare il ruolo della madre e provocarle un'estrema umiliazione.
Gli scheletri degli uomini furono frantumati dalla ruota.
il padre fu soggetto a impalamento su una picca e, infine, furono bruciati sul rogo.
Tutto ciò ebbe luogo davanti al figlio più piccolo, Hoel, di dieci anni d'età, che fu testimone dell'esecuzione della sua famiglia.
egli era stato portato sul cavallo dello sceriffo, che era lì per annotare le sue reazioni.
Nel dicembre del 1600, altre sei persone furono bruciate sul rogo a Monaco, fra le quali Hoel.
Ritengo che sia giusto riportare la fonte principale della vicenda, lo storico Joseph von Hormayr che, tramite un estratto trovato in una vecchia cronaca, inserì i dettagli sul caso della famiglia Pappenheimer nell'edizione del 1844 di una sua opera: « Il 29 luglio 1600, a Monaco di Baviera, sei persone furono giustiziate nel modo seguente: il vagabondo e mendicante Paul Gamperle venne impalato, la moglie aveva i seni tagliati e sia lei stessa sia due dei suoi figli avevano quei seni sulle loro bocche; inoltre, altri due uomini furono condannati e tutti e sei vennero pizzicati con pinze incandescenti: dopo che le loro braccia si ruppero a causa dell'urto della ruota, essi poi finirono bruciati vivi.»
Furono giustiziati barbaramente innocenti.
Furono selvaggiamente torturati e straziati i corpi di bambini.
Questo caso è uno di quei rari esempi in cui appaiono citazioni sui bambini mandati al rogo perché figli di una donna, o un uomo, considerata strega malefica, o stregone.
Voglio ricordare che molti dati storici sono stati omessi, al fine d'inficiare volutamente ogni indagine storica sull'Inquisizione.
Il revisionismo storico sulla questione dei numeri ha tentato, invano, di circoscrivere questa immensa tragedia relativa all'omicidio delle donne considerate streghe. Molti autori hanno cercato di dimostrare che la Caccia alle Streghe fu un fenomeno di scarsa rilevanza.
Ai molti lettori di questo blog non sarà sfuggito che questa posizione è insostenibile.
Fu un genocidio.



Fabio Casalini

Bibliografia
Brian Levack - La caccia alle streghe in Europa - Edizioni Laterza, 1987

Fabio Garuti - L'olocausto delle donne - Anguana Edizioni, 2016

Michael Kunze - Strasse ins Feuer: Vom Leben und Sterben in der Zeit des Hexenwahns - Kindler, 1982

Edwar Muir - Ritual in Early Modern Europe - Cambridge University Press, New York 1997

William E. Burns - Witch hunts in Europa and America: an encyclopedia - Greenwood Press, Westport 2003


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