venerdì 3 marzo 2017

La violenza dei cattivi e l'indifferenza dei buoni

Martin Luther King un giorno disse: "ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi, è l'indifferenza dei buoni".
Ritengo che tale affermazione sia da ricordare ai nostri politici, passati e presenti, in relazione alle marocchinate.
Con questo termine s’identificano tutte le violenze sessuali e fisiche perpetrate dalle truppe magrebine e senegalesi, al seguito del contingente di liberazione alleato, su migliaia di persone durante la campagna d’Italia della seconda guerra mondiale.
Il 14 maggio del 1944 i goumier del corpo di spedizione francese attraversano i Monti Aurunci, considerati inviolabili sino a quel momento, aggirando le linee difensive tedesche nella Valle del Liri. Con quest’operazione consentono al corpo britannico di sfondare la Linea Gustav e di avanzare sino alla successiva linea di difesa tedesca, la Adolf Hitler.
Il termine goumier indicava un soldato di nazionalità marocchina incorporato nell’esercito francese nel periodo compreso tra il 1900 ed il 1956. I goumier non erano organizzati in divisioni regolari ma in goums, cioè gruppi composti da circa una settantina di uomini legati tra loro da vincoli di parentela. La caratteristica principale di queste truppe era l’addestramento nei combattimenti montani. Combattere in montagna e sopravvivere in condizioni difficili era naturale per questi soldati vissuti sui monti impervi e duri dell’Africa settentrionale.
Per incentivare i combattenti allo sfondamento della Gustav il generale Alphonse Juin promise ai goumier 50 ore di libertà. In quelle 50 ore accadde ogni misfatto che l’essere umano sia in grado di compiere. I marocchini saccheggiarono paesi e borghi, perpetrarono violenze fisiche e sessuali sulla popolazione inerme. Tra i paesi colpiti vi fu il comune d’Esperia. Il sindaco affermò che oltre 700 donne furono stuprate ed alcune di loro morirono in seguito alle violenze riportate durante i forzati atti sessuali. Molte di queste donne subirono lo stupro alla presenza dei mariti, o dei genitori quando si trattava di bambine. Molti uomini furono uccisi perché tentarono con ogni mezzo di difendere le proprie donne, o bambine quando si trattava di padri di famiglia. Il parroco del paese nel disperato tentativo di difendere le donne fu catturato, legato ad un palo e sodomizzato per due giorni sino al sopraggiungere della morte, probabilmente tanto sperata in quei dolorosi momenti.
Le violenze, occorre ricordare, iniziarono in Sicilia subito dopo lo sbarco del 1943 e proseguirono nel Lazio ed in Toscana sino allo spostamento della guarnigione marocchina in Provenza. Gli stessi soldati furono impiegati nell’aprile del 1945 in Germania, dove avvennero eventi analoghi con violenze su donne e bambine.
De Gregori cantava “viva l'Italia, l'Italia liberata, l'Italia del valzer, L'Italia del caffè, L'Italia derubata e colpita al cuore, viva l'Italia, l'Italia che non muore”.
L'Italia non morì ma preferì dimenticare.
Passarono gli anni.
Le ferite non si possono rimarginare.
Non si devono rimarginare!
1952.
l'Italia stava cercando di rialzare la testa.
Fausto Coppi vinceva il giro d'Italia.
La Juventus trionfava nel campionato di calcio.
La questione Trieste risultava irrisolta.
Il paese era governato da Alcide De Gasperi, al suo settimo mandato.
In quell'Italia si muoveva una donna coraggiosa, il suo nome era Maria Maddalena Rossi.
Femminista.
Militante comunista.
Fu una delle fondatrici dell'UDI, unione donne italiane.
Maria Maddalena da Codevilla, in provincia di Pavia.
Codevilla tra Voghera e Stradella.
Non lontano, ma dall'altra parte del grande fiume, San Zenone Po, luogo natale del giornalista che nello stesso periodo stava inventando il calcio: Gianni Brera.
Non solo il calcio, ma anche la Bassa.
Maria Maddalena sedeva in parlamento.
Figlia di una famiglia borghese, ebbe la possibilità di laurearsi.
Maria Maddalena, eletta nelle liste del PCI, si trovò, non per caso, nell'Assemblea Costituente.
Fu lei a far conoscere il dramma delle marocchinate al Parlamento Repubblicano. Decise di promuovere un'interpellanza sull'argomento. La fece sottoscrivere ad altri colleghi, che aggiunsero la loro firma. Riuscì ad imporre un dibattito nelle gelide stanze della politica italiana. Dibattito che molti, quasi tutti gli onorevoli uomini che sedevano sulle comode poltrone, non avevano intenzione d'affrontare.
Il dibattito sulle marocchinate fu inserito nella seduta notturna del 7 aprile 1952.
Ore 21,00.
Maria Maddalena dovette insistere molto per ottenere l'inserimento nell'ordine del giorno della discussione sui crimini di guerra delle truppe al seguito del contingente francese.
L'interpellanza chiedeva ragione del ritardo nella soddisfazione delle 60,000 pratiche di pensione o d'indennizzo presentate dalle donne che subirono violenza dalle truppe marocchine al seguito della V armata.
Vergognosamente, e lo ripeto, vergognosamente nessun parlamentare che sosteneva il governo De Gasperi appose la propria firma in calce al documento. I firmatari erano tutti dell'opposizione, comunisti e socialisti. Tra loro da ricordare anche la partigiana Gina Borelli, colei che ebbe l'ardire di definire assassino il presidente del Governo, Alcide De Gasperi. Una seconda interpellanza fu presentata a firma di sei parlamentari, tutti socialdemocratici. Nessun uomo della Democrazia Cristiana partecipò attivamente alla ricerca della verità.
Maria Maddalena Rossi prese parola nella sera romana.
Raccontò con passione e dolore la situazione, elencando vittime e soprusi subiti. Ricordò le 12,000 richieste di giustizia apparse subito dopo la guerra. Narrò di come il numero si impennò sino a 60,000 richieste di risarcimento ancora inevase.
Concluse con le seguenti parole: “credo piuttosto che ci si debba scandalizzare perché fra noi vi è chi vorrebbe coprire questa piega, questo delitto orrendo che fu commesso contro donne inermi, contro giovinette”.
Prese parola il socialdemocratico Luigi Preti, futuro ministro delle Finanze e del Bilancio, senza la passione dimostrata dalla comunista Rossi. Preti chiese l'intervento del Governo per il riconoscimento del risarcimento e per l'invio delle medicine necessarie alla cura delle malattie veneree.
La risposta del Governo fu affidata a Tiziano Tessitori, cattolico intransigente e reduce della prima guerra mondiale. Rispose burocraticamente anche se riconobbe che “il problema suscita reazioni sentimentali vastissime”. Secondo Tessitori le donne che presentarono domande di risarcimento non erano 60,000 ma “solo” 20,000. La sconcertante conclusione del suo intervento attestava che “solo 3 donne in tutta la provincia di Frosinone avevano chiesto il ricovero e tutto e tre, alla fine del 1950, vennero riscontare sane. Quindi è accertato ormai, attraverso queste indagini e controlli eseguiti in loco che le vittime dei marocchini non hanno più bisogno di una particolare assistenza sanitaria”.
La secca risposta di Maria Maddalena Rossi ci lascia ancora oggi stupiti: “come si vede che ella non è una donna”.
Il cielo della sera romana, divenuta notte, si oscurava.
Alle 22,15 si concluse la seduta parlamentare.
Un primo successo per le oltre 60,000 vittime delle marocchinate, una sconfitta per il sottosegretario Tessitori e tutta la casta politica che rappresentava.
Un secondo grande passo avvenne nel 1957.
All'interno di un libro, intitolato La Ciociara, si poteva leggere che “adesso lui mi stava sopra; e io mi dibattevo con le mani e con le gambe; e lui sempre mi teneva fissa la testa a terra contro il pavimento, tirandomi i capelli con una mano, e intanto sentivo che con l'altra andava alla veste e me la tirava su verso la pancia e poi andava tra le gambe; e tutto a un tratto gridai di nuovo, ma di dolore, perché lui mi aveva acchiappato per il pelo con la stessa forza con la quale mi tirava i capelli per tenermi ferma la testa”.
L'autore del libro è uno dei personaggi maggiormente noti della letteratura italiana del Novecento: Alberto Moravia.
Il libro si concentra sulla storia di Cesira, una vedova, e della figlia Rosetta, che lottano per sopravvivere a Roma nel periodo della seconda guerra mondiale. Le due donne si trasferiscono in Ciociaria, terra natale di Cesira, quando i tedeschi si preparano ad entrare nella città eterna. Per molti mesi sopportano fame e freddo nell'attesa delle truppe alleate. Arrivano i liberatori che tali non sono, poiché si trasformano in spietati assassini e stupratori. Sulla strada le due donne sono fermate dai goumier marocchini che violentano in gruppo, come erano soliti fare, la giovane Rosetta. Questa terribile tragedia modificherà per sempre le loro vite.
Perché Alberto Moravia scrisse questo romanzo?
Dopo l'armistizio, con relativa fuga del Re e dei governanti italiani, Moravia si rifugiò insieme alla moglie a Fondi, villaggio montano di pastori provenienti da Vallecorsa. Durante la liberazione della Ciociaria dalle truppe naziste a Vallecorsa accadde un avvenimento, riportato da Don Alfredo Salulini, simile a quello narrato da Moravia nel romanzo: una ragazza di 16 anni fu tenuta prigioniera in un casolare di campagna a Vallecorsa e costretta a subire violenza carnale da un intero plotone di soldati marocchini. La ragazza morì dopo una settimana di incredibili e terrificanti violenze sessuali.
Tra dimenticanze e flebili ricordi si giunge al 25 novembre 2004. Il centro documentazione e studi cassinati organizzò un convegno dal titolo: La violenza tra passato e presente. Tra gli invitati il professore universitario Ahmid Benhraalate, presidente dell'associazione nazionale dei reduci marocchini. Un passaggio del suo intervento è significativo: “vorrei presentare le scuse alle vittime civili per le violenze che hanno subito da parte delle truppe marocchine. Naturalmente sono consapevole del fatto che le mie scuse hanno soltanto un valore simbolico e non possono risarcire le sofferenze delle persone, ma su questo lato oscuro, rimosso, c'è stato finora silenzio in Marocco, così come in altri paesi”.
Ogni paese esportatore di democrazia e libertà ha i suoi assassini e stupratori.
Che non se ne parli nel paese d'origine è consuetudine, ma che il paese violentato, stuprato, assassinato non alzi la testa per ricordare le proprie vittime, è atto da codardi.
Siamo un paese senza memoria, un popolo senza il coraggio di ricordare.
Nei libri di scuola questi avvenimenti sono ricordati?
Le Pasque Piemontesi sono narrate?
Il Sacro Macello è presente?
La Strage dei bimbi di Gorla qualcuno fuori Milano la ricorda ancora?
Le donne torturate, seviziate e infine bruciate sul rogo dalla Chiesa, cattolica o riformata, hanno ottenuto giustizia?
Noi siamo tenuti a ricordare sempre.
Siamo obbligati a ricordare tutto.

Fabio Casalini











Bibliografia
Don Alfredo Salulini – le mie memorie del tempo di guerra – Tipolitografia dell'Abbazia, 1992
Gigi di Fiore – Controstoria della liberazione – Bur saggi, 2012
Alberto Moravia - La ciociara - Edizioni Bompiani 1962
Arrigo Petacco - La nostra guerra - Mondadori, 1996
Beatrice Tortolici - Violenze e dintorni. Armando editore, 2005
Fabrizio Carloni - Il corpo di spedizione francese in Italia, 1943-44 - Mursia 2006
Luciano Garibaldi -  l’assalto alle ciociare - Tratto dal periodico Noi, 1994
Tommaso Baris - Montecassino 1944: scatenate i marocchini - Tratto dal periodico Millenovecento numero 14 del dicembre 2003.
Stefania Cavallo - Le marocchinate - Edizioni Sensibili alle foglie, 2015 
Vasco Ferretti - Kesselring - Mursia, 2009

8 commenti:

  1. Si deve leggere. Il peso di ogni parola dovrebbe essere un macigno nel cuore di ognuno di noi. Non sappiamo piangere le nostre vittime. Non abbiamo identità nazionale. Non abbiamo orgoglio. Un nodo grande prende allo stomaco. Hai urlato lo sdegno e il dolore di ogni donna, uomo o bambino. È un baratro nero che hai scoperchiato. Avresti dovuto nascere 50 anni fa per dare voce a tutti loro. Ma del resto di sa... siamo bravi a fare la carità agli altri ma lasciamo morire di fame i nostri vicini di casa. Ammiro il tuo coraggio e ti appoggio nel portare questo fardello. Rosella

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    1. Grazie Rosella. Fossi nato 50 anni fa poco sarebbe cambiato, guarda Rino Gaetano che cantava il disprezzo verso la classe politica....
      Grazie!

      Fabio

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  2. Ti avrei aiutato ad entrare in politica! Ros

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    1. Ros io in politica?
      La risposta? o gambizzato o ammazzato o estromesso!
      Non sono, è tanto meno lo sarei stato a quel tempo, portato ai compromessi

      Fabio

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  3. lorenzo ferruccio giacomo berra3 marzo 2017 22:46

    Carissimo Fabio ,carissimo amico sono davvero schifato e provo un sento di disgusto ....povere donne ,una donna violentata è come se fosse un'anima violata.. quella parlamentare comunista, poco importa fosse stata anche radicale o colorata non importava nulla!!!ha avuto il coraggio di lottare in quel momento per mettere in luce diritti e dignità umiliate ... E fece bene il grande Alberto Moravia quel grande romanziere del 900' che scrisse il bellissimo romanzo degli indifferenti, anche in quelle pagine possiamo notare lo stesso tipo di maschilismo demenziale e una donna sottomessa al virile maschilismo di stampo medioevale. Qui in questo articolo si parla di donne violentate ,bambine cosa grave ,è un articolo molto attuale , scritto per un'epoca in cui il vile Danaro uccide l'uomo e la donna nel nome di un becero e squallido consumismo Ma anche oggi nonostante tutto la donna è ancora purtroppo oggetto di comportamenti indegni ...Maria Maddalena una donna coraggiosa .Grazie Fabio per aver scritto questo articolo di :VITA

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    1. Lorenzo ciao!
      Innanzitutto grazie.
      Quella donna fu coraggiosa e - come hai detto tu - poco importa fosse rossa o nera o socialdemocratica. La risposta che diede a tutta la DC resta un passaggio parlamentare altissimo. Purtroppo gli anni passarono e nemmeno la coppia Moravia - De Sica riusci' a smuovere le coscienze....

      Fabio

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  4. "Che non se ne parli nel paese d'origine è consuetudine, ma che il paese violentato, stuprato, assassinato non alzi la testa per ricordare le proprie vittime, è atto da codardi."
    Questo credo sia la cosa più grave di tutte.... io vivo qui.... da piccola non ho compreso il perché dell'odio verso i marocchini... l'ho interpretato come razzismo gratuito... poi il detto quando si vedevano tante donne incinte " sono passati i marocchini?" Per sdrammatizzare qualcosa che nessuno ripete... ho letto poi ... studiato... quello che le donne anziane non osavano ripetere X una cultura che non gli consentiva di denunciare... paura di essere additate... per una cosa che avevano il DOVERE di raccontare e tramandare...
    sono inorridita e ti ringrazio da CIOCIARA , nonostante tutto fiera della terra dove vivo... ma cosciente che tanto si poteva e si può fare... Soprattutto giustizia nel ricordare..
    GRAZIE DI CUORE FABIO .
    Simo

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    1. Grazie Simo!
      Grazie a te che ci segui con passione e dedizione.
      È notizia di queste ore la promozione di un film pornografico sulla trama della ciociara.
      Non esiste un limite a nulla ormai.
      Fabio

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