Bernardo Gui e le eresie medievali

La vita di Bernardo Gui in latino Bernardus Guidonis si intreccia con la storia delle più importanti eresie del medioevo. Egli nacque a Royères, nella regione francese del Limousine, nel 1261. Come costume dei suoi tempi quando era ancora fanciullo entrò nel monastero domenicano di Limoges.
L’ordine dei frati predicatori detti comunemente Domenicani era sorto agli inizi del XIII secolo in Linguadoca ad opera dello spagnolo Domenico di Guzmán con lo scopo di lottare contro la diffusione delle eresie, soprattutto contro quella catara. Domenico e i suoi compagni scelsero di contrastare le dottrine eretiche sia attraverso la predicazione che attraverso l'esempio di una severa ascesi personale, vivendo in povertà e mendicità. I Domenicani si distinsero subito sia per la loro preparazione teologica (domenicano era Tommaso d’ Aquino, il maggiore esponente della filosofia cristiana medievale), sia perché fin dall'inizio l'ordine ebbe subito una dimensione europea; i frati domenicani come i loro contemporanei francescani, a differenza dei vecchi ordini monastici che rimanevano chiusi nei conventi, essendo ordini predicatori , agivano soprattutto nelle città, dove i predicatori eretici svolgevano la loro opera. Bernardo Gui prese i voti a diciannove anni. La sua prima importante carica l’ assunse una decina di anni dopo quando venne nominato priore delle comunità di Carcassonnes, Castres e Limoges e soprattutto di Albi, città fondata dai romani nota come Albiga, città da cui presero il nome gli Albigesi, eretici del XII e XIII secolo. Infatti con questo nome erano designati comunemente, gruppi di eretici, affini ai catari, del mezzodì della Francia; molto numerosi e potenti nella città di Tolosa. Nel gennaio del 1307 iniziò nella città di Tolosa la sua carriera più importante cioè venne nominato inquisitore. Durante questo primo mandato che durò fino al 1316, portò avanti una serie di processi, per un totale di circa 500 sentenze. Fra le prime sue condanne vi furono esponenti delle ultime tracce degli Apostolici fuggiti in Francia, gli ultimi residui di una setta eretica fondata in Italia settentrionale, nella seconda metà del XIII secolo, da Gherardo Segarelli, nativo di Segalara nel territorio di Parma. Proveniente da una famiglia di modeste origini e senza alcuna istruzione, il Segarelli aveva chiesto di aderire all'ordine francescano di Parma, ma la sua richiesta fu respinta. Alla fine decise di dedicarsi alla restaurazione di quella che lui concepiva essere l'interpretazione apostolica della vita. Si improvvisò egli stesso monaco e vestito da penitente si diede a predicare riprendendo gli argomenti di Giocchino da Fiore privilegiando la povertà quale stato di perfezione, e negando il potere pontificio con l’ asserzione che da quando papa Silvestro I aveva accettato la donazione di Costantino (Nel 1440 l'umanista italiano Lorenzo Valla dimostrò in modo inequivocabile che la donazione era un falso) la chiesa era caduta nelle mani di satana. Dopo la sua messa a morte come eretico, successe alla guida degli apostolici l’ ex francescano Dolcino da Ossola che finirà dopo una lunga e drammatica vicenda anche lui sul rogo. 

« Or di' a fra Dolcin dunque che s'armi,
tu che forse vedra' il sole in breve,
s'ello non vuol qui tosto seguitarmi, 
sì di vivanda, che stretta di neve
non rechi la vittoria al Noarese,
ch'altrimenti acquistar non saria leve. » 
(Inferno XXVIII, 55-60) 

Tra il 1309 e il 1310 Bernardo Gui condannò a morte i fratelli catalani Guillaume Pierre e Authier e a suo figlio Giacomo, leader del movimento neocataro di rinnovamento. 
I quattro anni di pausa tra i due mandati come inquisitore furono dovuti al conferimento di importanti uffici diplomatici per conto della Curia di Avignone. Siamo nel periodo della cosiddetta cattività avignonese che indica il trasferimento del papato da Roma ad Avignone dal 1309 al 1377. Dunque dal 1317 lo troviamo in servizio per quattro anni come procuratore generale dei Domenicani. Papa Giovanni XXII lo invia con il francescano Bertrand de la Tour come nunzio apostolico in Italia per delle trattative di pace tra le città italiane. Poi nel settembre 1318 entrambi furono incaricati di mediare nel conflitto tra il re di Francia Filippo V e il conte delle Fiandre Roberto di Dampierre.
Poiché come diplomatico pare che non abbia avuto il successo sperato nel 1319 riprese di nuovo servizio come inquisitore a Tolosa, Albi, Carcassonne e Pamiers. In questo secondo mandato si testimoniano un totale di circa 400 sentenze. Bernardo Gui si comportò con efficienza e capacità organizzativa,sebbene alcuni storici l’ abbiano accusato di una certa dose di fanatismo Però fra un migliaio di sentenze in totale emesse contro gli eretici da Bernardo Gui, sembra che solo una quarantina siano state le esecuzioni capitali, sulle trecento le sentenze di carcere permanente, un centinaio le assoluzioni e le restanti sanzioni consistettero in penitenze diverse. A un terzo dei condannati fu imposto di indossare un abito con le "croci degli eretici" cucite addosso.
Bernardo fu anche coinvolto nella canonizzazione di Tommaso d’ Aquino sommo filosofo domenicano, e prendendo spunto da un lavoro di Guglielmo da Tocco inquisitore di Benevento vicino a San Tommaso scrisse nel 1320 una biografia la Legenda Sancti Thomae de Aquino e un elenco ufficiale delle opere del santo. Nel luglio del 1323 fu probabilmente presente alla sua solenne canonizzazione.
Nell’ agosto 1323, quando Bernardo aveva superato i sessanta anni, papa Giovanni XXII lo consacrò vescovo di Tui in Galizia. Ma non prese mai possesso della diocesi, e nell'estate del 1324 gli fu assegnata la diocesi di Lodève una città della Linguadoca. Qui morì nel dicembre 1331 nella sua residenza episcopale di Lauroux nell' Hèrault. Secondo la sua volontà, il corpo fu trasferito a Limoges nella Nuova Aquitania e sepolto nella chiesa del monastero domenicano.
Il suo lavoro più famoso è la Practica Officii Inquisitionis Hereticae Pravitatis, un trattato in cinque parti, che costituisce un manuale delle prerogative e dei compiti dell'inquisitore: la lista delle maggiori eresie dell'inizio del XIV secolo le citazioni, le condanne, le istruzioni per gli interrogatori dei membri di un particolare gruppo ne fanno un documento unico per lo studio dell'Inquisizione medievale. Quest'opera, di cui si persero le notizie per lungo tempo, fu pubblicata in versione completa dall'abate Douais a Tolosa nel 1886.
Le quattro sette cristiane di eretici, di cui Gui tratta sono i Manichei, i Valdesi, gli Apostolici e i Begardi o Beghine al femminile. Gli Ebrei non essendo considerati come cristiani sono citati come "traditori", alla stregua degli stregoni,indovini e i negromanti.
Bernardo Gui è stato autore di diversi trattati di teologia sulla dottrina cristiana, un trattato sulla messa e uno sulla concezione della Vergine Maria e di vari altri sermoni.
Nel romanzo di Umberto Eco Il Nome della Rosa che ha avuto anche una trasposizione cinematografica compare come antagonista di un personaggio di fantasia il frate francescano Guglielmo da Baskerville, 
Mentre nel romanzo Bernardo Gui, conclusa la sua missione, parte dall'abbazia teatro della vicenda portando con se due monaci accusati di eresia destinati ad essere processati ad Avignone ed una ragazza accusata di stregoneria, nel film viene compiuto un vero falso storico: l'inquisitore trova la morte cadendo su alcuni spuntoni di ferro che lo trapassano mentre scappa dall'abbazia per sfuggire ad una rivolta degli abitanti del villaggio intenzionati a liberare la ragazza sua prigioniera. Ma anche il romanzo di Eco ha subito qualche critica poiché ha raffigurato l'inquisitore Bernardo Gui, come un forsennato sanguinario. Il medievalista francese Jacques Le Goff, che, per la Chiesa non ha mai dimostrato molte simpatie, ha preso le distanze dal libro riabilitando Bernardo Gui dalla sua tetra fama. Le Goff cita il manuale dell'Inquisitore scritto da Bernardo Gui nel XIV secolo, dove secondo lui emerge una saggezza giuridica e un senso dell'umanità che sono ben rari nelle moderne magistrature: «In mezzo alle difficoltà e ai contrasti» scrive Bernardo Gui «l'inquisitore deve mantenere la calma, né mai cedere alla collera e all'indignazione... Non si lasci commuovere dalle preghiere e dall'offerta di favori da parte di quelli che cercano di piegarlo; ma non per questo egli deve essere insensibile sino a rifiutare una dilazione oppure un alleggerimento di pena, a seconda delle circostanze e dei luoghi. Nelle questioni dubbie, sia circospetto, non creda facilmente a ciò che pare probabile e che spesso non è vero. Né sia facile a rigettare l'opinione contraria, perché sovente ciò che sembra improbabile può risultare vero. Egli deve, ascoltare, discutere e sottoporre a un diligente esame ogni cosa, al fine di raggiungere la verità. Che l'amore della verità e la pietà, le quali devono sempre albergare nel cuore di un giudice, brillino dinanzi al suo sguardo, sicché le sue decisioni non abbiano giammai ad apparire dettate dalla cupidigia o dalla crudeltà».
Riguardo alle eresie Bernardo Gui è molto esplicito e ci ha dato una chiara descrizione dei punti di vista della chiesa medievale. Egli scrive che è lungo spiegare in dettaglio il modo in cui gli eretici pregano ed insegnano ai loro seguaci, però si possono fare delle sintetiche considerazioni. 
In primo luogo, Bernardo Gui afferma che gli eretici ritengono di essere buoni cristiani, poiché non giurano mentono o parlano male degli altri, non uccidono alcun uomo o animale e nemmeno alcuna cosa che abbia il respiro della vita e hanno la fede in Gesù Cristo e nella parole del Vangelo riferite dagli apostoli. Essi però si ritengono i nuovi apostoli poiché in base a quanto predicano si sentono perseguitati dai prelati,dai chierici e dai monaci, ed in particolare gli inquisitori della santa chiesa romana come Cristo e i suoi apostoli dai farisei.
Bernardo Gui scrive che gli eretici non riconoscono e vituperano, i sacramenti della chiesa romana e specialmente il sacramento dell' eucarestia, affermando che esso non può contenere il corpo del Signore perché anche se fosse stato grande come la più grande montagna i cristiani l’ avrebbero ormai consumato tutto. 
Gli eretici affermano che l'ostia viene dalle spighe, che passa per le code dei cavalli, perchè la farina viene ripulita con un setaccio (di crine di cavallo) e inoltre passa attraverso il corpo per giungere ad una vile fine, questo, essi dicono, non potrebbe accadere se il Signore fosse contenuto in essa.
Inoltre riguardo al battesimo gli eretici affermano che l'acqua è una sostanza materiale e corruttibile è quindi creata delle potenze del male e perciò non può santificare l'anima, ma sono i preti che vendono l'acqua per arricchimento personale, esattamente come vendono la terra per la sepoltura, e l'olio agli ammalati quando li ungono e le confessioni dei peccati.

« O Simon mago, o miseri seguaci
che le cose di Dio, che di bontate
deon essere spose, e voi rapaci
per oro e per argento avolterate,
or convien che per voi suoni la tromba,
però che ne la terza bolgia state. » 
(Dante, INFERNO, Canto XIX) 

Inoltre gli eretici affermano l’ inutilità della confessione fatta ai preti della chiesa romana e che poiché i preti essendo peccatori, non possono legare o sciogliere, e essendo essi stessi impuri, non possono purificare gli altri.
Essi si rifiutano di venerare la croce di Cristo, poiché nessuno dovrebbe adorare o venerare il patibolo al quale sia stato appeso il padre, o parenti, o amici.
Inoltre rifiutano di adorare oltre la croce altre reliquie come le spine e la lancia, perché il corpo di Cristo era sulla croce durante la passione, così la corona di spine sulla sua testa e la lancia del soldato nel suo fianco. 
Essi proclamano molte altre cose scandalose riguardo ai sacramenti.
Gli eretici hanno l’ usanza di leggere i Vangeli e le Epistole in lingua volgare, che applicano e spiegano a loro favore e contro l'insegnamento della chiesa di Roma in maniera che richiederebbe troppo tempo per descrivere tutto ciò in dettaglio; ma tutto quanto è collegato con questo tema può essere lucidamente letto nei libri che essi hanno scritto e infettato, e può essere appreso dalla confessioni di quei loro seguaci che sono stati convertiti.
Dalle sue parole riguardo gli eretici medievali possiamo ritenere che erano già in atto i germi di quella che sarà la grande riforma protestante. 
Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.


Luciano Querio



Bibliografia


Marcello Craveri L’ Eresia Milano 1996

Marcel Pacaut Monaci e religiosi nel Medioevo 2010 Urbino

Alessandro Barbero Chiara Frugoni Dizionario del Medioevo 1994 Roma

Léopold Delisle, Notice sur les manuscrits de Bernard Gui, in Notices et extraits des manuscrits de la Bibliothèque Nationale, XXVII, 2 (1879), pp. 169–455 (in formato digitale)

Commenti

  1. Caro Luciano davvero molto interessante. Poco conoscevo di Bernardo Guy. Hai scritto molto bene, parlandone con grande obiettività. Ottimo lavoro di ricerca. Mi piace molto anche la parte in cui spieghi la visione degli eretici. Complimenti e grazie per aver arricchito la mia conoscenza. Rosella

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  2. Una precisazione su Fra Dolcino che non è mai stato frate, ma che veniva così chiamato perché indossava un saio di bigello e un mantello bianco di stamigna robusta, come prima di lui Ghirardino Segalello, del quale seguì la dottrina e gli insegnamenti. DAlla cronaca di Salimbene. A cura di Raniero Orioli.

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