In memoria di Peppino Impastato

Era il 9 maggio del 1978: dopo una lunga prigionia, si concludeva il sequestro di Aldo Moro. I carcerieri fecero salire dentro il portabagagli di una Renault 4 rossa il politico italiano e gli spararono dieci cartucce, uccidendolo. Il corpo di Aldo Moro fu ritrovato, nella stessa automobile, in via Caetani a Roma.
Il luogo del ritrovamento ricopriva una grande valenza simbolica poiché era vicino sia a Piazza del Gesù, sede della Democrazia Cristiana, sia a via delle Botteghe Oscure, sede nazionale del Partito Comunista Italiano.
Aldo Moro aveva 61 anni.
Il 9 maggio del 1978 lo stato scoprì d'avere mal di cuore.
Quello stesso giorno un ragazzo, divenuto presto uomo, trova la morte per mano del suo nemico.
Un nemico diverso da quello di Aldo Moro.
Un nemico che sappiamo esistere e resistere al passare del tempo.
Quel nemico si chiamava, e si chiama Mafia.


«Nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio,
negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di giustizia che lo portò a lottare, 
aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell'ambiente da lui poco onorato, 
si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un ideale ti porterà dolore»
(Modena City Ramblers - I cento passi)


Il ragazzo divenuto presto uomo si chiamava Giuseppe Impastato, per tutti Peppino.
Giuseppe nacque a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio del 1948.
Secondo lo storico Salvatore Lupo, in un paese come Cinisi, la mafia funge da centro di mediazione sociale: i mafiosi locali si presentano come intermediari sempre disponibili a trovare la soluzione del problema. Quando i problemi non si risolvono bonariamente interviene la violenza.
Peppino vide la prima volta la luce in questo contesto.
I bimbi possono avere delle colpe?
Il battesimo lava il peccato originale, secondo il credo cristiano, ma non può lavare l'essere nato in una famiglia mafiosa.
Il padre Luigi, durante il periodo fascista, fu inviato al confino.
Il cognato del padre, Cesare Manzella, capomafia, fu ucciso in un agguato nel 1963.
Tutti i parenti di Peppino erano mafiosi.
Lui no.
Era un giusto.
Giovanni Impastato, fratello di Giuseppe ammette che "la mia famiglia era di origine mafiosa. Mio zio Cesare Manzella, sposato con una sorella di mio padre, capo della cupola negli anni Sessanta, viene ucciso nell’aprile del 1963 con la prima autobomba nella storia dei delitti di mafia. Peppino sin da subito mi disse che si sarebbe battuto tutta la vita contro la mafia. E iniziò la sua rottura all’interno della società, del suo paese ma soprattutto della propria famiglia."
Il ragazzo fu cacciato di casa dal padre per essersi allontanato dalle attività di famiglia.
Nel 1965, a 17 anni, fonda il giornalino L'idea socialista, aderendo al PSIUP. Il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria fu attivo politicamente dal 1964 al 1972.
A partire dal 1968 partecipa alle attività dei gruppi comunisti, spesso dirigendo le operazioni.
In quel periodo si distingue per condurre le lotte dei contadini espropriati delle proprie terre per la costruzione della terza pista dell'aeroporto di Palermo, nel territorio comunale di Cinisi.
Lottò al fianco degli operai edili e dei disoccupati.
Nel 1976 costituisce il gruppo Musica e cultura, che svolge attività culturali attinenti al cinema, al teatro ed alla musica.
Nello stesso anno fonda Radio Aut, Radio libera. L'emittente si autofinanziava ed aveva lo scopo di denunciare i crimini e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini.
Peppino denuncia le attività illegali di Gaetano Badalamenti, chiamato Tano Seduto da Giuseppe. Il capomafia aveva un ruolo primario nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell'aeroporto di Punta Raisi a Palermo.
Una delle trasmissioni maggiormente seguite era intitolata Onda pazza a Mafiopoli, nella quale Peppino sbeffeggiava mafiosi locali e politici.
Per la prima volta Giuseppe fa nomi e cognomi nel tentativo di rompere il tabù dell'intoccabilità dei mafiosi.
Nel paese dell'omertà e della paura dei mafiosi, un piccolo uomo rivela al mondo gli affari ed i legami tra criminalità e politica.
Peppino racconta i legami tra Stato e Mafia.
Il capomafia, Gaetano Badalamenti, non poteva sopportare oltre tale sgarbo. Il boss convoca il padre di Giuseppe fornendo un chiaro messaggio di morte: tuo figlio la deve smettere altrimenti troverà la morte.
Luigi Impastato vola negli Stati Uniti, probabilmente, per cercare protezione per il figlio.
Tornato in Sicilia trova la morte: il 19 settembre del 1977 un'automobile investe ed uccide Luigi.
Peppino si lancia contro le persone che si recano a casa della famiglia per porgere le condoglianze, poiché erano loro, tutti loro, i mandati dell'omicidio del padre.
Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni del suo comune.
Si giunge al giorno dei funerali dello stato italiano.


«Gli amici, la politica, la lotta del partito, alle elezioni si era candidato.
Diceva da vicino li avrebbe controllati, ma poi non ebbe tempo perché venne ammazzato.
Il nome di suo padre nella notte non è servito, gli amici disperati non l'hanno più trovato» 
(Modena City Ramblers - I cento passi)


8 maggio 1978: Peppino trascorre la giornata nelle stanze di Radio Aut.
La notte scompare.
Gli amici lo cercano ovunque.
Semplicemente scomparso.
Lo hanno ammazzato.
Non volevano uccidere l'uomo, volevano distruggerne l'immagine.
I mafiosi inscenarono un attentato ferroviario con il cadavere di Peppino.
I criminali non hanno coscienza.
Gli uccisori di Peppino posero una carica di tritolo sotto il corpo del ragazzo, adagiandolo sui binari della ferrovia che collega Palermo a Trapani.
Un tremendo scoppio dilaniò il corpo.
Non la forza emotiva di quell'uomo che aveva rifiutato la Mafia.
Il 14 maggio, giorno delle elezioni comunali, gli abitanti di Cinisi votarono il suo nome.
Democrazia Proletaria ottenne oltre il 6% e Peppino 260 voti.
Fu eletto, simbolicamente, nel consiglio comunale del paese.


«Era la notte buia dello Stato Italiano, quella del nove maggio settantotto
la notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro, l'alba dei funerali di uno stato»
(Modena City Ramblers - I cento passi)


Chi votò Impastato il 14 maggio?
La domanda sorge spontanea rileggendo le cronache dei giorni seguenti.
Al funerale si presentò una folla di giovani accorsi da tutta la Sicilia.
La gente di Cinisi no.
Felicetta Vitale, cognata di Peppino, ammette che “neanche i vicini di casa” si sono presentati.
La famiglia Impastato, meglio sarebbe dire quello che ne rimaneva, fu lasciata sola.
Le indagini presero la direzione sbagliata: fu ipotizzato che Peppino fosse saltato in aria nel tentativo di preparare un attentato terroristico. Fu perquisita la casa dei familiari e degli amici di sempre.
Giuseppe Impastato è un terrorista, morto nel tentativo di preparare un attacco dinamitardo.
In alternativa è un suicida.
Qualcuno analizzò i residui dell'esplosivo?
La scena del crimine fu alterata e alcune prove sparirono, tra queste gli occhiali e le chiavi del ragazzo.
Gli investigatori trovarono quanto cercavano: una lettera nella quale Peppino s'interrogava sulla politica e sulla vita. La testimonianza fu passata ai giornali locali che parlarono apertamente di suicidio. Nessuno, proprio nessuno, si ricordò la data della lettera.
Un terrorista suicida.
La morte, le indagini e Peppino furono fagocitati dall'omicidio di Aldo Moro.
Il depistaggio oltrepassò ogni limite quando, 22 giorni dopo l'omicidio, i carabinieri presentarono il rapporto ufficiale alla magistratura: "anche se si volesse insistere su un' ipotesi delittuosa, bisognerebbe comunque escludere che Giuseppe Impastato sia stato ucciso dalla mafia".
La verità non dovettero cercarla in cielo.
Maggio 1984: l'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, sulla base delle indicazioni del giudice Rocco Chinnici, assassinato l'anno precedente, emette una sentenza in cui è riconosciuta la matrice mafiosa del delitto.
L'omicidio mafioso di Peppino Impastato rimase attribuito ad ignoti.
Nel gennaio 1988 il Tribunale di Palermo invia una comunicazione giudiziaria a Badalamenti.
Nel maggio del 1992 lo stesso tribunale decide l'archiviazione del caso Impastato, ribadendo la matrice mafiosa del delitto, ma escludendo la possibilità di individuare i colpevoli.
Maggio 1994: il Centro Impastato, sorto nel 1977 come Centro siciliano di documentazione ed intitolato a Peppino nel 1980, presenta un'istanza per la riapertura dell'inchiesta chiedendo che si procedesse all'interrogatorio di Salvatore Palazzolo, collaboratore di giustizia, in precedenza legato ai clan di Cinisi.
Nel 1996 l'indagine è formalmente riaperta.
Le vicissitudini giudiziarie non impediscono l'emissione delle sentenze.
Il 5 marzo 2001 Vito Palazzolo è riconosciuto colpevole e condannato a 30 anni di reclusione.
Il giorno 11 di aprile del 2002 Gaetano Badalamenti è riconosciuto colpevole e condannato all'ergastolo.

«Ma presto tornerà a giocare con te
ma ieri l'altro la radio ha detto
che Yuri Gagarin
il giullare dei cieli
non ha visto gli angeli
giocare nei cieli
amico mio come farai
a giocare da solo»
(Gang- Ricordo d'Autunno)

Chissà quante volte ha percorso quei 100 passi che separavano casa sua da quella di Badalamenti.
Ora quei 100 passi sono 100 passi di giustizia.
Giustizia alla memoria di Peppino Impastato e di tutti coloro che combattono le mafie.

Fabio Casalini


Bibliografia

Bolzoni Attilio – Chiamava il boss Tano Seduto, saltò in aria e passò per suicida – La Repubblica 12 aprile 2004

Viviano Francesco – Peppino Impastato e la strage di Alcamo: riaperte le inchieste sui due misteri siciliani – La Repubblica 14 febbraio 2012

Minoli Giovanni – La morte di Peppino Impastato – La Storia siamo noi, Rai

Russo Spena Giovanni – Peppino Impastato: anatomia di un depistaggio – Relazione della commissione parlamentare antimafia, Editori Riuniti 2001

Rizzo Marco e Bonaccorso Lelio – Peppino Impastato, un giullare contro la mafia – Edizioni Becco Giallo 2009

FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.

Commenti

  1. Bello. Toccante. Semplice e diretto, in sintesi quello che sei tu nello scrivere i tuoi articoli. Sono sempre commossa a pensare a questo piccolo grande uomo, esile e minuto, con un coraggio grande da spaventare Tano. Tano il giudice, Tano che non si sporcava le mani ma che dava ordini, come i grandi, Tano che comminava le pene. E degli innocenti venivano eliminati. La Sicilia è una terra bella, ricca, rigogliosa. La prima volta che ci sono stata me ne sono innamorata, per il profumo di zagare, per il paesaggio, per il mare, per gli sterminati aranceti. Le due facce della Sicilia, il bello e il brutto, l'aria che in certi posti si respira, aria di tensione, di paura. Ho visto anche Gela, nel 1989. Erano anni davvero duri, dove persone come Peppino Impastato sarebbero state nel mirino sempre.
    Una sorpresa questo articolo, inaspettato e bellissmo. Anche qui hai fatto un ottimo lavoro. Bravo sempre Fabio, con ammirazione. Rosella

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Rosella!
      La Sicilia è una terra bellissima!
      Sino ad ora abbiamo affrontato problematiche sociali e civili senza dimenticare alcuni gioiellli assoluti come il Duomo di Monreale o le vestigia di Segesta.
      Grazie ancora!
      Fabio

      Elimina
  2. lorenzo ferruccio giacomo berra24 gennaio 2017 22:34

    Bellissimo articolo ,oserei definirlo "un affresco storico" in tutte le sue componenti.1978 passato alla storia come "annus horribilis, grazie ai Bocca ,ai Montanelli e soprattutto vorrei qui menzionare il grandissimo reportage o romanzo televisivo ,sottile ,raffinato , ma tragico che il noto giornalista della RAI, Sergio Zavoli , ebbe l'onere e l'onore di intessere in tempi difficili per la nostra Nazione: " La Notte della Repubblica" ..mi ricordo ,come ieri quando i titoli di testa venivano aperti con la nota "stella a cinque punte"...Zavoli seppe offrire ,attraverso un quadro storico ,e letterario conflittuale ,"un varco di luce" in senso "montaliano" a fatti indicibili che devastarono l'Italia sul piano morale, politico ,civile e ideologico. La poetica Ermetica, sembra qui tornare in maniera preponderante e forte in tutte le sue componenti ,sembra che i vari Quasimodo ,Ungaretti ,i vari Saba siano ,non più reminescenze di un fantasma passato ,ma elementi vivi nel quotidiano del nostro vivere sociale e culturale. Moro trovato in quella Renault rossa non fu solamente una scelta estetica :il rosso simbolo della rivoluzione, ma fu tradotto tale elemento come un messaggio che Fabio giustamente mette in luce "politico". LE BOMBE ,I SEQUESTRI LE GAMBIZZAZIONI ,determinarono paura e orrore...ma il bianco e nero di quella foto di Peppino Impastato porta alla memoria le immagini di un altro uomo che nel 1969 a Milano in via de Amicis puntò in maniera folle ,teatraleggiante ,ma fortemente violenta la pistola contro la polizia ,e non possiamo dimenticare le foto del giudice Sossi e di Bachelet, li stesi a terra come se invocassero "aiuto "per l'ultima volta, questa immagine di Peppino Impastato sembra un filo rosso che non vuole spezzarsi... Questo articolo ,queste immagini rammentano in me quel bellissimo film diretto dal regista Giuseppe Ferrara ,in cui mette in luce ,nelle varie sequenze gli attimi più cruenti del sequestro ,mettendo in grassetto l'angoscia che Moro, interpretato dal grande attore caratterista Gianmaria Volontè visse attimo per attimo ...ringraziamo Sciascia ma anche l'attore ,e come non dimenticare il film dedicato al generale Dalla Chiesa di Giorgio Capitani?...MA PERSONALMENTE NON POSSO NON DIMENTICARE VEDENDO TALE IMMAGINE E LEGGENDO L'ARTICOLO ,di chiudere il mio commento ricordando la sigla finale della notte della repubblica, con una canzone del grande cantante David Bowie che commosse tutti....ma qui è un'altra storia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Lorenzo.
      grazie delle bellissime parole spese per l'articolo.
      Furono anni tremendi, dove lo stato non sempre fece lo stato, o forse lo fece troppo.
      Moro ed Impastato uccisi lo stesso giorno.
      Impastato che non trovò colonne nelle prime pagine.....

      Fabio

      Elimina
  3. lorenzo ferruccio giacomo berra5 febbraio 2017 22:07

    grazie a te di tutto cuore caro Fabio che come ho scritto a Rosella mi state offrendo l'opportunità di poter scrivere ,esprimere il mio pensiero, poter confrontare con stili ,pensieri ,e con dinamiche storico-culturali magari opposte da quelle dei singoli ,il mio pensiero .Tali fatti ancora oggi difficili da accettare sono avvolti da un velo oscuro come nel caso di Moro ,o Impastato, o nel caso di Tommaso Moro ,o Giordano Bruno o nel caso di Kennedy ...o magari nel caso di Van Gogh e di altri che per vana cecità di alcuni uomini del passato o a causa di forze opposte hanno condotto il mondo della storia a percorrere tali strade ... se tali personaggi oggi fossero vivi il mondo oggi sarebbe uguale ,se la chiesa si fosse riformata prima Lutero avrebbe avuto risonanza nel divenire uomo in senso storico- dialettico? se Kennedy non fosse morto a Dallas nel 1963 l' America avrebbe fatto la guerra in Vietnam?....Chi lo sa...mi sovviene in mente il motto del conte di Salina a Tancredi ...ma questa è un'altra storia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lorenzo amico mio, questo spazio nella mia testa e nella realtà, dovrebbe divenire uno spazio comune ove scambiarsi idee ed opinioni sui fatti che hanno condotto l'essere umano al tempo attuale.
      Grazie del tuo pensiero Lorenzo!

      Fabio

      Elimina
    2. lorezo ferruccio giacomo berra7 marzo 2017 21:42

      a te che mi hai offerto la possibilità di manifestare liberamente il mio pensiero .Ciao Lorenzo

      Elimina
    3. Lorenzo il mio salotto è aperto a tutti, magari qualche volta portate voi i sigari!
      A parte le battute, grazie a te che ci segui con affetto e simpatia
      Fabio

      Elimina
  4. ero al 2° anno al Lettere e Filosofia di Palermo, erano anni molto particolari, mentre noi piccolo-borghesi facevamo la rivoluzione contro il " sistema" la famiglia per la libertà di scelta delle donne, altri giovani nostri coetanei, in un paesino vicino alla grande città, combattevano fieramente per una causa finalmente nobile. Onore e merito a Peppino Impastato! Quell'omicidio ci sconvolse, comprendemmo che perdevamo tempo e che noi siciliani avevamo ben più gravi problemi da risolvere- Grazie per questo articolo dedicato al dolcissimo, intelligentissimo e onesto, Peppino Impastato!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Ilaria.
      La storia di Peppino mi ha sempre interessato, per il coraggio dimostrato da un uomo. Un grande uomo. Un coraggio che pochi di noi hanno.
      Sono della generazione seguente la tua, negli anni di Peppino studiavo alle elementari (studiavo...). Ho conosciuto dopo, nell'età dell'università quest'uomo tanto coraggioso. Sono felice che l'articolo sia stato letto molto, mi fa un enorme piacere.

      Fabio

      Elimina

Posta un commento