sabato 28 gennaio 2017

Barbablù ovvero la storia di Gilles de Rais

Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro.
E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l'abisso scruterà in te.
[Friedrich Nietzsche]
Esiste la possibilità di divenire mostri?
Riflettiamo a sufficienza sulle motivazioni che scatenano gli istinti peggiori dell'uomo? 
Nietzsche mi avverte ogni notte: stai attento, scruti negli abissi più profondi per raccontare la verità.
Ognuno di noi ha la possibilità di fare, di ricercare, di essere diverso.
Molti si fermano di fronte all'abisso generato da alcuni personaggi.
Cesare Lombroso, antropologo e criminologo, sosteneva che “non vi è delitto che non abbia radice in molteplici cause”.
Nel quotidiano, di fronte ad un delitto, si cercano le cause e si misurano le conseguenze.
Le vittime?
Dimentichiamo spesso le vittime.
Quando decido l'argomento di un articolo penso sempre a coloro che hanno pagato le conseguenze delle azioni di altre persone.
Entrare nella mente non possiamo, e non è compito di questo progetto.
Entrare nella storia si, è lo specifico obiettivo di questa iniziativa.
Siete pronti a scendere nell'abisso?
Intorno al 1405 nacque, a Champtocé-sur-Loire, Gilles de Rais.
Famiglia aristocratica. Il pargolo vide la luce, purtroppo oserei dire, nel castello di famiglia.
Il bambino era sveglio, intellettualmente dotato.
Parlava correntemente il latino.
Formò il proprio carattere nella disciplina militare.
All'età di 10 anni perse entrambi i genitori: la madre per malattia, il padre ucciso da un cinghiale durante una battuta di caccia.
Insieme al fratello furono affidati al nonno materno, Jean de Craon.
Il nonno, arrivista e ben inserito negli ambienti nobiliari, cercò di organizzare un matrimonio per aumentare le fortune della famiglia. Il primo tentativo fu con la bimba di quattro anni Jeanne Paynel, ereditiera di una delle famiglie più ricche della Normandia. La prematura scomparsa della giovane impedì le nozze.
Il nonno non si scoraggiò. Decise per il matrimonio con Beatrice de Rohan, nipote del Duca di Bretagna. Anche in questo caso la bimba lasciò prematuramente la terra sulla quale camminiamo.
Finalmente il 30 novembre del 1420, all'età di 15 anni, Gilles si sposò con Caterina de Thouars, ereditiera della Vandea e Poitou.
Dalla relazione nacque un'unica figlia, Marie.
Gilles dimostrò grande coraggio e competenza militare. A 16 anni prese parte ai primi conflitti in terra di Francia.
A 20 anni entrò nella corte di Carlo VII, a Saumur, grazie ai risultati ottenuti sul campo di battaglia in svariati episodi della guerra dei cent'anni.
Il nonno fu grande maestro poiché, l'ancora ventenne Gilles, riuscì ad entrare nelle grazie del Re sfruttando la parentela con il gran ciambellano di Francia.
Combatté al fianco della Pulzella d'Orleans, Giovanna d'Arco, a Jargeau, Meung-sur-Loire e Beaugency.
Carlo VII lo nominò consigliere e ciambellano.
In questa veste presenziò alla consacrazione del sovrano, avvenuta a Reims il 17 luglio del 1429.
Anni difficili.
Giovanna d'Arco, dopo esser stata l'artefice principale della vittoria francese, finisce la propria vita sul rogo purificatore.
Gilles, dopo esser stato elevato al titolo di Maresciallo di Francia, continuò a combattere in Normandia e nella zona della Loira alla testa di un esercito personale, che egli stesso manteneva.
Lo svolgimento della narrazione non è l'anticamera per un articolo su Giovanna d'Arco.
Allora, perché scrivo di un onesto combattente francese elevato al rango di Maresciallo di Francia?
Perché la vita riserva sorprese ad ogni angolo.
Nel 1432 muore il nonno e Gilles eredita un'immensa fortuna, consistente soprattutto in proprietà terriere nelle regioni della Bretagna, nel Maine e nell'Angiò.
L'eredità si accumula alle ricchezze della famiglia di provenienza e del casato della moglie.
Gilles de Rais si ritrovò uno degli uomini più ricchi del suo tempo.
Lo stesso anno decise di ritirarsi dal campo di battaglia, malgrado avesse compiuto da poco 27 anni.
La ricchezza trasformò un militare devoto a Carlo VII in un uomo dispendioso e raffinato. Iniziò a circondarsi di manoscritti preziosi e ad interessarsi al teatro finanziando spettacoli ed opere. Un tratto della biografia, a metà strada tra storia e leggenda, narra che durante una visita ad Orleans il suo seguito, composto da oltre 200 persone, riuscì nella non facile impresa d'occupare tutte le stanze delle locande della città.
Nel suo vivere dispendioso non dimenticò la religione, costruendo una sfarzosa cappella privata e finanziando opere caritatevoli.
Siamo in presenza di un combattente disciplinato, aiutante sul campo di Giovanna d'Arco, che una volta ritiratosi spese un'immensa fortuna nel finanziamento di opere teatrali e religiose.
I soldi finiscono spesso nelle tasche sbagliate, e quando ciò avviene, i soldi finiscono.
Sempre.
Gilles dissipò in breve tempo il patrimonio della famiglia.
Come riuscire a sopravvivere?
Prestiti e svendita dei possedimenti terrieri a somme irrisorie.
Nel mese di giugno del 1435, i membri della famiglia si riunirono per fermare le scelleratezze di Gilles. Fecero appello a Papa Eugenio IV per sconfessare la cappella dei Santi Innocenti, luogo per il quale Gilles aveva dissipato una fortuna immensa. Il Papa oppose un secco rifiuto. La famiglia decise di appellarsi a Carlo VII. Il sovrano accolse le richieste ed emise, il 2 luglio del 1435, un editto reale con il quale erano dichiarate nulle le vendite future di Gilles. L'editto non fu accolto da Giovanni V di Bretagna, per motivi puramente politici. Il Duca decise di nominare Gilles de Rais luogotenente generale di Bretagna.
L'uomo ritrovò la perduta serenità nella dolce terra di Bretagna?
No, assolutamente no.
In questo periodo, cercando la perduta fortuna, si avvicinò al mondo dell'occultismo. Affidò al suo cappellano, Eustache Blanchet, il compito di trovare alchimisti ed evocatori di demoni. Il cappellano decise di recarsi in Toscana per parlare con Francesco Prelati, un giovane monaco spretato aretino dedito all'occultismo. Non sappiamo quali tasti pigiò Blanchet, ma siamo a conoscenza che riuscì ad assoldare Prelati portandolo con sé in Bretagna.
Correva il 1439.
Il male iniziava a coprire i cieli di Francia.
Prelati, impegnato nel tentativo di ottenere la pietra filosofale, convinse de Rais di avere al proprio servizio un demone personale, di nome "Barron". Non essendo ovviamente in grado di soddisfare i desideri del suo mecenate, che ogni giorno era più bisognoso di denaro, Prelati richiese a nome del demone il sacrificio di un cadavere di bambino.
Furono l'alchimia e l'occultismo a trasformare un militare in un pedofilo, sadico ed uccisore di bambini?
Assolutamente no.
Nello stesso anno della morte del nonno, 1432, si erano verificati i primi assalti sui bambini. I primi omicidi, di cui lo stesso Gilles in seguito si incolperà, si verificarono a Champtocé, luogo del castello di famiglia. Di questi omicidi non rimane altra traccia se non le parole del carnefice. Negli anni seguenti Gilles si trasferì a Machecoul. In questo luogo avvennero omicidi in serie. Ma l'omicidio del bambino fu solo il finale di un tragico cammino: Gilles rapì, o fece rapire, i bimbi per sodomizzarli, torturarli ed infine ucciderli. Nel 1437, a Machecoul, furono scoperti i corpi nudi di 40 bambini.
L'occultismo, la magia e il monaco spretato di nome Prelati non furono la causa della perversione di Gilles.
Aveva iniziato molto prima ad uccidere i bambini.
Dobbiamo procedere in direzione del futuro per comprendere il passato.
Il 15 maggio del 1440 Gilles de Rais riprese le armi per conquistare il castello di Saint-Etienne de Mermorte, che lo stesso Gilles vendette al tesoriere di Bretagna.
Nella sua folle impresa, de Rais infranse il contratto con la Bretagna e violò le leggi della chiesa entrando con le armi in pugno in un luogo sacro.
La follia era tale che decise di prendere in ostaggio il canonico Le Ferron, fratello del proprietario del castello, che stava celebrando la messa. Il vescovo di Nantes non attese oltre e decise d'aprire un'indagine inquisitoriale. Nel settembre dello stesso anno il canonico fu liberato e Gilles de Rais imprigionato.
Il 28 settembre del 1440 iniziò il processo. Il primo giorno si presentarono otto testimoni per l'accusa: tutti lamentavano la scomparsa di un bimbo, attribuendo il rapimento ad una serva di Gilles, Perrine Martin, imprigionata a Nantes.
Il 13 ottobre furono stilati 49 capi d'imputazione: Gilles de Rais fu accusato di aver rapito ed ucciso 140 bambini. Fu altresì accusato d'averli torturati, smembrati, bruciati, offerti in sacrificio ai demoni. Altre accuse vertevano sulla pratica stregonesca.
Il 16 e 17 ottobre furono raccolte le deposizioni dei complici.
Etienne Corrillaut, complice di Gilles, confessò che “il padrone spogliò un bambino e l'appese con delle corde ad un gancio per impedirgli di gridare. Poi si masturbava sulla pancia e sulle cosce del bambino.”
Corrillaut confessò che de Rais uccideva i bimbi per decapitazione, smembramento e rottura del collo con un bastone. Il servo, complice, testimoniò che prima degli omicidi il padrone abusava sessualmente dei bimbi. Gilles de Rais inizialmente si scagliò con violenza contro i giudici, accusandoli apertamente di volerlo processare per sottrargli le sue ricchezze. Il vescovo e l'inquisitore lo minacciarono di scomunica, e gli diedero 48 ore di tempo per preparare una difesa. Nelle fasi successive del processo Gilles ammise che “quando detti bimbi erano morti, li baciavo e li ammiravo. Provavo gioia e piacere alla vista dei loro organi interni e molto spesso quando i bambini morivano mi sedevo sulla pancia e ridevo”.
Gli aiutanti testimoniarono che “bruciavamo i corpi nel camino interno di Gilles. I vestiti delle vittime erano collocati nel fuoco per far si che l'odore fosse ridotto al minimo. Le ceneri venivano gettate nel pozzo nero, nel fossato o in altri nascondigli”.
A partire dal 15 ottobre, Gilles de Rais iniziò a confessare una quantità enorme di crimini.
Il 25 ottobre fu emessa la sentenza: vescovo ed inquisitori dichiararono Gilles colpevole di apostasia ed invocazione demoniaca. Il solo vescovo lo dichiarò colpevole di sodomia, sacrilegio e violazione dell'immunità della chiesa.
Il 25 ottobre Gilles de Rais fu giustiziato mediante impiccagione.
Il corpo fu arso sul rogo.
Gilles ottenne d'essere tumulato all'interno della cappella dei Carmelitani di Nantes, luogo di sepoltura dei duchi di Bretagna.

Il resoconto giunto sino a noi è veritiero?
Gilles de Rais rapì, torturò, sodomizzò ed infine uccise oltre 200 bambini?
Georges Bataille, famoso antropologo e filosofo francese, per primo si preoccupò di ricercare fonti documentali affidabili. Lo studioso ritenne di collocare in una luce diversa, anche politica, gli avvenimenti, affermando che Gilles de Rais, pur colpevole, non sarebbe stato inquisito se non avesse voluto prendere con le armi il castello di Saint-Etienne de Mermorte.
Quell'assalto comportò l'ostilità sia dei duchi di Bretagna che del vescovo di Nantes.
Gli storici moderni, tralasciando gli innocentisti ad ogni costo, concordano sulla colpevolezza di Gilles de Rais.

Francisco Goya sosteneva che “il sonno della ragione genera mostri”, lo stesso sonno delle istituzioni permise a Gilles de Rais d'imperversare nei confronti di innocenti, la cui unica colpa era, ed è, quella di essere bambini.


Fabio Casalini













Bibliografia

Eugène Bossard - Gilles de Rais, Maréchal de France, dit "Barbe-Bleue", 1404-1440: D'après des documenti Inédits - Paris. Honoré Champion 1886

Arthur Bourdeaut - "Chantocé, Gilles de Raggi et les Ducs de Bretagne", in Mémoires de la Société d'Histoire et d'archéologie de Bretagne - Rennes: Société d'Histoire et d'archéologie de Bretagne, 1924

Val Morgan - La leggenda di Gilles de Rais (1404-1440) negli Scritti di Huysmans, Bataille, Planchon, e Tournier , Lewiston - (New York). Edwin Mellen Press, coll. "Studi di Civiltà francese" (n ° 29), del 2003

Noël Valois - "Le procès de Gilles de Rais", in Annuaire-Bulletin de la Société de l'histoire de France , Paris: Librairie Renouard, t. LIX, 1912

Benedetti, Jean - Gilles de Rais - New York: Stein and Day, 1971

7 commenti:

  1. Fabio se posso aggiungerei: Non il sonno ma l'insonnia della ragione genera mostri.
    Frase di Gesualdo Bufalino.
    Ciao e grazie!

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    1. Ciao, non conoscevo questo pensiero di Bufalino.
      Anzi conosco poco dello scrittore siciliano.
      Devo correggere questa mancanza.
      Fabio

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  2. Per diverse ragioni le ore dedicate al sonno sono insufficienti, se poi di notte s'insinua pure quell'enigma fatto uomo che risponde al nome di Nietzsche-Zarathustra siamo fregati, non ti invidio caro Fabio...Questo articolo mi piace anche per il velo di ironia che a mio parere non guasta mai. Lambrosio , detto Cesare, non trovò purtroppo...(sa schersa...) il suo Bruto, molti pseudo pazzi ne avrebbero beneficiato.

    La storia ci tramanda un Gilles sadico fino alla repulsione, e sicuramente lo fu pur senza toccare i vertici imputatigli. Dietro a tutto dominava il possesso dei suoi averi, ordito da gentaglia bieca quasi quanto lui. Questo bel tomo era la spalla sinistra della pulzella d'Orleans, la quale mi ha dato sempre da pensare con le sue "voci" che venivano e (soprattutto) andavano, se tanto mi da tanto...

    Dos palabras sulla chiesa, che la arse viva, salvo poi con un ripensamento tardivo ribaltò completamente la propria decisione canonizzandola. La quale Giovanna ricevette, fu lei stessa a dirlo, la prima comunicazione "soprannaturale" da S. Michele. Dicevo dell'intrigante "miracolo" delle voci, sulla cui autenticità non è possibile dir nulla a favore o contro e che comunque andrebbero esaminate nella più ampia casistica dei fenomeni paranormali per poterne meglio comprendere la complessa dinamica.
    Un saluto
    Malles

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    1. Ciao Malles.
      A tutt'oggi non ho scritto nulla su Giovanna d'Arco. Potrebbe risultare strano dato che ho analizzato molti casi d'eresia o stregoneria, da Dolcino a Cecco d'Ascoli, dalle streghe di Baceno a quelle della Valcamonica.
      Suona tutto molto strano, quelle voci suonano strane.
      Molto strane.
      Devo dedicare tempo a leggere documenti non convenzionali, se prima riesco a trovarli...

      Fabio

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  3. Come spiegherà bene e con ampia dovizia di particolari e documentazioni il Marchede De Sade, sia nella sua Justine e ancor più nella Juliette, il comportamento sessuale e libertino di Gilles de Rais non era affatto inconsueto o strano tra i nobili della sua epoca, era anzi parecchio diffuso.
    Gilles entrò in conflitto con il potere e con la Chiesa, e solo per questo venne processato, in caso contrario nessuno avrebbe trovato nulla da ridire su comportamenti che tutti, compresi gli ecclesiastici che lo giudicarono, conoscevano benissimo e frequentavano in vari modi.

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    1. Ciao Andrea: Gilles de Rais, pur colpevole, non sarebbe stato inquisito se non avesse voluto prendere con le armi il castello di Saint-Etienne de Mermorte.

      Fabio

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    2. Ciao Andrea: Gilles de Rais, pur colpevole, non sarebbe stato inquisito se non avesse voluto prendere con le armi il castello di Saint-Etienne de Mermorte.

      Fabio

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