sabato 10 dicembre 2016

La storia dell'ultima donna condannata a morte per stregoneria

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle
[Voltaire]
I primi vagiti della rivoluzione francese s'udivano in lontananza.
L'uomo iniziava il suo distacco dai secoli bui della caccia alle streghe.
Una donna, ancora, doveva perire per mano dell'Inquisizione. 
Il tempo fugge lontano, a quel giorno in cui la piccola Anna, questo il nome dell'ultima donna uccisa con l'accusa di stregoneria, nacque da Adrian e Rosina.
Quarta di otto figli.
Anna ebbe fortuna poiché trovò la luce in una famiglia benestante, in grado di possedere un proprio sigillo. Il bisnonno era giudice presso la chiesa di Sennwald, mentre il nonno era portabandiera dello stesso paese.
Sennwald è un paese di confine, tra la terra elvetica e quella austriaca.
I problemi della giovane iniziarono quando il nonno entrò in conflitto con la struttura politica, religiosa e sociale del piccolo borgo. Fu arrestato per questioni legate alla proprietà di alcuni terreni. Ritenuto colpevole fu condannato alla prigione e al pagamento di una multa cospicua.
Riuscì a fuggire e trovare riparo in terra italica.
Sparì.
La famiglia fu costretta al pagamento del debito pecuniario e, ridotta in povertà, perse il prestigio acquisito dalle precedenti generazioni.
Anna, ancora giovane, dovette abituarsi a girovagare tra i paesi limitrofi per trovare un lavoro.
Ora la serva presso il sindaco di Malenfeld ora la panettiera a Sax.
Tra il 1762 e il 1765 tornò a Sennwald per lavorare presso l'abitazione del pastore.
Durante questa permanenza nel paese d'origine conobbe un uomo, Jakob, di cui s'innamorò perdutamente. Dalla relazione nacque un figlio, che morì in circostanze misteriose.
La morte del piccolo rappresentò l'inizio della persecuzione, fisica e psicologica, della donna.
I dolori non giungono mai soli.
Jakob abbandonò Anna per arruolarsi, come mercenario, nell'esercito dei Paesi Bassi.
La donna fu accusata d'infanticidio.
A 31 anni iniziò il suo doloroso rapporto con l'Inquisizione.
La sentenza di colpevolezza comportò la condanna a 6 anni agli arresti domiciliari. La pena della detenzione la consumò prendendo servizio presso un pastore di Mollis, nel cantone di Glarona. Anna s'innamorò del figlio del pastore, con il quale intrecciò una relazione amorosa. La donna rimase nuovamente incinta. La famiglia del pastore decise di farla partorire a Strasburgo, all'ombra della maestosa cattedrale gotica.
Correva il 1775.
Anna partorì, ma del figlio si persero subito le tracce.
La donna decise d'abbandonare l'innamorato e, tornando nel canton di Glarona, prese servizio presso la casa di un rilegatore. Durante questo lavoro strinse amicizia con i coniugi Steinmuller, che le saranno vicini sino alla triste ora.
Settembre 1780.
Anna decise di cambiare datore di lavoro, spostandosi presso la famiglia di un medico e giudice, Jakob Tschudi-Elmer. Strinse un forte legame con la figlia del medico, Anna Maria di sette anni. La piccola accompagnava Anna nelle passeggiate e nelle visite alla famiglia Steinmuller. Durante una di queste gite la coppia offrì del cibo e delle bevande alla bambina: Anna Maria consumò un biscotto presso l'abitazione dei coniugi Steinmuller.
Particolare l'annotazione del biscotto, lakerli nella locale lingua, ma fondamentale perché da quel piccolo dolce deriva tutto il resoconto che seguirà.
Settembre 1781.
Sono trascorsi pochi giorni dalla somministrazione del biscotto alla piccola Anna Maria quando, nella propria abitazione e sotto l'attento sguardo del padre, furono rinvenuti degli aghi nella tazza della bambina.
Lo sconforto fu elevato.
I giorni seguenti rappresentarono la discesa negli inferi.
Regolarmente aghi e spilli furono rinvenuti nel cibo della bambina.
Lo spavento per la sorte che incombeva sulla bambina comportò la ricerca immediata di un colpevole.
La caccia alle streghe poteva cominciare.
Velocemente i coniugi risalirono a quel biscotto consumato dagli Steinmuller.
Anna Goldi aveva stregato il biscotto per nuocere ad Anna Maria.
Il suo passato lo testimoniava!
Era un'infanticida e una strega.
Anna decise di riparare presso l'abitazione dei coniugi Steinmuller, decidendo in seguito di trasferirsi presso la sorella a Sax.
Nel cibo della piccola Anna Maria ancora spilli.
Ancora aghi.
L'incantesimo che colpiva la bambina non s'era spezzato.
Alla fine del mese d'ottobre la situazione precipitò, in relazione al verificarsi di convulsioni che attanagliavano il corpo della piccola.
La strega non si trovava.
La strega era fuggita!
Le autorità del cantone decisero d'affiggere manifesti di ricerca. Sulla testa, e capirete in seguito l'importanza di questa affermazione, di Anna Goldi fu elevata una taglia di 100 corone: cifra elevatissima in riferimento all'epoca dei fatti.
La donna decise di scappare, lontano.
Discese la valle del Reno verso San Gallo, per approdare nella zona dell'Appenzello.
Riuscì nell'intento di nascondersi alle autorità per un breve lasso di tempo: fu catturata a Dehersheim il 21 febbraio del 1782.
Fu condotta nel cantone di Glarona dove l'aspettava la giustizia popolare.
Gli abitanti chiesero a gran voce che Anna si recasse presso l'abitazione della piccola Anna Maria per operare i suoi sortilegi e togliere il malocchio che infestava la bimba e la casa ove viveva.
Il 15 marzo del 1782 la donna accusata di stregoneria si recò presso la casa della famiglia di Anna Maria e operò le sue cure: un breve massaggio, qualche carezza.
La bambina ricominciò a camminare e smise di vomitare spilli.
La guarigione fu ritenuta la prova delle capacità di Anna.
La strega fu imprigionata.
Torturata.
Distrutta nel corpo e nello spirito.
Il 6 giugno si riunì il consiglio Evangelico Glaronese che sentenziò, con 32 voti a favore e 30 contro, la condanna a morte per Anna Goldi.
La donna fu riconosciuta colpevole di avvelenamento.
Il 13 giugno del 1782 Anna morì per impiccagione.
Tre secoli dopo la pubblicazione del Malleus Maleficarum si chiudeva una delle pagine più tristi e vergognose della storia recente dell'umanità.
La caccia alle streghe rimarrà una ferita sempre aperta nella mente dei giusti.



Fabio Casalini


Bibliografia
Eveline Hasler - L'ultima strega - Dadò, Locarno, 1994
Walter Hauser - Der Justizmord an Anna Göldi. Neue Recherchen zum letzten Hexenprozess in Europa - Limmat Verlag, Zurigo, 2007.

Immagini
1- Anna Goldi all'interno del museo a lei dedicato
2- Illustrazione degli aghi utilizzati - secondo l'accusa - da Anna Goldi 
3- Descrizione degli aghi 

2 commenti:

  1. Ciao Fabio nostro.
    Chi conobbe più profondamente l'imputata, come i coniugi Steinmuller che l'assistettero fino alla fine la dice lunga sulla sua persona. I coniugi non avevano nessun obbligo a sostenerla,se non per puro sentimento d'amicizia, il che pone in positivo la personalità di Anna. Sentimento che sarebbe venuto meno se l'imputata fosse stata veramente colpevole. Amici che rischiarono grosso. La ritorsione su conoscentii e parenti delle "streghe" era ricorrente.
    Un saluto
    Malles

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    Risposte
    1. Ciao Malles!
      Scusa il ritardo!
      La ritorsione era ricorrente quanto la delazione.
      La volontà del popolo di ottenere terre a basso costo, o costo zero, era una delle cause della caccia, purtroppo.
      Il caso di Anna Goldi, riabilitata negli ultimi anni, è diverso poiché va a concentrarsi su quella atavica paura del male causato dagli uomini.
      Grazie come sempre Malles.
      Fabio

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