mercoledì 2 novembre 2016

Vecchia scassata borghesia

La miseria di una stanza a Londra
le fumerie di Soho
già si buttava via.
E sua madre nel fienile, nel ricordo:
vecchia, scassata borghesia.
[Arthur Rimbaud - Roberto Vecchioni]

Il processo per l’omicidio di Francesco Bonmartini iniziò il 21 febbraio 1905. Per questioni d’ordine pubblico non si svolse a Bologna ma a Torino. In aula non vi era una sedia disponibile: erano giunti giornalisti da tutta Italia e da buona parte del mondo.
La folla all’esterno premeva per sentire, per sapere, per conoscere la successione dei fatti.
L’attesa per l’esito del processo si concluderà con gravi scontri, tra le forze dell’ordine e coloro che all’esterno parteggiavano per l’omicida, per il deceduto o per la donna che si cambiava d’abito ad ogni udienza.
Non mancarono i colpi di scena e le sorprese. Cent’anni prima della famosa ricostruzione di Bruno Vespa, per l’omicidio della contessa Vacca Augusta, qualcuno s’inventò la ricostruzione dell’immobile ove si era consumato il folle delitto. Il plastico dell’edificio, in scala, prevedeva la possibilità di alzare il tetto per visionare la stanza divenuta scena del crimine.
Possiamo immaginare la sorpresa dei giurati per quell'espediente?
Si? Nulla in confronto alla ricostruzione dell’arma del delitto.
Colui che sferrò, senza appello alla morale, un poderoso numero di pugnalate decise di liberarsi del coltello con il quale aveva infierito sul corpo di Francesco. Il coltello giaceva da qualche parte in fondo al mare: come ricostruire la scena del crimine, in anticipo di un secolo rispetto alla moderna criminologia, senza l’arma del delitto?
Le persone che conducevano l’inchiesta dovevano dimostrare la colpevolezza con riferimento alla situazione delittuosa. Occorreva dimostrare la possibilità dell’omicida di infierire, fisicamente, sul corpo del Bonmartini.  Gli inquirenti decisero di commissionare ad una società di Parigi la ricostruzione di un coltello con lama retrattile e un dinamometro incorporato.  Mancava però un corpo sul quale poter effettuare, in aula, una prova ad uso della giuria. Fu recuperato un cadavere donato alla scienza. Uno degli inquirenti iniziò a lanciare fendenti sul corpo inanimato. L’espediente dimostrò la possibilità dell’imputato di uccidere un uomo che pesava oltre 120 chilogrammi.
Una domanda sarà sorta spontanea: di chi stiamo parlando?
Ma partiamo dall’inizio.
Siamo a Bologna. È il 02 settembre 1902.
In comune era in corso una seduta del consiglio comunale, a cui partecipava Tullio Murri, figlio di Augusto Murri, noto luminare della medicina e docente all’Università di Bologna.
La porta della camera consigliare si aprì, tutti improvvisamente smisero di parlare. Entrò un usciere che si avvicinò al Murri e bisbigliandogli flebili parole all’orecchio.
Insieme uscirono. In corridoio Tullio si trovò di fronte la portiera del palazzo dove sua sorella Teodolinda viveva con il marito e i figli. La donna gli parlava sottovoce, non era bene che tutti sentissero. La faccia del Murri non lasciò dubbi. Ma cosa era successo?
Da alcuni giorni dall’appartamento della sorella usciva un odore cattivo, insopportabile. Qualcuno doveva aprire per capire cosa fosse successo, visto che la famiglia era in vacanza già da tempo.
Tullio non aveva la chiave, l’odore era insopportabile, nauseante, così decise di chiamare la polizia e di far abbattere la porta.
La scena che si presentò fu davvero inaspettata: in camera da letto c’era il cadavere in avanzato stato di decomposizione del conte Francesco Bonmartini, marito di sua sorella Teodolinda, Linda per tutti, ucciso con numerose coltellate.
Il sangue era sparso ovunque, l’appartamento sottosopra. A terra un portafoglio vuoto e delle mutandine femminili. Sul tavolo della sala due bicchieri utilizzati per bevande alcoliche.
La famiglia Bonmartini si trovava in vacanza al Lido di Venezia. Francesco era rientrato il 28 agosto solo, per sistemare delle faccende, ed ora giaceva morto pugnalato da oltre 10 fendenti.
Una rapina andata male?
Le indagini sembrarono arenarsi fino al 10 settembre, quando Tullio Murri si costituì ai carabinieri di Ala di Trento, mentre suo padre allo stesso tempo le denunciava come autore del delitto, avvenuto in seguito ad una lite degenerata in tragedia.
Con lui fu arrestata anche la sua amante, Rosa Bonetti, la donna di servizio della sorella. Anche Linda fu fermata, come mandante dell’omicidio.
Le indagini portarono a galla rapporti torbidi e relazioni poco chiare, addirittura incestuose.
Entrarono in scena nuovi personaggi, un giovane medico di nome Pio Naldi, che confessò di aver preso parte al delitto, e Carlo Secchi, allievo prediletto del Dottor Murri ed amate della bella Teodolinda.
Il 25 giugno 1903 il Secchi fu arrestato per il tentato omicidio per avvelenamento del conte Bonmartini, con la complicità di Tullio Murri, risalente ad alcuni mesi prima. Dietro tutto questo sembrava esserci la separazione tra il conte e Linda, che avvenne nel 1899 ma non ancora ufficializzata. Il Bonmartini era intenzionato a trasferirsi a Padova con i figli, per allontanarli da quell’ambiante ormai divenuto deleterio.
Iniziò il processo: 420 testimoni sfilarono in aula, ognuno dicendo la propria. Si susseguirono 104 udienze e sei mesi di dibattito, che portarono alla luce tradimenti, invidie e rivalità mai risolte.
Linda fu chiacchierata, analizzata, accusata. Attorno a lei si strinsero gli uomini della sua vita, il padre, il fratello, l’amante. Tutti la volevano proteggere, tutti volevano salvare lei, la bella e infelice Teodolinda, che nel dibattimento fu descritta come avida, dedita al piacere più che alla gestione dei figli, corrotta a tal punto da spingersi fino ad avere una relazione incestuosa col fratello e nel contempo ad intrattenersi con l’amante di lui.
L’opinione pubblica fuori dal tribunale era divisa. Innocentisti e colpevolisti si fronteggiarono anche con la violenza, tanto da costringere le forze dell’ordine a intervenire.
12 agosto 1905, il processo si concluse. La condanna arrivò per tutti: Tullio Murri fu condannato a 30 anni di carcere per l’omicidio del Conte Bonmartini, stessa sorte toccò a Pio Naldi, ritenuto complice.  Linda Murri e Carlo Secchi furono condannati a 10 anni per complicità.
Il ruolo di Rosina Bonetti non era stato accertato con sicurezza, ma il suo coinvolgimento in questa torbida storia le costò una condanna a 7 anni e mezzo per favoreggiamento. In carcere poco dopo la sentenza, la povera donna impazzì per la vergogna e per il dolore e finì i suoi giorni in manicomio a Torino.
Nel 1906 Vittorio Emanuele III concesse la grazia a Linda, che finì di scontare la sua pena in un villino di famiglia a Porto San Giorgio. Nel 1919 arrivò la grazia anche per Tullio Murri e Pio Naldi. Carlo Secchi morì in carcere in seguito ad una polmonite. I fratelli Murri furono graziati dal Re per il ruolo scientifico fondamentale svolto dal padre.
Il vero movente del delitto non verrà mai accertato, così pure come il colpevole.
Molti anni dopo, nel 2003, Gianna Murri, figlia di Tullio, nel libro La verità sulla mia famiglia e sul delitto Murri, scrisse che il vero autore del delitto era stato un facchino di nome La Bella o Labella, amante di una governante di Linda, soprannominato il "biondino". L’assassino solo in punto di morte confessò ad un prete la verità sul delitto Bonmartini. Ma ormai era troppo tardi.

Fabio Casalini ha curato l'introduzione, Rosella Reali la narrazione dei fatti

Fabio Casalini - fondatore del Blog i Viaggiatori Ignoranti

Rosella Reali - con i  Viaggiatori Ignoranti dal 26/07/2016




Bibliografia
Gianna Murri - La verità sulla mia famiglia e sul delitto Murri – Edizioni Pendragon, Bologna 2003

Valeria P. Babini - Il caso Murri. Una storia italiana - il Mulino, Bologna 2004

Massimo Picozzi, Alfonso Signorini - Blu come il sangue. Storie di delitti nell'alta società – Mondadori Editore, 2011

8 commenti:

  1. Commento anche questo articolo, mi è piaciuto talmente tanto scriverlo che lo dico. Mi sono divertita, scrivere con Fabio è un'esperienza entusiasmante, ti contagia alla ricerca, alla passione per i fatti. Sono felice di questa esperienza, mi sta aprendo nuovi orizzonti. Grazie Fabio della trasmissione della malattia benigna che mi ha colto.
    Ora una cosa seria....Omicidio irrisolto o risolto frettolosamente? Tanta simpatia per la povera Rosetta, finita in un ingranaggio che l'ha schiacciata. Rosella

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    1. Grazie a te! Io mi son innamorato della ricostruzione un secolo prima di Vespa. Quella scena mi ha colpito tantissimo! Il resto lo hai fatto tu. Sono felice del contagio. La ricerca è fonte di vita.
      Fabio

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  2. Embè caro Dr. Fabio, avessi io un'aiutante così. Lasciamo perdere... Mi avevano incuriosito le vicende della famiglia Murri leggendo in un libro le imprese podistiche del mio collega (si fa per dire...) Petri. Dorando Petri che fu visitato a Bologna dal Prof. Murri per uno scompenso cardiaco che, più avanti negli anni gli sarà fatale. Il caso riportato è ancor oggi "pregno" di molti mystery. Stranamente, dopo aver ricevuto una lettera fu A. Murri a comunicare ai magistrati che era stato suo figlio Tullio a uccidere il conte Bonmartini. Una condanna (esagerata) per Naldi che, di fatto non uccise nessuno. Come del tutto inesistenti erano le prove a carico di Linda.

    La poetessa A. negri scrisse per Linda un poema: "Non v'è sangue sulla tua vesta, non v'è sangue sulle tue mani". Linda non rimase a lungo in carcere, un anno dopo fu confinata in una villetta e, successivamente ottenne la grazia sovrana. Caso curioso, a firmare la domanda di grazia furono i 12 giurati che in precedenza le avevano inflitto la condanna. In un modo o in un altro subì una condanna ingiusta, perchè 10 anni di carcere sono troppi per una innocente, ma sono pochissimi per una assassina calcolatrice.In realtà Linda fu una moglie-schiava, indotta ad accettare un matrimonio di fatto imposto dalla madre che sognava di imparentarsi con la nobiltà.

    "Io non l'amavo coi sensi" racconterà Linda, "Lui, d'altronde pretese tutto il mio corpo e non si curò mai della mia anima, ma da buona moglie, cercavo di fare il piacer suo anche quando mi era, come spesso fu gravoso". In carcere Linda si era dedicata a studi di parapsicologia rivelando di possedere poteri di medium. In libertà approfondì questi studi e nel 1926 a 55 anni, si unì in matrimonio con il Prof. F. Egidi, presidente dell'Istituto di Parapsicologia, in seguito sotto lo pseudonimo di -Anthelus- scrisse molti libri su questi argomenti.

    Non solo, diventò anche titolare di una rubrica di corrispondenza con i lettori, pubblicata sul quotidiano romano "Momento Sera". Chi avrebbe mai immaginato che la saggia consigliera era Linda Murri, la diva del processo del secolo? Uno dei tanti in verità...
    Un saluto al Dottore e un girasole a Rosella.
    Malles

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    1. Caro Malles, personalmente, non ho approfondito così la materia perché ho lasciato alla riccia Rosella - data la sua abilità nello scovare e nel raccontare tali accadimenti - la volontà di farlo.
      Mi incuriosì il fatto che nel 1905 qualcuno pensò di ricostruire la scena del crimine con un plastico e ancora di più che riuscirono - non sappiamo con quale risultato effettivo - l'arma del delitto.
      Mi ero limitato a leggere del matrimonio con Egidi senza approfondire il personaggio. Quindi presidente di parapsicologia, l'affaire diventa intrigante a questo punto... molto intrigante...
      Fabio

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  3. Ricambio un girasole a te caro Malles! Linda era davvero infelice, innamorata fobun uomo e costretta a sposarne un altro. Allora secondo te fu davvero il biondino ad uccidere il conte? Per denaro? Per intrighi amorosi? Mi piace pensare a Linda nella seconda parte della sua vita come a una donna felice ed appagata. Al prossimo mistero caro Malles. Rosella

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  4. lorenzo ferruccio giacomo berra10 aprile 2017 22:22

    Un articolo molto nutrito e ben dettagliato nelle sue infinite dinamiche psicologiche, materiali e temporali ,nonché storiche che hanno investito l'alta borghesia nel suo intimo. In questo frangente posso affermare che i giornali ebbero ,come elemento comunicativo ,un forte impatto sociale , fecero la parte del Leone ,oggi c'è il più potente mezzo mediatico come la televisione ,e internet. E' vero questo processo scosse l'Italia ,quell'Italia Umbertina ,che in molte pagine dei romanzi è stata descritta, analizzata è la Nazione che di li a poco conoscerà gli orrori della Grande Guerra , è l'Italia che vivrà la fine del Liberty e l'inizio del movimento Futurista di Marinetti e del trasformismo Giolittiano . Molti anni dopo Mauro Bolognini, nel pieno dei tumulti sociali ,in piena "strategia della tensione" ,il cinema ,metterà in luce questo "affare" di omicidio attualizzandolo nelle suo dinamiche contemporanee ,attraverso un dettagliato susseguirsi di piani e primi piani capaci di mettere in luce fatti che nel 1902 sconvolsero la Borghesia Italiana .Mauro Bolognini un regista accorto fa un paragone ,con quella borghesia post sessantottina che verrà sconvolta e demonizzata da quella strategia che aveva come unico scopo quella di sovvertire l'ordine dello stato repubblicano, attraverso la sua capacità cinematografica ,come lo fu per Luchino Visconti ebbe la capacità di focalizzare e intendere la " borghesia" come elemento catartico di un divenire storico dal suo apogeo alla sua crisi totale valutandola in quelle "istanze e in quelle dinamiche" storiche ,politiche e sociali vissute come "prassi"; i due attori sono degni di nota ,Giancarlo Giannini ,attore abilmente capace ,dinamico ,in grado di offrire spazio alla sua abilità attoriale ,tanto impressa in alcuni sceneggiati RAI quale David Copperfield ,con la regia di Anton Giulio Majano, per non parlare de "e le stelle stanno a guardare"...un grande attore supportato da una grande attrice la Deneuve ;Mauro Bolognini lo ricordo per: il bell'Antonio ,Metello ,pellicole di forte" critica "sociale e con questo è tutto.

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    1. Grazie Lorenzo per il tuo commento. I primi del '900 sono anni di grande cambiamento, la vita politica è frenetica e densa di accadimenti. Tutto ciò che succede nel contesto sociale borghese o alto borghese ha una grande ripercussione mediatica. La popolazione aveva bisogno di distrasi dal quoitidiano con qualcosa, questo fatto fu senza dubbio scioccante per quel tempo. Oggi passerebbe forse come un titolo del telegiornale senza troppo clamore. In questo caso la bellezza della protagonista, la ricchezza delle famiglie coinvolte, il fatto di sangue, tennero tutti incollati per molto tempo. Rosella

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  5. lorenzo ferruccio giacomo berra11 aprile 2017 19:01

    Rileggendo nuovamente l'articolo molti sono gli elementi che il mondo del giornalismo ha saputo ,con abilità, mettere in luce attraverso le varie inchieste che dall'unità d'Italia ad oggi hanno attraversato il nostro paese ,le nostre genti ,le nostre classi sociali ,la nostra stessa critica letteraria ,per non parlare poi del mondo del teatro toccando il mondo del cinema e della televisione ,che oserei definire "onnivora"."Fatti di Gente per bene" che cos'è se non :"un fatto di cronaca" molto ben studiato e scandagliato nelle sue dinamiche :familiari ,sociali e politiche ? La protagonista è la famiglia alto borghese ove la cronaca mette in luce, e inverato solo attraverso il cinema ,attraverso quel " magistero registico" che Mauro Bolognini, ha saputo mettere a nudo rispettando i canoni e le tecniche cinematografiche ,ha saputo cosi mettere in luce le "dinamiche" e le tematiche di una tragedia familiare ,legata al potere politico, al danaro che ha investito e distrutto quella "classe "sociale che sino a quell'istante ha saputo rimanere candida, candida come quel" famoso color bianco" che il sommo regista Giorgio Strehler ha adoperato nella messa in scena del Giardino dei Ciliegi nel lontano 1974 ,in piena crisi della famiglia borghese. L'Italia in quegli anni viveva un forte conflittualismo tra ciò che era tradizione e tra ciò che era "innovazione", stava avanzando il mito del futurismo Marinettiano, della guerra interventista l'estetismo d'annunziano si stava concludendo ,tutto era in forse rivoluzione ;in questo fatto di cronaca la vittima è la famiglia alto borghese che nonostante le gravissime colpe dei suoi componenti ,non si accorge ,per orgoglio , per stupidità della catastrofe che di li a poco distruggerà il suo nucleo malato. Lo stesso farà il grande regista ,Luchino Visconti ,nel celebre film "gruppo di famiglia in un interno"; anche qui la famiglia alto borghese è ormai divenuta un elemento di peso tutti gli orrori e le colpe confluiscono in essa ,anche qui ci sarà un omicidio ,con nella cronaca di "gente per bene" ,anche qui si mette in luce la psicologia umana e il suo dispiegarsi in fatti "di gente",che sono Umani .La Rai del resto ,ha parlato di cronache coinvolgendo l'alta borghesia in due sceneggiati per me molto netti : Ho Incontrato un 'ombra ", "l'ultimo aereo per Venezia" ,"Albert e l'uomo nero" , sceneggiati dal sapore "gotico" in cui D'anza riesce a fondere famiglia ,cronaca ,potere in un mix unico ,ma del resto la rai mise nel suo nascere faceva telecronaca ;il primo scandalo di cronaca messo in diretta fu "lo Scandalo Montesi "io penso che la crisi della prima repubblica parta da qui .Ma questo è solo il mio pensiero.

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