sabato 19 novembre 2016

Un mistero su quel ramo del lago di Como

«Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia costiera dall'altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l'acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni» 
Il Priorato di Piona, generalmente conosciuto come Abbazia di Piona, si trova sulla sponda di Lecco del lago di Como.
Le atmosfere manzoniane ci conducono nella storia di questo luogo ubicato nel territorio comunale di Colico.
Il complesso architettonico sorge sulla penisola dell’Olgiasca, di rimpetto alle cittadine di Gravedona, Dongo e Domaso.  
Il luogo è circondato dallo spirito delle antiche religioni. 
Il primo insediamento cristiano dovrebbe risalire alla costruzione di un oratorio, avvenuta in epoca medievale, di cui si possono scorgere i resti nei pressi dell’abside dell’attuale costruzione dedicata a San Nicola. 
Con il trascorrere dei secoli, il luogo vide il formarsi di un priorato che faceva capo a Cluny.
Il primo motivo d’interesse risale alla dedicazione: agli inizi del secolo scorso fu rinvenuta un’iscrizione sopra una lapide, all'interno della chiesa di San Nicola, che ricordava la dedicazione alla Vergine del luogo sacro, avvenuta nell'anno 1138. Possiamo tranquillamente concludere che agli inizi del XII secolo l’edificio religioso esisteva da qualche tempo, e che nel corso dei secoli fu modificata la dedicazione. Non sono note le motivazioni del passaggio da Maria a Nicola.
Grazie alle iscrizioni siamo a conoscenza che tra 1252 e il 1257 furono iniziati i lavori per la costruzione del chiostro, probabilmente in sostituzione di quello precedente ritenuto troppo piccolo.
Il chiostro è la fonte di maggior attenzione e curiosità.
La bellezza degli archi e delle figure, finemente scolpite, sui capitelli coinvolgono i nostri sensi. Il chiostro ha una struttura irregolare ed è racchiuso da archi che poggiano su colonnine e capitelli. In questo luogo si respira la tranquilla atmosfera del romanico che, dolcemente, s’insinua nel gotico francese.
La parete nord del chiostro presenta un affresco particolare: al suo interno è rappresentato il ciclo dei mesi dell’anno con i rispettivi lavori agricoli riferiti alla stagione nella quale erano eseguiti.
La presenza dei capitelli e del ciclo delle stagioni e delle attività dell’uomo rappresentano motivazione valida per una visita ma, una figura incisa sulla pietra è il centro del nostro interesse.
A pochi passi dall'ingresso, in corrispondenza dell’affresco delle stagioni una triplice cinta appare in tutta la sua bellezza.
Cercare di fare chiarezza su questo simbolo è impresa complessa.
La triplice cinta è conosciuta con diversi nomi in funzione del significato che si vuole dare alla rappresentazione. Il più noto è il Mulino, gioco da tavola astratto, diffuso in gran parte del mondo con varianti e regole che divergono in base alla località. Nel nostro paese è noto come grisia, mulinello, triplice cinta, tria e filetto. In alcune parti d’Italia è chiamato schiera.
Il gioco del mulino giunge a noi dal'’antichità: dall'Acropoli d’Atene alle navi vichinghe, dalle basiliche romane alle cattedrali gotiche, sino alle tavole poste in riva al lago, ma questa è storia che vi racconterò in un prossimo futuro.
Qualora voleste inseguire motivazioni esoteriche, lo schema del gioco potrebbe rappresentare un simbolo magico legato alle mura della città di Atlantide, della Gerusalemme Celeste oppure alle tre mura di cinta druidiche dei Celti ed infine, legandolo ai monaci – cavalieri dell’ordine del Tempio, ai gradi d’iniziazioni misteriche.
La triplice cinta è costituita da tre quadrati concentrici che indicano i gradi iniziatici. L’interno del quadrato centrale rappresenta il Santuario dei Misteri della tradizione esoterica. I quattro segmenti che uniscono i punti mediani dei lati dei quadrati indicano i canali attraverso cui la conoscenza è comunicata. L’iniziazione attiene al contatto con la Grande Madre intesa come Natura. La Grande Madre è colei che permette il cammino, poiché solo il contatto con la natura permette il raggiungimento della conoscenza suprema.
Il simbolo rappresenta un gioco oppure un cammino di conoscenza spirituale?
A favore di coloro che difendono la natura esoterica della triplice cinta possiamo ricordare, anche a memoria personale dello scrivente, che molti simboli sono incisi in verticale sulle pareti di chiese e monasteri. A questo punto alcuni potranno avanzare, giustamente, l’ipotesi che si tratti di lastre di recupero derivate da precedenti costruzioni assemblate in verticale per erigere il nuovo luogo sacro.
Siamo sicuri che tutte le lastre poste in verticale siano derivanti dal recupero d’antiche costruzioni?
Possiamo formulare che molte di loro siano state incise una volta eretto il luogo sacro?
Concludendo questa breve introduzione alla triplice cinta, sfruttando il simbolo del priorato di Piona, ricordo che molte delle lastre sulle quali è inciso il gioco, o triplice cinta di mura che permettevano l’iniziazione alla conoscenza, si trovano poste in verticale mantenendo la loro originaria predisposizione ludica.
Un caso a parte merita il duomo di Genova, ove la lastra è riscontrabile sul lato sinistro del luogo sacro: la leggenda vuole che sia stata incisa in seguito ad una punizione inflitta da un capomastro ad un lavorante troppo appassionato ai giochi....

Fabio Casalini



Bibliografia
Carlo Marcora - Il Priorato di Piona - Lecco, Banca Popolare di Lecco, 1972
Carlo Tosco - Architetti e committenti nel romanico lombardo - Roma, Viella, 1997
Johan Huizinga - L'autunno del Medioevo - Milano, Rizzoli, 2001
Bianca Capone – Attraverso l’Italia misteriosa – Milano, Longanesi, 1978
Alessandro Manzoni - I promessi Sposi - Milano, Hoepli, 1905
Edouard Schuré – I grandi Iniziati – Roma, Newton, 1990

14 commenti:

  1. Ciao Fabio, luogo favoloso, vista mozzafiato, per arrivarci un percorso incredibile. La natura che avvolge questo luogo lo rende tranquillo e pieno di serenità. Per me di grandissimo interesse la spiegazione inerente la triplice cinta, viste molte nel nostro peregrinare, ma scioccamante non ho mai chiesto il significato e la simbologia. Molto bello.
    Altro punto per me importante è il ciclo delle stagioni, il secondo che vedo. Molto bello davvero, particolare e pieno di "spiegazioni".
    Le foto rendono merito alla bellezza incontrata, i capitelli sono davvero impattanti. Parole e immagini danzano sulle sponde del lago. Bravo sempre. Rosella

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Rosella, grazie per i complimenti.
      Il luogo è di quelli da non perdere, dove trovi contemporaneamente triplice cinta, affreschi antichi con il ciclo dei mesi e delle stagioni, vista lago mozzafiato, capitelli magnifici e L'affresco di San Benedetto?
      Vogliamo aggiungere i resti dell'antico oratorio all'altezza dell'abside esistente, gli affreschi degli apostoli e le acquasantiere?
      Da non perdere!
      Fabio

      Elimina
  2. anche il giardino degli ulivi vale! un po' trascurato.... Ma la cornice delle montagne rende tutto più magico. Rosella

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il giardino molto bello, anche se è chiuso da una grotta non attinente al complesso architettonico.
      Fabio

      Elimina
  3. Eeeehh! già, già, già, caro Fabio, erano tempi senza il diversivo della Tv, la "Mano rossa" di Tex Willer era in divenire... tempi in cui gli insaccati non contenevano nitrati, nitriti, barriti e ululati...quando i giochi con le pulzelle erano risicati... ci si accontentava anche del gioco del "Tris" che tratti nell'articolo che, a ben vedere, quando si trova stilizzato in luoghi sacri assume un significato meno di svago e più esoterico. Per mancanza di spazio e di tempo tralascio l'Uno e Trino, ma solo due parole sul "tris"-croce.

    Il TRIS della croce, oltre alla sacralità che le dette il supplizio di Gesù, esprime l'intersecazione del principio spirituale e materiale. La trave orizzontale rammenta l'aspetto animale umano, quella verticale fa dell'uomo il simbolo della Divinità. Il tris della croce secondo un'antichissima tradizione si associa all'albero del bene e del male, o della vita. La stessa croce del martirio di Cristo aveva una forma a "T" cioè a "Tau" con tutto il simbolismo che ne derivò. A tau era anche la forma del martello di Thor che, con l'avvento del Cristianesimo tese gradualmente a trasformarsi nel simbolo della croce.

    Un attimo ancora per dire che il simbolo della croce si fa risalire al periodo degli immancabili dischi rotondi, solari. Siamo qui nel mesolitico, che vide sparire l'interesse a lasciare traccia grafica dei riti magico-sessuali, privilegiando la raffigurazione simbolica di una "forza interiore o spirito degli esseri e delle cose". Il desiderio quindi per un culto diverso, per una rivoluzione spirituale: il mio amico Platone ebbe a dire che: "Dio aveva steso l'anima universale sul corpo del mondo in forma di croce".
    Un saluto
    Malles
    Un'ultima cosa. Bell'articolo, che sembra improntato verso una sola tematica, ma che invece spazia, oooh! Se spazia, spazia...Felicitaciones

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Malles come sempre parto (ormai partiamo) cercando di compenetrare i miti, le leggende e le verità di un singolo argomento per poi... inizia a spaziare perché alla fine tutto è legato.
      L'insieme di molte parti costituisce l'unità, che non troveremo mai ma che ci divertiremo a rincorrere...
      Altrimenti siamo davvero solo un mero passaggio nella storia...
      Fabio

      Elimina
  4. Buona Domenica!
    Visto che il tuo blog è molto interessante e istruttivo,ti ho citato sul mio blog per le nomination del premio LIEBSTER AWARD 2016, spero ti farà piacere. Un abbraccio cara a presto!! ^__^

    RispondiElimina
  5. Ciao sono Fabio Casalini, autore dell'articolo e fondatore del blog i Viaggiatori Ignoranti.
    Sono molto rallegrato dalla nomination al premio, le cui regole non conosco e vado immediatamente a cercare.
    Grazie!

    RispondiElimina
  6. Ciao Stefania, praticamente mi hai fatto una doppia nomination visto che collaboro anche qua! ;-) Ti ho ringraziata sul mio blog personale e giocato (almeno in parte) commentando il tuo post, qua vedo ancora più difficile continuare il gioco (anche ma non solo perchè siamo in tanti a collaborare) ma grazie, grazie di cuore per questo apprezzamento speciale!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anna ora ho compreso il femminile al mio articolo!
      Felice della vostra amicizia e collaborazione. Come sai (e ne sei artefice da tre anni ormai) non inseguiamo premi ma solo letture del pubblico per informare e divulgare.
      Grazie Stefania e grazie Anna per la tua preziosa collaborazione (come faremmo senza la nostra grafica?)
      Fabio

      Elimina
  7. Hahahahaha, Fabio, non avevo fatto caso al dettaglio femminile!
    Io e Stefania non collaboriamo, semplicemente ci siamo incontrate curiosando per blog e da pochi giorni seguiamo i rispettivi... è stata brava a scovare subito anche i Viaggiatori tra i miei link ma forse non ha avuto tempo di capire che non è un mio blog parallelo, sono solo una dei tanti collaboratori! :-D
    Comunque lo scopo di questi "premi" è proprio aiutarsi ad incuriosire nuovi lettori, quindi anche se la modalità ci si addice poco, lo scopo è comune e alcune cose mi fanno credere che se Stefania continuerà a seguirci troverà interessanti parecchi tuoi (e non solo) articoli!

    P.S. Fabio non ci crederai ma sto anche lavorando ad un nuovo articolo!!! ;-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anna bravissima! :) :)
      Ho provato a leggere un poco il contest-premio, e non ho capito molto...
      Penso di essere vintage non poco e comprendere meglio i documenti del 500 ahahaha
      Fabio

      Elimina
    2. Ecco, bravo, tu leggi e racconta quelli, che invece risultano poco chiari a me!

      Elimina
  8. Venendo all'articolo... non ho mica capito come il posizionamento verticale manterrebbe la predisposizione ludica: il gioco del "mulinello" che conosco io prevede delle pedine che si muovono sulle linee, quindi si gioca su un piano orizzontale!
    Dettagli giocosi a parte, hai sfornato un altro bell'articolo, mi hai portata un po' lì anche se fisicamente non ho potuto esserci.

    RispondiElimina