venerdì 11 novembre 2016

La verità si spense con la stricnina, veleno usato contro i topi

Il 5 luglio del 1950 Salvatore Giuliano fu ritrovato senza vita nel cortile della casa di un avvocato. Da quel giorno del bandito Giuliano non resta che il cadavere, piegato nella posa innaturale della morte nel cortile dell’avvocato De Maria.
Nei momenti successivi l’evento, il tenente Ugo Luca, esperto di guerriglia che il governo ha appena messo a capo del nuovo Corpo forze repressione banditismo, ritiene di ufficializzare una notizia falsa tramite un marconigramma inviato a Mario Scelba. [1]
Secondo il documento Giuliano sarebbe morto in seguito ad una sparatoria con i carabinieri.
La versione dei fatti non convinse.
Il giornalista Tommaso Besozzi pubblicò un’inchiesta sulla morte del bandito nella quale evidenziò diverse incongruenze, e indicò come assassino di Giuliano l’amico del bandito Gaspare Pisciotta. [2]
Durante le udienze del processo per il massacro di Portella della Ginestra, tenutosi a Viterbo, Pisciotta si accusò dell’omicidio, incolpando i deputati monarchici Gianfranco Alliata, Tommaso Leone Marchesano, Giacomo Cusumano Geloso e i democristiani Bernardo Mattarella e Mario Scelba di essere i mandanti della strage di Portella, dichiarando che costoro incontrarono Giuliano per mandarlo a sparare sulla folla. [3]
La ricostruzione di Pisciotta si basa sul fatto che sia stato lui a sparare, a tradimento, a Salvatore Giuliano e che i carabinieri si sarebbero limitati a trascinare il corpo del bandito nel cortile e a sparargli addosso quando era già morto. Questa è una delle sedici ricostruzioni della morte di Salvatore Giuliano.
Nelle scorse settimane, dopo la pubblicazione dell’articolo introduttivo sulla vicenda di Salvatore Giuliano, ho avuto l’onore ed il piacere di conoscere il professor Alberto Bellocco, medico chirurgo e specialista in medicina legale, docente di medicina legale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Il mio interesse, come molti avranno compreso, conduce alla strage di Portella della Ginestra, ma per comprendere quell’evento è necessario concentrarsi e comprendere la verità sulla morte di Giuliano.
Il professor Alberto Bellocco può aver risolto il caso?
Sulle immagini del cadavere di Salvatore Giuliano, come appare nel cortile della casa dell’avvocato, comparate con altre immagini del corpo nell’attesa dello svolgimento dell’autopsia, il professor Bellocco, contattato da due studiosi, ha espresso dubbi notevoli. [4]
Quali sono i dubbi avanzati da Bellocco?
I cadaveri non sarebbero gli stessi: il corpo del cortile non è lo stesso pronto per l’autopsia.
Quest’affermazione, pesante e densa di conseguenze, la rilasciò uno degli storici che stanno cercando la luce sulla vicenda. Le parole dello studioso Giuseppe Casarrubea sono senza appello: «[...] sottoponiamo alla magistratura un confronto fotografico tra le immagini relative al corpo riverso sul cortile di Castelvetrano, dove fu ufficialmente ritrovato il presunto cadavere del bandito, e quello dell’uomo portato successivamente all’obitorio. Un’analisi fatta dal perito legale Alberto Bellocco dalla quale emerge che i due soggetti non sono la stessa persona. A quest’evidente contraddizione, emersa già alcuni anni fa, adesso ho aggiunto ulteriori elementi». [5]
I corpi presentano notevoli differenze, che non dovevano essere trascurate all’epoca dei fatti.
Al riguardo appare interessante rileggere una dichiarazione di Pino Sciortino, cognato di Giuliano: “Un sosia di Giuliano, un giovane d’Altofonte, eccezionalmente somigliante a Turiddu, aveva l’incarico di farsi vedere in giro, di mettersi in vista, di farsi notare. Il suo compito era di comportarsi in maniera tale da dare impressione alla gente di trovarsi alla presenza di Giuliano. Questo giovane sparì di casa un giorno prima dell’ammazzatina di Turiddu a Castelvetrano, e non se ne seppe più nulla”.
Un passo indietro.
Il procuratore aggiunto di Palermo, nell’anno 2010, Antonio Ingroia affermava: «Purtroppo abbiamo poche immagini a disposizione, ma noi cerchiamo di fare luce grazie alle tecniche che abbiamo a disposizione nell'eseguire gli accertamenti». [6]
In conformità a queste fotografie il professor Bellocco ha espresso le sue opinioni.
Iniziamo ad analizzare i singoli scatti.
La prima fotografia riguarda il corpo di Giuliano nel cortile: secondo Bellocco la fotografia, a tutti noi nota, è rovesciata poiché sia l’abbottonatura della giacca che la chiusura dei pantaloni sono invertite.
La seconda fotografia concerne l’analisi del volto di Giuliano: vi sono diversi particolari che stridono e che dobbiamo analizzare con riferimento alle fotografie che seguiranno. Il primo riguarda il lobo dell’orecchio che è attaccato alla cute. Il secondo aspetto da analizzare concerne la presenza di basette che corrono lungo il viso. Il terzo concerne la mancanza di segni di lesività sull’avambraccio e sul deltoide, che dovrebbero essere presenti data la morte violenta.
Proseguiamo ed analizziamo la terza fotografia, quella che presenta il corpo di Giuliano pronto per l’autopsia. Il volto presenta notevoli differenze con la fotografia precedente: il lobo non è attaccato alla cute e mancano le basette presenti nella precedente immagine. Sull’avambraccio appaiono chiari segni di lesività. Queste due fotografie ci permettono di comprendere che i corpi presentati negli scatti fotografici sono diversi.
Hanno mentito sulla morte di Salvatore Giuliano.
Su questo punto non possono esistere dubbi.
Proseguiamo nell’analisi dell’indagine del professor Bellocco.
Nell’analisi della fotografia riferibile all’esterno della casa nella quale fu trovato, appare evidente la presenza di una frattura al piede destro di Salvatore Giuliano, la mancanza delle basette e il distacco del lobo dalla cute.
Due persone, due corpi, probabilmente due omicidi.
Una domanda appare scontata, dove fu ucciso Salvatore Giuliano?
Un importante passo in avanti è relativo alla monumentale opera di Michele Antonio Crociata. Secondo il professore, Giuliano non morì a Castelvetrano ma in una casa colonica presso Monreale, denominata villa Carolina, il 3 luglio del 1950.
Turiddu fu ucciso due giorni prima del ritrovamento del cadavere presso la villa di Castelvetrano?
Una seconda domanda: chi uccise il bandito, se ancora vogliamo chiamarlo così?
Secondo la ricerca di Crociata fu Nunzio Badalamenti: «mentre Turiddu consumava un pasto frugale in una stanza semibuia, Gaspare Pisciotta, coadiuvato nell'ombra da Nunzio Badalamenti, che i carabinieri stessi gli avevano dato come guardaspalle, riuscì a versare un forte sonnifero nel bicchiere di vino del capo che inavvertitamente lo bevve. Poi si mise a letto e dormì profondamente. Dopo circa mezz'ora, legati con ferro filato i polsi e le caviglie di Turiddu, immerso in un sonno profondo, Pisciotta, lasciato Nunzio Badalamenti a custodia del morituro, si allontanò per avvertire i capimafia Minasola e Miceli, interessati a loro volta di avvertire il colonnello Luca ed il capitano Perenze. Il Badalamenti, però, rimasto solo in quella casa, nella speranza di potere ricevere anch'egli almeno parte della taglia e, con lei, recuperare una più sicura libertà, senza averne ricevuto incarico e, quindi, di sua iniziativa, fece fuoco tre volte su Giuliano, che passò istantaneamente dal sonno alla morte.»[7]
Su quali fonti si basa l’immensa ricerca del professor Crociata?
«Mi sono basato – dichiara lo stesso professore – sulle testimonianze di persone ancora in vita. Compresa la sorella di Gaspare Pisciotta»[8]
Il mistero sembra dipanarsi: il vero Giuliano ucciso il 3 luglio del 1950 nei pressi di Monreale, mentre il sosia il 5 luglio dello stesso anno a Castelvetrano.
Appare evidente il legame tra stato, o chi all’epoca lo rappresentava, e la mafia.
Le domande sorgono spontanee: quando iniziò questo legame?
I rapporti tra lo stato e la mafia, probabilmente, iniziarono molto prima del 10 luglio 1943, data dello sbarco in Sicilia con il possibile e probabile aiuto di Luciano.
I rappresentanti dello stato erano a conoscenza dei rapporti intrattenuti da Salvatore Giuliano?
Lo stato, meglio ripetere, o chi lo rappresentava all’epoca dei fatti, aveva legami con la banda di Salvatore Giuliano?
La risposta a questa domanda ci condurrebbe a comprendere la strage di Portella della Ginestra e dei successivi attentati alle camere del Lavoro siciliane.
La verità se ne andò, forse per sempre, con quel caffè di troppo, bevuto da Gaspare Pisciotta la mattina del 9 febbraio 1954. Pisciotta prese un preparato vitaminico che egli stesso sciolse nel caffè: quasi immediatamente fu colpito da dolori addominali, e si spense nel giro di quaranta minuti.
La causa del decesso fu l'ingestione di 20 mg di stricnina, veleno abitualmente usato per i topi che abitavano il carcere.

Fabio Casalini



Bibliografia

Besozzi Tommaso - Di sicuro c'è solo che è morto - L'Europeo del 16 luglio 1950

Buscemi Lino - Nuove verità sulla morte di Giuliano: stordito e ucciso ma non da Pisciotta - La Repubblica del 10 febbraio 2012

Conti Mariateresa - Il giallo della morte di Salvatore Giuliano: sarà riesumata la salma - Il Giornale del 15 ottobre 2010

Casarrubea Giuseppe e Mario Cereghino - La scomparsa di Salvatore Giuliano. Indagine su un fantasma eccellente - Bompiani 2013

Pirrotta Giovanna - Lo storico Casarrubea, ecco tutte le bugie sulla morte di Giuliano - Il Corriere del Mezzogiorno del 21 ottobre 2010



[1] Mario Scelba: membro della Consulta nazionale per la DC, nel dicembre 1945 divenne Ministro delle poste e delle telecomunicazioni nel primo governo De Gasperi. Eletto, nel 1946, deputato all'Assemblea costituente nel collegio di Catania, fu nominato ministro dell'interno da De Gasperi il 2 febbraio 1947.
[2] Tommaso Besozzi. Di sicuro c’è solo che è morto.
[3] Bernardo Mattarella: nei primi due governi del Comitato di liberazione nazionale, presieduti da Ivanoe Bonomi e composti di tre ministri e tre sottosegretari per ciascuno dei sei partiti del CLN (1944 – 1945), ricoprì la carica di Sottosegretario alla Pubblica Istruzione. Nel luglio 1945, con De Gasperi Segretario nazionale, divenne vice segretario della Democrazia Cristiana, insieme ad Attilio Piccioni e a Giuseppe Dossetti. Dal settembre 1945 al giugno 1946 fece parte della Consulta Nazionale.
[4] I due studiosi si chiamano Giuseppe Casarrubea, figlio di un sindacalista ucciso in Sicilia nel 1946 e autore di testi fondamentali per la storia politica siciliana, e Mario J. Cereghino.
[5] Lo storico Casarrubea, ecco tutte le bugie sulla morte di Giuliano. Intervista per il Corriere del Mezzogiorno del 21 ottobre 2010 a firma di Giovanna Pirrotta
[6] Il giallo della morte di Salvatore Giuliano: sarà riesumata la salma. Il Giornale del 15 ottobre 2010, di Mariateresa Conti
[7] Nuove verità sulla morte di Giuliano: stordito e ucciso ma non da Pisciotta. La Repubblica del 10 febbraio 2012 a firma di Lino Buscemi
[8] Nuove verità sulla morte di Giuliano: stordito e ucciso ma non da Pisciotta. La Repubblica del 10 febbraio 2012 a firma di Lino Buscemi

4 commenti:

  1. Ciao Fabio. Ogni promessa è debito, con questo nuovo articolo hai un debito in meno... Circostanziare è ormai un verbo che hai da tempo fatto tuo, mi compiaccio. Le "verità" di Pisciotta potrebbero anche essere semplicemente un suo tornaconto, un avallare (comunque a posteriori) gli stessi articoli dei giornalisti dell'"Europeo" T. Besozzi e N. Adelfi, le cui tesi, (molto serie e circostanziate) tendevano a dimostrare, tra l'altro, che Giuliano fu ucciso nel sonno, quindi trasportato in cortile, dove le forze dell'ordine (ordine??) inscenarono il falso conflitto a fuoco.

    Dunque a quel brav'uomo di Pisciotta stavano bene le conclusioni di Adelfi, confermando l'omicidio del cugino nel sonno. Versione da lui confermata e sottoscritta per tutta una serie di motivi, la più importante era il patteggio per la libertà piena, ripromettendosi, altrimenti, di svelare cose (in realtà mai dette) capaci di "far tremare l'Italia". Fu messo comunque (per precauzione...) nell'impossibilità di nuocere. Poveraccio, era intollerante al caffè corretto...

    Per quanto riguarda il sosia del re di Montelepre: Quando Giuliano venne deposto nell'obitorio del locale cimitero, venne riconosciuto ufficialmente ad opera della madre. Una cosa va rilevata, il bandito, come scrissero i giornali, più che morto sembrava addormentato, una strana tranquillità per un ucciso in uno scontro a fuoco. In più, ed è curioso, che all'altezza della vistosa macchia di sangue sulla maglietta, non vi fossero tracce di ferite.
    Un saluto
    Malles

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    1. Ciao Malles, circostanziare è d'obbligo quando inizi a cercare nel torbido.
      Ogni promessa è un debito che cerco, nel mio piccolo, di portare a termine.
      Il professor Bellocco ha circostanziato - mi scuso per la ripetizione - la mancanze di segni di lesività su uno dei due corpi, che come affermi era troppo "tranquillo" per un morto in uno scontro a fuoco.
      Certo che a rileggere tutti i documenti vengono dubbi anche su quel... di sicuro c'è solo che è morto...
      Fabio

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  2. Molti dubbi, molte incertezze, un giallo irrisolvibile che lascia spazio a mille domande. Mi piace molto l'analisi minuziosa dei dettagli che portano alla luce che il cadavere non è quello di Giuliano, ma di un sosia. Preciso e particolareggiato. I nomi citati fanno tremare davvero.
    Anche questo avvenimento sottolinea il forte e indossulibile legame fra stato e "bravi ragazzi", diversi nel tempo ma sempre soggetti di spicco. Un desiderio.... conoscere il mitico professor Bellocco! Bravo Fabio, sempre. Rosella

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    1. Quanto non sappiamo e non sapremo mai?
      Ritengo che molto rimarrà per sempre sepolto negli archivi della memoria...

      Fabio

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