martedì 29 novembre 2016

La neve del Cermis è ancora sporca di sangue

Gli Stati Uniti hanno la presunzione d’essere diversi dagli altri. Di essere un punto d’arrivo della storia, che può fare a meno del passato.
Stanley Hauerwas
1998
Val di Fiemme, funivia del Cermis.
Un jet militare americano trancia i cavi di una funivia sulle Alpi.
L’equipaggio rischia la corte marziale per la morte di 20 persone. 
Gli investigatori devono ricostruire gli eventi per comprendere come un volo d’addestramento sia finito in catastrofe.
L’incidente è stato causato da un guasto agli strumenti di bordo o il risultato di un’acrobazia spericolata?
La funivia del Cermis, nel recente passato, era stata al centro di un fatto di cronaca gravissimo che aveva causato la morte di 42 persone.
La tragedia è nota come disastro della funivia di Cavalese.
9 marzo del 1976, ore 17,20.
In una delle ultime corse giornaliere la fune portante dell’impianto sciistico cedette: la cabina, dove erano stipate 43 persone, cadde sul fianco della montagna, dopo un volo nel vuoto di circa duecento metri, continuando la corsa per altri cento metri prima di arrestarsi nei pressi di un campo d’erba.
Il carrello superiore, del peso di oltre 3 tonnellate, cadde sulla cabina, schiacciandola.
42 persone persero la vita, tra questi 15 bambini e il manovratore della cabina.
La maggior parte delle vittime era di nazionalità tedesca. Undici italiani, sette austriaci e un francese perirono in quell’immensa tragedia.
La portata della funivia era di 40 persone, come mai erano saliti a bordo 43 sciatori?
L’operatore cercò una giustificazione nel fatto che molti occupanti erano bambini d’età compresa tra sette e quindici anni.
L’unica sopravvissuta fu una ragazza di 14 anni, Alessandra Piovesana. Dopo la comprensibile degenza ospedaliera si riprese e testimoniò nei successivi processi. Divenne giornalista per la rivista Airone, scomparendo in giovane età a causa di una malattia.
L’inchiesta rivelò che due funi si accavallarono ed una tranciò l’altra vicino ai sostegni. La funivia si fermò, ma fu fatta ripartire e lo sfregamento portò alla rottura delle funi.
Torniamo al 3 febbraio del 1998.
Il volo d’addestramento inizia dalla base aerea d’Aviano alle ore 14,35 circa.
Le condizioni meteorologiche erano perfette per volare, sciare e lanciarsi con il deltaplano.
A circa 90 chilometri dalla base c’è la Val di Fiemme. Al centro della valle l’abitato di Cavalese che fa parte della Magnifica Comunità di Fiemme. Cavalese è il centro amministrativo, culturale e storico della valle. Situato a circa 1000 metri sopra il livello del mare è una località turistica animata in estate, per la possibilità d’effettuare lunghe passeggiate, e d’inverno, grazie alla presenza d’ottime piste da sci.
L’aereo delle forze militari americane ha l’ordine di non volare a meno di 305 metri sopra il livello del suolo.
Ore 15,07 il jet Grumman EA-6B Prowler, dell’United States Marine Corps, si avvicina al lago di Garda: l’equipaggio è a conoscenza del fatto che il luogo è frequentato da deltaplani, motivo che li convince a salire ad una quota di sicurezza.
Pochi istanti dopo entra in Val di Fiemme.
Ore 15 e 13 minuti.
Il jet Grumman EA-6B Prowler colpisce i cavi della funivia ad oltre 870 km/h.
La collisione trancia all’istante il cavo spesso sei centimetri.
Il rumore del Jet riecheggia per tutta la valle.
L’equipaggio s’accorge immediatamente che il Prowler è danneggiato: uno degli elementi affermerà che «era come se una sega elettrica avesse attraversato un quarto del velivolo».
La cabina della funivia, con venti persone a bordo, precipita da un’altezza di 150 metri, schiantandosi al suolo dopo un volo inferiore ai dieci secondi.
Il velivolo danneggiato all’ala e alla coda fu in grado di tornare alla base.
I soccorsi scattarono prontamente.
Non fu possibile recuperare nessuna vita umana.
Sulla neve del Cermis rimasero 20 persone: sette tedeschi, cinque belgi, tre italiani, due polacchi, due austriaci e un olandese.
Il senso della tragedia smosse forti sentimenti anti-americani, legati alla probabilità che fossero capaci di insabbiare le responsabilità individuali e collettive.
Le paure si trasformarono in realtà e solo la prontezza della magistratura italiana, che sequestrò l’aereo incriminato nella base d’Aviano, impedì la manomissione delle prove fisiche poiché l’aereo era già pronto per essere smontato e riparato. I pubblici ministeri chiesero di processare l’equipaggio in Italia ma il Giudice per le indagini preliminari di Trento, appellandosi alla Convenzione di Londra del 19 giugno 1951, decise che la giurisdizione sul caso della tragedia del Cermis dovesse riconoscersi alle autorità militari statunitensi.
La responsabilità delle indagini ricadde sugli investigatori del NCIS.
Non possiamo sapere quanto sia stato insabbiato e reso indisponibile alle autorità. Siamo a conoscenza che dopo poco tempo le indagini, caso più unico che raro, furono riconosciute agli organi del corpo dei Marines sottraendole al NCIS.
L’equipaggio era composto di quattro membri, tutti con il grado di capitano: Ashby che ricopriva l’incarico di pilota, Schweitzer con la mansione di navigatore, Rancy con l’incarico d’addetto ai sistemi di guerra elettronica e Seagraves che ricopriva lo stesso ruolo.
Inizialmente tutti i membri furono indagati, ma solo Schweitzer e Ashby comparirono davanti al tribunale militare americano, per rispondere dell’accusa d’omicidio colposo.
Le responsabilità costatate ai due militari sono aggravate dall’accusa di aver inquinato le prove.
Durante le indagini, gli investigatori scoprono che l’equipaggio aveva portato a bordo del velivolo una telecamera con cui riprendere le proprie gesta.
Il reato d’inquinamento delle prove attiene al fatto che i militari hanno distrutto il filmato relativo a quel volo.
Il processo a Richard Ashby fu celebrato in Carolina del Nord. La corte militare accertò che le mappe a bordo non segnavano i cavi della funivia e che l’aereo, EA-6B, stava volando a velocità maggiore e ad una quota minore rispetto a quanto consentito dalle norme militari.
Nel marzo del 1999 la giuria, composta interamente da militari statunitensi, lo assolse.
In Italia e in Europa l’indignazione fu collettiva.
Le accuse d’omicidio colposo a carico del navigatore, Schweitzer, non ebbero seguito.
Furono entrambi radiati con disonore dalle forze armate per aver interferito con la giustizia: Ashby fu condannato a sei mesi di reclusione, di cui ne scontò quattro per buona condotta, mentre Schweitzer non passò un giorno dietro le sbarre.
Il militare sostiene che ai tempi del processo, svoltosi in Carolina del Nord, ci fu un patto riservato tra accusa e difesa per scagionare lui ed il collega dalle accuse più gravi riservando una bacchettata sulle mani, che sarebbe servita a soddisfare le pressioni del governo italiano.
I due militari seduti dietro, Rancy e Seagraves, furono giudicati non colpevoli poiché avevano una scarsa visibilità delle manovre.
Sconcerta la posizione di Seagraves: continuò a volare e divenne membro del corpo d’élite degli Angeli Azzurri.
Gli americani non finiscono di sorprendere.
Seagraves partecipò al seguitissimo programma televisivo David Letterman Show, ironizzando sui privilegi riservati ai piloti degli Angeli Azzurri.
I giornalisti italiani non smisero mai di cercare informazioni: nel 2011 la Stampa entrò in possesso di documenti riservati del corpo dei Marines. All’interno di questa documentazione è possibile ritrovare il rapporto redatto dal generale Peter Pace.
Il documento riporta le seguenti parole: «La causa dell’incidente è stata un errore dell’equipaggio. Ha manovrato aggressivamente l’aereo, superando la velocità massima di 100 miglia l’ora e scendendo molto più in basso dei 1000 piedi d’altezza. Lo schianto non è frutto del caso, perché l’equipaggio ha volato più basso e più veloce di quanto consentito.»
Ammissione totale di responsabilità.
I documenti contengono le conclusioni finali del Generale Pace: «Raccomando che siano presi i provvedimenti disciplinari e amministrativi appropriati nei confronti dell’equipaggio, e dei comandanti, che non hanno identificato e disseminato le informazioni pertinenti riguardo ai voli d’addestramento. Gli Stati Uniti dovranno pagare tutte le richieste di risarcimento per la morte e il danno materiale provocato dall’incidente
Tutto questo non servì.
Gli Stati Uniti riportano sempre a casa i propri ragazzi, che si siano distinti o no nei luoghi nei quali sono chiamati ad operare.
Si sono divertiti sfrecciando nei cieli delle Dolomiti ad una velocità non consentita, ad una quota non prevista dalle norme militari.
Hanno ripreso il loro operato con una videocamera.
Hanno ucciso venti persone.
Hanno coperto la loro negligenza.
Hanno nascosto le prove della loro incapacità.
Hanno volutamente alterato la verità.
Gli Stati Uniti come hanno reagito?
Hanno salvato l’onore dei quattro membri dell’equipaggio e della nazione tutta.
I morti del Cermis non hanno ottenuto giustizia.
La neve del Cermis ancora gronda di sangue innocente.
Gli Stati Uniti nuovamente hanno dimostrato tutta la loro arroganza.

L’America è un errore, un gigantesco errore.
Sigmund Freud

Fabio Casalini


6 commenti:

  1. MISERIA. Miseria umana, qui ostentata da poteri forti, quelli americani, ma potrebbe essere imposta da qualunque stato con poteri prevaricanti su qualsivoglia diritto ambizioso di giustizia. Sembra che i piloti avessero bevuto parecchio e NON la loro coca cola nazionale. Chi ha poteri dominanti su altri stati è un immenso Molok, incurante di vittime, con una propria imprecisata giustizia, in nome della quale applica le più atroci ingiustizie e assurde incoerenze.

    L'ideale di certe giustizie possono contare su un numero di morti pari soltanto alle guerre di religione, dove i diritti delle persone sono solo un paravento per esercitare punti di vista personali ed arbitrari. La giustizia ha sempre fatto una brutta figura nella storia. Quei poveri morti del Cermis sono quasi dimenticati, cancellati da chi non aveva e non ha coscienza, la voce grossa fatta dai media italiani è stata sovrastata dal ruggito yankee. Qui una poesia forse è fuori luogo, ma io non sarei più io se non...quando viene viene...

    La complicata specie

    la complicata specie
    d'evolver non si duole
    stagnando poi compiace
    l'inezia sua mordace

    Buia la notte resta
    l'albor non s'intravvede
    nè lampo più rischiara
    il velo fatiscente

    Aspro il cammin rimane
    per la pochezza insita,
    rinuncia all'espansione
    l'assunta nullità.

    Un saluto
    Malles

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    1. Grazie Malles, la poesia ci sta benissimo amico mio.
      Sul fatto che avessero bevuto qualcosa di diverso dalla coca cola.... ogni commento risiede nella pancia di chi legge Malles, io non ho parole in merito e non l'ho inserito nell'articolo in quanto non vi sono prove certe. Sappiamo che hanno ammazzato 20 persone, probabilmente giocando, volando ad una velocità fuori limite e ad un'altezza non consentita. Il tutto riprendendosi con la videocamera.
      Cow-boys che girano con il fucile sul tetto del pick-up...
      Fabio

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  2. io nel 1988 arrampicando sullo spigolo Dibona alla grande di Lavaredo, ho visto con i miei occhi e sentito con le mie orecchie uno spaventoso rombo, un'aereo americano sfrecciare sotto di noi proveniendo dalla forcella Lavaredo e già allora avevo pensato quello che tu scrivi sugli Americani..e ti faccio notare che noi eravamo appesi alle rocce, fortuna che le dita hanno stretto forte gli appigli.

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    1. Ciao Emiliano.
      Grazie per il prezioso contributo che ribadisce una volta di più l'arroganza di quelle persone, cui tutto è consentito.
      Mi spiace per la brutta esperienza.

      Fabio

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